che mi fare. Anzitutto vorrei che i decreti, le leggi, le istruzioni
che escono dal suo dicastero, fossero dettate in istile italiano,
dove ora sono, a quanto mi si dice, una illuvie di voci bastarde; in
secondo luogo vorrei compilare un vocabolario navale, in cui fosse come
stillato il tesoro della lingua di mare, a cui tutti fossero obbligati
attenersi. Sarebbe pane casalingo e fior di farina. Così da parti
diverse si punterebbe per conseguire l’intento.
_A. T._--E questo non fallirà al certo. Sta in nostra balìa l’organare
quanto prima la lega e raccogliere le adesioni de’ capitani; ma quanto
al ministro, gli è un altro par di maniche..... Que’ signori ch’han
mano in pasta, e che d’un cenno potrebbero sgroppare un tal nodo,
sono per lo più tanti _Stiliti_, che non dànno mai volta sulla loro
colonna.... _ N. B._--E noi minerem la colonna, se farà di mestieri,
pur di costringerli a secondarci. Sebbene io non credo ch’e’ faranno
orecchio da mercante, se veramente ci caglia di riporre nel debito
onore la lingua marinaresca. Agitiamo intanto da un capo all’altro
il paese: la lega darà per fermo i suoi risultati, e la volontà
universale farà forza a chi siede al potere. Ma io veggo là il nostro
amico che non aperse ancor becco..... Saresti per avventura discorde da
queste proposte?
_Autore._--Anzi v’applaudo di cuore, e tutto m’offero a voi nella
pochezza delle mie forze. Ambo le vie che disegnate calcare, la lega
e il concorso del ministro sulla marina, paionmi invero opportune; ma
non sieno le sole: altre ben altre ve n’ha, che non devonsi per noi
trascurare.
_N. B._--Carte in tavola adunque; ch’io per me non so dove tu peschi.
_A._--La lingua marinaresca, come v’è noto, non fa difetto in Italia:
si tratta soltanto di darle nuovo vigore; anzichè adulterarla col fango
di parlature straniere. Eccovi perciò due questioni che noi dobbiamo
partitamente trattare. Sapete voi chi va spegnendo in Italia la lingua
navale, anzichè darle nuova giovinezza e incremento? Le scuole. Noi
vantiamo oltre un centinaio di _Istituti Nautici_, ne’ quali, da poche
eccezioni in fuori, si insegna ogni cosa, tranne questa favella. Io
so di Istituti, in cui di lingua marinaresca non si fa neppur caso,
per la sola ragione che il docente non può insegnare quello di cui
egli stesso è digiuno; ne conosco per l’opposto altri, in cui il
maestro restringe l’insegnamento di lettere italiane ai soli autori del
Trecento e al P. Cesari Potenzinterra! Come i poveri alunni trabalzati
dal S. Concordio al Cavalca, dal _Novellino_ allo Ugurgeri, vengan su
grulli, sciatti e bighelloni, circoscritti in un mondo che più non è il
nostro, usanti una lingua che sarà stata oro di copello in altri tempi,
ma ch’è cacio bacato a questi lumi di luna, e per la gente di mare,
lascio che per voi stessi il pensiate. E questi docenti che tradiscono
in tal guisa la gioventù, continuano a spadroneggiare nelle scuole,
anzichè esserne cacciati mille miglia lontano. Non basta. Seguite un
po’ questi giovani nelle altre scuole. Eccovi una mano di professori
che tratta di cose scientifiche: nautica, fisica, attrezzatura, disegno
navale, velatura, astronomia, meteorologia e altre tali. Professori
invero dottissimi; ma pure in tema di lingua sì addietro, che v’hanno
ben pochi, i quali sappiano dare alle disquisizioni scientifiche,
fattezze veramente italiane. Tutti i libri di testo, niuno escluso, o
non sono che sconciature o versioni di libri stranieri fatte in modo
scempio e scapigliato; ovvero trattati originali, ma scritti del paro
nel modo più scriato ed indegno. E intanto i poveri alunni che nulla
san d’italiano, o che soltanto hanno appreso a balbettare le leggiadre
vanità del Trecento, sprofondati per più anni nel pantano de’ libri
di testo, v’attingono una lingua che non è nè carne, nè pesce, nè
italiana, nè francese, nè inglese, ma infarcita di tutte: il caos,
il pandemonio della favella di Nembrot. La verità di quanto affermo
vedetela ne’ risultamenti dei loro esami finali ... Oh! so ben io con
che pettine invece dovrebbe cardarsi la lana ai loro docenti!
_N. B._--La pittura che tu fai delle scuole nautiche è fosca pur
troppo, ma vera. La loro riformazione sarà adunque il terzo espediente
cui dovremo appigliarci per mandare ad effetto il nostro disegno. Ma tu
accennavi anche ad un’altra questione ...
_A._--Io dissi eziandio che urge porre una diga alla infestazione
straniera, che minaccia offuscare la purità del linguaggio navale. A
tal uopo tornerebbe assai profittevole una serie di trattatelli e di
letture, che pel loro tenuissimo prezzo potessero correre per le mani
della gente di mare.
_N. B._--Vi fu, se non erro, chi parecchi anni addietro pose a
concorso un’opera di tal fatta, col titolo--_Il Libro del Marinaio
italiano_--Quel concetto s’ebbe lodi e plausi non pochi: ma i
casi della mia vita non mi concessero di conoscere qual ne fosse
l’effetto[22].
_A._--Quello che poteva allora aspettarsi da una nazione, in cui per
lunga consuetudine le scienze marittime erano assai trascurate e la
lingua marinaresca avuta in dileggio. Del resto la lega fra la gente
di mare, l’azione governativa, la riformazione delle scuole nautiche,
la diffusione di libri popolari: ecco i mezzi efficaci per riporre in
trono una lingua, che fra tutte le lingue tecniche tiene a ragione
il primato, come ricchissima ch’ella è e poetica al sommo. Rozzi se
vuolsi, talora i marinai, non rozza la lingua loro, ma splendida
di bellezze, di immagini figurate, di mille partiti insomma, come
quella ch’è il complesso delle diverse scienze costituenti l’arte del
navigare. I nostri classici riboccano d’allusioni marinaresche, le
arti, le industrie e tutte le discipline s’avvantaggiano di questa
lingua, che meravigliosamente si presta ad arricchire la lingua comune
d’una folla di metafore, di proverbi e di modi smaglianti di vita e di
brio. Essa infatti comprende tutti i vocaboli che si riferiscono ai
fenomeni del mare, dei venti, ai materiali di bordo, alla navigazione,
alle manovre, alla nave, in cui dall’albero in giù tutto è tropi e
traslati....
_N. B._--Piglia un po’ fiato, piglia: o per dirla alla marinaresca,
gitta omai l’àncora, che altrimenti ci farai perdere la tramontana.
Nel tuo inno alla parlata di bordo, toccasti eziandio de’ proverbi....
_A._--N’è infatti ricchissima, come eziandio di sentenze e modi
proverbiali, i più leggiadri ch’io mi conosca.
_N. B._--Ecco, amici, un tema bellissimo e nuovo per chiudere questa
lieta giornata. Marinai, quali siamo, non ci fallirà la materia, e poi
l’un proverbio tirerà l’altro, come le ciliegie.
_A._--Accetto la tua proposta; io m’atterrò alla parte che ragguarda i
modi proverbiali, poichè quanto ai veri proverbi di mare....
_E. S._--Oh! questo poi è affar mio. Non sia mai detto che io abbia per
quaranta anni scopato l’oceano, senza avermene fatto una buona satolla.
_A. T._--Anch’io ne ho in serbo parecchi, che raccolsi nel mio assiduo
contatto co’ vecchi marinai, e che a mia volta potrò scodellarvi.
_N. B._--Or bene: dacchè noi rappresentiamo, può dirsi, le varie
parti d’Italia, avrem per risultato che i nostri proverbi non saranno
esclusivamente municipali. Tu, Mariano, benchè medico, non sei così
nuovo alle cose di bordo, da non sapere gettar lo scandaglio e
orientarti.
_Mariano Saluzzo_.--Farò anch’io le mie prove per prender terra; ad
ogni modo mi trarrete al rimorchio.
_N. B._--Chi spiegherà primo le vele?
_A. T._--Parmi, che ciò s’addica a Schiaffino, il più attempato di
tutti.
_E. S._--Dacchè a me tocca prendere il largo, comincierò con alcuni
proverbi che riferisconsi ai vantaggi del _navigare_.
_Tre cose fan l’uomo accorto:
Lite, donna e porto._
*
* *
_Scienza, casa, virtù e mare
Molto fan l’uomo avanzare._
*
* *
_Un uccello di mare ne val due di bosco._
*
* *
_Chi va e torna, fa buon viaggio._
*
* *
_Popolo marinaro, popolo libero._
*
* *
_Chi vuol della roba esca di casa._
*
* *
_Chi va pel mondo impara a vivere._
*
* *
_Il sapere ha un piede in terra e l’altro in mare._
*
* *
_Chi non s’arrischia, non rosica._
*
* *
_Chi ha passato il guado sa quant’acqua tiene._
*
* *
_Piè di montagna, porto di mare
Fanno l’uomo profittare._
*
* *
_Chi non s’avventura, non ha ventura._
*
* *
_Chi non sa orare
Vada in mare a navigare._
E i Veneti:
_Chi non va per mar
Dio non sa pregar._
*
* *
_Chi scappa d’una[23] scappa di cento._
*
* *
_Il mare fa la fortuna e non le fonti._
*
* *
_Giornata di mare
Non si può tassare._
*
* *
_Abbi fortuna e gettati in mare:_
che se non è compagno compagno, arieggia il noto--_fortuna e dormi_.--
_N. B._--Belli e calzanti davvero! Senonchè manca il loro riscontro.
Il popolo che conservò tanto tesoro di sapienza sui vantaggi della
navigazione, non può avere dimenticato i _pericoli_ che talor ne
derivano.
_E. S._--Farò di rammentarmeli.
_Loda il mare, ma tienti alla terra._
*
* *
_Preparati al mare prima d’entrarvi._
*
* *
_Chi disse navigar disse disagio._
*
* *
_Mare, fuoco e femmina, tre male cose._
*
* *
_Meglio chiamar gli osti in terra, che i Santi in mare._
*
* *
_Chi fa due volte naufragio, a torto accusa il mare._
*
* *
_Meglio starsi al palo ch’annegare._
*
* *
_Acqua di mare non porta mai quiete._
*
* *
_Chi non ha navigato non sa che sia male._
*
* *
_La fine del corsale è annegare._
*
* *
_La bellezza, il fuoco e il mare
Fanno l’uom pericolare._
*
* *
_Chi vuol viaggiare a stento,
Metta la prora al vento._
*
* *
_Chi s’impaccia col vento, si trova colle mani piene d’aria._
*
* *
_Chi semina vento raccoglie tempesta._
*
* *
_Acqua e pane, vita da cane:
Pane ed acqua, vita da gatta._
*
* *
_Uom di mare oggi ricco e doman povero._
*
* *
_Nuotare e nuotare e alla spiaggia affogare[24]._
*
* *
_Ogni cosa si sopporta, eccetto il buon tempo._
Risponde al toscano--_Il troppo dolce stomaca_:--e al veneziano--_ogni
bel balo stufa_.
_Dal mare, sale: e dalla donna, male._
*
* *
_Se ho da annegare, vo annegarmi in mar grande._
*
* *
_Chi entra nel fiume, o lo passa, o la croce:_
cioè v’annega.
_In tempo di tempesta ogni scoglio è porto._
*
* *
_Chi sa navigare va al fondo, chi non sa, anche._
*
* *
_Chi sputa contro il vento, si sputa nel viso._
*
* *
_Chi ha beuto al mare, può bere alla pozza._
*
* *
_Chi è portato giù dall’acqua
S’abbranca ad ogni spino._
E in qualche luogo:
_Chi s’affoga si attaccherebbe a’ rasoi._
A Costantinopoli:
_Chi casca nell’acqua s’abbraccia anche al serpente._
*
* *
_Chi discioglie le vele a più d’un vento
Arriva spesso a porto di tormento._
Terminerò con alcuni che corrono sui litorali dell’Adriatico:
_Vento potente, fote la corrente:_
e vale: col vento gagliardo le barche a vela giungono a superar la
corrente contraria.
_I temporai più grossi vien a l’improvviso._
*
* *
_Co sbala la tempesta, se desmentega il temporal._
*
* *
_Chi xe in mar, naviga: chi sta in tera, radega[25]._
_N. B._--I tuoi motti m’hanno aperto la vena, sì che mi par mille anni
di sfringuellarvene alcuni che han tratto alla _nave_.
_A. T._--Siam tutti orecchi a sentirli.
N. B. _Ben diremo, ben faremo:
Mal va la barca senza remo[26]._
*
* *
_Fama vola e nave cammina._
*
* *
_Due capitani: nave ne’ scogli._
*
* *
_Vascello torto, purchè cammini dritto._
*
* *
_Casa senza amministrazione, nave senza timone._
*
* *
_Chi ha danari fa navi._
*
* *
_Gran nave vuol grand’acqua._
*
* *
_Gran nave, gran pensiero:_
Consuona col noto:
_Chi ha terra, ha guerra._
*
* *
_Nave senza timon va presto al fondo._
*
* *
_A nave rotta ogni vento è contrario._
*
* *
_Vecchia nave, ricchezza del padrone._
*
* *
_Non giudicar la nave stando a terra._
*
* *
_In nave persa tutti son piloti._
*
* *
_Tre cose son facili a credere: uomo morto, donna gravida e nave
rotta._
*
* *
_Donna, cavallo e barca
Son di chi le cavalca._
*
* *
_Dove va la nave, può ire il brigantino[27]._
*
* *
_Un po’ di bene e un po’ di male tien la barca dritta._
*
* *
_Quando il ciel bello varia
Convien darle dell’aria._
*
* *
_Dove può andare barca, non vada carro._
*
* *
_Nave genovese, mercante fiorentino._
*
* *
_Chi in mar la barca abbriva,
Sta con un piè alla riva._
*
* *
_Senza barca non si naviga._
*
* *
_A tal nave, tal battello._
*
* *
_Per un peccatore perisce una nave._
*
* *
_Naviglio ed acqua, febbre bella e fatta._
*
* *
_Chi non unge non vara._
*
* *
_La bandiera cuopre la mercanzia._
*
* *
_Ogni nave fa acqua._
*
* *
_Chi non rassetta il buchino, rassetta il bucone._
*
* *
_Chi s’è imbarcato col diavolo, ha da stare in sua compagnia._
*
* *
_Tira più un pel di femmina,
Che gomena di nave._
Nè i Veneti ne van privi. Uditene alcuni:
_Chi mete pègola nella barca de altri, perde pègola e barca._
*
* *
_Barca neta non guadagna._
*
* *
_A barca sfondada ne ghe vol sèssola[28]._
*
* *
_Quando la barca va, ogni cojon la para._
*
* *
_Barca ligada, no fa strada._
*
* *
_El vento no è bon se no da menar navi e galie._
*
* *
_A barca rota, ogni vento xe fortuna._
*
* *
_A barca desperà Dio trova il porto._
*
* *
_Barca rota, conti fatti._
*
* *
_Dai e dai, la barca arriva ai pai:_
E vale: chi la dura, la vince.
_Bastimento non sta senza saorda[29]._
_A. T._--Degni invero di porsi in brigata co’ primi. Eccone alcuni
altri, men belli forse, ma pratici assai. Riguardano _nocchieri e
piloti_.
_Argomento al nocchier son le procelle._
*
* *
_Il buon nocchiero muta vela, ma non tramontana._
*
* *
_Accerta il corso e poi spiega le vele._
Ovvero:
_Ognun sa navigar quando è buon vento._
*
* *
_Chi ha buon tempo navighi:
E chi ha denari fabbrichi._
*
* *
_Vento in poppa, mezzo porto._
*
* *
_Vento in poppa, vele al largo._
*
* *
_Secondo il vento, la vela._
*
* *
_Chi non teme, pericola._
*
* *
_Chi non s’aiuta, s’annega._
*
* *
_Di molti piloti: barca a traverso:_
Ovvero:
_Due piloti affondan la barca._
*
* *
_Chi mal naviga, mal arriva._
*
* *
_Bisogna navigar secondo il vento[30]._
*
* *
_Chi naviga controvento, convien stia sulle volte._
*
* *
_Chi guarda le nuvole, non fa viaggio._
*
* *
_Tutti vogano alla galeotta[31]._
*
* *
_Altro è vogare: altro arrivare._
*
* *
_Il mondo è fatto a tondo:
Chi non sa navigare va in fondo._
*
* *
_È un cattivo andare contro la corrente._
*
* *
_Gran laguna fa buon porto._
*
* *
_Chi ha da navigare guardi il tempo[32]._
*
* *
_Più vale un sol remo che sia indietro, che dieci che vanno
avanti[33]._
*
* *
_Tra corsale e corsale non si perde che i barili vuoti._
*
* *
_In tempo di burrasca ogni tavola basta._
*
* *
_Isola fa porto[34]._
*
* *
_Buono studio rompe ria fortuna:_
Motto che i nostri storici riferiscono a quella birba di Carlo d’Angiò:
e risponde al--_cor forte, rompe cattiva sorte_.--
Or viene la tua volta, Buzzoni.
_F. B._--Dacchè non poss’io sgabellarmene, dirò de’ _marinai_.
_L’arte del marinaio, morire in mare: l’arte del mercante, fallire._
*
* *
_Il buon marinaio si conosce al mal tempo._
*
* *
_O polli o grilli: o principe o marinaio._
*
* *
_Barca rotta: marinaio scapolo[35]._
*
* *
_Chi è oste o fornaio e fa il barcarolo,
Dato gli sia d’un mazzuolo._
*
* *
_Promesse di barcaroli e incontro d’assassini,
Costano sempre quattrini._
*
* *
_Montagnini e gente acquatica,
Amicizia e poca pratica._
*
* *
_Giuramenti d’amore, giuramenti da marinaio._
*
* *
_I marinai son come la luna:
In tutti i paesi ce n’han una._
E ricordo d’aver udito in Venezia:
_Un bravo trabaccolante xe un bravo vassellante._
*
* *
_Chi vol sentire el tibidoi,[36]
Vaga dove che ghe xe done e barcarioi._
E per la laguna si canta:
_L’amor del mariner no dura un’ora:
Per tutto do’ ch’el va, lu s’inamora;
E se l’amor del mariner durasse
No ghe sarave amor che ghe impatasse._
_N. B._--Bravo, il mio Buzzoni. Ma chi tratta del _mare_? Se il nostro
Tortello che lo misurò in ogni più remota sua parte. ..
_A. T._--Pronto a’ tuoi cenni.
_Chi è padrone del mare è padrone della terra._
_N. B._--Anche questo, per Dio, avrebbero i nostri reggitori dovuto
imparare dal popolo.
_A. T._--Oh, non sai tu a che lumi si vive? Ma lasciami, via,
continuare.
_Chi scapita in mare, scapita in terra._
_N. B._--Vero pur troppo. L’infamia di Lissa costò ben cara all’Italia.
Ma tira via, tira via, ch’a questo pensiero sento abbruciarmi il
cervello.
_A. T. Il mondo è come il mare:
E’ vi s’affoga chi non sa nuotare._
*
* *
_Chi teme acqua e vento, non si metta in mare._
*
* *
_Il mare è fatto a viottoli._
*
* *
_Chi in terra giudica, in mare naviga._
*
* *
_El mar xe ’l facchin de la tera._
*
* *
_Chi sa nuotar non se lo scorda mai._
*
* *
_Come ogni acqua vien dal mare,
Così ogni acqua torna al mare._
*
* *
_Non mettere e cavare,
Si seccherebbe il mare._
Risponde al
_Leva e non metti, ogni gran monte scema._
*
* *
_Che il tristo manda al mare
Non aspetti il suo tornare._
*
* *
_Chi vuol tôrre a mattonare il mare
Perde il tempo ed i sassi._
*
* *
_Chi casca in mare e non si bagna,
Paga la pena[37]._
*
* *
_Per mare non ci stanno le taverne._
*
* *
_Quei che con l’acqua mischia e guasta il vino, Merta di bere il mare a
capo chino._
_A._--Forse anche l’_acqua_ offrirebbe alcune leggiadre sentenze.
_Nè moglie, nè acqua, nè sale,
A chi non te ne chiede non gliene dare._
*
* *
_Ogni piè d’acqua immolla._
*
* *
_Onda che si piega, si riversa._
*
* *
_Ogni trista acqua cava la sete._
Ovvero:
_Ad ogni gran sete ogni acqua è buona._
E Dante:
_È nettare per sete ogni ruscello[38]._
*
* *
_Acqua che non si move, marcisce._
Ed anche:
_Acqua cheta, vermi mena._
*
* *
_Si passa l’acqua dove è più sottile._
*
* *
_Se ho da affogare, vorrei affogare nell’acqua chiara._
*
* *
_Acqua cheta rovina i ponti._
*
* *
_Dove non si crede, l’acqua rompe._
*
* *
_Acqua passata, non macina più._
*
* *
_Acqua torba non fa specchio._
*
* *
_Acqua chiara non fa colmata._
*
* *
_Ogni secchio non attinge acqua._
*
* *
_Guardati dalle acque chete[39]._
*
* *
_In cento anni e in cento mesi
L’acqua torna a’ suoi paesi._
*
* *
_Acqua che corre non porta veleno._
*
* *
_Piccola spugna ritiene molta acqua._
*
* *
_Abbila per certa e tientela per cara,
Che il fiume non s’ingrossa d’acqua chiara._
_N. B._--Non so invero saziarmi d’udir tante e sì nervose sentenze, che
mostrano aperto essere il popolo il più savio di tutti i filosofi. Ma
molto più resta a dirsi, e la _pescagione_ darà campo a Schiaffino a
gittar le sue reti.
_E. S._--Per me non rimanga, dacchè lo volete, purchè alcuno di voi
venga quindi a darmi una mano.
_Chi dorme non piglia pesci._
*
* *
_Invan si pesca, se l’amo non ha l’esca._
*
* *
_Chi non ha sorte non vada a pescare._
*
* *
_Non è l’amo nè la canna,
Ma gli è il cibo che l’inganna._
*
* *
_Chi tende a la pesca, poco tresca._
*
* *
_Chi pesca a canna,
Perde più che non guadagna._
*
* *
_Chi pesca a togna,[40]
Perde più che non bisogna._
*
* *
_Chi va dietro a pesce e a penne
In questo mondo mal ci venne._
Risponde a quei de’ Veneziani:
_Pesca e oselin fa l’omo meschin._
*
* *
_Nè oselador, nè pescador porta tabaro._
*
* *
_Per la gola si pigliano i pesci._
*
* *
_Pesce che va all’amo,
Cerca d’esser gramo._
*
* *
_A fiume torbido, guadagno di pescatore._
*
* *
_Al levar delle nasse si vedrà la pesca._
*
* *
_Il beccaio non ama il pescatore._
*
* *
_Chi vuol pesce, uopo è s’immolli._
Ovvero:
_Chi pesce vuol mangiare
Le brache s’ha a bagnare._
*
* *
_Non si vende il pesce ch’è ancor in mare[41]._
*
* *
_Quando il pesce viene a riva,
Chi nol prende e’ torna via._
*
* *
_Tal tende la rete che pesci non piglia._
*
* *
_È un di più tender bene
Se la rete non tiene._
*
* *
_In acque senza pesci non gettar rete._
*
* *
_Nelle grandi acque si pigliano i pesci._
*
* *
_Chi non ha saputo tirar la rete, suo danno._
*
* *
_Chi pesca in fretta, spesso piglia de’ granchi._
*
* *
_Senza l’esca l’amo non piglia._
*
* *
_Cento cale e cento pesci;
Una le paga tutte[42]._
*
* *
_I pesci grossi stanno al fondo._
*
* *
_A pescespada non far bere il caffè[43]._
*
* *
_Come l’anguilla ha preso l’amo,
Convien che vada dov’ell’è tirata._
*
* *
_Anche al buon pescator scappa l’anguilla[44]._
*
* *
_Tener l’anguilla per la coda,_
cioè, aver per le mani cosa che non può condursi a buon termine; onde
l’adagio:
_Chi piglia l’anguilla per la coda e la donna per la parola, può dire
di non tener nulla._
*
* *
_Fa il bene e buttalo in mare; se non te lo riporta la gente, te lo
riporta il pesce._
Se ad alcuno di voi piacesse darci il resto del carlino....
_F. B._--Volentieri.
_Sul tardi i muggini toccano[45]._
*
* *
_Non v’è lin senza resca,
Nè acqua senza pesca._
*
* *
_I pesci grossi mangiano i piccoli._
*
* *
_Dal mar salato nasce il pesce fresco._
*
* *
_Quando il grano abbonda, il pesce affonda:
Quando il grano affonda, il pesce abbonda[46]._
*
* *
_Non v’ha pesce senza lisca._
*
* *
_Pesce che scappa par più grande._
*
* *
_Un pesce in mano val meglio che un pesce in mare._
*
* *
_Chiaro di luna guasta il pesce[47]._
*
* *
_Un occhio al pesce e un altro alla gatta._
*
* *
_L’ospite e il pesce in tre giorni puzza[48]._
*
* *
_Meglio esser capo di luccio che coda di storione._
Ovvero:
_Meglio esser testa d’anguilla che coda di storione._
Consuonano coll’Istriano:
_Megio paron de caìcio, che mozzo di vassel[49]._
E col genovese:
_Megio padron di gotazza che garzon di nave._
*
* *
_Val più un’oblata che cento paraghi[50]._
*
* *
_Chi lavora mangia un’acciuga, chi non lavora, due._
*
* *
_Il pesce guasta l’acqua, ma la carne la concia._
*
* *
_Meglio porco che pesce._
*
* *
_Il pesce comincia a putir dal capo[51]._
*
* *
_Carne al sole e pesce all’ombra._
*
* *
_La carne fa carne e il pesce fa vesce._
*
* *
_Pesce cotto e carne cruda:
Carne giovane e pesce vecchio:
Pesce in mare e carne in terra._
*
* *
_Nè carpione, nè cappone
Non perde mai stagione._
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_Coda di pesce, testa di sermone._
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_Quanto è pesce in mare, non farebbe una candela di sego[52]._
E nel Veneto:
_Chi magna schile, ghe vien le gambe sutile._
E cesso per
_Non saper più che pesci pigliare._
_N. B._--Volerne!
_Il pesce va mangiato quando è fresco[53]._
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_Chi ha pesce, cammini[54]._
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_A buon’ora in pescheria
E assai tardi in beccheria._
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_Dove è acqua, ivi è anche pesce._
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_Chi non sa cuocere il pesce, l’arrostisca._
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_Fra i pesci, il rombo: fra i quadrupedi, il lepre[55]._
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_Chi mangia il pesce, rende le lische._
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_Chi mangia cacio e pesce,
La vita gli rincresce._
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_Quattro cose vuole il pesce:
Fresco, fritto, fermo e freddo._
E in alcuni luoghi:
_Tre f. vuole il pesce: fresco, fritto e freddo._
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_Tre cose son buone al mezzo: il vino, il formaggio e il pesce._
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_Sui pesci, mesci._
E il mio tinello non sa spillarvi altro vino.
_E. S._--Saporito davvero. Io m’avvisava di avervi dato i più leggiadri
proverbi sui pesci, ma la giunta supera d’assai la derrata. È proprio
il caso di dire:
_Quand’io credea d’avere il vento in poppa,
Mi trovai fatta la barba di stoppa._
_A. T._--Un ne udii in più luoghi dell’alta Italia in forma di dialogo
fra la tinca ed il luccio:
_Taci, taci, tenca rugginente:
Chè chi mangia di te tutto il dì febbre sente._
A cui la tinca risponde:
_È meglio la mia testa che il tuo busto._
E presso a poco nel Veneto:
_--Tenca, tenca de pantan,
Chi te magna no xe san._
_--Luz, luz, val pù la mia testa che il to bust._
E poichè siamo tra i Veneti, non vi gravi udire questi altri:
_Rede sbusada, picola pescada._
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_Co ’l pesce fa bianco l’ocio,
Xe segno che l’è coto._
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_Chi magna carpion, no xe babion._
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_Sfogio e barbon, no perde mai stagion._
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_Del barbon la testa x’l megio bocon._
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_Tenca in camisa, luzzo in pelizza[56]._
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_Quando la segala fiorisse, i gamberi olisse._
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_I gamberi xe boni nei mesi dell’erre._
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_In mancanza de’ gamberi xe boni anco le zate[57]._
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_Magnà i gamberi se ciuca le zate._
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_Le done, i cani e ’l bacalà,
Perchè i sia boni i ghe vol ben pestà._
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_Pescar a bacheta, oselar a çiveta e camminar sul sabion, xe tre gusti
da cogion._
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_Pescador e sonador de violin,
A la fin de l’an no i ghe n’ha più un quatrin._
_A._--Consentitemi prima di chiudere la rubrica del gregge,
. . . che il fresco erboso fondo
Del liquido cristallo alberga e pasce[58]
ch’io aggiunga, a mo’ di coda, due proverbi antichissimi, l’un cavato
da Francesco da Barberino che suona:
_A pelago lodato non pescare;_
e vale, che le cose da tutti stimate buone, sono da molti occupate; e
un secondo che trovo nelle poesie di Bindo Bonichi, rimatore pur esso
del secolo XIII, cioè:
_Piace alla gatta il pesce, ma nol pesca[59]._
Nello stesso autore leggo pure quest’altro, sebbene nulla abbia a che
fare co’ pesci:
_Folle è chi sa nuotar se cerca fondo._
_N. B._--E’ parmi che poco altro v’abbia ad aggiungersi in questa
materia. Senonchè fu da noi lasciato da banda un tema bellissimo, che
io ritengo fecondo d’argute sentenze. Su via, dottor Mariano, sciogli
la tua parlantina, e dinne dei _pronostici e segni del tempo_.
_M. S._--Tanto m’è bel quanto a te piace: