_Il buon uomo Broussel._
Ma disgraziatamente pel signor Mazzarino, che in quel momento aveva
proprio disdetta, il buon uomo Broussel non era stato ammazzato.
Diffatti, esso traversava tranquillamente la via sant’Onorato, quando
il focosissimo cavallo di d’Artagnan lo percosse sulla spalla e lo
gittò fra la mota. Secondo noi avvertimmo, il nostro tenente dei
moschettieri non pose mente a così piccolo avvenimento. D’altronde egli
nutriva la stessa profonda e sprezzante indifferenza che la nobiltà,
e particolarmente la nobiltà militare, in quell’epoca professava pel
ceto borghese. Era dunque rimasto più che insensibile alla disgrazia
accaduta all’omiciattolo nero (quantunque fosse sua colpa) ed anche
avanti che il povero Broussel avesse tempo di dare un grido era
transitata tutta la tempesta dei corridori armati. Ed allora soltanto
il ferito potè essere inteso e rialzato.
Si affollò gente, si vide quel meschinello che gemeva, gli si richiese
il suo nome, la dimora, il titolo, ed appena ebbe detto chiamarsi
Broussel, esser consigliere al Parlamento, ed abitare in via di San
Landry, sorse un grido tra la moltitudine, sì minaccioso e terribile,
che fece gran paura al caduto quanto l’uragano passatogli sul corpo.
«Broussel! Broussel! tutti esclamavano, nostro padre! quello che
difende i nostri diritti contro al Mazzarino! Broussel, l’amico del
popolo! ucciso, calpestato dagli scellerati seguaci del ministro!
soccorso! all’armi! a morte! a morte!»
In un attimo la folla diventò immensa; fu arrestata una carrozza per
mettervi dentro il piccolo Broussel: ma avendo uno del volgo fatto
osservare che nello stato in cui esso era il moto del legno potrebbe
peggiorare il suo male, vari fanatici proposero di portarlo a braccia,
lo che fu accolto con entusiasmo, ed accettato a voti unanimi. Detto
e fatto. Il popolo lo sollevò di peso, in aspetto insieme docile
e minaccioso, e lo trasportò, simile a quel gigante delle novelle
fantastiche che mugghia accarezzando e cullando fra le braccia un nano.
Broussel si figurava digià tanta affezione dei Parigini per la
sua persona. Non aveva durante tre anni seminata l’opposizione
senza un’occulta speranza di raccogliere la popolarità. Codesta
dimostrazione, capitata appuntino, gli fu dunque gratissima e lo fe’
insuperbire, imperocchè gli dava un’idea esatta del suo potere. Ma da
un altro lato v’era qualche inquietezza che turbava un tal trionfo.
Oltre alle contusioni che lo facevano soffrire di molto, temeva ad
ogni angolo di strada di vedere sboccare uno squadrone di guardie e
di moschettieri per dare addosso a quella moltitudine, ed allora nel
parapiglia che succederebbe al trionfatore?
Aveva egli sempre dinanzi agli occhi il turbine d’uomini, quell’uragano
dal piè di ferro da cui era stato atterrato con un soffio.
E perciò ripeteva con voce languidissima:
«Facciamo presto, figliuoli, chè in verità patisco assai!»
Ed a ciascuno di questi suoi lamenti si accrescevano a lui d’intorno ed
i gemiti e le maledizioni.
Si giunse non senza fatica fino alla casa di Broussel. La calca che
già ingombrava la via richiamava a’ balconi e su le porte tutta la
gente del quartiere. Alla finestra di una casa a cui dava ingresso una
porta strettissima si vedeva agitarsi una vecchia serva la quale urlava
con quanta forza si avesse, ed una donna pure attempata che piangeva.
Quelle due femmine, con un’inquietudine visibile abbenchè espressa in
modo diverso interrogavano il popolo, il quale mandava loro per unica
risposta urli confusi impossibili ad intendersi.
Ma quando il consigliere, portato da otto uomini, comparve pallido e
guardando con occhio da moribondo la sua abitazione, la sua moglie e
la sua serva, la buona signora Broussel svenne, e la serva, levando
al cielo le mani, si slanciò sulla scala per farsi incontro al padrone
strillando: «Dio mio! Dio mio! se almeno ci fosse Friquet per andar a
chiamare un cerusico!»
E v’era Friquet. Dove non è egli, il biricchino di Parigi?
Friquet aveva profittato naturalmente della giornata di Pentecoste
per chiedere vacanza al padrone dell’osteria, la qual vacanza non gli
si poteva negare sendochè stava ne’ suoi patti di esser libero alle
quattro feste principali dell’anno.
Era egli alla testa del corteggio. Gli era venuta, sì, l’idea di correr
per un medico, ma in sostanza gli pareva più divertevole lo strillar
fuor di modo: «Hanno ammazzato il signor Broussel padre del popolo!
evviva il signor di Broussel!» che girare da mille straduzze e dir
semplicemente ad un uomo nero: «Venite, signor dottore, il consigliere
Broussel ha bisogno di voi».
Per sua sfortuna, Friquet che nell’accompagnamento faceva una parte
importante, ebbe l’imprudenza di aggrapparsi all’inferriata della
finestra a pian terreno per sovrastare alla folla. Quest’ambizione lo
rovinò: sua madre lo vide e lo mandò pel chirurgo.
Poi pigliò essa in collo il brav’uomo e voleva metterlo così fino al
primo piano; però in fondo alla scala il consigliere si rimise un poco
in gambe e dichiarò sentirsi assai forte per salire da sè. Inoltre ei
pregava la Gervasia (così aveva nome la fantesca) di procurare che la
gente si ritirasse, ma la Gervasia non gli dava retta.
«Oh povero padrone! oh il mio caro padrone! ella badava a gridare.
«Sì, cara, sì Gervasia, balbettava Broussel onde calmarla, sta quieta,
non sarà nulla.
«Ch’io stia quieta, quando siete sciupato, rotto, troncato!
«Ma no, ma no! non è niente, o quasi niente!
«Niente! e siete tutto carico di mota! niente, e avete sangue sui
capelli!.... mio Dio! misero mio padrone!
«Zitto! faceva Broussel, zitto!
«Sangue! santo Dio, sangue! ripeteva la vecchia.
«Un medico! un chirurgo! un dottore! strepitava il popolo, il
consiglier Broussel è vicino a morire! i Mazzarini l’hanno ammazzato.
«Dio buono! si smaniava Broussel, quei disgraziati faranno dar fuoco al
casamento!
«Signore! consigliò la Gervasia, affacciatevi alla finestra, che vi
veggano.
«Fossi gonzo! rispose il tribolato, è cosa buona per il re di farsi
vedere a quel modo.... Gervasia, di’ loro che sto meglio, di’ loro che
mi metterò, non mica al balcone, ma in letto, e che se ne ne vadano.
«Ma perchè se n’hanno da andare? E’ vi fa onore, che stiano là!
«Oh! non l’intendi, che mi faranno arrestare, mi faranno impiccare?
esclamava il vecchietto fuor di sè, ah! ecco che mia moglie è svenuta!
«Broussel! seguitavano di sotto, evviva Broussel! un chirurgo per
Broussel!»
Fecero tanto schiamazzo che accadde ciò che avea previsto il
consigliere; un mucchio di guardie scacciò a calciate di fucile quella
turba, bensì del tutto innocua. Ma alle prime strida di: «soldati!
pattuglia!» Broussel tremando lo avessero a prendere per istigatore del
tumulto, si rimpiattò bell’e vestito nel letto.
Mercè lo sgombro fatto dalle guardie, la Gervasia per comando reiterato
tre volte dall’ammalato, riuscì a chiudere il portone. Ma non sì
tosto l’ebbe serrato e fu salita presso all’infermo, che venne bussato
fortemente.
La signora Broussel tornata in sè levava le calze al marito tremando
come una foglia.
«Guardate chi picchia, disse il consigliere, e non aprite che dopo
schiarimento».
La Gervasia guardò, e rispose:
«È il signor presidente Blancmesnil.
«Allora aprite, non v’è inconveniente.
«Ebbene! fece nell’entrare il presidente, che v’hanno fatto, mio caro
Broussel? sento dire che foste in procinto d’essere assassinato!
«Fatto sta, che secondo è probabile, si è tramato qualche cosa contro
la mia vita, replicò il consigliere con una fermezza che pareva stoica.
«Amico mio, sì, hanno voluto cominciare da voi; però toccherà a noi,
ciascuno a sua volta, e non potendoci vincere in massa cercheranno di
distruggerci un dopo l’altro.
«Se la scapolo, disse Broussel, li vuo’ schiacciare sotto il peso della
mia parola.
«Sì, sì, guarirete, e per far che paghino cara la loro aggressione».
Madama Broussel piangeva dirottamente; Gervasia si tapinava.
«Ch’è stato? esclamò un bello e robusto giovine entrando in camera, mio
padre ferito!
«Vedete qua una vittima della tirannia, giovanotto! ribattè il signor
Blancmesnil da vero Spartano.
«Oh padre mio! guai a coloro che vi hanno toccato!»
E il signorino si volgeva verso l’uscio.
«Giacomo, disse il genitore trattenendolo, va piuttosto a cercare un
medico, mio caro.
«Sento grandi clamori del popolo; avvertì la vecchia, sarà Friquet che
ce lo conduce.... ma no, è una carrozza».
Blancmesnil si affacciò alla finestra.
«Il signor coadjutore! egli disse.
«Il signor coadjutore! ripetè Broussel, aspettate ch’io vada ad
incontrarlo!»
E dimentico de’ suoi dolori si avviava verso il signor di Retz, se non
lo avesse fermato Blancmesnil.
«Ebbene, caro Broussel, disse il coadjutore colà giunto, che c’è?
che c’è? si discorre di agguati, d’assassinio!... Buon giorno, signor
Blancmesnil.... Nel passare ho preso meco il mio dottore, e ve l’ho
condotto.
«Ah! fece Broussel, quanto vi sono obbligato! è vero che sono stato
crudelmente buttato in terra e calpestato dai moschettieri del re....
«Avete a dire del Mazzarino, ripicchiò il signor di Retz, avete a dire
del ministro.... Ma gliela faremo pagare, non dubitate.... Non è così,
signor di Blancmesnil?»
Il presidente s’inchinava, ed ecco spalancarsi ad un tratto l’uscio
spinto da un corriere. Lo seguiva un lacchè in gran livrea che annunziò
ad alta voce:
«Il signor duca di Longueville!
«Come! esclamò Broussel! è qui il signor duca? che onore è questo per
me!... ah, monsignore!...
«Vengo a condolermi, rispose il duca, della sorte del nostro prode
difensore.... siete ferito, consigliere carissimo?
«Se lo fossi, la vostra visita mi risanerebbe, monsignore.
«Soffrite però?
«Molto.
«Ho qui con me il mio dottore; permettete che passi?
«E come!» fece Broussel.
Il signor di Longueville fe’ un cenno al suo lacchè, il quale
introdusse un uomo nero.
«Io aveva avuta la stessa idea che voi, mio principe», disse il
coadjutore.