loco aperto luminoso ed alto,
sì che veder poteansi tutti quanti.
E non ostante questo lume e questo fuoco, anche lì è tenebra. Virgilio,
che ben lo sapeva, ben lo dice:[156]
Loco è laggiù non tristo da martiri,
ma di tenebre solo...
Quivi sto io coi parvoli innocenti.
Non ignoro che si proposero e si propongono interpretazioni sofistiche
per sanare questa contradizione del poeta; ma io credo che non si debba
violare la lettera di Dante, se non si vuole violare il pensiero di lui.
Il luogo è tenebroso sì per i parvoli e sì per gli spiriti magni; anzi
tenebra è il solo martirio che v'è; la tenebra che con quel desio senza
speme è una cosa, quando noi pensiamo che quel desio dato eternamente
per lutto ad Aristotele o Plato e altri molti è quello
di veder l'alto sol che tu desiri
e che fu tardi da me conosciuto,
come Virgilio dice a Sordello.[157]
Dunque? Dunque la contradizione è voluta, ed esprime appunto
visibilmente quella contradizione intelligibile che è in quelle
dominanti parole dell'aquila:[158]
Lume non è, se non vien dal sereno,
che non si turba mai; anzi è tenebra...
Sì: un fuoco illumina il castello; gli spiriti magni sono in luogo
luminoso; ma quel fuoco e quel lume è tenebra. Sono nel limbo gente di
molto valore, gente onrevole, pieni d'onrata nominanza, altissimi poeti,
poeti sovrani, signori dell'altissimo canto, savi, di grande autorità,
spiriti magni, sapienti, maestri di color che sanno... Ebbene che fu lo
splendore della loro intelligenza?
Lume non è, se non vien dal sereno;
fu tenebra, e tenebra resta, e desio, senza frutto, di sole, di luce ben
diversa del fuocherello umano che lascia tenebra dove pure risplende.
Insomma sono rei d'un difetto sì quelli del vestibolo, sì quelli del
limbo; del medesimo difetto: di nobile virtù. Ma in quelli del limbo, il
difetto è totale; perciò sono entro l'inferno; in quelli del vestibolo è
vituperevole; perciò sono tormentati. Chè quelli non ebbero battesimo,
questi avuto il battesimo, non scelsero tra il bene e il male che
dovevano discernere.
Gli uni non ebbero affatto il lume, e gli altri l'ebbero e non
l'usarono. I primi non videro e pure operarono; i secondi videro e non
operarono. I primi peccarono nella vita contemplativa, i secondi
nell'attiva. Ora, poichè la vita contemplativa è migliore dell'attiva,
così un difetto o un disordine in quella è peggiore che un difetto o un
disordine in questa. Ma, come dice Dante stesso,[159] poichè in ogni
cosa equità “per due ragioni si può perdere, o per non sapere qual essa
sia, o per non volere quella seguitare„; la colpa di quelli del limbo
essendo un non sapere, per quanto non del tutto involontario, e quella
degli sciaurati del vestibolo, un del tutto volontario e inescusabile
non volere; la prima è punita senza tormenti e senza ignominia, e la
seconda sì, con martirii e con infamia.
E ripetiamo che questa colpa è la colpa umana o peccato originale, che
nel limbo non fu cancellata e nel vestibolo è come non fosse cancellata.
Per vero la porta è senza serrame.