LXXVI.

_Il vino di Porto Porto._

Dopo dieci minuti i padroni dormivano, ma non così i servitori

affamati, e specialmente assetati.

Blaisois e Mousqueton si accingevano ad apparecchiarsi il letto,

consistente in un tavolone ed una valigia, mentre sopra una tavola

sospesa come quella della stanza contigua si tentennavano al moto del

mare un pane, un boccale di birra e tre bicchieri.

«Maledetto scuotimento! diceva Blaisois, sento che mi ritorna il male

come quando si arrivò.

«E per combattere questa nausea, rispondeva Mousqueton, non avere altro

che pane d’orzo e vino di luppoli.... buff!....

«E la vostra fiaschetta di giunchi, signor Mouston, l’avete perduta?

domandò Blaisois che aveva terminato il suo preparativo e barcollando

si accostava alla tavola, davanti alla quale Mousqueton era già seduto

e dove riuscì anche a lui di sedersi.

«No; disse Mousqueton, ma Parry se l’è ritenuta. Quei maledetti

Scozzesi hanno sempre sete!.... E voi, Grimaud?.... disse poi al

camerata che appunto capitava dopo aver accompagnato d’Artagnan nel suo

giro, e voi, avete sete?

«Quanto uno Scozzese, fece Grimaud laconicamente».

E si assise accanto agli altri due, si cavò di tasca un libretto, e si

mise a fare i conti della società, di cui era l’economo.

«Ohimè, ohimè!.... disse Blaisois, mi si rimescola lo stomaco!

«Se così è, consigliò Mousqueton in tuono da dottore, pigliate un po’

di cibo.

«E codesto, lo chiamate cibo? replicò Blaisois con cera dolente e

sprezzante accennando col dito il pan d’orzo e la birra.

«Blaisois, riprese Mousqueton, rammentatevi che il pane è il vero

nutrimento del Francese, e anche il Francese non ne ha sempre:

domandatelo a Grimaud.

«Sì, ma la birra, gridò Blaisois con una prontezza che faceva onore al

suo spirito vivace, ma la birra è ella forse la sua vera bevanda?

«Per questo poi, rispose Mousqueton acchiappato dal dilemma e

imbrogliatissimo per rispondere, devo confessare di no, ed anzi

aggiungerò ch’ella gli è tanto antipatica quanto è il vino agli

Inglesi.

«Come, signor Mouston? seguitò Blaisois, che questa volta dubitava

delle profonde cognizioni di Mousqueton, per le quali nelle circostanze

ordinarie della vita aveva però la massima ammirazione, come, agli

Inglesi non piace il vino?

«Lo abborriscono.

«Eppure, glie l’ho visto bere, io.

«Per penitenza; e la prova, continuò Mouston impettito, si è, che un

giorno un principe inglese morì per essere stato dentro a una botte di

malvagia. Io l’ho inteso raccontare dal signor d’Herblay.

«Imbecillone! fece Blaisois, vorrei esser io nel suo posto.

«Lo puoi far benissimo, disse Grimaud mentre accomodava i suoi numeri

in fila.

«E in che modo?

«Sì sì, confermò Grimaud, e teneva a mente quattro per riportarlo alla

somma della colonna seguente.

«Posso farlo? spiegatevi, signor Grimaud».

Durante le interrogazioni di Blaisois Mousqueton stava in silenzio,

ma facilmente si scorgeva dal suo viso non esser questo per effetto

d’indifferenza.

Grimaud continuò il suo conteggio e stabilì il totale.

«Porto Porto, disse allora stendendo la mano nella direzione del

primo compartimento visitato da lui e da d’Artagnan in compagnia del

capitano.

«Come! quelle botti che ho adocchiate dall’usciale socchiuso....

«Porto, ripetè Grimaud, e ricominciò una nuova operazione di aritmetica.

«Ho inteso dire, seguitò Blaisois volgendosi a Mousqueton, che il Porto

Porto è un vino eccellente di Spagna.

«Eccellente, rispose Mousqueton strisciandosi sulle labbra con la

lingua, ce n’è nella cantina del signor barone di Bracieux.

«Se pregassimo questi Inglesi di vendercene una bottiglia? progettò

l’onesto Blaisois.

«Vendere! obbiettò Mousqueton tornando all’antico suo istinto di

ruberia; ben si capisce, giovanotto, che non avete ancora l’esperienza

delle cose della vita. Perchè comprare quando si può prendere?

«Prendere! desiderare il bene del prossimo! è proibito, mi pare!

«Dove?

«Nei comandamenti di Dio.... o della Chiesa.... non so.... ma so che

v’è. _E non desiderare i beni del prossimo tuo, nè la sua sposa_....

«Chiacchere! chiacchere! dove avete mai trovato che gli Inglesi siano

nostro prossimo?

«In nessun luogo, è vero.... almeno non me ne ricordo.

«Bambinate! bambinate! seguitò Mousqueton. Se aveste guerreggiato dieci

anni come io e Grimaud, caro Blaisois, sapreste fare la differenza che

v’è tra il bene del prossimo e il bene del nemico: ora un Inglese è

nemico, e il vino appartiene agl’Inglesi; dunque appartiene a noi, che

siamo Francesi....»

Questa facondia, appoggiata da tutta l’autorità che Mousqueton traeva

dalla sua lunga pratica, incantò Blaisois. Costui chinò il capo come

per riflettere, e ad un tratto rialzandolo alla maniera di un uomo

armatosi di un argomento irresistibile, disse:

«Signor Mousqueton, e i padroni saranno della vostra opinione?»

Mousqueton sogghignò con disprezzo.

«Dovrei forse, rispose, andare a disturbare nel sonno quegli illustri

signori per dir loro: «Signori, il vostro servo Mousqueton ha sete, gli

permettete di bere?» Ma che importa al signor di Bracieux, ch’io abbia

sete o no?

«È vino che costa caro! osservò Blaisois scuotendo la testa.

«Fosse anche oro, messer Blaisois, i nostri padroni non se ne

priverebbero. Sappiate che il signor barone di Bracieux è da sè solo

assai ricco per bere una botte di Porto Porto, anco dovesse pagarlo

una doppia ogni goccia. E io non veggo, continuava Mousqueton nel suo

magnifico orgoglio, giacchè i padroni non so lo farebbero mancare, il

perchè abbiano a lasciarselo mancare i domestici».

Indi essendosi alzato, pigliò il boccale della birra, lo vuotò da uno

sportello di bordo sino all’ultima stilla, e si avanzò maestosamente

verso l’usciale che dava sulla divisione.

«Ah ah! disse, è chiuso. Quei bricconi d’Inglesi, come sono diffidenti!

«Chiuso! fece Blaisois non meno dolente, peccato, in verità! di più che

mi sento travagliare lo stomaco peggio di prima!....»

Mousqueton si girò verso Blaisois con ciera così mesta che si conosceva

a quale alto grado si associasse al di lui rincrescimento.

«Chiuso! ripetè.

«Ma, azzardò Blaisois, io vi ho sentito raccontare, signor Mousqueton,

che una volta nella vostra gioventù, a Chantilly se non isbaglio,

manteneste il vostro padrone e voi stesso prendendo delle pernici colla

rete, dei carpioni colla lenza, e delle bottiglie col lacciuolo....

«Positivamente, questo è esattissimo; ed ecco Grimaud che ve lo

può attestare; ma alla cantina v’era uno spiraglio, e il vino era

imbottigliato. Non posso gettare il lacciuolo a traverso a questo

tramezzo, nè tirare con uno spago un fusto che pesa forse duecento

cantara.

«No, ma dal tramezzo potreste levare due o tre tavoloni, ed a un fusto

fare un buco colla verrina».

Mousqueton spalancò smisuratamente gli occhi, e guardando Blaisois da

uomo che stupisce di riscontrare in un altro una capacità di cui non lo

giudicava suscettibile, replicò:

«È vero, si può; ma lo scalpello per fare saltare le tavole, e la

verrina per forare la botte?

«L’astuccio, fece Grimaud bilanciando il dare e avere del suo conto.

«Ah sì! l’astuccio, disse Mousqueton, ed io che non ci pensavo!»

Realmente Grimaud era non soltanto economo della compagnia ma anche

suo armajuolo: oltre al registro aveva l’astuccio. Ed essendo egli uomo

di grandissime precauzioni, l’astuccio ben ripiegato nella valigia era

fornito di tutti gli arnesi di prima necessità, e quindi conteneva una

verrina di grossezza ragionevole.

Mousqueton se ne impossessò.

Per lo scalpello non lo dovè cercare lontano, chè il pugnale che

portava alla cintura era in grado di essergli sostituito utilmente.

Mousqueton trovò agevolmente un canto ove le tavole fossero disgiunte,

e si mise subito all’opra.

Blaisois lo stava ad osservare con ammirazione mista ad impazienza,

tratto tratto avventurando sul modo di staccare un chiodo, o di pigiar

meglio, delle riflessioni piene di abilità e di chiarezza.

A capo a un momento Mousqueton aveva fatto schizzar via tre tavoloni.

«Là! disse Blaisois».

Mousqueton era tutto all’opposto della rana della favola, che si

credeva più grossa di quel che la si fosse. Sfortunatamente, se era

pervenuto a scemare di un terzo il proprio nome, non gli era riuscito

lo stesso pel suo ventre. Tentò di passare dall’apertura formata, e

vide con sommo duolo che bisognerebbe togliere altre due o tre tavole

perchè quella gli bastasse.

Sospirò, e si ritirò per riaccingersi al lavoro.

Ma Grimaud che aveva terminato il conteggio, si era alzato, e col

massimo interesse per l’operazione che colà si eseguiva si era

avvicinato a’ suoi due compagni, e scorgeva gli inutili sforzi di

Mousqueton per arrivare alla terra promessa.

«Io, disse Grimaud».

Questa parola sola valeva quanto un sonetto, che come ognuno sa vale

quanto un poema.

Mousqueton si voltò domandando:

«Che cosa, voi?

«Io passerò.

«Oh sì, rispose Mousqueton dando un’occhiata al personale lungo e secco

dell’amico, voi sì, e facilmente.

«Va bene, seguitò Blaisois, e conosce le botti piene, poichè è già

stato in cantina col signor cavaliere d’Artagnan. Signor Mousqueton,

lasciate che s’introduca messer Grimaud.

«Mi ci sarei introdotto io pure egualmente che Grimaud, disse

Mousqueton un po’ sdegnato.

«Sì, ma ci vorrebbe più tempo, ed io ho molta sete.... sento che mi si

rimescola sempre più lo stomaco.

«Andate dunque, Grimaud, ordinò Mousqueton dando a quello che si recava

a tentare l’impresa in sua vece il boccale da birra e la verrina.

«Netta i bicchieri, disse Grimaud».

Poi fece un gesto amichevole a Mousqueton, acciò questi gli perdonasse

di compiere una spedizione cominciata in maniera tanto brillante da un

altro, ed alla guisa di un serpente si cacciò dentro dall’apertura e

disparve.

Blaisois sembrava in estasi. Di tutte le imprese fatte dopo il loro

arrivo in Inghilterra dagli uomini straordinari a’ quali aveva la sorte

di essere addetto, quella di certo gli sembrava la più miracolosa.

«Ora vedrete, disse allora Mousqueton fissando in viso Blaisois con una

superiorità a cui questi non cercava tampoco di sottrarsi, ora vedrete,

Blaisois, come beviamo noi altri soldati quando abbiamo sete.

«Il pastrano, fece Grimaud di fondo alla cantina.

«Ah sì! è giusto, disse Mousqueton.

«Che cosa vuole? domandò Blaisois.

«Che si tappi l’ingresso con un pastrano.

«Per che fare?

«Innocentino! e se entrasse qualcuno?

«Ah! è vero! esclamò Blaisois con sempre maggiore ammirazione, ma sarà

al bujo, non ci vedrà.

«Grimaud ci vede sempre, di notte come di giorno.

«È fortunato! io quando non ho lume non posso far due passi senza dare

qualche urtonata!

«Perchè voi non siete stato al servizio; replicò Mousqueton a Blaisois,

se no, avreste imparato a raccattare un ago dentro a un forno.... Oh

silenzio! vien gente, se non isbaglio».

Mousqueton diede un piccolo fischio d’allarme già familiare ai lacchè

nei tempi di loro giovinezza, ripigliò il suo posto a tavola, ed

ammiccò a Blaisois di fare altrettanto.

Questi obbedì.

Fu schiuso l’uscio, comparvero due uomini inferrajuolati.

«Oh oh! disse uno di essi, alle undici e un quarto, non per anche a

letto? è contro le regole. Fra un quarto d’ora tutto sia al bujo e

tutti russino».

I due s’incamminarono verso la porticella del compartimento in cui

si era cacciato Grimaud, e l’apersero, ed entrarono, e dietro se la

serrarono di nuovo.

«Ah! fece Blaisois raccapricciando, egli è perduto!

«Grimaud è volpe vecchia! bucinò Mousqueton».

Ed attesero, postisi in orecchio e trattenendo il fiato.

Scorsero dieci minuti, nei quali non si udì alcun rumore da dar

sospetto che Grimaud fosse stato scoperto.

Passato quell’intervallo, Mousqueton e Blaisois videro riaprirsi la

porta, ne uscirono i due intabarrati, tornarono a chiudere con la

medesima precauzione di prima, e si allontanarono ripetendo l’ordine di

coricarsi e spegnere i lumi.

«Si ha da obbedire? domandò Blaisois, tutto questo mi par brutto.

«Hanno detto un quarto d’ora, ci restano cinque minuti, rispose

Mousqueton.

«Se avvertissimo i padroni?

«Aspettiamo Grimaud.

«Ma se lo hanno ammazzato?

«Eh! avrebbe urlato.

«Sapete pure ch’è quasi mutolo.

«Si sarebbe inteso il colpo.

«Ma, se non viene più?

«Eccolo!»

Diffatti nello stesso momento Grimaud discostava il pastrano che celava

il foro, e da questo metteva fuori una faccia livida, di cui gli occhi

spalancati e rotondi per lo spavento lasciavano distinguere una piccola

pupilla in un largo cerchio bianco. Teneva in mano il vaso di birra,

pieno di una sostanza qualunque, l’avvicinò al raggio di luce che

tramandava la lampada fumosa, e balbettò il semplice monosillabo _Oh!_

con espressione di sì fiero terrore, che Mousqueton rinculò sbigottito

e Blaisois fu in procinto di svenire.

Entrambi però diedero un’occhiata al boccale da birra: era pieno di

polvere.

Grimaud appena convinto essere il bastimento carico di polvere, anzi

che di vino, si slanciò al boccaporto, ed in un salto fu alla camera

ove dormivano i quattro amici. Giunto là, spinse piano l’usciale, col

che destò immediatamente d’Artagnan coricato dietro a questo.

Non sì tosto d’Artagnan ebbe veduta la faccia sconvolta di Grimaud,

comprese esservi qualchecosa straordinaria, e andava per gridare; il

domestico però con un gesto più rapido che la parola, si mise un dito

sulle labbra, e con un soffio di cui nessuno avrebbe avuto idea in un

corpo sì gracile, estinse il lumicino da tre passi distante.

D’Artagnan si sollevò sul gomito; Grimaud posò in terra un ginocchio,

e divi, a collo steso, con un’agitazione tremenda, gli bisbigliò

all’orecchio un racconto, che a tutto rigore era abbastanza drammatico

per rendere superfluo il gesto e i movimenti della fisonomia.

Durante quella relazione, Athos, Porthos ed Aramis dormivano come

uomini che non abbiano dormito da otto notti, e nella stiva Mousqueton

per precauzione si legava gli aghetti, mentre Blaisois inorridito e coi

capelli ritti in testa si provava a far lo stesso.

Ecco ciò che era accaduto.

Subito che Grimaud fu sparito dal foro e si trovò nel primo

compartimento, si diede a cercare, ed incontrò una botte; vi picchiò

sopra: ell’era vuota. Andò ad un’altra: vuota egualmente. Ma la

terza su cui ripetè l’esperimento diede un tal suono che non v’era da

ingannarsi, ed egli riconobbe ch’era piena.

Si fermò a questa, cercò un luogo adattato per bucarla con la verrina,

e nel far ciò posò la mano sur una chiavetta o robinetto.

«Bene! disse fra sè, risparmio di fatica!»

Appressò il vaso di birra, girò la chiavetta, e sentì il contenuto

passare adagio dall’uno all’altro recipiente.

Grimaud, usata la cautela di richiudere il robinetto, si accingeva ad

accostarsi alla bocca il vaso suddetto, essendo egli uomo di troppa

coscienza per recare ai compagni un liquido del quale non potesse

garantir loro la qualità, quando ecco intese il segnale d’allarme

datogli da Mousqueton; ebbe sospetto di qualche ronda notturna, si

cacciò nello spazio esistente tra due fusti, e si rimpiattò dietro ad

uno di questi.

Realmente, di lì a poco fu aperta la porta e indi richiusa, dopo

esserne venuti fuori i due individui col ferrajuolo che noi già

vedemmo andar su e giù dinanzi a Blaisois e Mousqueton col dare ad essi

l’ordine di smorzare le candele.

Uno dei due teneva una lanterna guarnita di vetri, ben serrata, e tanto

alta che la fiamma non poteva arrivare sino alla cima; inoltre i vetri

erano ricoperti da un foglio bianco che mitigava o piuttosto assorbiva

e la luce e il calore.

Colui era Groslow.

L’altro reggeva una qualche cosa pieghevole e arrotolata come una corda

bianchiccia. Gli cuopriva il viso un cappello a tese larghe.

Grimaud supponendoli là per lo stesso sentimento per cui egli vi era,

e credendo che al pari di lui venissero a fare una visita al vino di

Porto Porto, si rannicchiò sempre più a tergo alla botte, calcolando

inoltre che qualora fosse scoperto il delitto non era poi molto grave.

I due sopraggiunti, quando furono al fusto dietro al quale appiattavasi

Grimaud, si fermarono.

«Avete la miccia? domandò in inglese quello del lampione.

«Eccola, disse l’altro».

Alla voce dell’ultimo, Grimaud si scosse e si sentì un brivido sino nel

midollo delle ossa; si rizzò lentamente sino a tanto che colla testa

sorpassasse il cerchio di legno, e sotto l’ampio cappellone riconobbe

il pallido volto di Mordaunt.

«Quanto può durare questa miccia? costui richiese.

«Eh! circa cinque minuti, gli rispose il padrone».

Neppur quella voce era ignota a Grimaud. Egli mandò lo sguardo dal

primo al secondo, e dopo Mordaunt ravvisò Groslow.

«Dunque, continuò Mordaunt, avvertirete i vostri uomini di star pronti,

senza dir loro a che. La lancia seguita il bastimento?

«Come un cane seguita il padrone reggendosi a una fune di canapa.

«Allora quando l’orologio toccherà il quarto dopo mezzanotte, riunirete

i vostri uomini, e scenderete senza far rumore nella lancia.

«Dopo aver dato fuoco alla miccia?

«A questo penso io: voglio esser sicuro della mia vendetta. I remi sono

nella barca?

«Tutto è apparecchiato.

«Bene.

«Siamo intesi».

Mordaunt s’inginocchiò e fissò una cima della miccia alla chiavetta,

per non aver più da far altro che dar fuoco all’estremità opposta.

E terminata tale operazione, cavò fuori l’oriuolo.

«Avete inteso? un quarto dopo mezza notte; disse alzandosi, cioè fra

venti minuti.

«Ottimamente, signore, rispose Groslow. Soltanto, devo farvi

osservare per l’ultima volta che v’è qualche pericolo nell’incarico

riserbatovi, e che sarebbe meglio incombenzare un dei nostri subalterni

nell’accensione.

«Mio caro Groslow, replicò Mordaunt, sapete pure il proverbio: _Chi fa

da sè fa per tre_, ed io lo metterò in pratica».

Grimaud aveva ascoltato tutto, se tutto non aveva inteso: ma in lui la

vista suppliva alla mancanza di piena intelligenza dell’idioma; avea

veduto e riconosciuto i due acerrimi nemici dei moschettieri; avea

visto Mordaunt preparare la miccia; aveva udito il proverbio detto in

francese da Mordaunt; finalmente tastava e ritastava il contenuto del

boccale, ed invece del liquido che attendevano Mousqueton e Blaisois,

scricchiolavano sotto le sue dita i grani di una grossa polvere da

botta.

Mordaunt si avviò col capitano; sull’uscio si fermò in ascolto,

«Sentite come dormono? disse».

Difatti si udiva russare Porthos a traverso al palco.

«Iddio li mette in mano vostra! fece Groslow.

«E questa volta, soggiunse Mordaunt, il diavolo non li salverebbe».

Ed uscirono insieme.

Grimaud aspettò sino ad aver inteso stridere la stanghetta della porta,

e quando fu certo di esser solo si alzò adagio rasente al muro.

«Ah! disse asciugandosi colla manica le grosse goccie di sudore che gli

correvano sulla fronte, che fortuna che Mousqueton abbia avuto sete!»

Si sollecitò a ripassare dal buco, credendo tuttavia di sognare, ma la

vista della polvere nel vaso da birra gli provò come quel sogno era un

incubo mortale.

D’Artagnan, secondo è da pensarsi, ascoltò tutti quei particolari

col massimo interesse, e senza attendere che Grimaud avesse terminato

si rizzò senza impeto alcuno, ed accostata la bocca alle orecchie di

Aramis che dormiva dalla sua parte sinistra, e toccandogli la spalla

onde impedire qualunque movimento repentino, gli disse:

«Alzatevi! cavaliere, e non fate chiasso».

Aramis si destò. D’Artagnan ripetè l’invito stringendogli la mano, ed

egli obbedì.

«Accanto a voi è Athos, seguitò a dirgli, prevenitelo come io ho fatto

a voi».

Aramis svegliò facilmente Athos, che aveva il sonno leggiero conforme

sogliono tutti i naturali delicati e nervosi. Ma si durò maggior

fatica a svegliare Porthos. Questi si accingeva a domandare le cause

e le ragioni di quella interruzione dei suoi sonni, che gli pareva

spiacevolissima, ma d’Artagnan per unica spiegazione gli piantò una

mano sulla bocca.

Allora il nostro Guascone, allungate le braccia e ricondottole a sè,

rinchiuse nel cerchio di esse le tre teste degli amici in maniera che

per dir così si toccassero.

«Miei cari, avvertì, lasceremo subito questa barca, o che siamo tutti

morti.

«Veh! da capo? fece Athos.

«Sapete chi e il capitano?

«No.

«Il colonnello Groslow».

Una scossa dei tre moschettieri manifestò a d’Artagnan che il suo

discorso cominciava a far loro qualche impressione.

«Groslow! disse Aramis, oh diavolo!

«Che roba è questo Groslow? domandò Porthos, non me ne rammento più.

«Quello che ruppe la testa a Parry, e in questo momento si dispone a

romperla a noi.

«Oh oh!

«E il suo luogotenente, sapete chi è?

«Luogotenente? fece Athos, non se ne hanno in una filuca di quattro

uomini d’equipaggio.

«Sì, ma messer Groslow non è già un capitano come gli altri. Egli lo

ha, e nella persona del signor Mordaunt».

Questa volta non bastò ai moschettieri una scossa, vi fu anche

un grido. Quegli uomini invincibili erano soggetti all’influenza

misteriosa e fatale che su di loro esercitava quel nome, e sentivano

terrore al solo udirlo a pronunziare.

«Che si fa? disse Athos.

«Impossessarci della feluca, progettò Aramis.

«E ucciderlo, aggiunse Porthos.

«Nella feluca è fatta una mina, disse d’Artagnan; le botti che ho prese

per fusti pieni di Porto Porto sono botti di polvere. Quando Mordaunt

si vegga scoperto farà saltar per aria tutti, amici e nemici, e affè!

egli è un signorino di troppo trista società perch’io abbia voglia di

presentarmi con lui nè in cielo nè all’inferno.

«Dunque avete già un piano? richiese Athos.

«Sì.

«E quale?

«Avete fiducia in me?

«Ordinate, risposero i tre moschettieri.

«Or bene, venite qua».

D’Artagnan andò ad un finestrino bassissimo, ma che bastava perchè un

uomo vi passasse, e lo fece scorrere sulla cerniera.

«Ecco la strada, disse allora.

«Diavolo! fece Aramis, caro mio, fa un gran freddo!

«Restate qui se volete, ma vi avviso che tra poco ci farà troppo caldo.

«Ma non possiamo mica arrivare a nuoto a prender terra!

«La lancia ci seguita legata a un cavo; arriveremo alla lancia, e

taglieremo il cavo: non v’è altro. Andiamo, signori.

«Un momento.... disse Athos, e i servitori?

«Eccoci, risposero Mousqueton e Blaisois».

Perocchè Grimaud era stato a chiamarli, onde concentrare tutte le forze

nel camerino, ed essi dal boccaporto quasi attiguo alla porta erano

entrati senza esser veduti.

Frattanto i tre amici rimanevano immobili dinanzi al terribile

spettacolo a loro scoperto da d’Artagnan sollevando l’imposta, e che

osservavano da quella stretta apertura.

Infatti chiunque abbia veduto una volta tale spettacolo, sa che non

v’ha cosa la quale faccia maggior sensazione che il mare agitato che

manda i neri suoi flutti con un cupo rumore allo scarso chiarore della

luna d’inverno.

«Per bacco! disse d’Artagnan, siamo titubanti, mi pare! e se noi lo

siamo, che faranno i nostri lacchè?

«Io non esito punto, disse Grimaud.

«Signore, soggiunse Blaisois, io ve lo avverto, non so nuotare se non

nei fiumi.

«Ed io non so nuotare per niente, seguitò Mousqueton».

In quel frattempo d’Artagnan si era messo già fuori dal finestrino.

«Siete dunque deciso? domandò Athos.

«Sì, rispose il Guascone. Animo, Athos! voi che siete l’uomo perfetto,

ordinate allo spirito di dominare la materia; voi, Aramis, date il

comando ai servi; voi, Porthos, uccidete quanti ci diano ostacolo».

E d’Artagnan, avendo stretta la mano ad Athos, colse il momento che per

un moto di ondeggiamento il naviglio si sommergeva da poppa, talchè non

ebbe da far altro che lasciarsi calare nell’acqua che lo avvolgeva di

già sino alla cintura.

Athos gli andò appresso anche prima che la feluca fosse rialzata;

questa si trasse in su, e si vide scaturir dal mare il cavo a cui era

legata la scialuppa.

D’Artagnan nuotò verso quella corda e la raggiunse.

Poi alla svolta del bastimento si distinsero due teste: quelle di

Aramis e di Grimaud.

«Blaisois mi dà da pensare, disse Athos; non avete inteso, d’Artagnan,

che ci ha detto non saper nuotare se non nei fiumi?

«Quando si sa nuotare, si nuota da per tutto, rispose il tenente, al

bargio! al bargio!

«Ma Porthos? non lo veggo!

«Verrà tra poco, non dubitate; nuota come un leviathan».

Realmente Porthos non compariva, perchè fra esso e Mousqueton e

Blaisois, aveva luogo una scena buffonesca e mezzo drammatica.

Questi due, spaventati dal rumore dell’acqua, e dal fischiar del

vento, e dall’aspetto dell’onda nera e gorgogliante in un vortice,

retrocedevano anzi che avanzarsi.

«Animo, giù! in mare! disse Porthos.

«Ma, signore, non so nuotare, rispondeva Mousqueton; lasciatemi qui.

«E anco me! pregava Blaisois.

«Vi assicuro che vi darò più impaccio che altro in quella barchetta,

soggiunse Mousqueton.

«Ed io mi annegherò prima di arrivarvi, continuava Blaisois.

«Eh! vi strangolo tutti due se non uscite! fece Porthos afferrandoli

pel collo; innanzi, Blaisois!»

Questi non diede altra risposta che un gemito soffocato dalla ferrea

mano di Porthos, perocchè il gigante, tenendolo per la gola e pei

piedi, lo fe’ sdrucciolare come una tavola dal finestrino e lo mandò

capovolto nell’acqua.

«Adesso, Mouston, disse Porthos, mi lusingo che non abbandoniate il

vostro padrone.

«Ah, signore! sospirò colle lacrime agli occhi Mousqueton, perchè

vi siete rimesso al servizio? stavamo tanto bene nel castello di

Pierrefonds!»

E senza altra rampogna, diventato obbediente e passivo, o per vero

zelo, o per l’esempio dato a proposito da Blaisois, Mousqueton si tuffò

a capo all’ingiù.... atto in ogni caso, sublime, dappoichè ei si teneva

per morto.

Ma Porthos non era uomo da lasciar così il fedele compagno. Il padrone

seguitò tanto da vicino il servitore, che la caduta dei due corpi fece

un solo e medesimo tonfo, talmentechè quando Mousqueton ritornò a galla

affatto cieco si trovò sorretto dalla larga mano di Porthos, e senza

aver bisogno di far alcun moto, potè avanzarsi verso la fune, con tutta

la maestà di un Dio marino.

Nell’istante, Porthos vide scuotersi qualche cosa prossima al suo

braccio: la qualche cosa era Blaisois, ed egli lo afferrò pei capelli.

Athos gli si faceva di già incontro, ma Porthos disse a questo:

«Andate, conte, andate, non ho necessità di voi».

E veramente con un robusto colpo dei garretti, Porthos si rizzò come

il gigante Adamastor al di sopra dei flutti, ed in tre slanci ebbe

raggiunti i camerati.

D’Artagnan, Aramis e Grimaud aiutarono Mousqueton e Blaisois a salire;

indi toccò a Porthos, il quale scavalcando di su lo sportello del bordo

ebbe a far travirare il piccolo schifo.

«E Athos? domandò d’Artagnan.

«Eccomi! disse Athos, che alla guisa di un generale che sostenga la

ritirata non avea voluto andar su se non da ultimo, e stava accanto

agli orli della barca, siete tutti riuniti?

«Tutti, rispose d’Artagnan. E voi, Athos, avete il pugnale?

«Sì.

«Dunque, tagliate il cavo, e venite».

Athos si levò dalla cintola un pugnale appuntato; la feluca si

allontanò, la lancia restò ferma senz’altro movimento che quello che le

davano le onde.

«Venite, Athos» ripetè d’Artagnan.

E porse la mano al conte di la Fère, che si accomodò pure nel battello.

«Era tempo! disse il Guascone, e ora vedrete qualche cosa di curioso!»

Venti anni dopo · 第 105 / 130 题