«Lo guidaste vicino al ferito?
«Sì.
«Aveste allora tempo di vederlo?
«Sì.
«E forse lo ravvisereste se lo ritrovaste?
«Oh sì! lo giuro, disse Raolo.
«E anch’io, aggiunse di Guiche.
«Or bene, se mai lo ritrovate, in qualunque luogo si sia, sulla strada
maestra, per le vie, in una chiesa, dovunque egli sia, e dovunque voi
sarete, ponetegli addosso il piede e schiacciatelo senza pietà, senza
misericordia, come fareste ad una vipera, ad un serpente, ad un aspide;
schiacciatelo, e nol lasciate finchè sia morto; per me, tanto ch’ei
viva starà in dubbio la vita di cinque uomini».
E Grimaud senza dir altro profittò dello stupore e del terrore in cui
aveva immersi quelli che lo ascoltavano per islanciarsi fuori dallo
appartamento.
«Or bene, conte, disse Raolo a di Guiche, non dicevo bene che colui mi
pareva un serpente?»
A capo a due minuti si udì il galoppo di un cavallo. Raolo si affacciò
sollecito al balcone.
Era Grimaud che s’incamminava verso Parigi. Riverì Bragelonne agitando
in aria il cappello, e in breve disparve alla svolta della strada.
Ma viaggio facendo riflettè a due cose:
La prima, che di quel passo il suo animale non reggerebbe a far dieci
leghe;
La seconda, ch’ei non aveva danaro.
Egli aveva però l’immaginazione tanto più feconda quanto meno faceva
uso della favella.
Ed alla prima cambiatura vendè il cavallo, e col prodotto prese subito
la posta.