Ciò che dice Hulda. — Ciò che pensa Guy Stein — Ciò che fa Francis Webb
— Ciò che aspetta Evaristo
I primi numeri dell’_Oro dell’Est_ erano usciti. Il giornale lasciato
dall’avvocato Gasperal sotto la segreta direzione di Evaristo Grinfieri
aveva per la sua stranezza e per la sua utilità immediata, tratta
l’attenzione e la simpatia di quel ceto che si interessava di commerci
e di speculazioni di ogni genere.
L’avvocato Gasperal si meravigliava sinceramente dell’esito, ed
Evaristo si convinceva sempre meglio nel proposito che bisognava
continuare, perchè il trionfo sarebbe stato sicuro.
Stava egli appunto preparando un articolo per l’_Oro dell’Est_, quando
gli venne annunziata Hulda.
— Falla passare. Tommy.
Hulda si presentò; come persona che ha fretta di giungere, di parlare e
che ha insieme l’animo sconvolto, turbato.
— Ma perchè, Evaristo, non dirmi prima tutto, acciocchè io fossi
preparata? Perchè lasciarmi cogliere improvvisa alla lettura della
lettera?
— Per questa semplicissima ragione — rispose calmo l’altro — perchè
tu ti saresti sgomentata al punto di indietreggiare malgrado le tue
proteste di amore.
Hulda tacque. Sentì nell’intimo che tutto ciò non era lontano dal vero;
volle essere sincera e disse:
— Ora ti avverto che il tuo piano è sfatato. Guy Stein è un furbo...
— E di un furbo avevo bisogno.
— Ebbene egli non si mette all’impresa...
— Il motivo...
— Il motivo sta nella scelta stessa che tu hai fatto, per vincerlo...
Egli dubita di me, dubita di un tranello della polizia, dubita che la
cosa non abbia luogo più, per lo smarrimento della lettera, che doveva
dare importanza e sicurezza alla cosa, egli infine ha confessato che
non muoverà un dito, nemmeno un dito... Si direbbe che egli tremi già,
si sente già addosso l’unghia della polizia.
— Mi ha rimandato dicendomi che di quei così misteriosi milioni, non sa
proprio che farsene...
— Ora capisco più che mai due cose. La prima che è veramente astuto, la
seconda, che egli cadrà in trappola...
— Davvero?
— Certo, egli vuole accingersi all’opera, ma vuole allontanare insieme
il sospetto che egli la compia. Ecco perchè ha agito nel modo che tu
dici.
— Proprio così?
— Così e non altrimenti. Ora la tua parte è finita, grazie. Il resto è
pensiero mio. Fra qualche giorno tu non avrai più quell’incubo addosso
e vedrai quanto valga il tuo Evaristo. Saprò mettere io a dovere quel
volgare prepotente, quel mascalzone.
Hulda ascoltava meravigliata, e anche adesso, davanti a quella calma
imperturbata, davanti a quella fiducia completa, pensava ancora come
prima:
— In mezzo a questi due uomini, in verità io sto perdendo la testa.
Come si metteranno i fatti, quale dei due trionferà?
*
* *
Dopo il colloquio col vecchio padre cieco, Guy Stein aveva fermamente
deciso. Quel colpo di mano bisognava farlo. C’era tutto da guadagnare.
Alla peggio, se per lo spostamento prodotto dalla lettera smarrita non
si trovassero Webb e Grinfieri nella piccola trattoria di Brandly, alla
peggio le cose rimarrebbero allo stato di prima ed impregiudicate, cioè
buone per un’altra volta.
Ora, Guy Stein concentrava tutta la sua intelligenza sul modo da
tenersi per togliere di dosso ai due le chiavi della cassa forte.
Non era facile giacchè i facili mezzi che si potevano avere per uno,
non potevano usarsi per due nello stesso momento.
Di tutti quei mezzi, con calma e lucidezza, vagliava il pro e il
contro. Sopratutto rifuggiva dalla violenza, la quale oltre alla
difficoltà, alla incertezza dell’esito per la reazione che produce,
richiede lo impiego di molta forza, quindi molti uomini, quindi molto
chiasso, quindi ancora molta probabilità o di tradimento prima, o di
spionaggio dopo.
Nel dubbio, proprio intorno al punto delle chiavi, concertò nuovamente
col vecchio e decisero insieme con pieno accordo.
Due uomini e una donna bastavano a condurre l’operazione. La donna
lavorerebbe con Guy Stein, i due uomini lavorerebbero in apparenza fra
le quinte. Occorrevano due per riuscire, e Guy Stein non doveva essere
nessuno di quei due, per ottima cautela fino all’ultimo momento.
Franimy e Tymbord avrebbero un piccolo programma in apparenza separato
dal resto, come al momento opportuno vedremo.
*
* *
Francis Webb, assiduo lettore dell’_Oro dell’Est_, non sospettava
proprio nulla sull’operato e sulle mire di Evaristo; soltanto era
molto seccato delle domande che gli faceva l’amico suo, collega e
coetaneo Isaiah Wodd, che vista sparirgli l’operazione come principale
azionista, rimproverava Francis di non avere ascoltato Grinfieri, di
non averla fatta per sè.
Era una specie di mite vendetta, una vendetta tutta quanta di parole un
po’ brusche e un po’ bonarie che per altro seccava abbastanza Francis
Webb, del quale diremo ora una consuetudine presa da molti anni, ben
nota ad Evaristo e sulla quale appunto per il _giorno otto_ questi
contava pienamente.
È dunque a sapersi che con la data del suo anniversario coincideva per
Francis Webb la data in cui il suo particolare bilancio gli assegnava
dopo tante lotte, peripezie ed audacie i primi duecentomila dollari,
ciò che in italiano significherebbe il primo milione.
Egli dispose da quel giorno di festeggiare quella data. E la festeggiò
sempre in compagnia di Evaristo andando a pranzare nella modesta
trattoria, dove meschinamente faceva i suoi pasti tanti anni prima,
quando, giovane poverissimo e con molti debiti e con nessun credito,
sognava la colossale fortuna, con l’audacia di un gran disperato e di
una straordinaria attività.
A quella tavola umilissima riviveva la sua gioventù e si godeva un
mondo, ora che la tempesta della miseria era passata, si godeva un
mondo a raccontare le sue peripezie a Evaristo che le sapeva ormai a
memoria.
Le sapeva a memoria, eppure gli facevano sempre un grande, uno strano
effetto e gli davano turbinosi pensieri.
L’esempio di tanta fortuna, con tanta inferiorità intellettuale, era
terribilmente contagioso.
Perchè egli, che ne aveva tante ed era giovane e ardente, non avrebbe
attuate le sue grandi idee?
Come Webb aspettava il giorno di festeggiare il suo primo milione, così
allora (come eran mutate le cose!) Evaristo pensava a rubarglielo in
quel modo pel quale aveva già disposto.
Evaristo, quello strano carattere, tutto intento allo scopo, non ebbe
mai un solo momento di esitazione, anzi in lui cresceva ora la bramosia
del possesso, ora che per un altro lato tanta parte di strada era stata
dischiusa dal giornale di cui Gasperal passava per essere il direttore.
Venne finalmente la sera tanto attesa dai diversi interessati,
e Francis Webb ed Evaristo Grinfieri, puntuali come negli anni
precedenti, si trovarono alla tavola modesta, l’uno pronto a ripetere i
suoi soliti discorsi, l’altro quasi certo di vederli presto interrotti,
e disposto, secondo il piano prestabilito, a fare la sua parte di
vittima.
Così doveva essere perchè tutto procedesse per bene.
Quando furono alla metà del desinare Webb ed Evaristo videro entrare
e sedersi ad un tavolo da presso un uomo che doveva essere, e ne aveva
tutta l’aria, uno di loro.
Dopo di lui, circa un quarto d’ora, entrò una donna non tanto giovane,
ma belloccia, ma piacente ancora.
Erano infatti Guy Stein, e la sua complice.
Una ladra esperimentata, piena di seduzioni e di risorse, la quale per
molte prove date di abilità, possedeva tutta la stima di Guy Stein, e
si era indissolubilmente legata alla sua vita, alle sue vicende.
Si chiamava Lucy.
Evaristo mesceva sovente da bere a Webb, che, in quella sera di
completo abbandono e di finta gioviale povertà, era diventato
insolitamente chiacchierino.
L’uomo e la donna discorrevano di cose indifferenti; celiando spesso e
procurando di interessare Webb e Grinfieri ai loro discorsi.