Benchè il conte avesse dati gli ordini alla famiglia perchè la
giovinetta si lasciasse venire in castello senza molestie, ella
preferiva entrarci per le rovine del bastione. E il vecchio
maggiordomo, d’altra parte, non poteva rassegnarsi a non tenerla
d’occhio. Il poveretto non capiva il perchè si desse tanta libertà
a quella _mala semenza_... Però egli doveva vederne ben altre: era
cominciato tutto un ordine di cose per lui impossibile, assurdo.
La sua diffidenza era pur troppo giustificata. Non tardò ad averne
la prova. Gli era venuto il sospetto che la zingarella avesse le mani
pronte quanto i desiderj: parecchi oggetti, di poco valore a dir vero,
piuttosto gingilli che altro, erano scomparsi dalle stanze dov’ella
entrava. E un dì ch’era venuta più presto dell’usato, stando egli
dalla finestra del proprio casotto, la vide che, salita su una sedia,
staccava dal muro nel salotto una preziosa medaglia d’oro. Accorse,
con tutta la premura che le sue vecchie gambe gli consentivano, per
coglierla in flagrante. Non trovandola più nel salotto, tirò dritto
alla camera della contessa, meta solita delle sue visite. Ma, quivi
giunto, quale non fu la sua sorpresa di scoprire il padrone che teneva
la mano della giovinetta in atto di amorevole confidenza! lasciò cadere
l’arazzo, rimase un momento inchiodato là dallo stupore, poi fuggì
colle mani nei capegli, convinto dalle parole che aveva inteso, senza
volerlo, che il povero conte Emmanuele avesse finito coll’impazzire.