Ved. =Melani=, _Architettura_, pag. 115, fig. 64.]

B. — Plastica.

Nelle opere di plastica dopo gli Antonini fino a Diocleziano splende

spesso ancòra bellezza di forme e vigoria d'espressione. Le statue

eroiche di Pertinace, di Alessandro Severo, di Elagabalo, e quelle

di Giulia Mammea, di Giulia Soemia in aspetto di Venere, di Giulia

Domna in sembiante di Pudicizia tengono i pregi di forza o di

eleganza dell'arte classica. Ma le sculture dopo Diocleziano mostrano

l'offuscamento del senso delle belle forme, dell'armonia delle

proporzioni, della vigoria delle linee e del rilievo.

Non mancavano già all'arte cure e favori, chè anzi sappiamo come ai

tempi di Libanio si disertassero le scuole di retorica e di filosofia

per correre a quelle di disegno e di pittura; ma le alte mercedi ai

maestri non dànno ispirazione all'arte, la quale ha i suoi momenti di

decadenza o di transizione e di trasformazione, contro cui non vale

opera alcuna di Mecenati.

La plastica antica fu una divinizzazione della bellezza corporea; ma

la nuova religione prevalente nel mondo romano iniziò un'era nuova, e,

aborrendo dalla bellezza corporea, esaltava soltanto la bellezza dello

spirito, la quale non pareva, come parve agli antichi, rivelarsi nella

bellezza esterna, bensì più viva rifulgere quando una bell'anima viveva

in un corpo vile e deforme. La scultura dell'arte cristiana perdette

quindi il pregio che viene dall'amore sentito per la forma, e quasi ne

fu abbandonato l'esercizio, giacchè per l'ornamentazione delle chiese

si diede preferenza alla pittura e al grande musaico[192].

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 138 / 148 题