tu pensi
forse a questa rovina...
e ne dà la spiegazione, così. Quand'esso discese la prima volta nel
basso inferno quella roccia era intera. Poco prima
che venisse Colui, che la gran preda
levò a Dite del cerchio superno,
da tutte parti l'alta valle feda
tremò sì, ch'io pensai che l'universo
sentisse amor, per lo quale è chi creda
più volte il mondo in Caos converso:
ed in quel punto questa vecchia roccia
qui ed _altrove_ tal fece riverso.
Altrove: cioè nel cerchio dei lussuriosi. Altro Virgilio non sa nè può
sapere, e anche della ruina prima non si rende ragione se non ora,
veduta la ruina seconda. Ora, dunque, se ne rende ragione. Alla morte
del Redentore l'inferno tremò. Parve venuto il caos, che è prodotto
dall'amore degli elementi simili per i loro simili. Parve che l'inferno
si annullasse in una rovina totale. Così come la morte del Redentore
spezzava la porta dell'abisso, frangeva e colmava l'abisso. Or come il
disserrar della porta significa la liberazione del peccato originale,
questo rovinar delle roccie significherà la liberazione del peccato
attuale. Ma come la porta fu per molti o per i più infranta in vano,
così la roccia fu per molti o per i più invano rotta. Onde il lamento e
le bestemmie dei peccatori carnali avanti la ruina, come degl'ignavi
avanti la porta.
Ma vi è una terza rovina. È in Malebolge. Malacoda lo dice, e dice anche
il tempo della rottura:[388]
giace
tutto spezzato al fondo l'arco sesto
. . . . . . . . . . . . .
Ier, più oltre cinqu'ore che quest'otta,
mille dugento con sessanta sei
anni compiè che qui la via fu rotta.
Anche questa rovina fu dunque causata dal medesimo terremoto, che
l'altra, cioè le altre. Ma se per questo il diavolo dice il vero, non
dice il vero in altro. Chè, come quegli che è bugiardo e padre di
menzogna,[389] fa credere a Virgilio che uno dei ponticelli della bolgia
sia intero: il che Virgilio non trova. Dice a lui in vero uno
degl'ipocriti della bolgia sesta:[390]
più che tu non speri
s'appressa un sasso, che dalla gran cerchia
si muove, e varca tutti i vallon feri;
salvo che a questo è rotto e nol coperchia:
montar potrete su per la mina,
che giace in costa e nel fondo soperchia.
Una cerchia dunque di scogli fa ponte tra bolgia e bolgia, girando su
tutte e dieci, salvo ch'ella è interrotta nella bolgia sesta, che è
quella degl'ipocriti, dove è crocifisso Caifas.
Sono dunque tre rovine: la prima tra il limbo ed il primo cerchio
degl'incontinenti; la seconda tra gli spaldi di Dite e il cerchietto dei
violenti: una terza nel cerchietto secondo, che è dei fraudolenti, dei
fraudolenti in chi fidanza non imborsa. Dunque la prima è in un cerchio
d'incontinenza, la seconda in un cerchio di malizia con forza o violenza
o bestialità, la terza in un cerchio di malizia con frode. Dunque le tre
rovine rispondono alle tre disposizioni che il ciel non vuole e perciò
alle tre fiere che queste raffigurano. E tanto più rispondono, in quanto
che esse rovine, sono nel primo dei cerchi dell'incontinenza, a capo
dell'unico cerchio di bestialità, nel primo dei due cerchietti di frode.
E di questo cerchietto primo di frode, la rovina è pure, per così dire,
a capo; perchè la bolgia sesta, in cui ella si trova, è la bolgia
precipua delle dieci. Ciò per tre indizi: perchè vi è crocifisso Caifas,
l'ipocrita giudice del Cristo; e così la bolgia risponde al luogo
proprio dove è punito il traditore del Cristo; cioè, alla bocca di
Lucifero; perchè nell'enumerazione che Virgilio fa dei peccati di
Malebolge, l'ipocrisia, che è il peccato della sesta bolgia, è
prima:[391]
onde nel cerchio secondo s'annida
_ipocrisia_, lusinghe e chi affattura,
falsità, ladroneccio e simonia,
ruffian, baratti e simile lordura:
infine perchè, a proposito di questa bolgia, si fa sperimento della
natura del diavolo che è
bugiardo e padre di menzogna.
In verità bugia è il nocciolo della frode; e la prima bugia del diavolo
fu la causa della dannazione del genere umano; sì che la bugia domina
tutta quest'ultima parte dell'inferno, che ha a capo Gerione, il serpe
cioè l'invidia infernale; in fondo, Lucifero, la infernale superbia. E
si veda, come, raccogliendo i frammenti che il poeta ha sparso del suo
pensiero, questo pensiero si mostri forte ed esatto. Il primo peccato,
che è di superbia, dell'angelo pravo il quale alzò le ciglia contro il
Signore, fu poi seguìto da un altro, che è d'invidia, col quale indusse
Adamo o il genere umano al peccato; e quest'ultimo peccato poi si espiò
dal Cristo che in sè l'accolse e punì. I primi due peccati dell'angelo
sono dunque la causa della morte dell'uomo Dio, come la colpa è la causa
della pena, e l'ingiuria della vendetta. Essi condussero, mediante il
disobbedire dei primi parenti, al peccato di Giuda e a quello di Caifas,
chè Giuda e Caifas furono i rei e volontari strumenti precipui della
pena e della vendetta, che l'innocente Dio scontò in sè per redimere il
reo Adamo. Or Giuda è maciullato nella bocca di Lucifero, e Caifas è
crocifisso nella bolgia degli ipocriti. E poichè l'ipocrisia o la bugia
e la menzogna sono l'elemento precipuo del peccato del diavolo contro
Adamo, e Lucifero è il peccato stesso del primo angelo contro Dio, e
l'un peccato e l'altro sono tra loro connessi, chè Lucifero “fu superbo
e perciò invido„;[392] noi vediamo che Dante pone l'espiazione del
Cristo come ombra, per così dire, gettata dalla ribellione dell'angelo,
e che fa il peccato pena del peccato; e che, quando ci persuadessimo che
il peccato di Caifas si riduce a invidia e quello di Giuda a superbia,
questa pena è data da un peccato simile e identico: superbia punisce
superbia, e invidia, invidia.
La seconda e la terza rovina sono a Dante via nel suo cammino
oltremondano.
Era lo loco, ove a scender la riva
venimmo, alpestro...
cotal di quel burrato era la scesa.
. . . . . . . . . . . . .
Così prendemmo via giù per lo scarco
di quelle pietre...[393]