_Giuseppe Paternò_
=CAPITOLO III.=
=Garibaldi s'imbarca coi suoi legionari per l'Italia.=
Si era alla fine del 1847 e ogni bastimento che approdava alla Plata,
portava dal vecchio continente l'annunzio di avvenimenti importanti.
Un nuovo Pontefice benediva l'Italia, perdonava ai ribelli, accoglieva i
proscritti, e poneva sotto la tutela della Croce la causa dei popoli.
Queste notizie entusiasmavano i legionari e la partenza per l'Italia era
nella mente di Garibaldi ormai risoluta. L'annunzio della sollevazione
di Palermo e di Messina venne a precipitarla; la lotta era già
incominciata; in Italia si combatteva e si moriva per la libertà; il
posto suo e della legione era indicato.
Una pubblica sottoscrizione venne aperta fra gli italiani in favore
della spedizione comandata da Garibaldi. Un brigantino era stato
noleggiato e si stava apprestando per la partenza. Invano il Governo di
Montevideo, conscio della perdita che stava per fare, tentava trattenere
con preghiere, con lusinghe Garibaldi ormai impaziente; invano gli
stranieri stessi che vedevano nel generale una delle più sicure garanzie
dello Stato e dei loro interessi, si associavano al Governo nel
sforzarlo a ritardarne quanto più poteva la partenza; ma Garibaldi non
si sentiva più padrone della sua volontà, e le insistenze e gli indugi
lo inasprivano e lo si sentiva pieno di amarezza dire «duolmi che
arriveremo gli ultimi e quando tutto sarà finito».
Però egli stesso capiva che per ottenere la riuscita della impresa era
necessario precisarne la meta, avvertire gli amici e prepararle in
Italia il terreno.
Poco dopo la giornata del Salto era sbarcato a Montevideo e si era
arruolato nella legione Giacomo Medici. Era un giovane bello di forme,
intrepido di cuore, affabile di modi; e Garibaldi, intuendo nel Medici
un valoroso che avrebbe immortalato il suo nome, l'ebbe subito assai
caro e ripose in lui tutta la sua fiducia. Garibaldi pensò subito di
mandarlo in Italia quale foriero e preparatore della divisata spedizione
e lo muniva delle seguenti