LXXXII.

_Combattimento di Charenton._

A misura che Athos ed Aramis si avanzavano, e con ciò oltrepassavano

i diversi corpi schierati sulla strada, vedevano usberghi forbiti e

risplendenti succedere alle armi rugginose, e moschetti ben lucidi alle

variopinte partigiane.

«Mi pare che sia qui il vero campo di battaglia; disse Aramis, vedete

quel corpo di cavalleria che sta davanti al ponte con le pistole in

pugno? Ehi, badate! ecco che arrivano i cannoni.

«Ma, mio caro, rispose Athos, dove ci avete condotti? mi sembra di

vedere intorno a noi figure di uffiziali dell’armata reale. Non è il

signor di Chatillon in persona quello che viene innanzi co’ suoi due

brigadieri?»

Così parlando, mise mano alla spada, mentre l’amico, credendo infatti

di avere oltrepassati i limiti del campo parigino, dava di piglio alla

sacchetta delle pistole.

«Buon giorno, signori, disse il duca avvicinatosi, mi accorgo che nulla

intendete di quanto succede, ma in due parole io ve lo spiegherò. Per

il momento siamo in tregua, v’è conferenza; il signor Principe, il

signor di Retz, il signor di Beaufort e il signor di Bouillon, stanno

attualmente conversando di politica. Ora dunque, una delle due: o

le faccende non si aggiusteranno, e noi, cavaliere, ci ritroveremo:

o si aggiustano, e siccome io sarò disbrigato dal mio comando, ci

ritroveremo anche allora.

«Signor mio, rispose Aramis, voi discorrete a meraviglia. Sicchè,

permettetemi di farvi una domanda.

«Fate pure.

«Dove sono i plenipotenziarj?

«A Charenton stesso, nella seconda casa a man dritta venendo dalla

parte di Parigi.

«E la conferenza non era preveduta?

«No: par che sia il resultato di nuove proposte fatte jer sera dal

signor di Mazzarino ai Parigini».

Athos ed Aramis si guardarono ridendo: sapevano meglio di chiunque

quali fossero quelle proposte, a chi erano state avanzate, e da chi.

«E la casa dove sono i plenipotenziarj, chiese Athos, appartiene?...

«Al signor di Chanleu, che comanda le vostre truppe a Charenton. Dico

vostre truppe, perchè mi figuro che voi, signori, siate della _Fronda_.

«Eh! all’incirca, disse Aramis.

«Come, all’incirca?

«Eh! voi lo sapete meglio di chicchessia: in questo tempo non si può

dire precisamente che cosa uno è.

«Noi siamo per il re e pei signori principi, conchiuse Athos.

«Bisogna però che c’intendiamo: soggiunse Chatillon, il re è con noi,

ed ha per generalissimi i signori d’Orleans e di Condé.

«Sì, replicò Athos, ma il suo posto è nelle nostre file con i signori

di Conti, di Beaufort, d’Elboeuf e di Bouillon.

«Può darsi, ribattè Chatillon, ed è noto che per conto mio ho

pochissima simpatia pel signor di Mazzarino: anzi i miei interessi sono

in Parigi: ho colà una lite da cui dipende tutta la mia fortuna, e come

mi vedete esco da consultare il mio avvocato.

«A Parigi?

«No, a Charenton: messer Viole, che voi conoscete di nome; un uomo

eccellente, un po’ ostinato, ma non è mica del Parlamento per nulla.

Avevo idea d’incontrarlo jeri sera, ed il nostro incontro m’impedì

di occuparmi de’ miei affari, e siccome gli affari in sostanza vanno

fatti, ho profittato della tregua, ed ecco in che modo mi trovo in

mezzo a voi altri.

«Dunque messer Viole dà udienza e pareri all’aria aperta? fece ridendo

Aramis.

«Signor sì, ed anche a cavallo. Per oggi comanda cinquecento

pistolieri, ed io per onorarlo gli ho fatto visita accompagnato da

questi due pezzi di cannone, alla testa dei quali mi siete sembrati

tanto attoniti di vedermi. Sul principio, lo confesso, non lo

ravvisavo; ha una lunga spada sulla toga e le pistole alla cintola, il

che gli dà un’aria formidabile, che vi divertirebbe se aveste la sorte

d’incontrarlo.

«Se è tanto curioso di aspetto, si può prendersi l’incomodo di cercarlo

espressamente, disse Aramis.

«Converrebbe che vi sollecitaste, perchè le conferenze non possono

durar più molto.

«E se si sciolgono senza alcun resultato, domandò Athos, tenterete di

prendere Charenton?

«Tale è l’ordine che ho ricevuto; ho il comando delle truppe di

attacco, e farò meglio che possa onde riuscire.

«Signore, seguitò Athos, poichè comandate la cavalleria....

«Con licenza, la comando in capo.

«Anco meglio! dovete conoscere tutti i vostri uffiziali; intendo già

quelli di distinzione.

«Eh sì, a un di presso.

«Abbiate allora la bontà di dirmi se avete sotto i vostri ordini il

signor cavaliere d’Artagnan, tenente nei moschettieri.

«Signor no, non è con noi; da sei settimane ha abbandonato Parigi, e

dicesi che sia per una missione in Inghilterra.

«Lo sapevo, ma lo credevo tornato.

«No, e non so che alcuno lo abbia riveduto. Io posso tanto più

rispondervi su questo proposito in quanto che i moschettieri sono dei

nostri, ed il signor di Cambon tiene provvisoriamente il posto del

signor d’Artagnan».

Venti anni dopo · 第 112 / 130 题