LIBRO SESTO

Il regno d'Italia trapassato da' Longobardi a' Franzesi sotto la

dominazione di Carlo Re di Francia, che da ora avanti si dirà anche

Re d'Italia, ovvero dei Longobardi, non fu da questo Principe in

niente alterato intorno all'amministrazione e sua politia; egli non ne

pretendeva altro, se non che si reggesse con quell'istessa forma, che

lo ritrovò: dispose che sotto le medesime leggi romane o longobarde,

secondo che a ciascuno piaceva vivere, si vivesse; anzi alle longobarde

aggiunse altre sue proprie. Non inquietò i Greci sopra quelle città de'

Bruzj e della Calabria, che ancora ubbidivano agl'Imperadori d'Oriente:

nè intraprese alcuna cosa sopra il Ducato napoletano, nè sopra l'altro

d'Amalfi e di Gaeta, a' Greci appartenenti. Sopra i tre famosi Ducati

del Friuli, di Spoleti e di Benevento non ne pretendeva altro,

che siccome prima erano a' Re longobardi sottoposti, e da costoro

ricevevano le leggi, formando col rimanente d'Italia una Repubblica;

così anche riconoscessero lui per Re d'Italia, protestando di voler

lasciare ad essi tutto quel potere ed autorità, che avean goduto ne'

tempi dei Re longobardi suoi predecessori. L'Esarcato di Ravenna,

Pentapoli, e poi il Ducato romano, ritenendosi solo la sovranità,

furono alla Chiesa di Roma aggiudicati. Tutte l'altre province, come la

Liguria, l'Emilia, Venezia, la Toscana, e le Alpi Cozie si ritenne egli

con nome di Regno[348], ch'è quella parte d'Italia, che poi fu detta

Lombardia.

Lasciò agli altri minori Duchi il governo libero de' loro Ducati,

contento sol del giuramento, che gli prestavano di fedeltà; nè

trasferiva da essi ad altri il Ducato, se non per fellonia, ovvero

se senza figliuoli mancassero: e questa traslazione quando si faceva

in un altro fu detta investitura, onde nacque, che i Feudi non si

concedevano se non per investitura, come s'osservò da poi negli altri

Feudatarj e Vassalli, ne' Conti Capitani, ed altri che si dissero

Valvasori. Le città di quelle province, che componevano il suo Regno,

chiamato poi Lombardia, eran governate da' Conti, ai quali ogni

giurisdizion concedette. Ne' confini del Regno erano preposti per lor

custodia parimente questi Magistrati, da' quali alcuni vogliono, che

sorgesse il nome de' Marchesi; poichè chiamando i Franzesi ed i Germani

i limiti Marche, i Conti ch'erano preposti al governo de' medesimi

si dissero anche da poi Marchesi, quantunque altri altronde dicono

esser quella voce derivata, come diremo più innanzi. Questi erano gli

ordinari Magistrati preposti al governo delle città, e de' confini del

Regno. Vi erano ancora alcuni altri Magistrati estraordinarj, a' quali

concedendosi maggior autorità e giurisdizione di quella solita darsi

a' Conti, invigilavano da per tutto all'amministrazione del Regno,

e chiamaronsi Messi. Divise egli, e distinse i campi di ciascheduna

città, che sotto i Longobardi erano pur troppo confusi; ch'era sorgiva

di tante liti di confini fra' popoli: egli assegnò a ciascuna i proprj,

e per lo più seguitando la natura, per limiti si valse dei monti,

delle paludi, de' fiumi, de' rivi, valli, o altri confini perpetui e

durabili, acciocchè il tempo non gli variasse, ed a lungo andare non si

confondessero.

Volle, che le città ancora gli prestassero giuramento di fedeltà; ed

impose alle medesime, a' Feudatarj, alle Chiese ed a' monasteri certa

spezie di tributo, che dovessero pagarlo, particolarmente quando di

Francia il Re calava in Italia: questi tributi furon detti _foderum_,

_paratam_, _et mansionaticum_, i quali da poi, per generosità del

medesimo e de' suoi successori, in parte furono tolti, ed altre volte

in tutto rimessi. Volle ancora che in Italia si ritenesse qualche

simulacro di libertà; e siccome l'istituto praticato in Francia era,

che quando il Re aveva da deliberar sopra cose gravissime, e che

concernevano gli affari più rilevanti dello Stato, convocava tutti

gli Ordini del Regno, l'Ordine ecclesiastico, e quello de' Baroni e

Magnati, così egli introdusse anche in Italia; onde sempre che quivi

ritornava, soleva egli convocare un general Parlamento di Vescovi,

Abati, e di Baroni d'Italia, nel quale delle cose del Regno più gravi

si deliberava. I Longobardi non riconoscevano che un sol Ordine di

Baroni e Giudici. I Franzesi a tempo di Carlo M. due, Ecclesiastico

e Nobiltà, poichè il terzo Ordine fu da' Franzesi aggiunto da poi.

La qual consuetudine durò in Italia insino a' tempi di Federico I

Imperadore, ond'è che appresso gl'Imperadori d'Occidente, quando

calavano in Italia, solevan spesso convocar queste adunanze, e sovente

presso Roncaglia, luogo non molto distante da Piacenza[349], ove molte

leggi promulgarono, come si vedrà nel progresso di quest'Istoria più

partitamente.

Composte in cotal maniera da Carlo le cose d'Italia, lasciando in

Pavia un valido presidio, ritornossene nell'anno 774 in Francia, ove

parimente fe seco condurre Desiderio con sua moglie per render più

maestosi i suoi trionfi. Ciascuno avrebbe creduto che l'Italia sotto la

dominazione di un tanto Principe, e quando le armi de' Franzesi eran

per tutta Europa cotanto gloriose e formidabili, avesse dovuto durar

lungamente in una quieta e tranquilla pace. Ma i tre famosi Duchi,

quello del Friuli, l'altro di Spoleto, e sopra tutti il nostro Duca

di Benevento, sdegnando di sottoporsi a' Re stranieri, e reputando mal

convenire al loro grado, se, estinto il Regno de' Longobardi in Italia,

a' Franzesi dovessero ubbidire, si risolsero scuotere, in tutto, il

giogo; ed il dominio ch'essi sotto i Re longobardi aveano de' loro

Ducati, da dipendente ch'egli era, renderlo assoluto e sovrano. Erano

ancora favoriti da Adalgiso figliuolo di Desiderio, il quale ritiratosi

in Costantinopoli appresso l'Imperadore greco, da cui era stato onorato

col titolo di Patrizio, tenendo secrete intelligenze co' medesimi, avea

impegnato l'Imperadore a somministrar loro una flotta per venire in

Italia.

Il primo fu Rodgando Duca del Friuli, il quale, mentre Carlo stava

implicato nella guerra co' Sassoni, gli tolse ogni ubbidienza, e

con titolo di Sovrano le città del suo Ducato si sottopose. Ma il Re

sbrigato dalla guerra Sassona, e ritornato in Francia, considerando

questo fatto poter essere di pessimo esempio, se non reprimevansi in

sul principio queste rivolte; volle egli calar di nuovo in Italia,

e sopra Friuli giunto con potente armata, sconfisse l'esercito del

rubello, e preso Rodgando, con terribile esempio gli fe troncar il

capo. Non concedè ad altri il Ducato, ma per allora l'estinse, ed al

suo Regno aggiunse le città del medesimo, dando a ciascuna i Conti,

che le amministrassero, siccome aveva fatto a tutte le altre città

di Lombardia. Ecco il fine del Ducato del Friuli, il primo che fu a

sorgere sotto Alboino: il primo ancora a rimaner estinto per Carlo M.

Egli è però vero, se dee prestarsi fede a Paolo Emilio[350], che Carlo

da poi restituì questo Ducato, creandone Duca un tal Errico franzese;

ma non ebbe lunga durata, nè poi si è inteso tanto di quello parlare,

quanto dell'altro di Spoleto, e del nostro di Benevento.

Ildebrando Duca di Spoleto spaventato da sì terribile esempio, e mosso

dalla prosperità di Carlo, che aveva riportate ancora innumerabili

vittorie, e nella Spagna e nella Sassonia, stimò meglio, rendendogli

onori straordinari, mantenersi nella sua grazia, e sottoporsi a lui

come aveva prima fatto co' Re longobardi suoi predecessori.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 2 · 第 27 / 52 题