[10] Il maestro _convalescente_ era Alberto Mazzucato. Appena si seppe

che il Mariani avrebbe aderito ad assumere alla Scala la direzione

dell'opera l'_Africana_, parve destarsi un serio allarme fra i

professori dell'orchestra. Si temette che il valente e famoso

maestro venisse ad impadronirsi per sempre del seggio ambito da

molti. Per scongiurare il pericolo, i più intriganti si fecero

dattorno al Mazzucato e colle belle, colle buone, lo indussero ad

abbandonare il letto ed a riprendere la sua bacchetta da direttore.

La storia del teatro è una trama di bassi intrighi. E vi è chi

chiama il teatro il tempio dell'arte.

[11] Vanitoso, come tutti i favoriti dalla natura e i corteggiati dal

mondo, il Mariani più che alla sua fama di musicista, teneva a

quella di grande patriota e di politico chiaroveggente. Narrava

piacevolmente certe sue storielle non sempre verosimili, dov'egli

figurava da eroe o da martire, secondo l'occasione. Si diceva amico

intimo di Imperatori, di Re, di alti personaggi diplomatici; a

questi aveva dato consigli di moderazione e di saggezza, ad un altro

aveva suggerito dei piani di battaglia. Allorquando, nel 1859, si

seppe che Napoleone III, alla testa di duecentomila francesi,

scendeva in Italia per muover guerra agli austriaci, il Mariani

andava ripetendo agli amici che di quell'avvenimento poco o punto si

meravigliava, comecchè egli ne fosse già prevenuto

segretamente da un _alto personaggio_.--E chi era l'alto

personaggio?--Diamine! ci vuol tanto a indovinarlo? Egli stesso....

il mio _amico Luigi_.»--E qui, si faceva a narrare che trovandosi

egli nella precedente primavera a Parigi, avea nel gran viale dei

Champs-Elisées, incontrato una mattina un elegantissimo _tilbury_

guidato dall'Imperatore. Questi, al vedere il suo _vecchio amico di

Rimini_, aveva repentinamente trattenuti i cavalli, e accennatogli

di accostarsi. Naturalmente, il Mariani obbedisce, si accosta alla

carrozza, col cappello in mano.--Via! bando ai complimenti, copriti

il capo! gli dice l'imperatore con accento cordialissimo--so che sei

a Parigi da due giorni e non ebbi ancora l'onore di una tua

visita--Sire... Maestà....--Via! perchè oggi non mi tratti da

amico?... È vero, oggi io mi chiamo imperatore dei francesi, ma

tu sei l'imperatore delle orchestre.... Alle corte!... Se

l'imperatore dei francesi può esserti utile in qualche cosa, non

hai che a profferire una parola.--Sire, risponde allora il Mariani

con voce supplichevole, per me non chiedo nulla, ma voi potreste far

molto per la mia povera Italia....--Per esempio? domanda

l'imperatore.--Per esempio.... dar la mano al Piemonte, intimar

guerra all'Austria, e liberarci dall'orrendo giogo che ci pesa sul

capo.--Non chiedi altro? esclama l'imperatore.--Null'altro,

Sire.--Ebbene, ti prometto che alla primavera del 1859 la tua Italia

sarà liberata dall'Alpi all'Adriatico; ma bada, veh! silenzio per

ora! su queste parole, il principe diè una sferzata ai cavalli--e

il Mariani.... tornò in Italia di lì a pochi giorni per

riprendere il suo seggio al Carlo Felice.--Questo aneddoto,

tuttochè ripetuto spesso dal Mariani, con stranissime varianti,

incontrava degli increduli, ma egli lo narrava con tanto garbo, che

nessuno osava fargli delle obbiezioni, e taluni gli rendevano anzi

vivissime grazie di avere colle sue franche parole esercitata sulla

politica di Napoleone una influenza sì favorevole alle sorti

italiane.

[12] Quella che da venti anni suol chiamarsi in Italia _arte_

dell'avvenire, non è che un vano attentato contro il buon gusto e

contro il senso comune. Ora, non è a credersi che simili

attentati possano mai riuscire. Converrebbe che la fibra umana si

mutasse, converrebbe che le tendenze più nobili dello spirito e

le aspirazioni verso il bello si spegnessero affatto. Dal caos

momentaneo, prodotto da un fenomenale straripamento di ciurmeria e

di grulleria altolocata uscirà quando meno lo si attende, il Nume

novello, che separerà le acque dall'_humo_ e la luce dalle

tenebre. I ranocchi torneranno al pantano, e gli uccelli

riprenderanno nell'etere sereno i loro canti melodiosi.

NOTE

ALLA BIOGRAFIA DI G. PACINI

[1] Dei giornalisti non è a far meraviglia; a certe epoche costoro

si rimbalzano l'uno all'altro delle frasi, senza darsi la pena di

riflettere un istante per vedere quanto vi sia in esse di vero o di

assurdo. È piuttosto a stupire che i giovani maestri, e fra

questi anche i più colti ed esperti dell'effetto teatrale,

mostrino tanto abborrimento per la cabaletta; la quale non è, in

ultima analisi, che un ritmo musicale molto atto ad esprimere le

concitazioni ed i sussulti della passione. Si pretende da certi

barbassori della critica che la cabaletta ripugni al gusto odierno

del pubblico. Nulla di più falso. Nelle due opere più

fortunate del Gomes, _Guarany_ e _Salvator Rosa_, i punti più

culminanti del successo furono segnati dalle cabalette dei duetti a

soprano e tenore. Alla prima rappresentazione della _Fosca_, il

pubblico della Scala cominciò a riscuotersi e ad applaudire con

entusiasmo ai primi accenni della cabaletta: _Cara città natia_.

Qualche cosa che arieggia la cabaletta è il canto. _O dolce

voluttà_, del Marchetti; ed è là che gli spettatori paiono

elettrizzarsi, e in ogni teatro dove si rappresenta il _Ruy Blas_,

quel frammento lirico lo si vuol ripetuto. Dove fu dato il _Papà

Martin_ del Cagnoni, la cabaletta a tenore e soprano ottenne sempre

gli onori della replica, E quanti esempi potremmo accumulare! Non

è egli vero che alla riproduzione di molte opere antiche e troppo

spesso riprodotte in ogni città, avviene spesso che il pubblico

dia una solenne smentita ai sistematici denigratori della cabaletta?

Sovveniamoci dei _Puritani_ e dell'_Anna Bolena_, ricomparsi alla

Scala recentemente. Nell'antica e troppo obliata opera del

Donizetti, il tenore Gayarre trovò il suo punto di successo nel

brillante ritmo dell'aria: _Ah! così nei dì ridenti_, tanto da

doverlo ripetere ogni sera fra le ovazioni più clamorose.

Malgrado questi fatti, i giornalisti non cesseranno di ripetere la

loro frase, e i maestri sapienti, per rispetto all'assurda diceria,

si guarderanno bene dal solleticare l'orecchio del _volgo idiota_

con un ritmo che indubbiamente suol colorire di tanta luce il

melodramma. Così avverrà che molte opere non prive di pregi

sprofonderanno per _omnia sæcula_ nella dissolvente ammirazione

dei dotti.

[2] Qui si allude alle antiche carceri attigue al Palazzo di Polizia

in contrada di Santa Margherita.

[3] Si vuole che una nordica principessa, la quale a Milano si rese

celebre per la sua avvenenza, pel suo spirito, per le sue

profusioni, per molte belle doti di mente e di cuore, nel copioso

elenco de' suoi amanti fortunati inscrivesse anche il Pacini.

Sarebbe vano indagare quanto vi sia stato di vero in tale diceria;

pure da essa ebbe origine quella specie di animosità che il

pubblico milanese dimostrò al Pacini in più occasioni,

fischiando con irriverenza spietata parecchie sue opere ben riuscite

altrove e non vuote di pregi. Non è raro il caso che un

pettegolezzo da salotto od una indiscrezione da alcova influiscano

sovra un successo teatrale. Giovò a taluni artisti, ad altri

nocque la fama di stalloni valenti; la _bestia pubblico_ ha degli

strani, inesplicabili capricci.

[4] La _Saffo_ non ottenne mai a Parigi un successo completo. La

egregia Sannazzaro volle farsene interprete al teatro degli Italiani

verso l'anno 1853, ma anche quest'ultima prova noa valse a rendere

accetto lo spartito al pubblico francese. Vuolsi avvertire che la

bella e appassionata interprete del capolavoro di Pacini accusava

fino d'allora un sensibile deperimento de' suoi mezzi vocali. Le

prime opere del Pacini ebbero all'estero miglior fortuna. _Gli Arabi

nelle Gallie_ e _Gli ultimi giorni di Pompei_ ottennero al loro

apparire una voga mondiale. Pure, _Gli Arabi nelle Gallie_,

riprodotti a Parigi verso l'anno 1868 per ordine di Napoleone III,

parvero una cosa sbiadita, e la famosa aria _Di quelle trombe al

suono_, che al giovane Bonaparte esulante era apparsa anni addietro

piena di fuoco marziale, alla vigilia di Sédan produsse l'effetto

di una nenia funebre.

[5] Salvatore Cammarano fu, dopo il Romani, il più abile poeta

librettista dell'epoca che trascorse dal Rossini al Verdi. Era

napolitano; la sua fervida fantasia, l'ottimo cuore esuberante di

affetti, la varia coltura, l'innato buon gusto, erano doti più

che sufficienti per fare di lui uno splendido poeta lirico, da

mettersi a paro coi più illustri d'Italia. _Dovette_ darsi al

_libretto_ per musica, tanto da campare la vita; ciò che vuol

dire abdicazione completa della propria individualità,

sacrifizio, suicidio. Ne' suoi melodrammi rifulgono a tratti i raggi

della sua bella intelligenza. Fu superiore al Romani nella potenza

creatrice, e lo vinse altresì nella varietà degli intrecci

drammatici e nella concitazione degli effetti scenici; qualche volta

gli si accostò nella fluidezza del verso e nella espressiva

chiarezza dello stile. La _Saffo_, la _Lucia_, la _Maria di Rohan_,

la _Luisa Miller_, la _Vestale_, gli _Orazi e Curiazî_, la

_Battaglia di Legnano_, vanno annoverate fra i suoi migliori

libretti. Soggiacque anch'egli alla sorte comune a tutti i poeti del

melodramma; si bisticciò coi maestri, vide i suoi versi deturpati

e sconciati da mani sacrileghe. Visse povero, melanconico, infelice;

non raccogliendo dal suo ingegno subordinato e manomesso, che la

critica acerba degli invidiosi e le ingiuste recriminazioni dei

musicisti fischiati. (Veggasi il _Libro azzurro_, di prossima

pubblicazione).

[6] Nella solenne commemorazione funebre celebratasi a Lucca in onore

del defunto maestro, si eseguirono i seguenti pezzi:

1.° Gran marcia a banda ed orchestra, sopra motivi tratti dalle

composizioni di Pacini.

2.° Messa da _Requiem_ a quattro voci e grande orchestra

scritta dall'illustre defunto.

3.° Altra marcia a banda ed orchestra.

4.° Elogio funebre letto dall'illustre signor Vincenzo Sartini,

professore di filosofia al R. Liceo di Lucca.

5.° Assoluzione a quattro voci ed orchestra, composta dallo

stesso Pacini.

Il servizio musicale era affidato alla Cappella del Municipio e

diretta dal maestro Fortunato Maggi. Varî altri professori e

dilettanti del paese e delle vicine città di Pisa e di Pescia si

prestarono gratuitamente alla solenne cerimonia musicale.

NOTE

ALLA BIOGRAFIA DI GUSTAVO MODENA

[1] In teatro ho veduto degli orrori. Qualche volta il pubblico, anche

quello dei teatri meglio frequentati, diventa canaglia. Tengo nota

di molti scandali avvenuti sotto i miei occhi a Milano ed altrove.

Mi limiterò a citarne uno solo, che dopo quello delle fischiate e

delle invettive toccate a quell'insigne letterato italiano che

portava il nome di Ugo Foscolo, vuol essere annoverato fra i più

mostruosi. Era promessa al vecchio teatro Re la rappresentazione di

un nuovo dramma intitolato: _L'indomani dell'ebbro_, e n'era autore

quel bravo e modesto Giacometti, il quale, per molti anni, sotto i

rigori della dominazione austriaca, non aveva mai cessato di tener

fermo a scrivere pel teatro. Il dramma doveva avere sette atti, o

sette quadri, che si voglia. La gente era accorsa numerosa. Si alza

il sipario--la scena rappresenta una bettola, qualche cosa di

somigliante ad un _assommoir_, dove operai e popolani d'ogni risma

stanno bivaccando. Il protagonista non tarda a comparire. Si

comprende. È un marito della classe lavoratrice, forse un buon

marito, un buon padre famiglia, che viene a spendere nell'orgia dei

bevitori il salario della settimana. Lo spettacolo della bettola non

è molto attraente. Gli attori, mezzo ebbri, si presentano

scamiciati e parlano un linguaggio che si accosta molto a quello

usato dallo Zola nel suo celebre romanzo cui la Francia ha fatto

l'onore di oltre settanta edizioni. Non si tratta che di un prologo;

all'autore necessita di far ubbriacare il suo protagonista; il vero

dramma dovrà svolgerai nell'atto seguente, dove comincieranno a

rivelarsi le inevitabili conseguenze del vizio. Ma quel milliajo di

spettatori azzimati e guantati, che vorrebbero darsi l'aria di

pubblico intelligente, alle prime scene del prologo si danno a

bisbigliare e a battere i piedi; ed ecco, in meno che io nol dica,

sollevarsi il rumorìo con un crescendo sì assordante, che gli

attori debbono ritirarsi, e il sipario vien calato a precipizio come

si trattasse di coprire un abbominio. La rappresentazione

dell'ignoto dramma non venne ripresa nè quella sera, nè più

mai. Il pubblico gustò per un istante quella che suol essere la

sua maggiore felicità, infliggendo un oltraggio ed un dolore ad

un uomo d'ingegno; unica rappresaglia, unica soddisfazione che il

teatro consenta alla canaglia degli idioti. Povero Giacometti! E

forse, il suo concetto sociale precedeva di trent'anni quello dello

Zola, e il suo _Assommoir_ era per avventura colorito di un verismo

del pari efficace e indubbiamente meno _vacchesco_. Mi si perdoni la

triviale espressione; l'ho imparata in quel volume, altrettanto

famoso che ributtante.

[2] Il teatro drammatico italiano deve molto ad Alamanno Morelli. Non

pago di insegnare coll'esempio, questo egregio attore, che in molte

parti rivaleggiò coi più illustri tanto nel dramma serio come

nella commedia goldoniana, si adoperò mai sempre alla creazione

di una compagnia-modello, riunendo i migliori artisti dispersi nelle

innumerevoli compagnie italiane. I suoi sforzi furono coronati, ed

egli potè ottenere ciò che al Modena fu ostinatamente conteso

dalla persecuzione governativa e dall'odio dei partiti politici.

NOTE ALLA BIOGRAFIA

LA CASA DI VERDI A SANT'AGATA

[1] Il professore che diede il voto sfavorevole pel quale il Verdi fu

respinto dal Conservatorio, era quel bravo Angeleri, che pel corso

di parecchi anni insegnò agli alunni dell'Istituto musicale di

Milano l'arte di suonar il pianoforte. Il Verdi, sempre equo e

modesto ne' suoi apprezzamenti, ricorda questo fatto senza rancore,

e parlandone meco, parve intendesse a giustificare in certa guisa lo

strano verdetto. L'Angeleri aveva un suo metodo speciale di educare

gli allievi, metodo eccellentissimo, a giudicarne dai risultati.

Egli amava dunque di dar lezione a quei soli che non avessero ancora

attinto alla scuola di altri maestri. Il Verdi, presentandosi a lui

per dargli un saggio della sua abilità sul pianoforte, appariva

per avventura troppo viziato dagli insegnamenti avuti a Busseto,

perchè l'altro volesse darsi la briga di ricominciare ad

istruirlo. Era questione di meccanismo; e forse il brav'uomo,

vedendo il giovinetto leggere di primo tratto la musica ed eseguirla

sul pianoforte a dispetto delle regole, disperava ottenere da lui

quella subordinazione e quella pazienza che si volevano per mutar

metodo. Così stando le cose, viene alquanto a temperarsi la

meraviglia che oggi si desta al pensare che il futuro autore del

_Nabucco_, della _Traviata_, del _Don Carlos_ e d'altri venti

spartiti improntati delle orme del genio, si vide chiusa in faccia

la porta del Conservatorio. E facciam voti che l'egual caso avvenga,

oggi specialmente, a tutti i giovani predestinati da Dio alle grandi

creazioni dell'arte.

[2] Vi è molto di erroneo nelle dicerie che corrono relative

all'appoggio che il Verdi ebbe da un ingegnere anni sono notissimo a

Milano, quando si trattò di far rappresentare per la prima volta

il _Nabucco_ alla Scala. Anche in quella occasione, i maggiori

sacrifizii vennero compiuti dal Barezzi. All'anzidetto ingegnere

(brav'uomo, del resto) il Verdi si mostrò nullameno devotissimo,

dedicando a lui il suo splendido spartito.

[3] Veggasi il _Libro azzurro_.

[4] Il Fetis, inebetito dalla costante sua mania di denigrare il

celebre maestro italiano, che schiacciava le sue critiche assurde e

biliose cogli incessanti trionfi dello sue opere, fece del Verdi,

nel _Dizionario biografico dei musicisti_, un

ritratto compassionevole, inventando col suo maltalento una

fisonomia che è la negazione più sguaiata del vero. «Il est

evident (scrive il Fétis) que jamais phisionomie de compositeur

ne fut moins révélatrice de talent. Cet exterieur glacé;

cette impassibilité de traits et de l'attitude, ces levres

minces, cet ensemble d'acier, peuvent bien indiquer l'intelligence;

un diplomate pourrait bien être caché là-dessous; mais

personne n'y pourrait découvrir les mouvements passionés de

l'âme, qui seuls président à la création des belles

oeuvres du plus emouvant des arts.» Abbiamo trascritto questo

breve tratto, per mostrare quanto il (partito preso) e la fatua

ostilità poterono allucinare un biografo che ottenne, mentre

visse, fama di egregio scrittore di cose musicali. La profondità

e la intensità dello sguardo, le linee della fronte altera e

pensosa, i subitanei moti delle sopracciglia, delle nari e del

labbro, ad ognuno che getti una occhiata anche fuggitiva sulle

sembianze del Verdi rivelano tutta la potenza del suo grande

intelletto, e quella energia di sentimenti che fanno di lui lo

Shakespeare dell'opera musicale.

[5] La mia prima visita a Sant'Agata data dal 1867. Io era andato dal

Verdi per eseguire dei rappezzi al libretto _La forza del destino_,

che l'illustre maestro pose in scena l'anno dopo al teatro della

Scala. Più tardi tornai replicatamente alla Villa mentre era in

gestazione l'_Aida_.

[6] In quel laghetto poco mancò che il Verdi e la sua ottima

signora perdessero la vita di là a pochi mesi. Mentr'essi, in sul

far della sera, scorrevano a diporto sulle acque, il battello,

urtato da un tronco d'albero sporgente dalla riva, si capovolse, e i

due navigatori caddero e si sommersero. Il pericolo fu grave; se

immediatamente non fossero accorse sul luogo alcune persone che per

caso si trovavano a poca distanza, qual sciagura irreparabile!

[7] La signora Giuseppina Strepponi fu egregia cantante, ed emerse fra

le più celebri prime donne che calcarono le scene della Scala dal

1839 in appresso. Era una _Lucia_ insuperabile e una adorabile

Elvira nei _Puritani_; riusciva ugualmente nelle parti di sentimento

come nelle parti comiche, e noi ricordiamo con qual brio ella

cantasse a lato del Ronconi, insuperabile Dulcamara, la briosa parte

di Adina nell'_Elisir d'amore_. La Strepponi fu la prima interprete

della parte di Abigaille nel _Nabucco_, e il Verdi la conobbe a

quell'epoca, vale a dire nell'anno 1842, quando per la prima volta

fu dato alla Scala il biblico spartito che gli aperse il cammino

della gloria. Alle doti esimie della cantante, quella che oggi è

la moglie del grande maestro, accoppia una coltura di spirito, quale

difficilmente si riscontra nelle donne di condizione più elevata.

Ella parla e scrive perfettamente tutte le lingue d'Europa, e

versata in ogni ramo di letteratura e di scienza, giudica d'ogni

cosa con rettissimo criterio ed ottimo gusto.

[8] Colla _Aida_ e colla _Messa di requiem_, il Verdi ha chiuso

splendidamente la sua carriera di musicista. È indubitabile che

un nuovo spartito di lui equivarrebbe ad un nuovo trionfo dell'arte

musicale italiana; ma quando si pensa al grande consumo di

vitalità che si richiede ad un uomo di genio per ogni creazione,

ci vien meno il coraggio di unire la nostra alle incessanti

insistenze di chi vorrebbe spingere il Verdi a nuove fatiche.

All'autore dell'_Aida_ nulla più rimane da conquistare. Egli ha

raggiunto quanto un artista può desiderare sulla terra; gloria,

ricchezza, affetti leali e devozioni sincere. Un solo augurio noi

dunque dobbiamo indirizzargli dal cuore: sano e lungo riposo sugli

allori mietuti.

FINE DELLE NOTE.

INDICE

Prefazione Pag. 5

BIOGRAFIE

Angelo Mariani, Pag. 9

Giovanni Pacini, » 49

Gustavo Modena, » 77

Giuseppe Rota, » 125

La Casa di Verdi a Sant'Agata, » 151

NOTE

Angelo Mariani, Pag. 169

Giovanni Pacini, » 186

Gustavo Modena, » 191

La Casa di Verdi a Sant'Agata, » 194

MILANO--TIP. EDITRICE LOMBARDA--MILANO

_Opere in corso d'Associazione:_

G. DORÉ

IL LIBRO DELLE FATE

_di G. PERRAULT_

__Illustrato con 40 grandi quadri.__

Ogni fascicolo L. __1,50__--L'Opera intiera L. __18.__

DON CHISCIOTTE

ILLUSTRATO DA

G. DORÉ

Ogni fascicolo L. __1,50__--L'Opera intiera L. __63.__

G. EBERS

L'EGITTO

__Illustrato con circa 700 incisioni.__

Ogni fascicolo L. 1,50--L'Opera intiera L. 75.

LA BIBLIOTECA ILLUSTRATA DELLE FAMIGLIE

EDIZIONE IN-8 GRANDE

_Centesimi __5__ la dispensa._

_Dirigere commissioni e vaglia alla Tip. Editrice

Lombarda, Via A. Appiani, 10._

__Lire 2.__

Libro serio · 第 7 / 7 段