Non vo' però, lettor, che tu ti smaghi
di buon proponimento per udire
come Dio vuol che il debito si paghi.
Non attender la forma del martìre:
pensa la succession; pensa che, al peggio,
oltre la gran sentenza non può ire.
È un consiglio a misurare il timor di Dio, questo. Chè dei doni si può
fare anche mal uso,[960] come afferma S. Gregorio, il quale, per
esempio, dice che bisogna pregare “affinchè il timore, mentre più del
giusto trepida, non c'immerga nella fossa della disperazione„. Chi vorrà
dubitare, dopo questo raffronto, della presenza qui degli spiriti? Ma
sopratutto è da notare che qui le anime orano col Padre Nostro.[961] Ora
questa preghiera vale per un fine generale e per un fine particolare.
Per quest'ultimo, fa vedere che quei pentiti hanno il dono del timore:
chè si conclude con le parole: _libera nos a malo_. Or Dio è temuto non
come male, ma perchè infligge il male della pena. E si noti che le
ultime parole:[962]
quest'ultima preghiera, signor caro,
già non si fa per noi, chè non bisogna,
ma per color che retro a noi restaro;
rispondono a questo pensiero: “Il timore induce l'amore, a volte; in
quanto l'uomo che teme di essere punito da Dio, osserva i comandamenti
di lui; e così comincia a sperare; e la speranza induce l'amore„.[963]
Non bisogna quella preghiera per loro, perchè essi, sotto il greve
carico, hanno la certa speranza del perdono e del premio, non temono più
di essere puniti da Dio, e perchè l'amore (che essi significano con quel
“signor caro„) già ha altre cause che il timor di quella pena, la quale,
invece, lodano e amano. Ma il timor della pena domina in tutta la
cornice sì che resta a Dante anche dopo che n'è uscito; come abbiamo
veduto, che l'incarco di laggiù gli pesava anche nella cornice
superiore. E Virgilio, mentre tutti e due andavano leggieri, dice al suo
discepolo:[964]
Volgi gli occhi in giue:
buon ti sarà, per tranquillar la via,
veder lo letto delle piante tue.
E il duro pavimento, nel quale Dante deve fissarsi, e che è storiato di
superbia punita, somiglia a pietra di sepolcro, che infonde salutare
timore.
Ma il _paternoster_ qui recitato, nella prima delle sette cornici,
attesta più generalmente il possesso dei sette doni. Invero il mistico
Ugo dice che quella orazione contiene sette petizioni contro i sette
vizi, alle quali petizioni rispondono i sette spiriti.[965]