LVII.

_Vengono notizie d’Athos e d’Aramis._

D’Artagnan s’era recato a dirittura alle scuderie; si faceva giorno;

riconobbe il suo cavallo e quello di Porthos legati alla mangiatoja, ma

mangiatoja vuota; ebbe pietà delle povere bestie, e s’incamminò verso

un cantone ove distingueva un po’ di paglia senza dubbio sottrattasi

alla _razzia_ notturna. Ma nel radunare col piede la paglia, la punta

del suo stivale incontrò un corpo rotondo, il quale, tocco di certo

in un luogo sensibile, diede un grido e si rizzò sulle ginocchia

stropicciandosi gli occhi.

Era Mousqueton, che non avendo più paglia per sè si era giovato di

quella dei cavalli.

«Mousqueton! disse d’Artagnan, animo, in viaggio!»

Colui, riconosciuta la voce dell’amico del suo padrone, si alzò

precipitosamente, e con quell’atto si lasciò cadere alcuni dei luigi

guadagnati illecitamente nella notte scorsa.

«Oh oh! fece d’Artagnan annasando un luigi raccattato, ecco dell’oro

che ha un odore singolare, puzza di paglia».

Mousqueton arrossì tanto onestamente, e parve sì confuso, che il

guascone si mise a ridere, e seguitò:

«Mio caro Mouston, Porthos andrebbe in collera, ma io vi perdono;

soltanto ricordiamoci che codest’oro dee servire di farmaco per la

nostra ferita, e stiamo allegri, su via!»

Il domestico assunse subito un aspetto gioviale, pose con grande

attività la sella al palafreno del suo signore, e si piantò sul suo

proprio senza far boccaccia.

Frattanto capitò Porthos con viso burbero, e si maravigliò non poco di

trovare d’Artagnan e Mousqueton quasi che in brio.

«Ehi! domandò, abbiamo dunque, voi il grado ed io la baronia?

«Andiamo a cercarne i brevetti, rispose d’Artagnan, ed al nostro

ritorno Mazzarino li firmerà.

«E dove si va?

«Prima a Parigi; voglio regolare colà alcune faccende.

«A Parigi sia pure».

Ed entrambi partirono pella capitale.

Giunti alle porte, stupirono nel mirare l’attitudine minacciosa della

città. Attorno ad una carrozza rotta in pezzi, il popolo mandava

imprecazioni, mentre le persone che aveano tentato di fuggire erano

prigioniere, cioè un uomo e due donne.

Quando al contrario d’Artagnan e Porthos chiesero l’accesso, furono

ricevuti con mille carezze; erano stati presi per disertori del partito

realista, e si voleva affezionarseli.

«Che fa il re? fu loro domandato.

«Dorme.

«E la Spagnuola?

«Si sogna.

«E quel maladetto Italiano?

«Sta desto. E perciò mantenetevi saldi; perchè se sono partiti, è di

sicuro per qualche fine. Ma siccome in sostanza voi siete i più forti,

continuò d’Artagnan, non vi accanite addosso a donne e a vecchi;

lasciate andare quelle signore, e attaccatevi alle vere cause».

Il popolo udì con piacere tal discorso, e liberò le signore, le quali

con un’occhiata eloquente ringraziarono il tenente.

«Ora avanti! disse questo».

E proseguirono il lor cammino, traversando le barricate, saltando di

sopra alle catene, spingendo o spinti, interrogati o interrogando.

Nella piazza del Palazzo Reale, d’Artagnan adocchiò un sergente che

facea fare l’esercizio a cinque o sei cento borghesi: era Planchet,

il quale metteva in opra a vantaggio della milizia urbana le sue

rimembranze del reggimento di Piemonte.

Esso, nel passare davanti a d’Artagnan, ravvisò il suo antico padrone.

«Buon dì, signor d’Artagnan, disse Planchet con sussiego.

«Buon dì, signor Delaurier, rispose il tenente dei moschettieri».

Planchet si fermò di botto fissando sopra d’Artagnan gli occhi

attoniti; la prima fila, vedendo fermare il suo capo, si fermò

parimente, e così di seguito sino all’ultima.

«Son pur ridicoli quei borghesi! disse d’Artagnan a Porthos».

E andarono innanzi.

Dopo cinque minuti smontavano all’albergo del Granchio.

La bella Maddalena corse incontro a d’Artagnan.

«Cara signora Turquaine (così costui le parlò), se avete soldi,

nascondeteli presto; se avete gioje, rimpiattatele prontamente; se

avete crediti, fatevi pagare; se avete debiti, non li pagate.

«E perchè? chiese Maddalena.

«Perchè Parigi sarà ridotta in cenere nè più nè meno che Babilonia, di

cui sicuramente avrete inteso a discorrere.

«E mi lasciate in un momento simile?

«Sull’atto.

«E dove andate?

«Ah! se voi potete dirmelo, mi renderete un vero servizio.

«Mio Dio! mio Dio!

«Avete lettere per me? domandò d’Artagnan facendo cenno colla mano

all’ostessa che si risparmiasse le lamentazioni attesochè sarebbero

superflue.

«Ve n’è una arrivata appunto adesso».

Ed ella gliela porse.

«D’Athos! esclamò il tenente osservando lo scritto lungo e fermo

dell’amico.

«Ah! fece Porthos, vediamo un po’ che ci dice».

D’Artagnan aprì il foglio e lesse:

«Caro d’Artagnan, caro Du Vallon.

«Miei buoni amici, voi forse ricevete mie notizie per l’ultima

volta. Aramis ed io siam molto infelici, ma Iddio, il nostro

coraggio e la memoria della nostra amistà ci sostengono. Pensate

bene a Raolo. Vi raccomando le carte che sono a Blois, e fra

due mesi e mezzo se non avete mie nuove, prendetene cognizione.

Abbracciate di tutto cuore il visconte pel vostro affezionatissimo

Venti anni dopo · 第 76 / 130 题