Le enciclopedie, i dizionarî storici, letterarî, scientifici se ne
stanno a pian terreno nei loro solenni paludamenti, forse un po'
corrucciati, perchè noi raramente vi diamo uno sguardo. Essi sono come
i vecchi dottori di Salamanca, a cui si ricorre nelle grandi occasioni,
per consiglio o per aiuto.
Si parla, ad esempio, di un autore ignoto, di un'opera sconosciuta,
voi restate come Don Abbondio dinanzi a questo nuovo Carneade. Ma
invece di scartabellare tanti libri, invece di perdere la testa a
consultare storie letterarie o manuali scientifici, invece di ricorrere
al professore B o al dottore C, aprite l'enciclopedia del Boccardo o
del Larousse e sarete subito servito. Qui tutto è sminuzzato e reso
facile, basta sapere le lettere dell'alfabeto per diventare un erudito
d'occasione. Letteratura, filosofia, musica, medicina, sociologia,
astronomia, numismatica, scienze naturali, tutto, tutto è tagliuzzato a
piccole fette!
Questi libri sono come quei pianini melodici: basta saper girare il
manubrio per gustare un bel pezzo di musica.
Perciò Benedetto XIV, papa colto e faceto, soleva dire che queste
enciclopedie ci avvezzano al dolce far niente; e quando il Ferraris
gli presentò la sua _Biblioteca Prompta_, quel Pontefice sorridendo
esclamò: “È un lavoro coi fiocchi, ma l'avete scritto per i poltroni!„
Il Ferraris, che neppure mancava di spirito, rispose: “Santità, l'ho
scritto per i più!„
Non state a sentire nè a Sua Santità, nè a Sua Eccellenza. Hanno
torto entrambi. Che poltroni e poltroni d'Egitto! Le enciclopedie sono
necessarie come il pane. Anzi sarebbe provvidenziale se tutte le opere
voluminose fossero presentate sotto forma di dizionarî.
Gli storici, ad esempio, specie quelli che la sanno un po' lunga,
dovrebbero imitare il Cantù, il quale, accortosi che la sua _Storia
Universale_ difficilmente sarebbe stata letta da capo a piedi,
nell'ultimo volume dice: “Ho messo un indice alfabetico per facilitare
ai curiosi il modo di trovare un fatto o un giudizio.„ Ma questi
curiosi siamo un po' tutti. Oggi, eccetto pochi, ma pochi davvero,
che si gettano anima e corpo in una data materia ed hanno il coraggio
di leggere, rileggere le opere più voluminose, tutti gli altri non
possono, nè debbono consumare il loro tempo con questi libroni. Ed
è giusto. Leggere una storia di trenta, quaranta volumi! Dovreste
lasciare tutti i vostri studii, seppellirvi in casa, correre dieci
leghe all'ora per compiere la traversata in due o tre mesi. E dopo?
dopo ne sapreste meno di prima. È come fare il viaggio del mondo in
ottanta giorni: si vince la scommessa, ma di questa corsa vertiginosa,
pazzesca non restano che poche impressioni e molta stanchezza.
Alcuni anni fa mi venne la smania di leggere la _Storia Naturale_
del Buffon. La divorai in un mese. Ma lo credereste? Mi lasciò nella
mente una confusione indiavolata! La notte sognavo serpi, cammelli,
orsi, tigri: non un'idea chiara, non un'esatta cognizione scientifica,
anzi avevo dimenticato financo gli elementi di zoologia, imparati al
ginnasio! E perchè? Questi lavori colossali sono dei cibi indigesti
che bisogna mettere nello stomaco senza avidità e fretta: a volerli
ingoiare così alla diavola si corre il rischio di una indigestione.
Ecco perchè questi grossi volumi non si leggono.
Non si leggono, ma si comprano. Alcuni non hanno la _Divina Commedia_,
non hanno i _Promessi Sposi_, non hanno le _Poesie_ del Carducci, non
hanno il _Vocabolario della lingua italiana_, neppure il _Barbanera_,
neppure il _Libro delle dodici trombe_, ma la _Patria_, che costa la
miseria di trecento lire, sì; ma gli _Usi e i costumi dei popoli_ che
costano quasi il doppio, sì.
E questa debolezza l'abbiamo quasi tutti. Noi siamo restii ad
acquistare libri utili, che costano poche lire e poi con la più grande
disinvoltura compriamo tante opere che costano un occhio e che servono
solo per ornamento.
Bisogna ringraziarne la Casa Vallardi che confeziona questi libri!
Il processo è semplicissimo.
Vuol trattare la vita civile, letteraria, scientifica dell'Italia?
ne scrive a una decina di scienziati, divide loro la materia, e dopo
cinque o sei mesi l'opera è compiuta.
Così nacque la _Patria_, la _Storia della Letteratura Italiana_, la
_Storia delle Grandi Scoperte_, il _Secolo XIX nella vita e nella
cultura di tutti i popoli_, ecc, ecc.
La sullodata Ditta vi attira con le rate mensili. Vi dà trenta grossi
volumi tutti una volta e si contenta di due lire al mese. Diavolo! due
lire non è una gran cosa. Ma poveri voi, se abboccate all'amo! Ogni
primo del mese vi vedrete piovere in casa quei signori commessi. Come
sono puntuali e furbi costoro! Sanno di riuscire importuni, ma fingono
di non accorgersene; vi stringono la mano con ostentata effusione di
animo, vi lasciano i nuovi fascicoli, ricevono le poche lirette e via.
Ogni mese è questa canzone: complimenti, fascicoli, denari!
Ma dopo due o tre anni questi benedetti fascicoli ingombrano la sala:
ne trovate sulle sedie, sulla credenza, sulla scrivania, sul divano,
sulla poltrona: sono sparsi un po' dovunque.
Occorre un'altra spesa: bisogna rilegarli, vestirli da gran signori.
Con santa pazienza li raccogliete, li mettete in ordine e li
mandate alla legatoria. Un dopo pranzo, mentre ve ne fate i chilo
leggiucchiando il giornale, siete scosso da un vocione: —
— È permesso?
“Avanti!„
La porta si apre. Entra il legatore, entra un tarchiato giovanotto, con
una grande cassa sulle spalle.
— Riverisco, signore. Le riporto i libri. Ho fatto un lavoro a modo,
sa': pelle e oro. Del resto l'opera lo meritava. Quelle tavole fuori
testo... —
“Bravo, bravo!„
Lui però vi vuol far vedere con gli occhi che quell'oro è fino, che la
pelle è lucidissima, che il taglio è accurato. Voi approvate, sorridete
e vi congratulate del bel lavoro.
Ma strano, dopo che quel signore è andato via, vi assale una specie
di rimorso. Perbacco! quest'opera vi costa quasi trecento franchi. E
dire che quest'anno la vostra signora non è andata ai bagni, perchè le
finanze...; e se lo sapesse? Ma oramai non c'è più rimedio, il delitto
è consumato. Voi tentennando la testa mettete questi libroni luccicanti
di oro nello scaffale, esclamando con un sospiro: “Riposate in pace!„ e
vorreste aggiungere, se non fosse irriverenza:
— Restate nella vigna a far da pali! —