La schiavitù non veniva abolita per legge, e anche in pratica seguitava
a persistere ancora a lungo[970], ma come una sopravvivenza.
Ciò che costituiva il carattere distintivo della nuova epoca, la misura
della sua potenzialità produttiva, la forma della sua economia erano
il servaggio nell’àmbito dell’agricoltura, e nell’industria un modo di
produzione oscillante tra la produzione casalinga e l’artigianato.
Sopra questo sostrato poggiava la nuova società e in esso avevano
radice quelle varietà di manifestazioni sociali, che n’erano
l’espressione morale, come quella struttura n’era l’espressione
economica.
La schiavitù, quasi per virtù d’inerzia, stentava a sparire del
tutto, ma, ricacciata nel puro uso domestico o divenuta un oggetto
di lusso[971], raggiungeva anche talvolta una proporzione magari
elevata[972], massime se era alimentata da guerre, cui davano
l’impronta i contrasti di religione e di razza, e se rispondeva a
qualche bisogno reale[973] od era fomentata dalla crescente ricchezza.
Tuttavia, anche nel suo notevole numero, durava in realtà stenta, priva
di una vera funzione sociale; finchè la scoperta del nuovo mondo e
il vasto sviluppo coloniale, chiamandola di nuovo a fornire forze di
lavoro, nella deficienza di un proletariato che potesse darle, tornava
a darle uno sviluppo straordinario e rinnovava — in quanto il diverso
ambiente fisico e i nuovi tempi consentivano — insieme agli orrori,
l’immagine della schiavitù antica.
Ma la ricchezza accumulata ne’ secoli dal lavoro persistente di quei
servi e di quegli schiavi, i progressi tecnici da quelle stesse anguste
condizioni della produzione suscitati e lentamente realizzati in
quel faticoso risorgere dell’economia, e finalmente le forze naturali
sempre più vittoriosamente soggiogate e meglio usate, erano tutte cose,
onde sorgevano condizioni di vita sociale, a cui il servaggio e la
schiavitù, già istrumenti, divenivano inceppi, e donde si sviluppavano
nuove forme di coscienza morale, foriere di diverse istituzioni.
Schiavitù e servaggio, dati finalmente in olocausto a una nuova
èra economica e civile, cedevano il campo al salariato, servitù
dissimulata, strumento più elastico e duttile alla nuova, gigantesca
e prepotente forza del capitale; destinato, nondimeno, anch’esso, il
salariato, a dissolversi per un processo intimo, analogo al processo
di dissoluzione della schiavitù e del servaggio e, come in quegli
altri periodi, destinato ad aprire con la sua stessa decomposizione,
una nuova èra, lunga aspirazione, feconda, laboriosa incubazione de’
secoli, di cui ora la storia par che attinga la soglia.
Ma questo è un altro capitolo, che essa stessa, la storia, va, ogni
giorno, in ogni terra scrivendo dolorosamente sulla grande pagina
del mondo, sullo spiegato volume del tempo; e chi vive nel presente
e del presente, memore del passato, pensoso dell’avvenire, guarda,
indaga, compara e forse intende nel presente il passato e nel passato
l’avvenire.
Qui, per ora, il mio lavoro è finito.