Era una rovina; chè a Dante pensoso dice Virgilio:[387]

tu pensi

forse a questa rovina...

e ne dà la spiegazione, così. Quand'esso discese la prima volta nel

basso inferno quella roccia era intera. Poco prima

che venisse Colui, che la gran preda

levò a Dite del cerchio superno,

da tutte parti l'alta valle feda

tremò sì, ch'io pensai che l'universo

sentisse amor, per lo quale è chi creda

più volte il mondo in Caos converso:

ed in quel punto questa vecchia roccia

qui ed _altrove_ tal fece riverso.

Altrove: cioè nel cerchio dei lussuriosi. Altro Virgilio non sa nè può

sapere, e anche della ruina prima non si rende ragione se non ora,

veduta la ruina seconda. Ora, dunque, se ne rende ragione. Alla morte

del Redentore l'inferno tremò. Parve venuto il caos, che è prodotto

dall'amore degli elementi simili per i loro simili. Parve che l'inferno

si annullasse in una rovina totale. Così come la morte del Redentore

spezzava la porta dell'abisso, frangeva e colmava l'abisso. Or come il

disserrar della porta significa la liberazione del peccato originale,

questo rovinar delle roccie significherà la liberazione del peccato

attuale. Ma come la porta fu per molti o per i più infranta in vano,

così la roccia fu per molti o per i più invano rotta. Onde il lamento e

le bestemmie dei peccatori carnali avanti la ruina, come degl'ignavi

avanti la porta.

Ma vi è una terza rovina. È in Malebolge. Malacoda lo dice, e dice anche

il tempo della rottura:[388]

giace

tutto spezzato al fondo l'arco sesto

. . . . . . . . . . . . .

Ier, più oltre cinqu'ore che quest'otta,

mille dugento con sessanta sei

anni compiè che qui la via fu rotta.

Anche questa rovina fu dunque causata dal medesimo terremoto, che

l'altra, cioè le altre. Ma se per questo il diavolo dice il vero, non

dice il vero in altro. Chè, come quegli che è bugiardo e padre di

menzogna,[389] fa credere a Virgilio che uno dei ponticelli della bolgia

sia intero: il che Virgilio non trova. Dice a lui in vero uno

degl'ipocriti della bolgia sesta:[390]

più che tu non speri

s'appressa un sasso, che dalla gran cerchia

si muove, e varca tutti i vallon feri;

salvo che a questo è rotto e nol coperchia:

montar potrete su per la mina,

che giace in costa e nel fondo soperchia.

Una cerchia dunque di scogli fa ponte tra bolgia e bolgia, girando su

tutte e dieci, salvo ch'ella è interrotta nella bolgia sesta, che è

quella degl'ipocriti, dove è crocifisso Caifas.

Sono dunque tre rovine: la prima tra il limbo ed il primo cerchio

degl'incontinenti; la seconda tra gli spaldi di Dite e il cerchietto dei

violenti: una terza nel cerchietto secondo, che è dei fraudolenti, dei

fraudolenti in chi fidanza non imborsa. Dunque la prima è in un cerchio

d'incontinenza, la seconda in un cerchio di malizia con forza o violenza

o bestialità, la terza in un cerchio di malizia con frode. Dunque le tre

rovine rispondono alle tre disposizioni che il ciel non vuole e perciò

alle tre fiere che queste raffigurano. E tanto più rispondono, in quanto

che esse rovine, sono nel primo dei cerchi dell'incontinenza, a capo

dell'unico cerchio di bestialità, nel primo dei due cerchietti di frode.

E di questo cerchietto primo di frode, la rovina è pure, per così dire,

a capo; perchè la bolgia sesta, in cui ella si trova, è la bolgia

precipua delle dieci. Ciò per tre indizi: perchè vi è crocifisso Caifas,

l'ipocrita giudice del Cristo; e così la bolgia risponde al luogo

proprio dove è punito il traditore del Cristo; cioè, alla bocca di

Lucifero; perchè nell'enumerazione che Virgilio fa dei peccati di

Malebolge, l'ipocrisia, che è il peccato della sesta bolgia, è

prima:[391]

onde nel cerchio secondo s'annida

_ipocrisia_, lusinghe e chi affattura,

falsità, ladroneccio e simonia,

ruffian, baratti e simile lordura:

infine perchè, a proposito di questa bolgia, si fa sperimento della

natura del diavolo che è

bugiardo e padre di menzogna.

In verità bugia è il nocciolo della frode; e la prima bugia del diavolo

fu la causa della dannazione del genere umano; sì che la bugia domina

tutta quest'ultima parte dell'inferno, che ha a capo Gerione, il serpe

cioè l'invidia infernale; in fondo, Lucifero, la infernale superbia. E

si veda, come, raccogliendo i frammenti che il poeta ha sparso del suo

pensiero, questo pensiero si mostri forte ed esatto. Il primo peccato,

che è di superbia, dell'angelo pravo il quale alzò le ciglia contro il

Signore, fu poi seguìto da un altro, che è d'invidia, col quale indusse

Adamo o il genere umano al peccato; e quest'ultimo peccato poi si espiò

dal Cristo che in sè l'accolse e punì. I primi due peccati dell'angelo

sono dunque la causa della morte dell'uomo Dio, come la colpa è la causa

della pena, e l'ingiuria della vendetta. Essi condussero, mediante il

disobbedire dei primi parenti, al peccato di Giuda e a quello di Caifas,

chè Giuda e Caifas furono i rei e volontari strumenti precipui della

pena e della vendetta, che l'innocente Dio scontò in sè per redimere il

reo Adamo. Or Giuda è maciullato nella bocca di Lucifero, e Caifas è

crocifisso nella bolgia degli ipocriti. E poichè l'ipocrisia o la bugia

e la menzogna sono l'elemento precipuo del peccato del diavolo contro

Adamo, e Lucifero è il peccato stesso del primo angelo contro Dio, e

l'un peccato e l'altro sono tra loro connessi, chè Lucifero “fu superbo

e perciò invido„;[392] noi vediamo che Dante pone l'espiazione del

Cristo come ombra, per così dire, gettata dalla ribellione dell'angelo,

e che fa il peccato pena del peccato; e che, quando ci persuadessimo che

il peccato di Caifas si riduce a invidia e quello di Giuda a superbia,

questa pena è data da un peccato simile e identico: superbia punisce

superbia, e invidia, invidia.

La seconda e la terza rovina sono a Dante via nel suo cammino

oltremondano.

Era lo loco, ove a scender la riva

venimmo, alpestro...

cotal di quel burrato era la scesa.

. . . . . . . . . . . . .

Così prendemmo via giù per lo scarco

di quelle pietre...[393]

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 61 / 142 题