Egli è uscito dalla selva. E che vi ha scorto? Dice:[226]

per trattar del ben ch'i' vi trovai,

dirò dell'altre cose, ch'io v'ho scorte.

Dove parla di queste altre cose? Quali sono queste altre cose? Osservo

che nella ripetizione, per così dire, della selva e della viltà e del

passo e della tenebra e del lume, quale è poi nell'inferno, dove il

passo dell'Acheronte è il passo della selva, assomigliata a un pelago e

a una fiumana; in tale ripetizione, Dante continua a passar la selva

anche dopo aver passato l'Acheronte. Dunque ciò che racconterà dopo il

passo, è ancora di quelle “altre cose„ che ha scorte nella selva.

Invero, per un esempio, dopo il passo della selva, egli posa un poco il

corpo lasso. Dopo il passo dell'Acheronte egli muove intorno “l'occhio

riposato„. O sia l'occhio o sia il corpo riposato, questo riposo,

dell'occhio o del corpo, risponde a quello del corpo lasso. Risponde

perfettamente, anche se si deve intendere, come intendo io, dell'occhio;

chè nella selva, allegoricamente parlando, egli soffrì per un falso

vedere, per un veder ciò che non era e non vedere ciò che era, per il

difetto del lume che vien dal sereno e che, se di là non viene, è

tenebra. Naturale è quindi ch'egli assommi nella stanchezza dell'occhio

la sua morale stanchezza di tale cui mancasse la prudenza che mostra le

sue vie al cuore. Dunque fu riposato dopo il passo della selva e dopo il

passo dell'Acheronte. E dopo quest'ultimo, era ancora nella selva cioè

nel limbo; e dunque ancor ciò che racconta dopo il passo della selva, è

di quelle cose che vide nella selva.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 41 / 142 题