Per gran ventura d'Italia, ciascuno si va ora persuadendo di questa
capitalissima verità, che il risorgimento italiano non possa aver luogo
senza il concorso efficace ed universale delle moltitudini, e però lo
sforzo di tutti i buoni doversi rivolgere all'educazione progressiva
del popolo. Un'altra persuasione sembra eziandio entrare e radicarsi
forte negli animi; e questa è, che per trascinar seco il popolo a fatti
animosi e ritemperarlo al bene, occorre participare ai sentimenti, agli
affetti e alle credenze di lui: nella qual cosa non pericola punto
la verità; ché quegli affetti e quelle credenze, guardate nel loro
midollo, costituiscono la natura instintiva dell'uomo, e sono fonte
delle passioni più generose, de' concepimenti e delle ispirazioni più
alte e magnanime che ricorda e ammira la storia. Non si dee pertanto nè
dispregiarle nè combatterle, ma sì purgarle di molti errori e di molte
misere superstizioni, e scioglierle dalle abbiette consuetudini indotte
per entro il cuore dalla servitù, dall'ignavia e dall'indigenza.
Si opina poi dai più assennati, che per giugnere a questo massimo
effetto della rigenerazione italiana, quattro cose sieno da praticare
da ogni buon cittadino. 1º La emendazione di sè stesso. 2º La carità
operosa nella parte minuta del popolo. 3º L'istruzione intellettuale e
morale di essa. 4º La cura e l'arte di convertire il clero alle nostre
opinioni.