I due Alvarez guardavano lo zio col sorriso ebete di chi non capisce.

Intervenne la Letizia in aiuto dei figliuoli.

— Che spiritosaggini!

— Non c'è niente di male — ribattè Cesare. — Ne ho conosciuti io dei

collezionisti di bottoni da camicia... Son gusti innocenti.

— Questo sì — ripigliò la Letizia che voleva slanciare una frecciata al

fratello. — Son gusti tranquilli che non danno dispiaceri alle famiglie.

L'Angela scendeva frettolosa per la gradinata.

— Eccomi finalmente... L'avete poi ricevuta la posta?

Assorti nella lettura, Luciano e Girolamo non risposero che con un segno

affermativo del capo.

L'Adele, alzando la testa da un giornale, additò le lettere e i

biglietti rimasti sulla tavola.

— Saranno congratulazioni per le nozze d'oro. Povero babbo! Gli farà

piacere che qualche amico lontano si ricordi di lui.

— Le apri tu le sue lettere? — chiese l'Adele ripiegando il foglio.

— Sì, in sua presenza... Talora le apre egli stesso, e io le leggo...

Diamo un'occhiata ai biglietti... Oh! _Carlo Tazzoni, senatore del

Regno_... Questo era consigliere delegato a Salerno, quando il babbo era

Prefetto... Letizia dovrebbe ricordarsene.

— Sì, sì... Me ne ricordo perfettamente... Era allora un bell'uomo,

alto, con due fedine da diplomatico, accurato nel vestire...

— Ma! — sospirò l'Angela. — È riuscito a esser senatore, lui... Il sogno

di nostro padre...

E seguitò a tirar fuori dalla busta i vari biglietti.

— _Conte commendatore Annibale Zilli, Capo divisione al Ministero

dell'interno — Onorevole Bariolo, deputato..._

L'Angela stette un momento sospesa.

— Ora che ci penso, come va che questa gente ha saputo della nostra

festa domestica?... Noi non abbiamo fatto pubblicità.

— C'era nel _don Chisciotte_ di venerdì, a proposito di quella seduta a

cui non potevo assistere — disse Girolamo. — È il numero che ho

comperato per viaggio. Credo di averlo ancora in tasca.

L'aveva in fatti e lo porse all'Angela, richiamando la sua attenzione su

un trafiletto di cronaca. «L'onorevole Torralba mandò una lettera al

Presidente della Lega dei contribuenti scusando la sua assenza dalla

seduta di iersera. Iersera appunto egli partiva per Villarosa ove i suoi

genitori celebrano le nozze d'oro. Felicitazioni ed auguri.»

— A me occorrerebbe spedir subito due telegrammi — saltò su a un tratto

Luciano. — Come si fa ora?

— Troveremo qualcheduno che li porti — disse l'Angela.

— No, no. Preferirei scriverli in stazione... Sono in francese e se non

sono presente io chi sa che _brioches_!... Non c'è una bicicletta?

— Anch'io ho da telegrafare — dichiarò Girolamo. — Una gran seccatura

questa mancanza d'un ufficio telegrafico!

— Dio buono! Non avrete mica l'apparecchio in casa nemmeno a Roma e a

Parigi — esclamò l'Angela un po' annoiata nonostante la sua indole

conciliativa.

A Girolamo venne un'idea luminosa.

— Se Max e Fritz ci prestassero il loro _tandem_ si potrebbe andar

insieme, Luciano ed io, sino a San Vito... Ve ne servite ora, ragazzi?

No, pel momento i ragazzi non se ne servivano, onde, consultata la

genitrice, essi accondiscesero al desiderio degli zii e li precedettero

nella rimessa ov'era depositata la preziosa macchina lucida, levigata,

civettuola come i suoi proprietari.

— Non ve lo sciupiamo, no — disse Luciano rispondendo alla muta

raccomandazione dei due giovinetti.

Quando il _tandem_ passò davanti al cancello, quelli ch'erano nella

villa sventolarono i fazzoletti ai due biciclisti.

— Occhio ai fossi! — gridò Cesare. — E non discutete di politica.

— Non c'è nulla di più antiartistico della bicicletta — osservò

Frassini. — È un prodotto degno di questo secolo di bottegai.

— Lo volete fare il giro del giardino? — propose l'Angela.

— _Le tour du propriétaire_ — borbottò la Letizia pure assentendo alla

proposta della sorella.

— Credo che l'Adele lo conosca appena — riprese l'Angela.

— È vero; fui quì tre o quattro volte, e il giardino non credo d'averlo

mai girato tutto.

— È abbastanza grande.

— Grande! Grande! — ribattè la Letizia col suo tuono sprezzante. — Il

ricinto non è piccolo, ma non c'è orizzonte... da noi a Posilipo c'è il

mare, ci son le isole, c'è il Vesuvio...

La Marialì alzò le spalle.

— Se fai entrare nel tuo giardino anche il Vesuvio!

In fin dei conti a lei non importava nulla nè di Posilipo, nè di

Villarosa, nè di luogo alcuno al mondo se non in quanto vi fosse

l'opportunità di civettare. E il carattere affatto domestico della

presente cerimonia le toglieva la speranza di far valere i suoi vezzi.

— La gioventù con la gioventù — disse l'Angela a Max e a Fritz. — Perchè

non raggiungete l'Antonietta e Tullio che sono avanti già d'un buon

tratto?

Cesare si mise a ridere. — Quelli non si confondono.

Ma gli Alvarez chiesero licenza alla madre di salire un momento in

camera per riordinare le loro cartoline. Sarebbero discesi poi.

— Come vi piace — rispose la Letizia. — Non stenterete a trovarci... Non

ci si perde a Villarosa, non c'è pericolo.

Indi ella vantò i suoi figliuoli. Ubbidienti, rispettosi, amorevoli, non

movevano un passo senza consultarla, quantunque l'uno avesse

diciott'anni, l'altro diciasette.

Nozze d'oro: romanzo · 第 15 / 44 题