B. — Plastica.
Nelle opere di plastica dopo gli Antonini fino a Diocleziano splende
spesso ancòra bellezza di forme e vigoria d'espressione. Le statue
eroiche di Pertinace, di Alessandro Severo, di Elagabalo, e quelle
di Giulia Mammea, di Giulia Soemia in aspetto di Venere, di Giulia
Domna in sembiante di Pudicizia tengono i pregi di forza o di
eleganza dell'arte classica. Ma le sculture dopo Diocleziano mostrano
l'offuscamento del senso delle belle forme, dell'armonia delle
proporzioni, della vigoria delle linee e del rilievo.
Non mancavano già all'arte cure e favori, chè anzi sappiamo come ai
tempi di Libanio si disertassero le scuole di retorica e di filosofia
per correre a quelle di disegno e di pittura; ma le alte mercedi ai
maestri non dànno ispirazione all'arte, la quale ha i suoi momenti di
decadenza o di transizione e di trasformazione, contro cui non vale
opera alcuna di Mecenati.
La plastica antica fu una divinizzazione della bellezza corporea; ma
la nuova religione prevalente nel mondo romano iniziò un'era nuova, e,
aborrendo dalla bellezza corporea, esaltava soltanto la bellezza dello
spirito, la quale non pareva, come parve agli antichi, rivelarsi nella
bellezza esterna, bensì più viva rifulgere quando una bell'anima viveva
in un corpo vile e deforme. La scultura dell'arte cristiana perdette
quindi il pregio che viene dall'amore sentito per la forma, e quasi ne
fu abbandonato l'esercizio, giacchè per l'ornamentazione delle chiese
si diede preferenza alla pittura e al grande musaico[192].