VI. I MONUMENTI DEGLI ANTONINI E DOPO GLI ANTONINI.

Tanto fervore d'operosità presto s'allentò sotto gli Antonini, che per

massima parte s'accontentarono di restorare gli edificî danneggiati da

incendî o da altri disastri. Pure un bell'edifizio abbiamo del tempo

d'Antonino Pio, successore di Adriano, ed è il tempio che, eretto in

onore della moglie sua Faustina, il Senato poi dedicò al nome anche

dell'imperatore, dicendolo d'Antonino e Faustina; di esso ancor oggi

rimane parte del muro della cella e il pronao con belle colonne, che

racchiudono la chiesa di S. Lorenzo in Miranda (ved. =tavola 66=)[162].

Il tempio era esastilo, d'ottimo stile corinzio, con ricca eleganza

d'ornamenti; sull'architrave delle colonne è scolpito un frammento

di fregio con bellissimi ornati di fiorami, di grifi, di candelabri,

di vasi, che stettero come modello di stile classico e fondamento

di continue variazioni nell'ornamentazione architettonica dei secoli

seguenti.

[Illustrazione: =La Colonna onoraria a Marco Aurelio= (in

Piazza Colonna a Roma).

=Tavola 67.= — Ved. =Strack=, _Baudenkmäler des alten Rom_,

tav. 18; cfr. il nostro testo a pag. 282, nota 1.]

Lucio Vero e Marco Aurelio alla memoria di Antonino eressero una

colonna di granito rosso, trasportata dall'Egitto, della quale

rimane, pregevole monumento per la storia della scoltura, la base.

Resta ancora intera la colonna che il popolo e il Senato consacrarono

a M. Aurelio, imitando quella di Trajano; forse sorgeva davanti ad

un tempio consacrato all'imperatore. Anch'essa è tutta istoriata di

rappresentazioni guerresche; ha nell'interno una scala che mette alla

cima, sulla quale da Sisto V fu posta la statua di S. Paolo (ved. =tav.

67=)[163].

Di un arco di M. Aurelio, pur esso eretto in memoria delle guerre

contro i Marcomanni, rimanevano nell'anno 1600 ruine presso il Corso;

alcuni suoi bassirilievi si conservano nel Museo del Campidoglio.

Dopo M. Aurelio e Commodo non cessarono le grandi e magnifiche

costruzioni, anzi l'architettura romana, animata di una vera, propria

e robusta vita, si prolungò assai più lontana che non altra delle arti

sorelle; ma quanto al gusto e alla bellezza delle forme, incominciò

la decadenza, sfoggiandosi tanto più in pompa e ricchezza quanto più

perdevasi d'armonia e di semplicità. Grandi edifizî sorgevano in Roma,

in Italia, nelle provincie d'Occidente, in quelle d'Asia e d'Africa,

e in essi conservavasi sempre la grandiosa solidità romana; ma gli

elementi architettonici venivano da nuove forme alterati, cessando

d'esser parti integranti della costruzione per diventare semplici

elementi ornamentali, e sovraccaricandosi di decorazione. La semplicità

delle linee verticali ed orizzontali si volle variata con linee

spezzate di cornicioni sporgenti e di nicchioni; la bella armonia delle

proporzioni fu alterata per un continuo sforzo a conseguire effetti

variati e nuovi ed una ricca apparenza. A questo fortemente contribuì

il gusto orientale dei popoli asiatici assoggettati a Roma, quando una

stirpe imperiale di origine siriaca ebbe il dominio dell'Impero, la

stirpe discendente da Bassiano, sacerdote del Sole in Emesa, dai membri

della quale vennero Giulia Domna, moglie di Settimio Severo, madre di

Caracalla e Geta, e Giulia Mesa, madre di Soemia e di Giulia Mammea, da

cui nacquero poi Elagabalo e Alessandro Severo. Indi i culti orientali

d'Iside, di Mitra e del Sole, che in Roma già s'erano insinuati, si

fecero più diffusi e più splendidamente celebrati[164]; indi coi nuovi

culti nuovi sentimenti, e novità di forme e strana pompa d'ornamenti

nell'arte, e infine la decadenza di essa.

B. — Plastica.

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 116 / 148 题