Il primo saluto Pag. 1
I libri di viaggio » 8
I libri che fanno dormire » 17
I libri di donne » 27
Gli umili e i superbi » 45
Il vocabolario » 53
I libri del popolo » 86
I libri nuovi » 98
Le antologie » 109
L'ospedale » 118
I libri fortunati » 125
I libri che si consultano » 155
I decaduti » 161
I libri con ritratti » 166
Bibliomani, biblioclasti, bibliofagi » 181
I libri scolastici » 196
La Bibbia » 205
I libri allegri » 210
I libri che si prestano » 218
La Storia » 227
I romanzi » 244
I Pedanti » 273
I libri che non si leggono » 277
Gli adulatori » 305
I libri educativi » 309
I microbi nei libri » 320
I pessimisti » 333
Il giornale » 343
I libri venturi » 373
L'ultimo saluto » 386
Il primo saluto.
Lettore, noi non ci conosciamo e forse non ci conosceremo mai. Tanto
meglio; ci stimeremo di più, visto e considerato che gli uomini quanto
più si avvicinano, meno si sopportano.
Vedete: appunto perchè non vi conosco, io vi credo una persona colta
e vi dico subito: questo libro che avete comprato... che? non l'avete
comprato? Va bene. Io non voglio, nè debbo sapere come vi è venuto tra
le mani, dicevo: questo libro parla dei libri. Ma non temete, niente
critica, niente polemica, niente ricerche; impressioni, semplicemente
impressioni.
Forse lo troverete un po' frivolo, un po' vuoto, pazienza; oggi che la
maggior parte dei libri riempono i vuoti, ho piacere che il mio invece
di riempirlo lo apra: anche i vuoti sono necessarî, almeno così la
pensano molti... cassieri!
Ma di quali libri parlerò io?
Sentite: il De Maistre compose un _Viaggio intorno alla mia camera_,
libro originalissimo, che voi certamente avete letto.
Io, al contrario, v'invito a fare una capatina nel regno dei libri.
Entrate nella camera da studio e date uno sguardo ai vostri scaffali.
Neppure questo? avete ragione, voi siete molto occupato. Ebbene, lo
sguardo lo darò io; voi avrete semplicemente la bontà di seguirmi.
Seguirmi, finchè vi piace. Del resto non è mica un obbligo per notaio:
se il mio sguardo non si incontra col vostro, chiudete il libro e buona
notte.
*
* *
Chiamatemi fanatico, ma io voglio che i libri siano ben distribuiti,
ordinati, classificati. Quella confusione, quel caos che si vede in
certe librerie mi dice che quel letterato non ama i suoi libri.
No, io voglio che gli storici abbiano un posto distinto e separato
dagli altri scrittori, io voglio che il Villani quistioni col
Guicciardini, che il Botta stringa la mano al Balbo, che il Cantù
discuta col Thiers e col Carlyle.
I filosofi debbono stare uniti. Non sarebbe una grande irriverenza
mettere Platone a fianco ad un romanziere? Aristotele in compagnia di
viaggiatori? No, tutti qui, i filosofi, in questo scaffale a destra.
Isolateli: essi amano il raccoglimento e la meditazione. Voi non
ascoltate la loro voce, ma essi continuano nei secoli a discutere
sull'origine e sul fine dell'uomo.
I poeti cantino insieme. Omero come nell'Olimpo dantesco, deve essere
circondato dalla schiera gloriosa. Uniteli tutti, questi arcangeli,
questi serafini, che toccano le note più soavi, che vi aprono un mondo
di arcane bellezze. Sì, Omero, Dante, Shakespeare, Petrarca, Milton,
Leopardi, Heine, metteteli al posto d'onore. In alto, in alto i poeti!
*
* *
Ma la libreria è un piccolo mondo. Oltre le opere del genio, c'è tutta
una moltitudine sterminata che si agita, che ride, che piange, che
ciarla, che impreca, che sogghigna. Guardando quei libri con l'occhio
scrutatore, vi vedete passare davanti, in una corsa vertiginosa,
gl'ispirati, i prepotenti, i consolatori, i pessimisti, i decaduti,
gli umili, i biricchini, i superbi, i pedanti, i burloni, i maligni,
gli spensierati, i poliziotti, i misteriosi. Alcuni con una potenza
diabolica tentano risvegliare in voi quegl'istinti che con tanti
sforzi cercate reprimere e soggiogare; altri con soave linguaggio vi
sollevano a più spirabil aere; altri infondono nel vostro animo un
forte entusiasmo spingendovi a grandi cose, ma il riso beffardo di uno
scettico, vi rende perplesso e dubbioso. Qui un filosofo delira e vi
nega tutto, anche il mondo corporeo, là un mistico vi accenna il cielo
come ultima meta.
Quanti screanzati, quanti buontemponi, quanti pedagoghi! O vedi,
vedi là, all'angolo, a destra si ride a crepapelle; qui, innanzi a
voi, due rivoluzionarî vorrebbero scalzare dalle fondamenta l'ordine
sociale. Spesso accanto all'opera di un valoroso maestro si nasconde un
libriccino di poche pagine. Non lo toccate: sotto quella veste umile e
dimessa c'è un nemico; quel libriccino a guisa dei velenosi animaletti
che respiriamo senza accorgerci, può da sè solo corrompervi il cuore.
Eppure noi li amiamo, li amiamo tutti.
Il libro fa parte della nostra vita intima, è il cibo quotidiano
del nostro intelletto. Angelo o demone, ligato a noi da un vincolo
invisibile è sempre al nostro fianco, sempre pronto alle nostre
chiamate. Trascuratelo per un mese, per due, gettatelo con disprezzo,
abbandonatelo sopra una sedia, chiamatelo noioso e peggio, il giorno in
cui avrete bisogno di lui, vi apre subito le braccia: non una parola di
rimprovero. Tenero come una madre, pronto come un militare, umile come
uno schiavo si mette subito a vostra disposizione.
Ogni libro ricorda un momento della nostra vita, ogni libro ha avuto il
suo giorno di trionfo e di disprezzo.
Quante vittorie e sconfitte su noi stessi non dobbiamo a quei libri!
Essi che vivono sempre con noi sono i giudici più severi, i traditori
più infami, gli amici più schietti.
Che, siete mesto? siete allegro? vi sentite stanco, sfiduciato? avete
i nervi? una grande sventura vi ha colpiti? Per ogni stato di animo
c'è un libro, una voce, che vi parla nel silenzio; una voce, che vi
conforta senza ostentazione; che vi rimprovera senza avvilirvi; che vi
ammaestra senza sussiego. E questa voce parla sempre, notte e giorno;
non si ferma, non si stanca. Siete voi che vi fermate, siete voi che
dite: _basta_; ma la voce ripiglia subito il suo corso, appena voi
dite: _avanti_.
Vengono da ogni parte del mondo civile, ma nessuno è estraneo. Tolstoi
non è russo. Cervantes non è spagnuolo. Whitman non è americano, tutti
amici di casa, tutti compagni di studio e di lavoro.
La storia si ostina a dirci che il Goethe è morto, morto l'Hugo, morto
l'Ibsen, morto il Carducci, morto il De Amicis, morto il Fogazzaro.
Nossignore, qui non ci sono morti. Il Goethe viene con voi a passeggio
sui monti, l'Hugo è il compagno nelle notti d'insonnia, il De Amicis è
là, pronto a farvi passare il malumore, oh! con che dolcezza vi sorride
il Fogazzaro!
*
* *
Il santo vescovo d'Ippona, Agostino, diceva: _timeo lectorem unius
libri_. Sì, bisogna temerlo, ma temerlo davvero quest'uomo che studia
un sol libro. Un sol libro! un solo compagno, un solo amico! Quest'uomo
forse sarà dotto, ma di una dottrina arida, sterile, che gli rovina il
cervello e non gli solleva lo spirito. No, noi vogliamo molti libri.
Parlino tutti: la loro voce misteriosa ci è guida, sprono, conforto.
Spesso, quando siete solo nella stanza da studio, alzando gli occhi su
quei libri, vi vedete dinanzi mille volti che vi guardano, ascoltate
mille voci che gridano a coro: sono scrosci di riso satirico, accenti
di dolore, bestemmie, parole di odio. C'è il ruggito del leone,
il canto della capinera, il sibilo del serpente. E questi suoni
armonizzandosi stranamente producono una musica che ha del grandioso e
che i profani dell'arte non sentiranno mai.
E noi parleremo di questa musica, noi entreremo in quella _sancta
sanctorum_ della nostra vita spirituale. Qui, dove si passano le più
belle ore del giorno e spesso della notte a ricreare e a martoriare il
nostro cervello; qui, dove abbiamo combattute tante battaglie, calmate
tante tempeste, carezzate tante illusioni; qui c'è tutta l'opera
grandiosa del pensiero umano.
Che cosa sarebbe l'umanità senza questi libri? Per essi voi siete uomo,
per essi conoscete il passato, vivete nel presente, interpetrate il
futuro. I grandi scrittori sono i veri condottieri dei popoli: essi
guidano l'umanità, suscitano tanti avvenimenti, determinano tante
diverse epoche.
Il germe di tutte le rivoluzioni, di tutte le riforme, di tutte le fasi
del progresso e della civiltà è qui, sotto i vostri occhi.
Alessandro, Cesare, Napoleone non hanno lasciato che un nome; ma Omero,
Dante, Shakespeare hanno lasciato l'anima loro e quest'anima è là,
nella vostra libreria, quest'anima si chiama l'_Iliade_, la _Divina
Commedia_, le _Tragedie_.
Entriamo dunque in questo piccolo mondo che tanta parte ci sottrae
dalla nostra esistenza, entriamo in mezzo a questo popolo di pensatori,
che venuti in casa nostra, fin dal primo giorno, da veri padroni, ci
consigliano, ci sgridano, ci educano, ci rimproverano, ci deridono.
Entriamo, ma senza pretenzione di volerla fare da critici o da
moralisti.
Si è detto sempre che i libri sono i migliori amici. Ebbene, facciamo
una visita a questi amici. Vi garentisco che passeremo un'ora in lieta
compagnia.