Paese naturalmente poco fecondo, privo ancora di tutti quei
coefficienti che ne faranno appresso un emporio e un centro
dell’attività economica e della vita civile, tagliato fuori, per la
soverchiante forza delle rivali economicamente più progredite, da’
commerci e dal libero uso del mare, sino all’acquisto di Salamina;
l’Attica, quale ci è rappresentata specialmente nella _Costituzione
degli Ateniesi_, ci appare come un paese di scarso sviluppo economico,
in cui il sostrato dell’economia agricola è formato da una larga
classe di tributari (πελάται καὶ ἑκτήμοροι), mentre la schiavitù
vera e propria non riesce a trovar posto come un elemento di qualche
importanza, e passa sotto silenzio nella stessa tradizione di questo
periodo, quale ci è stata tramandata dall’inno a Demetra sino a
Plutarco.
Lo sviluppo del credito è uno de’ fenomeni più notevoli nel
successivo sviluppo della vita economica ateniese, e, benchè la
ragione dell’interesse raggiunga anche una misura molto elevata[124],
nondimeno, lungi dal deprimere e sterilire, diventa fattore di
maggior progresso economico. Questa del mutuo è la forma compiuta e
tradizionale sotto cui si presenta il capitale, e l’interesse appare
come la forma, ad esso corrispondente, del plus-valore prodotto
dal capitale, prima che sorgano la produzione capitalistica e i
corrispondenti concetti di capitale e profitto; onde nel linguaggio
comune il denaro, il capitale che produce interesse, è il capitale
come tale, il capitale per eccellenza[125]. Ma il capitale che
produce interesse è il capitale come proprietà rimpetto al capitale
come funzione. Nella società capitalistica l’interesse non è che
una parte del profitto attribuito a chi presta il capitale, o, in
generale, al capitale anticipato: mutuante e mutuatario, capitalista
e imprenditore non fanno che ripartirsi il prodotto del lavoro messo
in movimento. L’interesse quindi, nella sua funzione normale, suppone
l’impiego fruttifero del capitale mutuato. Ora, nell’Attica non si
erano ancora diffuse neppure le forme di cultura intensiva, sorte
poi in correlazione all’aumento della ricchezza e all’incremento
della vita cittadina[126]; quanto all’industria, sembra provato che
la ceramica si fosse acclimatata nell’Attica, con tutti i caratteri
e le promesse di un’industria indigena[127], ma il mercato, limitato
all’Attica e forse alla Beozia, non le consentiva tutto lo sviluppo di
cui era suscettibile; e, quanto alle altre industrie fiorite di poi, la
tradizione ne attribuisce l’origine all’Attica[128], ma noi non abbiamo
argomento per riconoscere, se non la loro esistenza, almeno un notevole
loro sviluppo in questo periodo.
In tali condizioni il mutuo si presentava come un fatto rovinoso, quale
ancora tanto tempo dopo appariva a Plutarco[129] e, anche di poi, a
scrittori vissuti in tempi e in luoghi di limitato sviluppo economico,
che non sapevano spiegare nè giustificare l’interesse. Non era insomma
un fomite allo sviluppo della ricchezza; era invece una manifestazione
di povertà, ed era un mezzo per i pochi ricchi di attrarre nell’orbita
del loro patrimonio i debitori con la loro famiglia e il loro
avere. “La terra era di pochi„ è l’espressione, che torna come un
malinconico ritornello nella _Costituzione degli Ateniesi_, e ad essa
risponde come un’eco questo progressivo impoverimento ed asservimento
de’ debitori[130], in parte adoperati da’ nuovi padroni, in parte
fuggiaschi o venduti fuori paese, dove era più facile il loro impiego.
L’instabilità e i pericoli di questa condizione di cose provocarono
la riforma solonica, ma, nell’opinione stessa del suo autore, questa
avea un valore tutto relativo. Per quanto concerneva i debiti
(σεισαχθεία), sia che li condonasse (Ἀθ. Πολ., c. 6), sia che li
riducesse agevolandone il pagamento (Androz. presso Plut., _Sol._, 15),
si appigliava a un mezzo empirico e toglieva via gli effetti del male
senza svellerlo dalle radici. La riforma monetaria poi, intesa, come
pare, ad agevolare le relazioni d’Atene con i paesi, ov’era in uso il
sistema euboico, e gli altri provvedimenti d’ordine politico e sociale,
che a Solone vengono attribuiti, voleano essere come il lievito della
prosperità e della potenza ateniese[131].