_Vengono notizie d’Athos e d’Aramis._
D’Artagnan s’era recato a dirittura alle scuderie; si faceva giorno;
riconobbe il suo cavallo e quello di Porthos legati alla mangiatoja, ma
mangiatoja vuota; ebbe pietà delle povere bestie, e s’incamminò verso
un cantone ove distingueva un po’ di paglia senza dubbio sottrattasi
alla _razzia_ notturna. Ma nel radunare col piede la paglia, la punta
del suo stivale incontrò un corpo rotondo, il quale, tocco di certo
in un luogo sensibile, diede un grido e si rizzò sulle ginocchia
stropicciandosi gli occhi.
Era Mousqueton, che non avendo più paglia per sè si era giovato di
quella dei cavalli.
«Mousqueton! disse d’Artagnan, animo, in viaggio!»
Colui, riconosciuta la voce dell’amico del suo padrone, si alzò
precipitosamente, e con quell’atto si lasciò cadere alcuni dei luigi
guadagnati illecitamente nella notte scorsa.
«Oh oh! fece d’Artagnan annasando un luigi raccattato, ecco dell’oro
che ha un odore singolare, puzza di paglia».
Mousqueton arrossì tanto onestamente, e parve sì confuso, che il
guascone si mise a ridere, e seguitò:
«Mio caro Mouston, Porthos andrebbe in collera, ma io vi perdono;
soltanto ricordiamoci che codest’oro dee servire di farmaco per la
nostra ferita, e stiamo allegri, su via!»
Il domestico assunse subito un aspetto gioviale, pose con grande
attività la sella al palafreno del suo signore, e si piantò sul suo
proprio senza far boccaccia.
Frattanto capitò Porthos con viso burbero, e si maravigliò non poco di
trovare d’Artagnan e Mousqueton quasi che in brio.
«Ehi! domandò, abbiamo dunque, voi il grado ed io la baronia?
«Andiamo a cercarne i brevetti, rispose d’Artagnan, ed al nostro
ritorno Mazzarino li firmerà.
«E dove si va?
«Prima a Parigi; voglio regolare colà alcune faccende.
«A Parigi sia pure».
Ed entrambi partirono pella capitale.
Giunti alle porte, stupirono nel mirare l’attitudine minacciosa della
città. Attorno ad una carrozza rotta in pezzi, il popolo mandava
imprecazioni, mentre le persone che aveano tentato di fuggire erano
prigioniere, cioè un uomo e due donne.
Quando al contrario d’Artagnan e Porthos chiesero l’accesso, furono
ricevuti con mille carezze; erano stati presi per disertori del partito
realista, e si voleva affezionarseli.
«Che fa il re? fu loro domandato.
«Dorme.
«E la Spagnuola?
«Si sogna.
«E quel maladetto Italiano?
«Sta desto. E perciò mantenetevi saldi; perchè se sono partiti, è di
sicuro per qualche fine. Ma siccome in sostanza voi siete i più forti,
continuò d’Artagnan, non vi accanite addosso a donne e a vecchi;
lasciate andare quelle signore, e attaccatevi alle vere cause».
Il popolo udì con piacere tal discorso, e liberò le signore, le quali
con un’occhiata eloquente ringraziarono il tenente.
«Ora avanti! disse questo».
E proseguirono il lor cammino, traversando le barricate, saltando di
sopra alle catene, spingendo o spinti, interrogati o interrogando.
Nella piazza del Palazzo Reale, d’Artagnan adocchiò un sergente che
facea fare l’esercizio a cinque o sei cento borghesi: era Planchet,
il quale metteva in opra a vantaggio della milizia urbana le sue
rimembranze del reggimento di Piemonte.
Esso, nel passare davanti a d’Artagnan, ravvisò il suo antico padrone.
«Buon dì, signor d’Artagnan, disse Planchet con sussiego.
«Buon dì, signor Delaurier, rispose il tenente dei moschettieri».
Planchet si fermò di botto fissando sopra d’Artagnan gli occhi
attoniti; la prima fila, vedendo fermare il suo capo, si fermò
parimente, e così di seguito sino all’ultima.
«Son pur ridicoli quei borghesi! disse d’Artagnan a Porthos».
E andarono innanzi.
Dopo cinque minuti smontavano all’albergo del Granchio.
La bella Maddalena corse incontro a d’Artagnan.
«Cara signora Turquaine (così costui le parlò), se avete soldi,
nascondeteli presto; se avete gioje, rimpiattatele prontamente; se
avete crediti, fatevi pagare; se avete debiti, non li pagate.
«E perchè? chiese Maddalena.
«Perchè Parigi sarà ridotta in cenere nè più nè meno che Babilonia, di
cui sicuramente avrete inteso a discorrere.
«E mi lasciate in un momento simile?
«Sull’atto.
«E dove andate?
«Ah! se voi potete dirmelo, mi renderete un vero servizio.
«Mio Dio! mio Dio!
«Avete lettere per me? domandò d’Artagnan facendo cenno colla mano
all’ostessa che si risparmiasse le lamentazioni attesochè sarebbero
superflue.
«Ve n’è una arrivata appunto adesso».
Ed ella gliela porse.
«D’Athos! esclamò il tenente osservando lo scritto lungo e fermo
dell’amico.
«Ah! fece Porthos, vediamo un po’ che ci dice».
D’Artagnan aprì il foglio e lesse:
«Caro d’Artagnan, caro Du Vallon.
«Miei buoni amici, voi forse ricevete mie notizie per l’ultima
volta. Aramis ed io siam molto infelici, ma Iddio, il nostro
coraggio e la memoria della nostra amistà ci sostengono. Pensate
bene a Raolo. Vi raccomando le carte che sono a Blois, e fra
due mesi e mezzo se non avete mie nuove, prendetene cognizione.
Abbracciate di tutto cuore il visconte pel vostro affezionatissimo