LE TRE FIERE 105-164

I. Dante fuor della selva (che figura il vestibolo e il limbo),

riacquistata la prudenza, trova le tre fiere e «tanto giù cade»,

ritornando verso la selva dell'oscurità e della viltà. — II. Se la

selva è il peccato originale, le tre fiere sono il peccato attuale,

che si esplica in tre disposizioni cattive, che nell'inferno sono

punite nell'ordine in cui si presentano le tre fiere, e l'una è più

leggera, e le altre due sono simili tra loro, e fanno ingiuria; e

prima è la violenza e poi la frode, e la violenza ha del leone e la

frode ha della lupa; e il leone ha una brama sola come la violenza,

e la lupa tante, come la frode, ed è bestia malvagia e malvagia e

ria tanto la frode quanto la lupa.[1191] — III. Cicerone è l'autor

di Dante nella divisione della malizia in _vis_ e _fraus_, e

Cicerone raffronta la _vis_, al leone, e la _fraus_ alla volpe, che

Dante muta in lupa, per sue buone ragioni.[1192] — IV. La lonza è

incontinenza, come è dichiarato dal rimedio che val contro essa, e

contro la femmina balba del purgatorio (che è la lonza rovesciata,

per così dire). — V. La lonza è l'incontinenza di concupiscibile che

si muta in incontinenza d'irascibile, e la femmina balba viceversa.

— VI. La corda gettata a Gerione che cosa significhi; e come

confermi che la lonza è l'incontinenza. — VII. Perchè Dante non

scinse la corda nel primo cerchietto o nel terzo? La lupa non è

l'avarizia; perchè qual peccato rappresenterebbero le altre due

fiere, più lieve di questo che è un mal tenere? È l'avarizia sì, ma

come peccato _quasi_ d'ingiustizia e facile a tramutarsi in

ingiustizia. — VIII. E così la lupa riassume le altre due fiere,

componendosi di triplice inordinazione, nell'appetito, nel volere e

nell'intelletto. — IX. È cupidità che si liqua in mal volere.

Conclusione con accenni alla equivalenza delle tre disposizioni ai

sette peccati.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 129 / 142 题