ch'emisperio di tenebre vincia.
Il fuoco risplendeva nel mezzo alle tenebre, senza sperderle e
allontanarle. Quel luogo è[88]
non tristo da martiri,
ma di tenebre solo.
Anche la selva oscura, nella quale Dante si ritrovò smarrito, in
comparazione di ciò che egli ha a soffrire avanti le fiere, si può dire
che sia trista solo di tenebre. Ma Dante continua:[89]
Non era lunga ancor la nostra via
di qua dal _sonno_...
Di qua dal _sonno_? Già: _sonno_ e non _sommo_ lessero gl'interpreti
antichi e dànno moltissimi codici. E lessero e dànno bene; e questa
paroletta _somno_ o _sonno_ invece di _sommo_ deve essere una delle più
certe per sceverare i migliori codici danteschi dai peggiori. Sì: dal
sonno! Come Dante ha intraveduta la selva oscura nel limbo dei non
battezzati, la selva della servitù nel tempo stesso che Virgilio parlava
di liberazione; così qui ricorda il sonno col quale cominciò la sua
notte di servitù e di tenebre. Nel limbo, la prudenza non era stata
infusa col battesimo; nella selva, la prudenza infusa col battesimo, non
raggiando nell'atto, giaceva sonnolenta nell'oscurità dell'abito. Si
tratta di quasi medesimo effetto scendente da quasi medesima causa:
difetto di prudenza per via del peccato originale non deterso o come se
deterso non fosse.