_Combattimento di Charenton._
A misura che Athos ed Aramis si avanzavano, e con ciò oltrepassavano
i diversi corpi schierati sulla strada, vedevano usberghi forbiti e
risplendenti succedere alle armi rugginose, e moschetti ben lucidi alle
variopinte partigiane.
«Mi pare che sia qui il vero campo di battaglia; disse Aramis, vedete
quel corpo di cavalleria che sta davanti al ponte con le pistole in
pugno? Ehi, badate! ecco che arrivano i cannoni.
«Ma, mio caro, rispose Athos, dove ci avete condotti? mi sembra di
vedere intorno a noi figure di uffiziali dell’armata reale. Non è il
signor di Chatillon in persona quello che viene innanzi co’ suoi due
brigadieri?»
Così parlando, mise mano alla spada, mentre l’amico, credendo infatti
di avere oltrepassati i limiti del campo parigino, dava di piglio alla
sacchetta delle pistole.
«Buon giorno, signori, disse il duca avvicinatosi, mi accorgo che nulla
intendete di quanto succede, ma in due parole io ve lo spiegherò. Per
il momento siamo in tregua, v’è conferenza; il signor Principe, il
signor di Retz, il signor di Beaufort e il signor di Bouillon, stanno
attualmente conversando di politica. Ora dunque, una delle due: o
le faccende non si aggiusteranno, e noi, cavaliere, ci ritroveremo:
o si aggiustano, e siccome io sarò disbrigato dal mio comando, ci
ritroveremo anche allora.
«Signor mio, rispose Aramis, voi discorrete a meraviglia. Sicchè,
permettetemi di farvi una domanda.
«Fate pure.
«Dove sono i plenipotenziarj?
«A Charenton stesso, nella seconda casa a man dritta venendo dalla
parte di Parigi.
«E la conferenza non era preveduta?
«No: par che sia il resultato di nuove proposte fatte jer sera dal
signor di Mazzarino ai Parigini».
Athos ed Aramis si guardarono ridendo: sapevano meglio di chiunque
quali fossero quelle proposte, a chi erano state avanzate, e da chi.
«E la casa dove sono i plenipotenziarj, chiese Athos, appartiene?...
«Al signor di Chanleu, che comanda le vostre truppe a Charenton. Dico
vostre truppe, perchè mi figuro che voi, signori, siate della _Fronda_.
«Eh! all’incirca, disse Aramis.
«Come, all’incirca?
«Eh! voi lo sapete meglio di chicchessia: in questo tempo non si può
dire precisamente che cosa uno è.
«Noi siamo per il re e pei signori principi, conchiuse Athos.
«Bisogna però che c’intendiamo: soggiunse Chatillon, il re è con noi,
ed ha per generalissimi i signori d’Orleans e di Condé.
«Sì, replicò Athos, ma il suo posto è nelle nostre file con i signori
di Conti, di Beaufort, d’Elboeuf e di Bouillon.
«Può darsi, ribattè Chatillon, ed è noto che per conto mio ho
pochissima simpatia pel signor di Mazzarino: anzi i miei interessi sono
in Parigi: ho colà una lite da cui dipende tutta la mia fortuna, e come
mi vedete esco da consultare il mio avvocato.
«A Parigi?
«No, a Charenton: messer Viole, che voi conoscete di nome; un uomo
eccellente, un po’ ostinato, ma non è mica del Parlamento per nulla.
Avevo idea d’incontrarlo jeri sera, ed il nostro incontro m’impedì
di occuparmi de’ miei affari, e siccome gli affari in sostanza vanno
fatti, ho profittato della tregua, ed ecco in che modo mi trovo in
mezzo a voi altri.
«Dunque messer Viole dà udienza e pareri all’aria aperta? fece ridendo
Aramis.
«Signor sì, ed anche a cavallo. Per oggi comanda cinquecento
pistolieri, ed io per onorarlo gli ho fatto visita accompagnato da
questi due pezzi di cannone, alla testa dei quali mi siete sembrati
tanto attoniti di vedermi. Sul principio, lo confesso, non lo
ravvisavo; ha una lunga spada sulla toga e le pistole alla cintola, il
che gli dà un’aria formidabile, che vi divertirebbe se aveste la sorte
d’incontrarlo.
«Se è tanto curioso di aspetto, si può prendersi l’incomodo di cercarlo
espressamente, disse Aramis.
«Converrebbe che vi sollecitaste, perchè le conferenze non possono
durar più molto.
«E se si sciolgono senza alcun resultato, domandò Athos, tenterete di
prendere Charenton?
«Tale è l’ordine che ho ricevuto; ho il comando delle truppe di
attacco, e farò meglio che possa onde riuscire.
«Signore, seguitò Athos, poichè comandate la cavalleria....
«Con licenza, la comando in capo.
«Anco meglio! dovete conoscere tutti i vostri uffiziali; intendo già
quelli di distinzione.
«Eh sì, a un di presso.
«Abbiate allora la bontà di dirmi se avete sotto i vostri ordini il
signor cavaliere d’Artagnan, tenente nei moschettieri.
«Signor no, non è con noi; da sei settimane ha abbandonato Parigi, e
dicesi che sia per una missione in Inghilterra.
«Lo sapevo, ma lo credevo tornato.
«No, e non so che alcuno lo abbia riveduto. Io posso tanto più
rispondervi su questo proposito in quanto che i moschettieri sono dei
nostri, ed il signor di Cambon tiene provvisoriamente il posto del
signor d’Artagnan».