_Grimaud parla._
Grimaud era rimasto solo accanto al boia.
L’oste era ito a cercar soccorso; sua moglie pregava.
Dopo un momento l’ammalato schiuse gli occhi.
«Ajuto! balbettò! ajuto! Mio Dio, mio Dio! non troverò in questo mondo
un amico che mi ajuti a vivere o a morire?»
E si portò a stento la mano sul seno; e la sua mano incontrò il manico
del pugnale.
«Ah!» disse come uno a cui ritorni la memoria.
E lasciò andare giù il braccio.
«Fatevi coraggio, disse Grimaud, sono andati a cercare assistenza.
«Chi siete? domandò il ferito fissando su Grimaud gli occhi spalancati
fuor di misura.
«Un antico conoscente, questi rispose.
«Voi?»
L’infermo cercava ricordarsi le sembianze di lui che favellavagli in
tal guisa.
«In quali circostanze ci incontrammo? indi richiese.
«Venti anni sono, di notte. Il mio padrone vi aveva preso a Bethune e
vi condusse ad Armentières.
«Vi riconosco, fece il boia, siete uno dei quattro servitori.
«Per l’appunto.
«E d’onde venite?
«Passavo per la strada, mi sono fermato in questa locanda per far
rinfrescare il mio cavallo; mi raccontavano alcuni che il carnefice di
Bethune era qua ferito, quando avete cacciato due urli. Al primo siamo
accorsi subito, al secondo abbiamo sfondato l’uscio.
«E il frate? lo avete visto?
«Che frate?
«Quello ch’era rinchiuso meco.
«No, non v’era più: pare che sia fuggito dalla finestra. È desso che vi
ha trafitto?
«Ah sì!»
Grimaud si mosse come per partirsi.
«Che andate a fare? domandò il boia.
«Bisogna corrergli appresso!
«Guardatevene bene!
«E perchè?
«Si è vendicato, ed ha fatto benissimo. Adesso che Iddio mi perdoni,
giacchè v’è espiazione.
«Spiegatevi, disse Grimaud.
«Quella donna che i vostri padroni e voi mi faceste uccidere....
«Milady?
«Milady, sì, così la chiamavate....
«Che ha che fare milady col monaco?
«Era sua madre».
Grimaud vacillò e guatò il moribondo, attonito e come stupido.
«Sua madre! ripetè.
«Sì, sua madre.
«Ma dunque ei sa quel segreto?
«L’ho preso per un sacerdote, e glie l’ho confessato.
«Disgraziato! esclamò Grimaud e gli si bagnavano di sudore i capelli
all’idea delle conseguenze che potevano resultare da tale rivelazione;
disgraziato! ma spero che non abbiate nominato veruno?
«Non ho proferito alcun nome, giacchè nessuno ne conoscevo tranne
quello da zittella della sua genitrice, e da questo egli tutto ha
compreso; ma sa che suo zio era nel numero de’ suoi giudici».
Il meschino ricascò spossato. Grimaud voleva dargli soccorso e avanzava
la destra verso il manico dello stiletto.
«Non mi toccate! disse il carnefice, se si cavasse fuori questo ferro,
io morrei».
Grimaud rimase con la mano stesa; indi in un subito percuotendosi col
pugno la fronte:
«Ah! se mai colui viene in cognizione chi fossero gli altri, il mio
padrone è perduto!
«Sollecitatevi! gridò il carnefice, prevenitelo se vive ancora,
avvertite i suoi amici; la mia morte, oh! credetelo pure, non servirà
di scioglimento a questa terribile avventura.
«Dove andava? chiese Grimaud.
«Verso Parigi.
«Chi lo arrestò?
«Due giovani gentiluomini che si trasferivano all’armata, e dei quali
uno, io lo udii a nominare dal suo compagno, si chiamava il visconte di
Bragelonne.
«E desso fu che vi condusse il monaco?
«Eh sì!»
Grimaud levò lo sguardo al cielo.
«Dunque era questo il volere di Dio! disse poi.
«Senza dubbio! confermò il ferito.
«Oh terribile! oh caso spaventoso!.... e sì, quella femmina aveva
meritata la sorte che si ebbe.... non pensate in questo modo?
«Sul punto di morire, fece il boja, si veggono gli altrui delitti molto
piccoli a paragone dei nostri!»
E cadde giù abbattuto chiudendo il ciglio affannoso.
Grimaud stava perplesso fra la pietà che gli vietava di lasciar
quell’uomo privo di assistenza, ed il timore che gli imponeva di
partire immediatamente per recare quella notizia al conte di la Fère,
allorchè udì rumore nel corridojo e vide venir l’oste insieme col
chirurgo che finalmente erasi ritrovato.
Li seguivano parecchie persone, richiamate da curiosità; chè cominciava
a spargersi voce dello stranissimo evento.
Il professore si accostò al moribondo che sembrava in deliquio.
«Prima di tutto va estratto il ferro dal petto», disse in tuono
ch’esprimeva di molto.
Grimaud si ricordò il prognostico fatto dall’ammalato, e si girò da
parte.
Il cerusico tirò in là il giubbetto, lacerò la camicia e snodò il seno.
Il pugnale, conforme accennammo, era cacciato addentro sino
all’impugnatura.
Il chirurgo lo prese alla cima dell’elsa; a misura ch’ei lo tirava
fuori il ferito aprendo gli occhi li fissava in un modo spaventoso.
Quando la lama fu uscita interamente dalla piaga apparve sulla bocca
dell’infermo una spuma rossiccia; indi nel momento che respirò sgorgò
uno sprillo di sangue dall’orifizio della piaga stessa, ed egli diresse
lo sguardo sopra Grimaud con espressione singolarissima, mandò un
rantolo e spirò subito.
Grimaud raccolse da terra il pugnale insanguinato che metteva orrore a
tutti, accennò all’oste che andasse seco, pagò il conto con generosità
degna del suo padrone, e risalì a cavallo.
Esso aveva pensato sulle prime a tornare direttamente a Parigi; ma
riflettè all’inquietudine che prolungando la sua assenza cagionerebbe
a Raolo; si ricordò che Raolo era distante due leghe dal luogo ove si
trovava egli stesso, che in un quarto d’ora sarebbe a lui vicino, e
che fra la gita innanzi e indietro e la spiegazione insieme non gli
piglierebbero un’ora di tempo. Si avviò di galoppo, e dopo dieci minuti
smontava al _Mulo Incoronato_, unico albergo di Mazingarde.
Dalle prime parole ricambiate col locandiere acquistò certezza di aver
raggiunto quello che cercava.
Raolo era a tavola con il conte di Guiche ed il suo ajo, ma la trista
avventura della mattina lasciava sul sembiante de’ due giovani una tale
mestizia cui non riusciva a dileguare il brio del signor d’Arminges più
filosofo di loro per la sua grande assuefazione a consimili spettacoli.
Ad un tratto fu schiusa la porta e si presentò Grimaud pallido,
polveroso e macchiato dal sangue del disgraziato.
«Grimaud, mio buon Grimaud! esclamò Raolo, eccoti al fine! Scusate,
miei signori, questi non è già un servo, è un amico».
Ed alzatosi a farglisi incontro seguitò:
«Come sta il signor conte? gli duole alquanto della mia assenza? lo
hai veduto da che ci lasciammo? Rispondi, e poi io ho molte cose da
dirti.... Oh! da tre giorni ci sono succeduti tanti casi! Ma che hai?
sei smorto in viso.... E sangue! perchè questo sangue!
«Realmente v’è sangue! confermò di Guiche levandosi pur esso, siete
ferito, mio caro?
«No, disse Grimaud, questo sangue non è mio.
«E di chi? domandò il visconte.
«Dell’infelice che lasciaste all’albergo, e ch’è morto fra le mie
braccia».
«Fra le tue braccia! ma sai tu chi era?
«Sì.
«L’antico carnefice di Bethune!
«Lo so.
«E lo conoscevi?
«Lo conoscevo.
«Ed è morto?
«Sì».