_Sgner Derettòur!_
Ah, che al vada pur là, ch'a sòn arrabè com è un can, non tanto contro
quello che l'ha scritto, quanto con lui che lo ha stampato. Ma mi scusi
bene, dov'è la ducazione di dire si insulta un collega, e io ci tengo
il bordone?
Perchè se lui non lo stampava, la cossa poteva rimanere in famiglia,
invez acsè me l'ha resa di pubblica ragione e lui ha avuto torto,
perchè che io faccia quello che diceva la povesia è una bella bugia,
che in ogni modo an s'in dscòrr brisa in un sonetto, fosse pure a rime
obbligate. Ah! la mî Ergia ha altro da pensare adèss che alle acque del
signor Coltelli, che è per quello che saranno di ferro, in causa che i
proprietari sono del medesimo. Ah, povra ragazzola, se vedessero comme
è diventata gialla, la fa cumpassiòn ai sass, com dseva quèl salghein.
Ed io non voglio digerire nient affatt l'insulto fattomi in testa al
giornale, che an s'po gnanch dir un insulto gratuito perchè al còsta
un sold. Ma cossa mi creddono perchè sono vecchio che an m'attrova anca
me la cavallarî adoss di dire che se offendono il mio sangue io non sia
pronto a spargerlo?
Sono paziente, ma se am suvramònta la mòsca al nas, a dvèint anca me
una bistia come lòur sgnòuri quanto giustamente vengono presi dalla
bile di dire mi hanno insultato e voglio la soddisfazione.
Ah, qualunque cossa ci mettessero in mezzo me ai saltarè per dsòura...
me a voj arrivari d'cô, dseva quèl ch'andava sù int la tòrr!
Poche litanie, e all'armi, che io sono pronto. L'è trî dè che a j
ho tolt fora la spada di quanto ero nella guardia tuccheina, e l'ho
confricata sù int èl stiar che è diventata lucida e aguzza comme che
ci avessi dato la pietra in taglio. A n'ho megga pora me, a j è la
mî Lucrezia che dice che non mi riconosce più, a vedermi cossì pieno
d'ergìa bellicosa, che tutto il giorno an fazz che eserzitarum còntra
a un umarein che ho dipinto nella muraglia con del lustro da scarpe,
e ci ho scritto sotto _avversario_ pr'en me sbagliar nel conflitto, e
per mantener vivo èl sparazisum dell'odio e dell'avversione. E vèdder
com a j acciap! A st'òura l'è tùtt sbusanà int'èl pètt che al par un
sculadur, e dalla muraja ai salta vî di pzû ed stablidura, che ci si
vedono le pietre che sembrano gli interiori del nemico.
Am sòn infurmà da delle persone pratiche, per fare le cosse in regola,
e mi hanno detto che intant io studi bene la scherma col sistema che
creddo meglio, e quanto sono in ordine che chieda la soddisfazione
onoraria, per avere nel sonetto medesimo della una cossa che desideravo
rimanesse fra noi — e po allòura ci tiro il guanto — anzi ci nacque
un po' di tafferuglio fra i pedrini, perchè io misi sulla tavola una
butteglia e di bicchir, questo si sa, ma anch il quesito se si poteva
usare come guanto di sfida uno di quelli di filo di scozia, anch un
poch ròtt nelle diverse estremità ditali. Chi dseva ed sè e chi dseva
ed nò, e si finì per stabilire così, e finalmente la cossa la finè
benone.
I pedrini che ho scelti io, che bisognava trovare degli vomini d'arum
pratich di cose di guerra, j ein èl piantòn ed S. Ptroni, che poveretto
al m'insgnò sùbit la ritirà in caso di sconfitta, e ql'alter l'è
alla sua volta èl piantòn dla mî parocchia, che per il giorno dello
scontro al m'ha prumess d'imperstarum la raviola con èl spnacc a
salice torchino per intimorire l'avversario, e un zuvnein ch' sta lè
dsòuvra si è esibito di darmi la sô visira di quanto andò nel corso
l'ann passà, sebbene che al l'ava ardotta come copripiatto, mittandi un
pomino che viene a riferire sulla punta del naso.
Ma quisti j ein assessori, dseva quèl sendich che presentava la giunta,
perchè l'esenzial l'è quel di difendere a qualunque costo l'onore della
famiglia e chiunque si faccia avanti, fosse anche èl sgner Dalpein[12]
io ci tiro il guanto, sebbèin che lui non sappia cosa farsene, che li
dà agli altri, poi ci mando i miei pedrini in fiacre, che siamo cossì
d'accordo perchè ai dà fastidi a correr, e voglio che i patti siano che
il primo che resta morto sia quello che ha torto, acsè io rimango in
vitta perchè tutti dicono che ho ragione, anche il giury d'onore che a
fe lè in casa con mî mujer e 'l mî ragazzi.
Dònca lù l'ha capè, sgner Derettòur, se l'avtore della povesia non si
fa avanti, io la faccio con lui, ma in un modo o in un'altro voglio la
soddisfazione d'andare sul terreno, che per lo più è sempre di nessuno
dei duve, per far veddere che quella cossa di dire: borghesi, alla
circostanza si sa essere militari, colla spada nel pugno alla difesa
della verità e della giustizia.
All'armi! all'armi!
Dall'_Ehi! ch'al scusa..._, 4 agosto 1883.