VIII.

Accanto al notevolissimo sviluppo economico, dovuto all’acquistato

imperio del mare, a’ commerci più doviziosi e frequenti, al danaro

abbondante, è facile immaginare quale azione dovesse avere sulla vita

ateniese anche questa semplice erogazione dello Stato, considerata

da sola. Opere costruite qualche volta con fretta precipitosa,

come ne’ lavori di difesa, sempre con tutta speditezza, esigevano

già, come primo ed immediato effetto, un gran numero di braccia,

e mettevano a partito tutte le forze utili di lavoro del luogo, ed

altre ne richiamavano di fuori. In linea secondaria e mediata, poi,

ne seguiva, che Atene diveniva un centro di popolazione sempre più

densa, e si rendeva più celere il giro della moneta, dato uno stato

di benessere come quello, in parte anche artificiale. Gli effetti si

riverberavano quindi su tutte le manifestazioni economiche del paese,

allargando, come avvenne, rispetto all’agricoltura, la zona della

coltura intensiva[161], e, rispetto alla produzione industriale,

portando quella maggiore divisione del lavoro e quella maggiore

perfezione del prodotto che, come già notava in un tratto tante volte

citato Senofonte[162], sogliono corrispondere appunto alla maggiore

richiesta, determinata da una maggiore popolazione. In questo periodo

dobbiamo fors’anche vedere il germe di quelle manifatture più o

meno rudimentali, più o meno sviluppate, di cui abbiamo più sicuro

documento al IV secolo, negli oratori, ma la cui esistenza è pure

indirettamente[163], o direttamente[164] portata a nostra notizia per

la fine del V secolo e il principio del IV.

È a questo periodo che dobbiamo attribuire uno sviluppo abbastanza

notevole della schiavitù ad Atene. Benchè, tra i molteplici fini

di quelle ingenti costruzioni, vi fosse quello di dar lavoro a’

cittadini[165], e per quanto potessero concorrere a prestare l’opera

loro tanti di quei meteci, che anche appresso sopperivano a tanta

parte delle esigenze del lavoro in Atene[166]; pure il numero degli

schiavi si dovette venire notevolmente accrescendo. Come domestici, per

il servizio stabile della casa, più che a preferenza, doveano essere

adibiti, si può dire, esclusivamente gli schiavi. Il lusso era ben

lontano dall’assumere in Atene le proporzioni che assunse nel periodo

dell’impero romano, e il numero degli schiavi addetti al servizio

domestico era contenuto in termini piuttosto modesti. I casi di schiavi

assai numerosi addetti al semplice servizio domestico e a quelli di

parata, si possono ritenere come rari ed eccezionali; mentre compaiono

in proporzioni limitate nelle commedie, e la scorta di persone ricche

e amanti di un certo fasto è limitata a pochissimi schiavi[167]. Molta

parte de’ servizi domestici dovea essere poi disimpegnata dalle donne

nella casa[168]. Il crescere dell’agiatezza e de’ bisogni ampliava in

ogni modo il numero degli schiavi. Ma, d’altra parte, molti bisogni,

a cui prima si sopperiva in casa, cominciavano ad essere soddisfatti

fuori. La vendita della farina[169], quella del pane[170], il sorgere

di speciali centri produttori di oggetti di vestiario[171] importavano

una diminuzione della gente di servizio domestica, addetta a quelle

bisogne; o l’esempio di Pericle[172], che si provvedeva fuori di casa,

a seconda del bisogno, di ciò che gli occorresse, dovea rappresentare

tutt’altro che un caso isolato.

L’industria estrattiva, e non delle miniere d’argento soltanto, ma

anche de’ materiali di costruzione[173], che veniva fatta in condizioni

di non molta sicurezza e riesciva grave, insieme, di pericolo e di

fatiche, era un retaggio degli schiavi. Le officine, le manifatture,

gli spacci più o meno grandi, là dove si sostituivano alla produzione

casalinga, adoperavano, almeno a preferenza, schiavi: ce lo fanno

argomentare il numero rilevante di schiavi operai (χειροτέχναι), a cui

accenna Tucidide, e le testimonianze esplicite, che troviamo del loro

impiego, dall’esordire del IV secolo.

Del numero concreto di schiavi esistenti allora in Atene non abbiamo

notizia; ma sappiamo in ogni modo che era inferiore a quello della

Laconia, inferiore anche a quello degli schiavi di Chio, che avea una

estensione inferiore a un terzo dell’Attica[174].

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico · 第 22 / 73 题