II.

Quella che le anime triste cogli angeli ignavi invocano, è la seconda

morte: seconda, pur morte. Qual è questa seconda morte? E quella, come

dice S. Agostino,[169] che tocca all'anima. “Sebbene veracemente l'anima

sia detta immortale, pure ha una cotal sua morte... La morte dell'anima

è quando l'abbandona Dio, come del corpo, quando lo abbandona

l'anima...„ E si chiama seconda, perchè segue, perchè è dopo la prima.

Ora sì quelli che sono passati oltre Acheronte e che abitano nei cerchi

dell'inferno, sono morti di questa seconda morte, perchè la loro anima è

abbandonata da Dio; e non sono morti della medesima seconda morte gli

sciaurati del vestibolo, perchè sono sdegnati bensì dalla misericordia,

ma anche dalla giustizia; e sì Dante di questa seconda morte non poteva

morire, perchè non era morto della prima; che la seconda segue la prima.

Dunque, se, per passare Acheronte, egli doveva morire, morire della

prima doveva e non della seconda. E della prima, egli ci significa che

morì.

Di vero, al tremor della terra, egli si sentì bagnar di sudore, del

sudore di morte; al balenar della luce vermiglia, cessò ogni suo

sentimento: cadde: parve addormirsi. E quel sonno fu l'alto sonno. E da

quell'alto sonno, dove si risvegliò? Si risvegliò nel regno dei morti,

regno sconosciuto e deforme. Egli guardava e riguardava:[170]

fiso riguardai

per conoscer lo loco dov'io fossi.

Vero è che in su la proda mi trovai

della valle d'abisso.

_Vero è_, per quanto inverosimile. Nel regno dei morti si trovò, nella

tomba dove si trovano i morti. Quella era la grande tomba. Dante lo

dice:[171]

Loco è laggiù, da Belzebù remoto

tanto quanto la tomba si distende.

L'aura che v'è dentro è aura morta.[172] Per un pertugio tondo si vede

luce: pertugio di sepolcro.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 33 / 142 题