XX.

Quando in una casa passa il soffio gelido della morte, e sia pur che

passi soltanto e non s'arresti, è come se accadesse una rivoluzione

improvvisa in tutti i congegni d'una macchina. La macchina non cessa

d'agire, ma sembra trasformarsi ad un tratto; il suo centro si porta là

dove la lugubre visitatrice s'annunzia, e, per quell'adattabilità ch'è

propria degli organismi morali, al nuovo centro le varie parti si

coordinano e si subordinano. Consuetudini inveterate si lasciano,

ostacoli che parevano insormontabili si abbattono, istinti che parevano

ribelli a qualunque freno si domano, fatiche che parevano eccessive si

affrontano, contrasti che parevano eterni si placano. Non tace, no,

l'egoismo umano; anzi se sopito si sveglia nell'animo stesso ove meglio

fiorisce la poesia divina del sacrifizio. Pensa ognuno: — Che sarà di

_me_ se la minaccia si compie? Qual posto prenderò _io_ nella famiglia

allorch'essa si ricomponga dopo la sventura che sta per colpirla? Sarò

più libero o più sottomesso? Sarò (oimè, anche a questo si pensa) più

ricco o più povero? E nondimeno tanto coloro in cui l'_io_ s'afferma

brutale quanto quelli in cui esso si nasconde ipocrita, o si ritrae

vergognoso, o si riscatta con miracoli d'abnegazione, sentono la tragica

solennità dell'ora, sentono che le cure quotidiane rimpiccioliscono e

devono cedere il passo innanzi al gran dramma svolgentesi sotto il tetto

domestico.

Così quella sera a Villarosa lo stato dell'Angela divenne di punto in

bianco l'oggetto unico delle preoccupazioni di tutti; le dispute

cessarono per incanto, ogni discorso che non si riferisse a lei ammutolì

sin dall'istante che pallida, inerte ella fu trasportata nella camera e

posta a giacere nel letto del fratello Cesare.

— Non si accalchino tutti quì — disse con fermezza Vignoni ch'ebbe il

merito di non perdere il suo sangue freddo. — Resti una delle sorelle, e

se crede resti anche lei, signor Cesare... Il signor Tullio potrebbe

mettersi a mia disposizione per andare a San Vito... La carrozza è

tornata?

— No — rispose Giacomo, il servo, ch'era salito anche lui e si torceva

le mani vedendo la sua padroncina in quello stato: con gli occhi

immobili, con una vescica di ghiaccio sulla fronte e senz'altro segno di

vita che l'ansar frequente del petto. — No, non ancora:... ma si può far

attaccare il biroccino, di cui si alza il mantice.

— Ed io son pronto — soggiunse Tullio rivolgendosi al dottore.

— Ma si cambi prima... Non si tenga addosso quei panni fradici.

— Se devo prender dell'altra acqua....

— Non importa... Si cambi... Ha il tempo... fin che attaccano... Chi

guida?

— Io stesso se occorre — replicò Tullio.

— No, no — ribattè Giacomo. — Ci sarà il ragazzo del fattore che ha

pratica.

— Spicciatevi allora — ordinò Vignoni al vecchio servo che s'indugiava,

quasi aspettasse una parola rassicurante.

Dal pianterreno si udiva uno scampanellare continuo.

— Ma non lascino soli quei due vecchi — insistè il medico... E voi,

Maddalena, che fate quì?

— Ci vorrà pure una donna.

— Si, ci vorrà per la notte... O la Lisa, o la cuoca... Voi dovete

invigilar sulla casa, sui padroni... Andate intanto... Anche loro, li

prego... E non spaventino il commendatore e la signora Laura... dicano

ch'è un deliquio provocato dalla stanchezza... ch'è indispensabile un

riposo assoluto.

— E se volessero venir di persona?

— No, s'è possibile, che non vengano... Verranno domani... Dunque resta

il signor Cesare...

— E a me non è permesso di rimanere? — chiese l'Antonietta.

— Più di due, no... O lei, o la sua mamma, o una delle sue zie... Veda,

signorina, forse la sua presenza sarebbe più utile giù, coi nonni...

La Marialì diede ragione al dottore.

— È vero, è meglio che tu scenda... Quì posso star io...

— Ma... — principiò l'Antonietta.

— Darà il cambio alla sua mamma... Non dubiti... Verrà il suo turno...

verrà il turno di tutti.

E Vignoni, con le buone maniere, accompagnava i ricalcitranti fino alla

soglia.

— Insomma, è un caso grave? — gli domandavano.

Il dottore tentennava la testa.

— Grave?... Temo di sì, pur troppo...

— Non è un semplice svenimento?

— Magari! Si sarebbe già riavuta.

— Una paralisi?

— Un arresto della circolazione?

— Una minaccia di meningite?

— Una congestione cerebrale?

Prudente, il medico si schermiva.

— Speriamo di no... Bisogna star a vedere... Dichiaro però che, da solo,

non assumo la responsabilità della cura... Si tratta di un'esistenza

preziosa... Io voglio sentir un'opinione autorevole... E se non hanno

obbiezioni io telegraferei subito... l'ufficio di San Vito sarà chiuso,

ma si può farlo aprire... telegraferei a Milano a Locresi ch'è stato mio

professore e che mi conserva molta benevolenza.

Era uno dei primi clinici d'Italia e il suo nome ottenne l'assenso

generale.

— Sì, Locresi, Locresi... Poich'ella crede indispensabile un consulto.

— Indispensabile — ripetè Vignoni. — Telegrafando stasera, per urgenza,

Locresi potrebbe partir domattina con la prima corsa ed essere a

Villarosa per mezzogiorno.

— Telegrafi lei, in nome nostro — disse Luciano Torralba. — Ha quì

l'occorrente?

— C'è tutto — rispose il dottore dopo aver dato un'occhiata alla

scrivania.

Richiuse l'uscio, si riavvicinò alla malata, si curvò ad ascoltarne il

cuore; poi si provò a chiamare:

— Signorina Angela, signorina Angela!

Cesare e la Marialì, i soli rimasti in camera, lo guardavano ansiosi.

— Non si risente?

— Per ora, no... Provino loro.

— Angela, Angela!

— Eh no — riprese il medico. — È inutile... Applicheremo le sanguisughe.

Tullio, che s'era deciso a mutar vestito, entrò in punta di piedi.

— Eccomi. Nulla di nuovo?

Vignoni fece un segno negativo col capo, scrisse rapidamente la ricetta

e il dispaccio, scrisse una riga per sua moglie avvertendola che sarebbe

rimasto a Villarosa la notte e disse a Tullio:

— Il farmacista s'incaricherà lui di farle aprir l'ufficio telegrafico;

il biglietto lo lascerà passando per casa mia... E ora, aspetti un

momento... Faccia un tentativo anche lei... La chiami.

— Zia Angela! Zia Angela!

Gli angoli della bocca, i muscoli del viso ebbero una leggera

contrazione; un lampo fuggevole balenò nelle pupille smorte.

— Zia Angela, mi conosci?

Le contrazioni e i movimenti di prima si rinnovarono, più lievi, quasi

impercettibili.

Il dottore intervenne.

— Basta... La coscienza non è spenta del tutto, ed è già molto... Vada,

signor Tullio, e torni presto.

— Per me... Se non piovesse andrei in bicicletta e in mezz'ora sarei di

ritorno... A ogni modo se sarà possibile prenderemo col biroccino la

scorciatoja che ho preso io stasera venendo a piedi.

— Adesso capisco perchè non hai incontrato la carrozza — notò la

Marialì.

E mentre il nipote s'allontanava fece anch'ella una carica a fondo

contro Villarosa.

— Come si può abitare in questo deserto, a cinque chilometri dal

telegrafo, dalla ferrovia, dal farmacista, dal medico?

— Il medico non è a cinque chilometri — osservò sorridendo Vignoni. — È

a meno di quattro. Del resto, lo vede, io sono a Villarosa metà della

giornata.

— Ma lei è un'eccezione, lei è amico di famiglia. No, no, non difenda

Villarosa... Starci uno o due mesi all'anno, passi... ma sempre!... Il

babbo vi si è voluto seppellir vivo per un ripicco, ecco la morale della

favola. La mamma, al solito, ha subìto la legge.

A questo punto la Marialì si voltò verso suo fratello e susurrò a bassa

voce:

— Vorrei poi sapere come farebbero a rimanerci se succedesse una

disgrazia...

— Non fermiamoci su questa ipotesi — interruppe Cesare, rabbrividendo. —

Zitto!... Chi è?...

L'uscio s'aperse, e sulla soglia, appoggiato al braccio dell'Antonietta,

comparve il commendatore Ercole.

Vignoni gli si precipitò incontro.

— Oh commendatore, perchè...?

— Non voglio esser trattato come un bambino — disse il vecchio Torralba

arrestandosi a pochi passi dal letto della figliuola. — Non voglio che

mi si nasconda la verità... È perduta?

Il dottore protestò.

— No, no... ho fede che la salveremo, che supereremo la crisi...

Tuttavia mi parve necessario un consulto...

— Lo so — riprese l'ex Prefetto respingendo una sedia che gli era

offerta dalla Marialì. — Luciano mi disse che Tullio portava a San Vito

un dispaccio pel dottor Locresi... E va bene... Ma potevano

interrogarmi... Ora più che mai — e le parole di Ercole Torralba

s'indirizzavano specialmente a Cesare e alla Marialì — ora più che mai,

durante la malattia dell'Angela, intendo aver io il governo della

casa... E anche dopo... se guarirà... Mi duole d'averla lasciata agir di

suo capo in questa occasione... Non volevo dar tanta solennità a queste

nozze d'oro, io... Avevo il presentimento d'una disgrazia.

— Nonno, non siedi proprio? — ripigliò l'Antonietta che avrebbe

desiderato ch'egli lasciasse il suo braccio per poter avvicinarsi alla

zia Angela.

Il commendatore rifiutò nuovamente.

— No, ora si scende. Quì non facciamo nulla di utile.

E interrogò il medico.

— Non conosce?

Vignoni rispose con un gesto dubitativo.

Il commendatore Ercole ordinò al dottore di avvertirlo, anche nel corso

della notte, se mai vi fossero novità; poi disse alla nipote: — Andiamo!

Misurando il suo passo sul passo lento e pesante del nonno, l'Antonietta

traversò la stanza al fianco di lui. Giunta sulla soglia gettò un bacio

all'inferma e si rasciugò una lacrima col dorso della mano.

Prima di richiuder l'uscio il dottore le gridò dietro: — Abbia la

compiacenza di mandar su qualcheduno con un'altra vescica di ghiaccio.

— Se non ha fatto l'effetto d'una vescica di ghiaccio questa visita! —

brontolò la Marialì. — Piuttosto che veder l'Angela voleva catechizzar

noi... ricordarci ch'è lui il padrone.

— Bisogna compatire i vecchi — soggiunse Vignoni. — Son tutti così...

Quanto più sentono sfuggirsi di mano le redini della famiglia tanto più

assumono un piglio autoritario... Son fuochi di paglia.

— In questo caso lo credo... Però il babbo ha avuto sempre l'umore

d'autocrata... Me ne appello a Cesare... E per questo, alla larga da

Villarosa.

Cesare nè negava nè assentiva. Una gran tristezza s'era impadronita

dell'anima sua. La parola infiammata dell'Angela l'aveva indotto a

traversar l'Oceano, l'aveva persuaso della bellezza, della santità di

questa riunione domestica, e ora, giunto sul luogo, sentiva che tutti

gli antichi vincoli erano allentati, che i suoi genitori erano divenuti

quasi estranei per lui, che di tutti coloro, maschi e femmine, con cui

egli aveva trascorso tanta parte dell'infanzia sola una donna gli era

veramente cara come negli anni giovanili, e quella donna era lì

agonizzante e forse sarebbe morta senza che un raggio di sole avesse

rischiarato la sua grigia giornata. Povera Angela! E nessuno aveva la

coscienza de' propri torti verso di lei; non il padre e la madre che

l'avevano oppressa, non la sorella che le aveva tolto il fidanzato e che

ora sedeva indifferente al suo letto, non l'amante che l'aveva tradita,

non gli altri, fratelli e sorelle, che l'avevano sacrificata al loro

egoismo! Egli stesso, che pure l'amava, quali prove d'affetto le aveva

dato? A che pensava in quel momento se non, morta o viva, a lasciarla

fra poco?

Nozze d'oro: romanzo · 第 29 / 44 题