RIVELAZIONI D'UN'OSTRICA.

Il dotto naturalista signor X---- si presentò all'Accademia scientifica

di N---- chiedendo d'essere ammesso a leggere in pubblica adunanza

alcuni suoi studi. La domanda venne accolta favorevolmente da tutti i

membri della presidenza, che lo invitarono a prender posto fra loro.

--Ella ci fa un vero onore,--gli disse il presidente.--La stampa ci

porta via il lavoro dei nostri soci che preferiscono presentarsi

direttamente al pubblico. I pochi che danno la preferenza alla qualità

sulla quantità degli uditori mostrano il loro acume. So che Ella studia

molto....

--Sì signore,--rispose il naturalista,--studio moltissimo... e non so

nulla.

--Troppa modestia.... Ora siccome dobbiamo inserire gli argomenti delle

letture nell'ordine del giorno delle adunanze, la prego di voler

favorirmi il titolo dei suoi studi.

--Intendo di presentare all'Accademia... le _rivelazioni d'un'ostrica_.

La presidenza non seppe rattenere uno scroscio di risa.

--Il naturalista se ne trovò offeso.

--Che cosa c'è da ridere!--egli chiese con indignazione.--Voi ascoltate

seriamente le nenie dei vostri poetuncoli, i verbosi vaniloqui dei

vostri filosofi, i fantastici sproloqui dei vostri teologhi, e non

potete prendere sul serio le modeste rivelazioni d'un mollusco? Vi

sorprendete forse perchè vi prometto le rivelazioni d'un acefalo? O

credete che colui che non ha testa non possa pensare col cuore... o

collo stomaco! Non avete mai veduto degli uomini che ragionano coi

pugni? Mi fareste venir la voglia di darvi un saggio di argomentazioni

persuasive col solo uso delle gambe.

E così parlando si animava gradatamente, e vedendo che i dotti si

facevano dei segni coi gomiti, e lo guardavano con paurosa diffidenza,

la sua indignazione giunse al colmo. Si levò in piedi e disse:

--Signori... voi ignorate che il sublime sta nel semplice. Voi siete un

composto d'imbecilli... e d'idioti... io vi disprezzo, e vi scaccio da

questo tempio della scienza, che profanate colla vostra dabbenaggine!

E così dicendo alzò in aria una sedia, coll'evidente intenzione di

rompere la testa ai membri della presidenza, che non volevano credere al

linguaggio degli acefali.

Tutti gl'illustri accademici se la svignarono[IX.1] per la porta più

vicina.

Allora lo sdegno furibondo del signor X---- si sfogò sugli scaffali dei

libri, rompendo le lastre, mandando in aria i volumi, le carte, i

calamai, le lampade, e quanto gli cadde sotto mano. Poi discese le scale

gesticolando; e si mise a passeggiare per la via con passi concitati,

parlando da solo, e dimenando le braccia.

Alcuni agenti di questura[IX.2] avvertiti dal presidente lo seguirono

per qualche tempo e quando giudicarono di poterlo afferrare senza

pericolo, gli saltarono addosso, lo legarono strettamente, e lo

condussero al manicomio.

Sorpreso dall'inaspettata violenza, rimase sbalordito, non oppose la

minima resistenza, e si lasciò condurre macchinalmente; ma quando giunse

davanti il portone del famoso ospizio, alzò gli occhi in atto di

profondo disprezzo, ed esclamò:

--Adesso capisco! è il caso attribuito a Salomone di Caus![IX.3]

* * * * *

Pochi giorni dopo questo avvenimento l'Accademia tenne un'adunanza a

porte chiuse, nella quale il dottore Z---- fece delle comunicazioni

intorno ad alcune sue recenti ricerche sulla pazzia.

Risulterebbe da studi profondi, che gli uomini sono tutti più o meno

matti... senza far eccezione delle donne. I pazzi rinchiusi nei

manicomii sono varietà di poca importanza, che si trovano all'ospizio

per circostanze fortuite. Non sono quasi mai i più pericolosi, tanto è

vero che gli assassini, che non sono altro che pazzi, si consegnano alle

prigioni, e molte volte con stupida barbarie si guariscono dalla

malattia di cervello, coll'amputazione della testa!

Il genio è un'esuberanza vitale, come molte altre manifestazioni

intellettuali che passano per pazzie. Leggete senza pregiudizi le vite

di tutti gli eroi, e vi troverete molti sintomi di pazzia. Ogni guerra

offensiva è l'azione furiosa d'un pazzo seguito da migliaia d'altri

pazzi. Ogni colpo di Stato che non mena al potere, conduce direttamente

al patibolo. La storia non è altro che la narrazione delle più strane

pazzie dell'umanità.

Il dottore Z---- discendendo colle sue prove fino agli avvenimenti del

giorno, parlò d'uomini illustri che vivono circondati dall'ammirazione

dei contemporanei, e provò, come due e due fan quattro, che sono matti.

Ascoltando le dotte elucubrazioni dello scienziato, qualche socio

credeva di scorgere nel fondo della propria coscienza un germe

fosforescente di pazzia, come si vede una fiammella attraverso un vetro

appannato.

Taluno ebbe paura che la scienza colle sue progressive scoperte

giungesse a leggere i pensieri attraverso le pareti del cranio, e

pensava già d'inventare una berretta impermeabile agli sguardi

scientifici e di ottenerne il brevetto.

Tal altro pensava invece che il dottor Z---- studiasse l'uomo

guardandosi nello specchio, e giudicando la società come la riproduzione

perpetua di sè stesso.

Però finita la comunicazione scientifica, tutti i soci indistintamente

circondarono il lettore, gli strinsero la mano, e gli prodigarono le più

lusinghiere congratulazioni.

Tuttavia il presidente dopo replicati elogi, pregò il dottore di voler

conservare inediti tali studi, a solo beneficio della scienza, non

giudicando la società abbastanza matura per conoscere positivamente i

propri destini. Ed anzi allo scopo di prevenire almeno in parte i

pericoli minacciati dal progresso delle scienze naturali si propose di

fare una lettura in una prossima adunanza, sull'argomento seguente:

"Dell'assoluta necessità d'ingannare il genere umano sulle sue origini,

e sulle condizioni dell'esistenza, incominciando dall'insegnamento delle

scuole elementari, e seguitando a cullarlo d'illusioni, secondo i suoi

gusti speciali, per mezzo della libertà di tutti i culti."

First Italian Readings · 第 38 / 101 题