Alla Cascina Grande.
Erano i giorni lieti della raccolta autunnale; tanto più lieti chè il
formentone abbondava.
La sera, dopo cena, uomini e donne si mettevano intorno all'aia e sotto
la loggia della casa padronale, formando un largo circolo; e ognuno
aveva il suo mucchio di formentone davanti a sè, e l'uncino di ferro in
mano per scartocciare le pannocchie.
Maria Scaramelli, seduta sotto il portico presso alla lanternina
attaccata a un chiodo--unico lume per tutti--faceva andare l'uncino con
tanta rapidità e destrezza che le pannocchie mondate si ammucchiavano
alla sua sinistra come per incanto; e ad ogni poco ella doveva spingere
in là, con le braccia e le gambe, i cartocci vuoti che le si ammassavano
intorno.
Le altre donne le dicevano sorridendo senza invidia:
--Nessuna vi può superare voi, Maria; siete la più svelta e non vi
stancate mai; neppure a essere in quello stato!
Ella scrollava il capo con un fare dolce di contentezza; ma non
rispondeva. Non le piaceva discorrere di quella grande speranza concessa
finalmente al suo intimo desiderio. La sua povera anima abituata alle
asprezze del destino non era forse più suscettibile della confidente
baldanza che sostiene i fortunati anche in mezzo ai pericoli, e spesso
li manda illesi.
Lei temeva sempre. Dopo tanti tormenti, dopo tante angoscie, la pace di
cui godeva e l'orizzonte sereno che le si apriva dinanzi, la rendevano
timida, superstiziosa. Le pareva impossibile che dovesse durare: era
tanto avvezza a piangere!
Epperò chiudeva ogni cosa in sè, come nel passato; gelosa della gioia
come del dolore.
E non si lagnava mai delle piccole contrarietà; le dissimulava
piuttosto, perfino con se stessa.
Se il cavallante stava fuori più del bisogno, se arrivava un tantino
brillo--lui che negli anni addietro non andava mai all'osteria--ella
faceva le viste di non accorgersene e non gli chiedeva mai dov'era stato
nè cosa aveva fatto. Temeva troppo di vedere quella fronte oscurarsi,
quegli occhi, ora buoni e ridenti, ridiventare freddi, arcigni come nel
passato. Del resto, dacchè aspettava il bambino, non si accorgeva quasi
neppure se il marito tardava; era tanto occupata, aveva tante piccole
cose da preparare.
Anche quella sera Sandro era fuori. Attaccato il cavallo se n'era andato
via: per ordine del padrone--diceva.
Ma sarebbe ritornato, e presto. Lei intanto lavorava. Lavorava e
cantava. La delicata poesia che ella portava inconsciamente nell'anima,
e il bisogno indistinto di una effusione e di una tenerezza, di cui
veramente non conosceva neppure il linguaggio, si esalavano in un rozzo
canto contadinesco.
Cominciava da sola.
La sua voce morbida, impregnata di tristezza si elevava dolcemente
nell'aria molle della serata autunnale.
I contadini l'ascoltavano un istante in silenzio, con una sorta di
raccoglimento; poi, alla prima cadenza, le donne, trascinate, la
seguivano; e dopo poche battute, tutto a un tratto, quasi
selvaggiamente, prorompevano le voci forti e ben timbrate dei maschi.
Il coro si formava. Un coro assai primitivo, senza alcuna sapienza,
senza varietà di toni; ma poderoso nella sua malinconica monotonia, e
non privo certo di una cotale semplice e solenne bellezza. Di tratto in
tratto sembrava come se da quei petti rozzi, da quei cervelli incapaci
di un pensiero sintetico, si fosse sprigionato il più profondo
sentimento della insopportabile miseria--il conscio orrore della troppo
lunga ingiustizia. Erano schianti di angoscia, gridi di rivolta, appelli
disperati. E quelli che nel mezzo dell'aia, battevano col coreggiato le
pannocchie mondate per distaccarne il grano, seguivano il ritmo con
impeto crescente, formando uno strano, formidabile accompagnamento.
Pareva il bosco, allorchè urla e scoppia, e si torce imprecando, sotto
la sferza odiata del vento.
Ma pochi istanti appresso, le braccia stanche dei battitori si
allentavano, e il coro rientrava, a poco a poco, nella solita nenia
semplicemente malinconica.
Le faccie tranquille, le mani operose non tradivano alcuna commozione
insolita.
Che cosa era stato?
Nulla. Uno sfavillamento imponderabile del sotterraneo braciere.
Uno scatto istintivo del sentimento umano conculcato.
Ma la materia infiammabile non era pronta. Ma i poveri contadini,
depressi dall'ignoranza e dalla miseria, non potevano comprendere così
subito il misterioso appello.
*
* *
Il cielo, ognora più chiaro e limpido annunziava il sorgere della luna.
Levati di mezzo i torsoli delle pannocchie--alcuni dei quali serbando
ancora una parte dei chicchi venivano sottoposti al ferro da sgranare--i
contadini procedevano a ben distendere il grano sull'aia servendosi de'
rastrelli: altri distendevano pure i cartocci che ben ripuliti e
completamente secchi avrebbero servito pei sacconi de' letti o per uso
di strame alle bestie.
Maria ascoltava ansiosamente il rumore di una carrettella che si
avvicinava. Certo era il suo Sandro.
Ma prima che la carrettella arrivasse al cancello, un uomo vecchio,
sbilenco, in abiti metà da paesano, metà da scaccino, entrò nella corte
e si accostò alla giovine donna gesticolando e borbottando forte. Era
suo padre: Marco Scaramelli.
Ella sentì come una ferita al cuore. Oh! qualche cosa di brutto era
avvenuto a Gel, alla Cura. Quella Cristina!... Non ebbe il tempo di
interrogare.
--Mi hanno cacciato!--gridava Marco.--Mi hanno cacciato, que' due
sudicioni, quei due... levando il sacro di lui, que' due maiali!...
I contadini curiosi, pronti a malignare, facevano crocchio intorno
all'ubbriacone che gridava come un energumeno. Tutti sapevano di chi
parlava; chè gli amori del giovine prete con la bella Cristina erano
soggetto di ciarle per molte miglia all'ingiro.
Maria si sentiva morire.
--Sta' zitto; ti prego, sta' zitto!--badava a dire al padre.
Ma questi non le dava retta.
--Cacciato! Messo in strada co' miei cenci!--E accennava a un fagotto,
che gli pendeva dal braccio mancino, e a cui Maria non aveva badato alla
prima.
--Vi ha cacciato perchè non avete voluto smettere di ubbriacarvi--disse
un certo Bernardo, uomo serio cui non piacevano i pettegolezzi.--Ha
ragione il signor Curato; non avete a rifarvela che con voi stesso.
Come accade in casi simili, tutti si schierarono dalla parte di
Bernardo, e Marco si sentì deriso.
Ma non si diede per vinto.
--Bugie! Bugie!... Non è vero niente. Se fosse stato per il vino,
tanto, dovrebbe avermi cacciato da un bel pochino, dovrebbe!... Ne
facevo del bere l'anno passato! Dio! se ne facevo del bere! Miracolo se
non gli ho asciugata la cantina. Ma allora non mi cacciava, perchè in
grazia che c'ero io alla Cura, la ci capitava di tratto in tratto anche
la Cristina!... Potevo ubbriacarmi allora!...
Le donne presenti scoppiarono in una risata. Egli prese coraggio e
continuò.
Già! lo cacciava adesso il signor Curato; adesso si accorgeva che era un
ubbriacone; adesso, perchè la ganza ce l'aveva in casa e non voleva
testimoni! E lei peggio di lui, quella...! Metteva suo padre in sulla
strada, invece di assicurargli il pane, già che la si era data a quel
bel mestiere, quella...!--E giù parolaccie e bestemmie, snocciolate come
_avemarie_.
Chi rideva ancora e chi brontolava; tutti però l'ascoltavano come
affascinati da una curiosità malsana.
Egli era spaventevole e grottesco. Secco come una mummia, traballante
sulle gambe, con quegli abiti che gli cascavano da tutte le parti: col
viso bruciato dall'alcool, gli occhi di triglia morta. Metteva schifo e
paura.
Maria non tentava più di farlo tacere. Capiva che era impossibile. Ma
quando vide Sandro si sentì riavere. Corse a lui e gli raccontò tutto in
poche parole.
Sandro, sempre bell'uomo, sempre svelto e imponente, si avanzò verso il
vecchio e guardandolo bene in faccia, con fare asciutto, ma senza
collera disse:
--Noi andiamo a letto; abbiamo lavorato, siamo stanchi; e io devo
chiudere il cancello; scusate, veh!... Ritornerete un altro giorno, a
un'ora più comoda...--E mentre parlava cercava di spingere il vecchio
fuori del cortile.
--Ah! ah! ah! ah! ah!--sghignazzò Marco Scaramelli affrontando il genero
e facendolo rinculare verso il centro del cortile, con una forza che
nessuno si sarebbe aspettata dalla parte di un vecchio così male in
gamba.--Qui voglio restare!--esclamò.--Qui. Tu mi devi mantenere. Io non
ho altri.
Uscito dal primo stupore di quella inaspettata reazione, Sandro si
drizzò tutto di un pezzo, e con un semplice spintone ricacciò quel
petulante fino all'uscita.
La zuffa impari divenne feroce.
Gli astanti cercavano di mettersi di mezzo per distaccare i due
furibondi; e Maria li supplicava piangendo, che la finissero.
Le altre donne strillavano, al solito, di paura.
Già il vecchio soccombeva. Ma all'ultimo istante, quando si sentì
costretto a volgere in fuga, si mise a gridare con quanto fiato aveva in
corpo:
--Va bene! tu mi scacci. Ma io andrò da tuo fratello e gli dirò che ti
ho visto con la sua donna, e gli dirò dove e quando!...
Il cavallante esasperato assestò al suo suocero un calcio tale che lo
fece ruzzolare in mezzo alla ghiaia, al di là del cancello.