Il regno d'Italia trapassato da' Longobardi a' Franzesi sotto la
dominazione di Carlo Re di Francia, che da ora avanti si dirà anche
Re d'Italia, ovvero dei Longobardi, non fu da questo Principe in
niente alterato intorno all'amministrazione e sua politia; egli non ne
pretendeva altro, se non che si reggesse con quell'istessa forma, che
lo ritrovò: dispose che sotto le medesime leggi romane o longobarde,
secondo che a ciascuno piaceva vivere, si vivesse; anzi alle longobarde
aggiunse altre sue proprie. Non inquietò i Greci sopra quelle città de'
Bruzj e della Calabria, che ancora ubbidivano agl'Imperadori d'Oriente:
nè intraprese alcuna cosa sopra il Ducato napoletano, nè sopra l'altro
d'Amalfi e di Gaeta, a' Greci appartenenti. Sopra i tre famosi Ducati
del Friuli, di Spoleti e di Benevento non ne pretendeva altro,
che siccome prima erano a' Re longobardi sottoposti, e da costoro
ricevevano le leggi, formando col rimanente d'Italia una Repubblica;
così anche riconoscessero lui per Re d'Italia, protestando di voler
lasciare ad essi tutto quel potere ed autorità, che avean goduto ne'
tempi dei Re longobardi suoi predecessori. L'Esarcato di Ravenna,
Pentapoli, e poi il Ducato romano, ritenendosi solo la sovranità,
furono alla Chiesa di Roma aggiudicati. Tutte l'altre province, come la
Liguria, l'Emilia, Venezia, la Toscana, e le Alpi Cozie si ritenne egli
con nome di Regno[348], ch'è quella parte d'Italia, che poi fu detta
Lombardia.
Lasciò agli altri minori Duchi il governo libero de' loro Ducati,
contento sol del giuramento, che gli prestavano di fedeltà; nè
trasferiva da essi ad altri il Ducato, se non per fellonia, ovvero
se senza figliuoli mancassero: e questa traslazione quando si faceva
in un altro fu detta investitura, onde nacque, che i Feudi non si
concedevano se non per investitura, come s'osservò da poi negli altri
Feudatarj e Vassalli, ne' Conti Capitani, ed altri che si dissero
Valvasori. Le città di quelle province, che componevano il suo Regno,
chiamato poi Lombardia, eran governate da' Conti, ai quali ogni
giurisdizion concedette. Ne' confini del Regno erano preposti per lor
custodia parimente questi Magistrati, da' quali alcuni vogliono, che
sorgesse il nome de' Marchesi; poichè chiamando i Franzesi ed i Germani
i limiti Marche, i Conti ch'erano preposti al governo de' medesimi
si dissero anche da poi Marchesi, quantunque altri altronde dicono
esser quella voce derivata, come diremo più innanzi. Questi erano gli
ordinari Magistrati preposti al governo delle città, e de' confini del
Regno. Vi erano ancora alcuni altri Magistrati estraordinarj, a' quali
concedendosi maggior autorità e giurisdizione di quella solita darsi
a' Conti, invigilavano da per tutto all'amministrazione del Regno,
e chiamaronsi Messi. Divise egli, e distinse i campi di ciascheduna
città, che sotto i Longobardi erano pur troppo confusi; ch'era sorgiva
di tante liti di confini fra' popoli: egli assegnò a ciascuna i proprj,
e per lo più seguitando la natura, per limiti si valse dei monti,
delle paludi, de' fiumi, de' rivi, valli, o altri confini perpetui e
durabili, acciocchè il tempo non gli variasse, ed a lungo andare non si
confondessero.
Volle, che le città ancora gli prestassero giuramento di fedeltà; ed
impose alle medesime, a' Feudatarj, alle Chiese ed a' monasteri certa
spezie di tributo, che dovessero pagarlo, particolarmente quando di
Francia il Re calava in Italia: questi tributi furon detti _foderum_,
_paratam_, _et mansionaticum_, i quali da poi, per generosità del
medesimo e de' suoi successori, in parte furono tolti, ed altre volte
in tutto rimessi. Volle ancora che in Italia si ritenesse qualche
simulacro di libertà; e siccome l'istituto praticato in Francia era,
che quando il Re aveva da deliberar sopra cose gravissime, e che
concernevano gli affari più rilevanti dello Stato, convocava tutti
gli Ordini del Regno, l'Ordine ecclesiastico, e quello de' Baroni e
Magnati, così egli introdusse anche in Italia; onde sempre che quivi
ritornava, soleva egli convocare un general Parlamento di Vescovi,
Abati, e di Baroni d'Italia, nel quale delle cose del Regno più gravi
si deliberava. I Longobardi non riconoscevano che un sol Ordine di
Baroni e Giudici. I Franzesi a tempo di Carlo M. due, Ecclesiastico
e Nobiltà, poichè il terzo Ordine fu da' Franzesi aggiunto da poi.
La qual consuetudine durò in Italia insino a' tempi di Federico I
Imperadore, ond'è che appresso gl'Imperadori d'Occidente, quando
calavano in Italia, solevan spesso convocar queste adunanze, e sovente
presso Roncaglia, luogo non molto distante da Piacenza[349], ove molte
leggi promulgarono, come si vedrà nel progresso di quest'Istoria più
partitamente.
Composte in cotal maniera da Carlo le cose d'Italia, lasciando in
Pavia un valido presidio, ritornossene nell'anno 774 in Francia, ove
parimente fe seco condurre Desiderio con sua moglie per render più
maestosi i suoi trionfi. Ciascuno avrebbe creduto che l'Italia sotto la
dominazione di un tanto Principe, e quando le armi de' Franzesi eran
per tutta Europa cotanto gloriose e formidabili, avesse dovuto durar
lungamente in una quieta e tranquilla pace. Ma i tre famosi Duchi,
quello del Friuli, l'altro di Spoleto, e sopra tutti il nostro Duca
di Benevento, sdegnando di sottoporsi a' Re stranieri, e reputando mal
convenire al loro grado, se, estinto il Regno de' Longobardi in Italia,
a' Franzesi dovessero ubbidire, si risolsero scuotere, in tutto, il
giogo; ed il dominio ch'essi sotto i Re longobardi aveano de' loro
Ducati, da dipendente ch'egli era, renderlo assoluto e sovrano. Erano
ancora favoriti da Adalgiso figliuolo di Desiderio, il quale ritiratosi
in Costantinopoli appresso l'Imperadore greco, da cui era stato onorato
col titolo di Patrizio, tenendo secrete intelligenze co' medesimi, avea
impegnato l'Imperadore a somministrar loro una flotta per venire in
Italia.
Il primo fu Rodgando Duca del Friuli, il quale, mentre Carlo stava
implicato nella guerra co' Sassoni, gli tolse ogni ubbidienza, e
con titolo di Sovrano le città del suo Ducato si sottopose. Ma il Re
sbrigato dalla guerra Sassona, e ritornato in Francia, considerando
questo fatto poter essere di pessimo esempio, se non reprimevansi in
sul principio queste rivolte; volle egli calar di nuovo in Italia,
e sopra Friuli giunto con potente armata, sconfisse l'esercito del
rubello, e preso Rodgando, con terribile esempio gli fe troncar il
capo. Non concedè ad altri il Ducato, ma per allora l'estinse, ed al
suo Regno aggiunse le città del medesimo, dando a ciascuna i Conti,
che le amministrassero, siccome aveva fatto a tutte le altre città
di Lombardia. Ecco il fine del Ducato del Friuli, il primo che fu a
sorgere sotto Alboino: il primo ancora a rimaner estinto per Carlo M.
Egli è però vero, se dee prestarsi fede a Paolo Emilio[350], che Carlo
da poi restituì questo Ducato, creandone Duca un tal Errico franzese;
ma non ebbe lunga durata, nè poi si è inteso tanto di quello parlare,
quanto dell'altro di Spoleto, e del nostro di Benevento.
Ildebrando Duca di Spoleto spaventato da sì terribile esempio, e mosso
dalla prosperità di Carlo, che aveva riportate ancora innumerabili
vittorie, e nella Spagna e nella Sassonia, stimò meglio, rendendogli
onori straordinari, mantenersi nella sua grazia, e sottoporsi a lui
come aveva prima fatto co' Re longobardi suoi predecessori.