Pallida, confusa, tremante, con le gote molli di lagrime, Fortunata
osava appena alzare gli occhi verso il fratello. La confessione del suo
fallo non l'era mai stata così grave. Non dinanzi al sacerdote, avvezzo
a quetar gli scrupoli della sua coscienza, non dinanzi alla madre, la
cui leggerezza colpevole aveva avuto tanta parte nella sua caduta. Ma
Gasparo, del quale ella ricordava le previsioni, gli ammonimenti, i
consigli, ahimè non seguiti, Gasparo poteva rinfacciarle la sua vergogna
cercata, voluta, poteva chiederle conto dell'onore della famiglia da lei
macchiato per sempre. Ella ne aveva avuto sin da bambina una gran
soggezione; figuriamoci adesso ch'egli era un giovinotto alto, severo,
abbronzito dal sole, con uno sguardo acuto, penetrante, che ricercava
l'intime latebre dell'anima.
Eppure, di mano in mano ch'ella parlava le rigide fattezze
dell'ufficiale s'atteggiavano a un'espressione più dolce; pareva che il
giudice si fosse impietosito del reo. E invero un gran peso gli si era
tolto di dosso. Il linguaggio schietto, ingenuo di Fortunata lo aveva
reso sicuro che, quale pur fosse stata la condotta di sua madre, sua
sorella era una vittima e non era una complice.
Quand'ella si tacque, egli stette un momento in silenzio col viso
nascosto tra le palme; poi disse queste sole parole:--E lo ami sempre?
--Sempre--ella rispose chinando la fronte, ma con voce ferma.
--Sì, capisco--ripigliò Gasparo--l'amarlo fu la tua unica colpa e fu
anche la tua unica scusa.... Ma adesso.... dopo il suo vile abbandono,
dopo il suo turpe oblio d'ogni dovere più sacro.... Ah se tu non lo
amassi più!...
Fortunata lo guardò atterrita.--Lo amo! Lo amo! In nome del cielo, che
faresti se non lo amassi più?
Gli occhi del giovane sfolgorarono.--Quel che farei?... Gli farei pagare
a caro prezzo l'oltraggio, e poi direi a te: Dimentica perfino il suo
nome: dimentica ch'egli ti ha reso madre... l'essere che darai alla luce
non ha nulla da guadagnarci a conoscerlo.... ci penseremo noi, noi
soli.... se sarà un maschio, avrò cura io della sua educazione, ne farò
un uomo, un cittadino.
--Grazie, Gasparo, grazie--esclamò Fortunata.--Oh tu sei buono e io non
perdonerò mai a me stessa di non averti ubbidito; ma se mi vuoi bene,
se hai misericordia di me non devi far del male a _lui_.... a
Leonardo.... non devi togliermi la speranza ch'egli mi ridoni un giorno
il suo affetto, che, disingannato, stanco dei baci delle altre donne,
egli torni da quella il cui cuore non muta... dalla madre della sua
creatura....
--Ma non sai dunque--interruppe il fratello--che faranno di tutto per
indurlo a prender moglie... una moglie che porti il suo bel gruzzolo di
zecchini.... poichè si va buccinando che i nostri illustri parenti siano
dissestati e che occorra una grossa dote per tappare i buchi?
--No--disse la ragazza sforzandosi di persuader sè medesima che i dubbi
di Gasparo erano infondati.--No, non vi riusciranno.... Quello che
Leonardo vuole è la sua libertà.... È la risposta ch'egli diede a mia
madre, a Monsignore... Se si risolvesse a sposarsi....
--Credi che sposerebbe te?
--Lo credo.
--Senti--disse Gasparo dopo una pausa--vedrò gli zii Bollati, vedrò
Leonardo... oh non temere, so esser calmo, so reprimere le mie
antipatie.... e quello che potrò fare pel tuo bene te lo giuro, sorella
mia, lo farò.
Quantunque a malincuore, la contessa Zanze s'era rassegnata ad
abbandonar nelle mani di suo figlio il grave affare domestico, pel quale
da un paio di mesi ella metteva in combustione il mondo. Quel benedetto
Gasparo aveva un certo carattere, certe idee tutte sue.... Insomma ella
lo aveva chiamato e non poteva disgustarlo. Ma il conte Luca
brontolava:--Fanno come s'io non esistessi.... Vanno, vengono senza
degnarsi d'avvisarmi.... Quest'è bella.... Sono o non sono il marito di
mia moglie e il padre dei miei figli?... Mi spiego?... Non era naturale
che conducessi io la faccenda?... Ma, nossignori... Prima _madama_ ha
voluto far da sè.... E adesso tocca a Gasparo, che con quel suo
temperamento sulfureo finirà di rovinarci.... Cose che andrebbero
trattate con calma, con prudenza, con spirito conciliativo.... E intanto
chi soffre di più siamo noi due, Fortunata e io.... io che non ho un
momento di bene....
Il conte Luca non osava dirlo, ma pensava alla sua scacchiera.
In famiglia Bollati l'arrivo di Gasparo Rialdi a Venezia recò una
molestia infinita. Gasparo non era più un ragazzo da prendersi a
scappellotti; era un uomo, era un ufficiale tenuto in gran conto dai
suoi superiori, e non si poteva sbrigarsene con delle ciancie vuote. Sua
Eccellenza Zaccaria se n'era persuaso subito dopo un primo colloquio, in
cui, ricevuta l'imbeccata da _sior_ Bortolo e dai Geisenburg, egli aveva
tentato di menare il can per l'aia. Bisognava vedere, bisognava studiare
(proprio le parole precise di _sior_ Bortolo), bisognava cercare con
tranquillità una soluzione conveniente. Al bambino si sarebbe
provveduto....
--Conte Zaccaria--aveva detto l'ufficiale in tuono reciso--o il bambino
entra in palazzo Bollati in compagnia di sua madre, o nessuno ha il
diritto d'ingerirsene.... La soluzione a cui ella accenna sarebbe un
secondo insulto per mia sorella... E io non sono disposto a passar sopra
nemmeno al primo.... Ci rifletta meglio, conte, ascolti i suggerimenti
del suo cuore e del suo onore.
Già; quest'era esprimersi chiaro. L'antifona della contessa Zanze. Non
c'è altra riparazione che il matrimonio. Senonchè Gasparo non affogava
il suo concetto in un mare di chiacchiere. Andava per le spiccie, aveva
un piglio soldatesco che produceva un certo effetto.
Il marchese Ernesto Geisenburg-Rudingen von Rudingen, secondato dalla
consorte, urlava che la tracotanza di quell'ufficialetto di marina era
intollerabile, e che bisognava dargli una buona lezione, e che
gliel'avrebbe data lui stesso se non avesse temuto d'insudiciarsi le
mani.
In quanto al contino Leonardo, è vano il dissimularlo, egli aveva paura,
e se da un paio di generazioni i Bollati non fossero stati avvezzi a
rimanersene attaccati come ostriche agli scogli della laguna, c'è da
scommettere ch'egli avrebbe colto quell'occasione per intraprendere un
viaggietto all'estero, tanto gli pesava il trovarsi faccia a faccia col
fratello di Fortunata, del quale egli conosceva per esperienza l'indole
focosa ed altera.
La paura è un difetto, ma anche i difetti possono servire a qualche
cosa. Nel caso presente essa serviva a far capire a Leonardo il brutto
impiccio in cui egli s'era messo e a predisporlo alla moderazione e
all'umiltà nel suo inevitabile abboccamento con Gasparo.
Gasparo dal canto suo s'era impegnato con la sorella e con sè medesimo a
frenar gl'impeti del suo carattere, cosicchè i due giovani,
nell'incontrarsi, seppero nascondere il mal animo reciproco. Anzi, sulle
prime, Gasparo fu lì lì per dubitare di essere stato ingiusto in passato
negando al cugino ogni qualità di cuore e di intelletto. Ma, ohimè, il
dubbio non tardò a dissiparsi, e Gasparo s'accorse ben presto che nel
fare appello ai sentimenti generosi che scuotono le fibre degli altri
uomini egli usava un linguaggio non inteso o inteso a rovescio dal
contino Bollati.
Quelle parole che destano la coscienza sopita, che fanno salire al viso
i rossori della vergogna, che fanno spuntare sul ciglio le lagrime del
pentimento, erano pel giovane patrizio un vano frastuono, e invece di
persuaderlo al bene rinfocolavano in lui gl'istinti bassi e perversi.
Preparato ai motti pungenti, alle intimazioni recise del fiero Rialdi,
l'eloquenza appassionata, commossa, affettuosa di lui gli sembrava un
sintomo di debolezza.
--Quand'è così--pensava il vigliacco--ho torto io a farmi coniglio.--E
si imbaldanziva a poco a poco, e dal labbro che un momento prima
stillava latte e miele, gli uscivano allusioni maligne e velenose.
Gasparo pazientò alquanto, ma colta a volo una frase che pareva
accusarlo di fini subdoli e venali; egli afferrò pel braccio Leonardo, e
fulminandolo con lo sguardo:--Bada--gli gridò con un ruggito--bada a
quello che dici, o guai a te.
E mentre l'altro, allibito, biascicava delle scuse, egli proseguì:--Bada
di non confondere la calma di chi è sicuro del proprio diritto con la
pusillaminità de' tuoi pari.... Perchè t'ho parlato come a un fratello,
tu hai creduto ch'io fossi qui a mendicar le tue grazie.... Povero
scemo! Io non so se potrò costringerti a fare il tuo dovere; per
me....--e Gasparo voleva dire: per me ci rinunzierei ad averti per
cognato; ma si trattenne e soggiunse invece:--Però una cosa è sicura; me
vivo, mia sorella non sarà impunemente disonorata, nè il nome della mia
famiglia impunemente trascinato nel fango.
Misericordia! Sta a vedere che Rialdi si sognava di provocare un duello?
Era matto? Eh Leonardo Bollati non si batteva! S'eran battuti abbastanza
i suoi vecchi! La spada egli sapeva appena come s'impugnasse, e infatti
non si ricordava d'aver mai toccata quella del nonno, comandante di
galera, che il conte Zaccaria aveva regalato al Museo Correr insieme con
altre anticaglie.
Questa certezza che, nella peggiore ipotesi, nessuno sarebbe riuscito a
condurlo sul terreno, rimetteva un po' di fiato in corpo al nostro
contino, ma non più di quello che era necessario per permettergli di
manifestare con parole sconnesse la propria codardia. Il cugino era
troppo focoso, lo aveva frainteso... Egli non aveva mai avuto l'idea di
offenderlo... Ne aveva anzi una grandissima stima... ben meritata...
come per tutta la famiglia Rialdi... Del resto, riconosceva i suoi
torti... Avrebbe voluto morire piuttosto che nuocere a Fortunata... Ma
adesso che poteva fare?... Già non poteva mica disporre di sè... Era
minorenne, dipendeva da' suoi genitori... Se si persuadevano loro....
Gasparo lo interruppe con un gesto d'impazienza:--Quando facciamo
sparger delle lagrime per i nostri piaceri, abbiamo perduto il diritto
di addurre a scusa la nostra età giovanile e di ripararci all'ombra
degli altri... Siamo abbastanza _uomini_ da dover risponder noi soli
delle nostre azioni.
Parole altrettanto savie quanto inutili. Il contino Bollati non si
dominava con gli argomenti, ma con la paura; lo si teneva in pugno
perch'era un vile.
E questa fu l'impressione che anche Gasparo ritrasse dal suo colloquio
con Leonardo. Si sarebbe vinto, ma la prospettiva d'una tale vittoria
umiliava il nostro ufficiale assai più d'una sconfitta. E non volle o
non seppe tacerlo a sua sorella allorchè ella gli corse incontro
trepida, ansiosa, e vedendolo con la cera stravolta balbettò
sbigottita:--Dio mio, tu m'annunzi qualche disgrazia.
--Non quella che temi--egli rispose con un sorriso pieno d'amarezza.
--Che cosa dunque?
--Ascoltami, Fortunata, ascoltami fin che c'è tempo. Se il consenso di
Leonardo fosse una disgrazia peggiore del suo rifiuto?
--Egli acconsente? Leonardo acconsente a farmi sua moglie?--gridò
Fortunata pazza di gioia. E i suoi occhi s'illuminarono come se le
brillasse dinanzi una visione celeste. Ma poi scorgendo la meraviglia,
il disgusto dipinti sulla fisonomia di suo fratello, chinò la fronte e
arrossì.
--Non lo ha detto ancora--rispose Gasparo.--Ma io credo ch'egli
acconsentirà a tutto quel che si vuole... sai perchè? Perchè lo spaventa
l'idea ch'io possa fargli pagar caro il male che ti ha fatto, perch'egli
trema per sè, perchè egli non ha nemmeno il coraggio d'essere un
tristo... E da un tal uomo tu speri la felicità?... Ah se io fossi in
te, piuttosto di aver costui per marito, accetterei anche il disonore.
--Per me forse--esclamò Fortunata--ma non per _lui_, non per mio
figlio... Io non voglio che mio figlio sia chiamato con un nome
ingiurioso.
Ma a questo grido di madre non tardò a tener dietro un grido d'amante.
--Vedi, Gasparo, tu non puoi capire... malgrado del tuo ingegno, e ne
hai tanto, non puoi capire quello che si passa in cuore di donna... Tu
mi domandi s'io spero da Leonardo la felicità... Ma la felicità, per
noi, consiste nell'appartenere all'uomo che amiamo, nel viver con lui,
per lui... anche s'egli non è degno del nostro amore... anche se
ricambia con gli oltraggi e gli scherni le nostre carezze... Non
corrugar la fronte, Gasparo, non esser troppo severo con me... sono una
povera femmina, io... Non ragiono, sento... In quell'amore che mi ha
fatta colpevole, in quell'amore che mi fa madre è chiuso il mio piccolo
mondo... Non ho altro, non avrò altro mai... Il Signore non ha voluto
ch'io espiassi il peccato con le preghiere, con le penitenze, coi
digiuni... ha ribadito lui stesso le catene che mi tengono attaccata
alla terra... No, no, te lo ripeto--ella continuava infiammandosi sempre
più--tu non puoi capire... Bisognerebbe esser davvero al mio posto... Io
non ho nè la bellezza, nè la grazia, nè lo spirito, ed _egli_ mi ha
amata, sia pure per una settimana, sia pure per un giorno... è quanto
basta perchè io l'ami per tutta la vita.
Gasparo era ammutolito. Che rispondere alle manifestazioni esaltate
d'una passione che non tentava nemmeno giustificarsi, ma si affermava
come un fatto inesorabile, voluto dal destino? Ed egli, il forte e prode
uomo, si domandava tristamente come un libertino volgare, senza ingegno,
nè dignità, nè coscienza, potesse esercitare un tal fascino sopra una
fanciulla buona e gentile. Di quanto fango è dunque composta quella cosa
divina che si chiama l'amore?
Checchè ne sia di ciò, l'abboccamento di Leonardo Bollati e di Gasparo
Rialdi aveva avuto per effetto di lasciar uno dei due interlocutori
sbigottito, l'altro nauseato. Ma se lo sbigottimento rendeva Leonardo
più malleabile, la nausea rendeva Gasparo meno acconcio che mai al suo
ufficio di negoziatore. Egli si trovava, del resto, in una singolare
condizione di spirito. Egli capiva che, in certi casi, dal matrimonio in
fuori, non c'è riparazione che valga, ma, d'altra parte, sentiva
crescere la sua ripugnanza ad adoperarsi per combinare un matrimonio che
avrebbe unito Fortunata con un uomo tanto spregevole. Era scontento
della sua famiglia, scontento di sè. Lo irritava la nullaggine del suo
babbo, l'indole poco scrupolosa di sua madre, l'accecamento di sua
sorella; si sentiva umiliato di queste misere lotte in un tempo nel
quale i suoi amici scontavano col loro sangue un'eroica follìa.