Niente di più naturale che in quella sera di giovedì 12 Ottobre ch'era
la vigilia dei primi arrivi, si fosse un po' nervosi alla Villa. Però la
nervosità del commendatore Ercole Torralba aveva in sè qualche cosa di
acre che impensieriva la buona Angela.
— Oggi non capita nessuno — brontolava l'ex Prefetto; — nè Vignoni, nè
don Antonio, nè il farmacista, nè il segretario... Si è fatta correre
una parola d'ordine...
— No — disse l'Angela sollevando gli occhi dal giornale; — avranno
creduto che tu volessi coricarti più presto del solito.
Il commendatore si strinse nelle spalle. — Sciocchezze!... Così si passa
da un estremo all'altro... Oggi un mortorio, domani uno schiamazzo
indiavolato.
— Domani Cesare ci racconterà le sue avventure — soggiunse la figliuola.
— Belle avventure, sì — ribattè il padre. — Un ragazzaccio che ha
provato cento mestieri senza fermarsi su nulla.
— Ora s'è fermato — riprese l'Angela con dolcezza.
— Chi lo sa?... A ogni modo, per fermarsi è dovuto andare in America...
Ha piantato i suoi genitori, ha piantato te... Poteva viver tranquillo
quì, prendere il posto lasciato vuoto da suo fratello Manlio, investire
in fondi la somma ereditata dallo zio, e invece...
— Non aveva vocazione per l'agricoltura...
— Già, tu lo hai sempre difeso... per amor dei contrasti.
— Babbo! — supplicò l'Angela colta da un subito sgomento. — Non
amareggiamoci questi giorni che devono esser giorni di felicità e di
concordia... Saremo tutti uniti,... tutti quelli che rimangono... ed era
tanto tempo che non eravamo uniti!... Se pur ci furono attriti in
passato, dimentichiamoli, non diamo posto fra noi ai tristi ricordi...
Non dico bene, mamma, non sei della mia opinione?
Questa interrogazione era rivolta a una vecchietta in cuffia bianca e
vestito nero di seta che se ne stava rannicchiata su una poltrona, con
uno sciallo sulle spalle e una coperta di lana sulle gambe.
La vecchietta era sempre stata dell'opinione di qualchedun altro, e
questa volta ell'aveva il desiderio vivissimo d'esser dell'opinione
della sua figliuola, ma non osava parlare per tema di dar torto al
marito il quale la teneva compressa sotto il suo pugno di ferro.
Nondimeno ella balbettò: — Eh sì... tu dici bene... sì... anch'io...
L'unione nelle famiglie è una bella cosa...
Subito dopo ella se la prese con le sue doglie. — Ah questo braccio,
questo braccio... Neanche il massaggio ha servito.
— Niente di quello che ordinano i medici serve — borbottò Torralba.
— Credo sia l'ora della mia pillola — ripigliò la signora Laura.
— No, mamma — rispose la figliuola. — È presto.
— Mi pareva...
— Sta tranquilla che ci penso io.
— Pillole e unguenti — disse il commendatore Prefetto. — Ecco le
allegrezze della nostra età... Tu l'hai spuntata, Angela. Ti sei messa
in quattro a questa impresa, e ormai non si può più tirarsi indietro. Le
festeggieremo le nostre nozze d'oro. Ma, credilo, non c'è sugo a
chiamare a raccolta i figliuoli perchè ci vedano ciechi, sordi,
sdentati, rammolliti, impotenti. Quelli che ci son stati sempre vicini,
quelli dinanzi a cui siamo declinati a grado a grado si capisce che ci
portino le loro congratulazioni per un avvenimento che a loro sembra
giocondo... Ma gli altri si poteva contentarsi che ci mandassero i loro
auguri per lettera...
Come se questa tirata l'avesse stancato, Ercole Torralba chinò la testa
sul petto e parve assopirsi.
L'Angela rasciugò in fretta una lacrima e avvicinandosi a sua madre
inerte sulla poltrona tentò divagarla col richiamar l'attenzione di lei
sui regali ch'erano disposti in bell'ordine tutt'all'intorno. Regali dei
figli e delle figliuole, dei generi e delle nuore, regali dei nipoti e
delle nipoti, regali di qualche raro amico superstite e memore. Alcuni
s'adattavano all'età delle persone a cui erano destinati; pantofole
ricamate, sacchi da piedi, coperte di seta, guanciali di piuma, paralumi
e paraventi; altri erano i soliti gingilli che si trovano dal
chincagliere: album, vasi, coppe, statuine, calcafogli, ecc. ecc.
— E ne verranno ancora domani — notò l'Angela mentre lo sguardo della
signora Laura si posava distrattamente sui vari oggetti.
— Sì, sì, — sospirò la vecchia signora. — Ma nessuno mi regalerà un
specifico per i miei reumatismi.
Il commendatore si scosse, spinse indietro con una mano il fiocco del
berretto che gli era caduto sul fronte, e chiamò: — Angela! Angela!
— Eccomi, babbo.
— Perchè non mi leggi i giornali, stasera?
— Sono pronta... Credevo che tu dormissi.
— Già — rimbeccò l'ex Prefetto. — Tu credi sempre ch'io dorma.
Con la solita aria rassegnata, l'Angela sedette al tavolino e spiegò la
_Tribuna_.
— C'è un articolo di fondo sul _Transval_.
— Me n'importa molto del _Transval_! — disse il commendatore con una
spallucciata. — E nel _Corriere_ che cosa c'è?
— Ci son due colonne sul _Ministero e il paese_ — rispose la figliuola
aprendo l'altro foglio che le stava dinanzi. E nel legger quel titolo la
voce di lei aveva una certa esitazione, perch'ella sapeva benissimo che
se la politica estera non interessava suo padre, la politica interna
aveva quasi sempre la virtù di farlo uscire dai gangheri.
— Il ministero e il paese! — esclamò sarcasticamente Ercole Torralba. —
L'uno val l'altro... Ah, se quarant'anni addietro si fosse potuto
prevedere quello che sarebbe successo non si avrebbe rischiato la pelle
per mettere in piedi questa baracca.
Invero il Torralba la pelle non l'aveva rischiata; era giustizia
tuttavia il riconoscere che in gioventù egli era stato un buon patriota
e s'era adoperato secondo le sue forze in prò della causa nazionale. Ma
egli non era uomo d'idee larghe e d'animo alto; aveva una certa facilità
e apertura d'ingegno che, non corretta, non regolata dalla meditazione e
dallo studio, lo rendeva spesso avventato ne' suoi giudizi e gli dava un
concetto eccessivo di sè; aveva la stretta probità ch'è bastevole perchè
uno faccia il proprio dovere; non la delicatezza orgogliosa che ci vieta
di mercanteggiare i compensi per questo dovere adempiuto. Onde, entrato
nei pubblici uffici, era stato sempre un funzionario inquieto, ombroso,
incontentabile. Gli pareva che si disconoscessero i suoi servigi, gli
pareva che gli si preferissero altri men degni; e le promozioni e le
onorificenze che pur gli venivano largite arrivavano troppo tardi per
disarmarlo. Prefetto successivamente in varie provincie del Regno, s'era
fitto in capo che l'alta carica dovesse fruttargli un seggio al Senato,
e tempestava di sollecitazioni deputati e ministri, e deluso a ogni
infornata tirava giù a campane doppie contro la camorra trionfante. Si
può figurarsi se i suoi umori si fossero inaciditi dopo il suo
collocamento a riposo nel 1880. Sebbene fosse in fondo d'idee
conservative, il suo linguaggio verso il Governo somigliava a quello dei
più scalmanati ed egli si univa con questi nel pronosticare la rovina
del giovine Regno d'Italia. Un paese che mancava di riguardi a lui era
un paese immeritevole, nonchè di prosperare, di esistere.
— Una baracca da fiera di villaggio — seguitò il Torralba — ove i
Ministri ballano sulla corda e i deputati fanno da pagliacci, e il
pubblico, ch'è poi composto di tutta la nazione, fischia ma paga.
— Però — riprese timidamente l'Angela — quando Girolamo le dice lui
queste cose, tu gli dai sulla voce.
— Sicuro. Lui non ha il diritto di dirle... Che sacrifizi gli è costata
l'Italia? Ha trovato il pranzo pronto e s'è seduto a tavola. Se si son
commesse delle ingiustizie (e quante e quali!) a danno di suo padre,
egli non s'è guastato il sangue... A lui tutto andava a seconda. Mentre
noi ci rifugiavamo in quest'eremo egli piantava a Roma il suo studio
d'avvocato, sposava una donna ricca, gettava le basi della sua
candidatura al Parlamento, e tra i clienti e la consorte e la politica
aveva un'infinità di buone ragioni per non venir quì che a ogni morte di
Papa... Ora siede all'estrema sinistra e si atteggia a tribuno, ma in
casa sua fa l'aristocratico e tien carrozza e cavalli e servitori in
guanti bianchi e lascia che sua moglie si freghi intorno alla nobiltà...
No, no, non c'è logica, non c'è altro che il tornaconto.
— Ebbene, babbo, io prego te e pregherò Girolamo di non tirare in campo
nei vostri colloqui nè il Governo, nè il Parlamento, nè il paese, nè la
democrazia, nè l'aristocrazia, nè niente di tutto quello che può esser
fonte di dissidi.
Forse nell'animo dell'ex Prefetto balenò l'idea della vanità d'ogni
contrasto per chi era come lui all'orlo della tomba, ed egli accolse con
inusata mansuetudine le raccomandazioni della figliuola limitandosi a
borbottare: — Per me tanto... ormai...
Dalla sua poltrona la signora Laura piagnucolò: — Angela, questa
pillola.
— Alle dieci, mamma, alle dieci, non prima. — Sai che il medico vuol che
ci siano almeno quattr'ore d'intervallo fra l'una e l'altra.
Quando la signora Laura si fu quetata, l'Angela riprese in mano i
giornali e ne lesse ad alta voce quà e là alcuni brani, saltando tutto
ciò che poteva eccitare la suscettività di suo padre.
Alle dieci e un quarto i due vecchi si coricarono.