— Non mi par vero di averti vicino a me... E dacchè sono tornata a letto
mi sento meglio... Era il primo giorno che mi alzavo, e in quelle due
ore son venuti tutti a vedermi, il babbo, la mamma, la Marialì,
Frassini, Tullio, l'Antonietta,... e quegli altri che sono partiti...
Sono stati gli ultimi, e forse perch'ero più debole, non mi son potuta
frenare.
— Non aver rimorsi — le disse Cesare. — Bisogna pur qualche volta
smascherare la viltà umana... Accusar te di scopi venali, di
sotterfugi... che miseria!
— È triste... fra parenti!
— Oh, son sempre i parenti che ci rendono di questi servigi... Per me
son beato d'essere tanto lontano...
— Cesare!
— Lontano da quelli che intendo io, si capisce; non da te... Lo sai bene
che ho impreso questo viaggio sopra tutto per vederti.
L'Angela congiunse le palme in atto di preghiera.
— Cesare, Cesare, non per veder me sola, spero... Non volevi abbracciare
il babbo e la mamma?
— Sì, anche loro... Ma specialmente volevo abbracciar te... Sentivo
ch'era un desiderio reciproco.
— E come!... Non crederai però che il desiderio non fosse condiviso dai
nostri genitori?
— Può darsi... Bada che a una certa età quello che si desidera sopra
ogni cosa è la propria quiete...
L'Angela non rispose. Ella sentiva che, in parte almeno, suo fratello
aveva ragione. Ma quand'egli soggiunse: — Già non sono mai stato nel
loro buon libro — ella fece un segno di vivace protesta.
— Ho avuto i miei torti, non lo nego — ripigliò Cesare. — Ero un ragazzo
indisciplinato... Avevo poca voglia di studiare... Ma chi m'avesse preso
pel mio verso!... Nella famiglia eravate in tre soli a volermi bene; tu,
lo zio Luigi, il povero Manlio...
— Non è vero, Cesare, non è vero.
Egli continuò senza raccoglier l'interruzione: — Due sono morti; non
rimani che tu...
— E mi lasci — disse l'Angela con amarezza. — Ora che ci penso, saresti
già dovuto essere a Roma.
— Da jeri... Ma non me ne andrò fin che non t'abbia vista fuori di
questa camera... Voglio darti io il braccio per scender la prima volta
le scale... Non basta; vorrei io accompagnarti nel tuo primo giro in
giardino... Bisognerebbe che il tempo si decidesse a migliorare.
— Ah! — sospirò l'Angela. — Mi contenterei che la pioggia durasse
all'infinito, pur che tu non partissi.
— Partirei ugualmente... pur troppo. È necessario.
— Che nulla possa trattenerti a Villarosa, lo capisco... Ma che in
Italia tu non abbia a trovare alimento alla tua attività, ecco quello di
cui non riesco a persuadermi.
— Non è questo — ribattè Cesare. — Gli è che laggiù, oltre all'Oceano,
ho uno scopo determinato, ho una mêta dinanzi agli occhi... Quando
l'abbia raggiunta... fra alcuni anni, chi sa?
— Fra alcuni anni — susurrò l'Angela come parlando fra sè. — Quando non
ci sarà più nessuno di noi... Quando Villarosa sarà stata venduta.
— È la tua idea fissa... Perchè dev'esser così?
— Perchè? Perchè non può essere altrimenti.. Perchè di quì ad alcuni
anni, a pochi anni, a pochi mesi forse, il babbo e la mamma saranno
morti, e io sarò morta, e agli eredi non parrà vero di mandar all'asta
questa vecchia bicocca e questi campi... a meno che non si realizzasse
un mio sogno...
L'Angela ristette pensosa. Cesare la guardò con curiosità.
— Usami la cortesia di tirar quelle tende — ella gli disse — Grazie...
Così... Ecco che ci si vede un po' meglio... Gran cosa è la luce... E
ora siedi quì... più vicino...
Ella gli confidò il suo segreto. Tullio e l'Antonietta si amavano, ella
n'era sicura... Anzi erano nati l'uno per l'altra... Avevano analogia di
caratteri, di gusti, d'ingegno... Se nei Torralba c'era qualcosa di
buono, era in loro due... Sposandosi, sarebbero stati felici... Ed essi
sarebbero venuti sovente a Villarosa, ed ella, l'Angela, avrebbe chiuso
gli occhi con la speranza che almeno per una due generazioni questi
luoghi pieni di memorie non sarebbero passati in mano d'estranei.
— Ma si conoscono abbastanza? — domandò, interrompendo, Cesare Torralba.
— Quante volte s'eran visti prima d'ora?... Accade così spesso che un
uomo e una donna, incontrandosi, credano di esser fatti l'uno per
l'altra, e di lì a poco s'accorgano che un abisso li divide... Perchè
soffiare nel fuoco quando non si è certi che non sia un fuoco di
paglia?... Se Tullio e l'Antonietta si amano, s'intenderanno fra loro...
Quali ostacoli insuperabili possono trovar sul loro cammino?... Tullio è
libero... L'Antonietta vorranno maritarla, come quì in Italia si
vogliono maritar tutte le ragazze... E perchè non la darebbero a Tullio
ch'è un bravo giovine, ha un discreto patrimonio, una carriera onorevole
dinanzi a sè?... Lasciamoli a sè stessi, s'intenderanno.
Anche l'Angela aveva pensato così, anche l'Angela aveva parlato così al
nipote, la domenica mattina; oggi aveva mutato idea, e il terrore di
veder svanir l'ultimo sogno della sua vita la rendeva nervosa,
impaziente.
Ed ella replicò con impeto: — Ma se fra i due è sorto un equivoco che
può spezzar per sempre la loro felicità, non dovremo far quello che
dipende da noi per salvarli?
— Un equivoco? Quale?... È un fatto che nei primi due giorni ch'ero quì
parevano in ottimo accordo: mentre da domenica si sfuggono più che non
si cerchino.
L'Angela raccontò al fratello quello che aveva visto, quello che aveva
indovinato. E come ricordava ormai tutto! Le piccole civetterie della
Marialì con Tullio nella sera di Sabato, la crisi di lacrime al
pianoforte, l'apparizione grottesca di Giulio Frassini, quella sera
medesima, alle calcagna della Lisa; il grido doloroso dell'Antonietta; e
poi, la mattina appresso, l'atto di contrizione del cognato; e, nel
corso della giornata, a varie riprese, i lamenti di Tullio sul
voltafaccia della cugina, il suo correre a precipizio alla ricerca di
lei nell'imminenza del temporale; e, al ritorno, le parole acerbe contro
la ragazza, lo scatto contro gli Alvarez... E intanto, da parte
dell'Antonietta, quello stringersi con affettazione al padre, quasi per
difenderlo o per esserne difesa, quel riserbo ostinato verso gli altri,
come di chi teme d'esser scosso nella sua fede, nella sua follia di
sacrifizio...
— Perchè è una follia — insisteva l'Angela mettendo nel suo linguaggio
tutto il calore della giovinezza ch'ell'aveva perduta, tutto il fremito
della rivolta ch'ell'aveva soffocata quando si trattava di sè. —
L'Antonietta non deve immolarsi a suo padre.
— Ah no davvero! — esclamò Cesare in tuono convinto. — Egli non lo
merita.
Un lieve rossore colorò le guancie dell'Angela.
— È un disgraziato — ella disse.
— Con te fu uno sleale.
— Non rievochiamo un passato remoto — supplicò l'Angela. — S'egli ebbe
colpe le ha espiate crudelmente.
— Per questo non c'è dubbio — rimbeccò Cesare con ironia. — La Marialì
ha fatto le tue vendette... È vero ch'egli si consola con le serve...
Del resto, anche Agamennone, re dei re... anche Achille...
— Non scherzare — disse l'Angela. E riprese: — È un disgraziato... Ha
rovinato la sua vita, il suo ingegno... ma non è giusto che rovini
l'avvenire della sua figliuola, col farle credere ch'ella sola può
impedirgli di precipitare nell'estrema abbiezione...
— Parlagli — suggerì il fratello.
— Gli parlerò... Parlerò a lui, alla Marialì... all'Antonietta... a
Tullio... Ma tu devi ajutarmi... Pensaci... studia qualche espediente...
Fallo per me... Sarà una sciocchezza, ma mi pare che se la cosa
riuscisse avrei anch'io qualche anno di quella felicità che non ho mai
avuta... e che ormai non posso trovare che nella felicità degli altri...
Veder uniti quei due ragazzi... aver di tratto in tratto la loro visita
quì, nella nostra Villarosa, palleggiar forse tra le braccia i loro
bambini... oh credilo... mi sentirei rinata...
— Cara, cara Angela — disse Cesare, posando le sue mani in quelle di
lei. — Se dipendesse da me!... Ma che devo fare?... Non possiamo
sposarli per forza... Al più possiamo costringerli a legger dentro sè
stessi...
— Ebbene... io son sicura che quando v'abbiano letto, daranno ragione
alle mie previsioni.
Cesare tentennava.
— E se accadesse l'opposto?
L'Angela fece segno di no.
— Che potrei far io? — continuò il fratello seguendo il proprio
pensiero. — Con nostro cognato non ho linguaggio... E nemmeno con la
Marialì... All'Antonietta non tocca a me di parlare su un argomento così
delicato... Questo zio d'America ch'ella conosce appena, che non è
ancora abbastanza vecchio da imporsi... no, no, non conviene... Con
Tullio...
— Sì — interruppe l'Angela. — Incaricati di Tullio.
— Se vuoi... Ma ricordati che noi uomini non abbiamo la mano leggera
come voi altre, che andiamo troppo per le spiccie...
— Mi fido di te — disse l'Angela dopo una breve esitazione.
La legna ardeva nel caminetto con uno scoppiettio di scintille brillanti
d'una luce più viva nell'ombra che andava via via avvolgendo la stanza;
qualche goccia di pioggia batteva sui vetri...