I. Dante fuor della selva (che figura il vestibolo e il limbo),
riacquistata la prudenza, trova le tre fiere e «tanto giù cade»,
ritornando verso la selva dell'oscurità e della viltà. — II. Se la
selva è il peccato originale, le tre fiere sono il peccato attuale,
che si esplica in tre disposizioni cattive, che nell'inferno sono
punite nell'ordine in cui si presentano le tre fiere, e l'una è più
leggera, e le altre due sono simili tra loro, e fanno ingiuria; e
prima è la violenza e poi la frode, e la violenza ha del leone e la
frode ha della lupa; e il leone ha una brama sola come la violenza,
e la lupa tante, come la frode, ed è bestia malvagia e malvagia e
ria tanto la frode quanto la lupa.[1191] — III. Cicerone è l'autor
di Dante nella divisione della malizia in _vis_ e _fraus_, e
Cicerone raffronta la _vis_, al leone, e la _fraus_ alla volpe, che
Dante muta in lupa, per sue buone ragioni.[1192] — IV. La lonza è
incontinenza, come è dichiarato dal rimedio che val contro essa, e
contro la femmina balba del purgatorio (che è la lonza rovesciata,
per così dire). — V. La lonza è l'incontinenza di concupiscibile che
si muta in incontinenza d'irascibile, e la femmina balba viceversa.
— VI. La corda gettata a Gerione che cosa significhi; e come
confermi che la lonza è l'incontinenza. — VII. Perchè Dante non
scinse la corda nel primo cerchietto o nel terzo? La lupa non è
l'avarizia; perchè qual peccato rappresenterebbero le altre due
fiere, più lieve di questo che è un mal tenere? È l'avarizia sì, ma
come peccato _quasi_ d'ingiustizia e facile a tramutarsi in
ingiustizia. — VIII. E così la lupa riassume le altre due fiere,
componendosi di triplice inordinazione, nell'appetito, nel volere e
nell'intelletto. — IX. È cupidità che si liqua in mal volere.
Conclusione con accenni alla equivalenza delle tre disposizioni ai
sette peccati.