TRASLOCO INFAVSTO!

_Caro signor Derettore,_

_Romma, 10 maggio 1892_.

Anche che a lui non c'importi, io desidero di dirci che sono infranto,

scoraciato, causa quanto segue.

Comme saprà qui non vi sono i _sanmicheli_ propriamente detti, comme

si usa nella mia cara Bologna dove l'otto maggio squasi tutti i mobili

petroniani fanno una specie di primo suddetto, scendendo nella strada

comme un sol vomo, a zigar sulle barelle, spesso feriti a morte, con el

gamb ròtti o la pelle scuargiata, mentre gli uni saliscano, gli altri

discendano, e spesso ruzzolano giù dalle scale, e i più cattivi sebbèin

che j lighen com è salam, hanno il coraggio ed scapar vî dalla broza,

e spacarsi il cranio sui sassi, comme mi successe una volta con ùn ed

qui Napoleon prem ed zèss che un facchino anarchico, aveva mess a mia

insaputa in zemma al carr, sotto cui, am arcord, ligà una caldareina

che con melanconico dondolìo, secondava i sussulti del veicolo,

rimpiangendo forse l'abbandonato ramponzino nella vecchia cucina, e

spaventata sull'ignoto avvenire.

Bèin, questo stupendo spettacolo: una delle manifestazioni più

simpatiche della intelligenza bolognese che dice: ah! tu cambi

domicilio? ma lo voglio cambiare anch'io e nello stesso giorno...,

accosì non sarà tanto facile trovare i vomini e i veicoli pratici

della partita; e spenderemo un occhio della testa (del resto di occhi,

propriamente detti, non ne ho mai visti che lì!) perchè giustamente,

vogliono quel che vogliono e ricoreremo ai carri coi buvoi rurali, che,

molti esperti a caricare delle canape, non sanno poi mettere su un

canapè e succede non di rado che i metten di spicc' in fònd al carr,

e sòuvra j armari e i cumà, con quale egatombe è facile figurarsi se

si sa la fracilità della cristalleria in genere; bèin, questo stupendo

spettaculo non si puvò gustare nella città dei Cesari... dovve:

_tremendo egheggierà_, comme diceva la Norma presentendo forse lo

scoppio della polveriera[22].

*

Ma turnand a Bulògna, dovve mette lei, sgner Derettòur, l'emozione che

si prova in questa gran giornata, quant a mèzzdè non si sono potute

avere ancora le chiavi del nuovo appartamento, perchè gli aquilini,

si sono bistigiati col padrone di casa, che aveva la strana pretesa

di voler la ratta di fitto e per farci dispetto, si tengono le chiavi

suddette, e la fanno con me, nuovo arrivato, che non ce ne ho nè colpa

nè peccato, come si suol dirsi, costringendomi a tenere il mobilio

imobile sopra il carro, magari sotto la sferza della pioggia, che non

so poi percossa abbiano dato la sferza al sole, mentre mi pare che la

vera sferza l'abbia l'acqua che viene giù che sembrano proprio tanti

curdseini d'arzèint.

D'altronde l'ott ed mazz, che piovi, nevichi o tempesti, an j è rimedi,

bisogna andarsene a spass colle zangatoline famigliari, mostrando a

tutti le proprie miserie, depositandole magari sotto un portico, se non

si potè trovare il buco che vi convenisse, pagando prima, s'intende,

perchè giustamente i proprietari non sanno disgrazie e dicono: una

volta dèinter chi si è visto si è visto!...

Qui a Romma invece che è la capitale del Regno, si cambia casa comme i

Ministeri quando si vuole, talchè nel cuvore della notte, si vedono dei

Sanmicheli... di gente che per non incomodare nessuno se lo fa da sè,

e così procurano al padrone di casa un quarto d'ora o anche 22 minuti

di buon umore, quando la mattina trova sulla scala la chiave di un

quartiere dal quale doveva avere il fitto di duve mesi, perfettamente

vuoto, e senza aver modo di seguire le orme dei pazzarelli che ci

fecero la burla, perchè, natoralmente, avevano dato un nome e cognome

falso comme quasi dicessi j urcein che indossa la mî Ergiola, e d'altra

banda dovve cercarli nella vastità di Romma che si sta dei mesi senza

incontrarsi l'uno coll'altro? Ma l'affare delle picioni scadibili di

mese in mese ha dei vantaggi che una persona d'ingegno può rilevare di

leggieri. Pr'esèimpi, a Bologna si capita in una casa dovve la cocina

ritiene il fummo e nosignore che bisogna stare per un anno a far la

vitta di bucchein ed spomma o di persùtt ed Vignola, mentre qui as tôl

sù arum e bagai e si va dovve ci sia una cocina più ragionevole e che

facci il suvo dovere.

Per questa facilità dei trasporti che si verificano ogni giorno, vi

sono delle società di fattorini pubblici, pratici di smaneggiare il

mobilio, e così anche che lo rompino, si può accomodare facilmente.

* * * * *

A me successe che per lo scoppio della polveriera si ruppero i

cristalli della finestra davanti che per fortuna, erano di carta.

Il padrone col pretesto della forza maggiore, non volle saperne di

rimetterceli del suvo e diceva che toccava a me, io invece sostenevo

che toccava a lui, basandum, baciandomi, sul concetto, che lo scoppio

di una polveriera non è cossa che succeda proprio tutti i giorni e che

nessuno poteva prevvedere primma che succedesse, dunque per stretta

locica, comme disse un avvocato che interpellai, doveva pensarci lui...

e lui forse ci pensava, ma un bel pensier non fu mai un lastrone!

comme dissi io per far la materiolina, e doppo che ci fummo presi un

bel mamone per cadauno, io, la Lucrezia e la mî cara Ergia, dormendo

sòul con i tlar che tengono poco, disdissi regolarmente il contratto

e fermai un bel quartierino al primo piano, cominciando dal disopra,

in via: _Testa spaccata_ che, comme sa, rimane vicino a via _Macel

dei Corvi_, nomi di strade che fanno venire la pelle ochina e vi

fanno pensare a duve appendici del _Secolo_ o a duve drammi di Ulisse

Barbieri, invece sono le strade più pacifiche e più... sporche della

vecchia Romma, amess che la Romma giovane sia meno sudicia di quella

che là.

* * * * *

Il quartierino fava al caso nostro e io lo fisai, depositando duve mesi

di picione, e pagando all'esattore incaricato dal padrone, anche il

primo mese anticipato comme si usa. Essendo vuoto, ai pseven andar a

nostro bene placido, ma quel donn, per far le cosse in regola ci volero

andare doppo un mese, cioè quanto cominciava il contratto. Allòura a

tolsen due fattorini con una bèla brozza e combinai il prezzo, più un

fiasco di vino per la suva buona grazia.

Il corteo era accosì composto: dinanz il caretto che uno tirava e

quell'altro spingeva, comme si usa anche fra noi quando non vi sono

asini, mulli o altri quadrupedi, con sopra il nostro mobilio, che

contrariamente all'uso del paese, quel donn j aveven vlò spulvrar,

mentre in generale, qui nei traslochi as porta vî incossa: el tèil

ed ragn, la pòlver alta un dit sù int i armari, e perfino le tende le

tolgono tal quali dalle finestre con i ridò, i fir e i curdon, nigher

comme la fuga, e coi ragnetti ed altre bestioline, che scorazzano

spaventate e spiacenti di dover faticare al nuovo domicilio a

rifabricarsi la tela.

La mî Ergiola invece, contraria alla massima: «Paese che vai usanza

che aritrovi» volle pulir tutto, e volle asistere al caricamento del

caretto che comme dissi, apriva la marcia. Alla destra, a j era me,

cun il Dvomo di Milano, di carta intaliata, dirò accosì, un mio errore

di giovinezza al quale però ho afezione perchè am custò dla fadiga e

otto soldi di gomma, che allora era di quella vera arabica, brisa com

è quella d'adesso che as lècca, as lècca e l'è l'istèss che niente. La

mî Ergia, puvreina, l'aveva in brazz la sô tulètta, coperta se vogliamo

da un burazino il quale lasciava però che si vedessero le forme

dell'oggetto in questione. La mî Lucrezia l'aveva dsfudrà una bursa

ed pèll, che io a dir la verità an j aveva mai vesta, un aricordo di

un suvo fratello morto in Russia congelato con Napoleone il grande, e

ci aveva messo dentro le gioie della famiglia, poche e, per la maggior

parte, matti, pazze, e in brazz da ql'altra banda l'aveva ùn ed qui

bambinein ed zira che sembrano vivi, e che lei tiene caro perchè dice

che assomiglia alla nostra Ergia quant l'era ceina.

* * * * *

Il tragitto dalla casa vecchia alla nuova era lungo e faticoso, èl sòul

al scùttava e propri ed bèl mèzzdè si toccò di traversare la piazza

dei cinquecento, che si chiama accosì perchè non cè mai un'anima. La

Lucrezia avendo le mani ingombre non potette ripararsi coll'ombrellino

da quel sole, che pareva di pasare la zona torbida, comme diccano

i viaggiatori, o quando fummo all'ombra, s'imaginano mo? Il povero

bambino era colato; la testina l'era arstà una balutteina tònda,

che pareva il pomo d'un bastone, e il resto del corpo l'era andà in

consumaziòn sicchè as vdeva èl fil ed fèr dello scheletro a trasparire.

Non ci descrivo la disperazione d' qla povra dona, e la suva rabbia nel

vedere che i fattorini, quella birichinella dell'Ergia ed i passanti,

favano le più grasse risate per quella cera che se l'era fatta di cera,

sotto la cappa del cielo.

Io la rincorai dicendoci che era meglio si fosse disfatto quel bambino

che lì che la nostra cara figliola, e dietro questa giusta ed afettuosa

riflessione non fece più lamenti e decise d'utilizzar la testina, comme

ha fatto, pr'inzirar èl rèif da cuser.

Finalmente giungemmo alla meta e a cminzipiaven a dscargar, quant veins

fora èl purtir, e con modi cortesi, perchè qui la cortesia è all'ordine

del giorno, al fa, al dis:

— Che tu possa morir amazzato! o che ve salta la fantasia de portar qui

sti stracci!

— Stracci?! a fazz me, mo prima di giudicare facci il piacere di

guardar pulito. Sòul ste quader che è di buona mano...

A seinter a dscòrrer di buona mano si fece subito più dolce dicendo:

— Ma che vieni a far qui, sangue delli mortacci tui, che è tutto pieno!

— Tu hai voglia di scherzare, a degh me, tuland fora il mio bravo

contratto di fitto...

E l'amico nel guardarci comincia a macellarsi dalle risa dicendo:

— Quello vale molto! L'è fatto dal sor Pagliacetti, l'esattore che è

scappato col vostro e tanti altri depositi, e il padrone si è messo ad

affittare per conto suvo e qui ora tutto è pieno...

Non ci nascondo che parve proprio che mi venisse un colpo!... ma pensi

alla nostra situvazione?

Scusi bene, sgner Derettòur, cossa avrebbe fatto Lei, con buon

rispetto, nei miei piedi?!

Lo sa lei? no?!... e neppure io!

Tersuà a lòur sgnòuri.

Dall'_È permesso?..._, 15 maggio 1892.

Èl Sgner Pirein · 第 34 / 90 题