I.

Qualora con occhio diligente si osservino le condizioni dello Stato

lombardo, del toscano, del pontificio e del piemontese, vedesi aperto

che in ciascuno di essi malamente si potrebbe tentare con mano armata

l'acquisto della libertà. Il regno lombardo à i forestieri poderosi

sul collo, e la Toscana è picciola e inerme; alle provincie romane

mancheria il tempo per gli apparecchi delle difese; e il simile convien

pensare altresì del Piemonte, alla cui città capitale possono venir

sopra i Tedeschi con due marciate. Genova e la Liguria sono, è vero,

muniti dai monti e dal mare, e nudrono popolazioni assai vigorose

e pugnaci: ma i castelli che à sopra capo quella città, e possono

in poche ore guastarla, debbonla suo malgrado far paurosa a tentare

un'aperta sollevazione.

Invece, se da queste provincie italiane si volta lo sguardo alle Due

Sicilie e si pon mente alle peculiari lor condizioni, sembra di doverne

dedurre conclusione assai differente.

Quivi le lunghe distanze e la gagliardia che subito acquista il

commovimento d'un vasto reame porgono agio e modo per ordinarsi a

respingere lo straniero: quivi poco meno che otto milioni di cittadini

abbondanti d'arme, di danaro e di vettovaglie: quivi, sopratutto, un

suolo che pare da natura appostatamente configurato alle guerresche

difese; il perchè un nostro buon cittadino lo assomigliò, con gran

convenienza, ad una fortezza esposta all'assalto degl'inimici nella

sola sua fronte, e questa, bene fortificata e non larga, e avente

dietro di sè muraglie, fosse e bastioni a più ordini, e da ultimo una

vasta e inespugnabile cittadella, che è l'isola di Sicilia.

Per queste cose, allorchè i forestieri ci chiedono quale cagione

prepotente e continua interdice all'Italia meridionale d'insorgere, noi

non sappiamo trovare le scuse nè molto spedite nè molto legittime.

Scritti politici · 第 13 / 310 题