III. I MONUMENTI DEGLI IMPERATORI DELLA “GENS CLAUDIA„.

1. =L'“Aqua Claudia„ e l'“Anio Vetus„ a Roma.= — Sotto gli imperatori

della famiglia Claudia, almeno fino a Nerone, gli abbellimenti di

Roma non continuarono con quella vivezza e abbondanza che ebbero sotto

Augusto. Tiberio, severo e misurato amministratore, di carattere chiuso

e alieno dalle dolcezze dell'arte, restorò qualche edificio, ma poco o

nulla costrusse; e similmente Caligola. Claudio si volse a costruzioni

di pubblica utilità, facendo fare il gran porto di Ostia, introducendo

in Roma nuovi corsi di acque salubri (_Aqua Claudia, Anio Novus_)[143]

e facendo agire un canale scaricatore delle acque traboccanti del

Lago Fucino. L'opera compiuta dall'imp. Claudio fu poi nuovamente

distrutta. Il Lago Fucino (ora di Celano) non fu prosciugato se non ai

dì nostri dopo un ventennio di grandi lavori dall'anno 1855 al 1875,

per cura del principe Torlonia; il quale, come dice l'epigrafe della

medaglia decretatagli dal re Vittorio Emanuele, compì _aere suo opus

imperatoribus ac regibus frustra tentatum_[144].

2. =La “domus aurea„ di Nerone.= — Imperando Nerone s'ebbe il grande

incendio di Roma (nel luglio del 64 d. C.), che durò lo spazio di più

giorni e distrusse molta parte della città, incendio spaventevole di

cui l'imperatore appose la colpa con terribili pene ai cristiani, e

che la storia invece apporrebbe alla feroce pazzia dell'imperatore

stesso[145]. I quartieri incendiati furono poi rifabbricati con un

piano regolare, con larghe e diritte strade, fiancheggiate di case

e di portici. Nerone, nello spazio che dal Palatino si estende al

Celio ed all'Esquilino, costrusse un suo palazzo, a cui lo splendore

di meravigliosa ricchezza acquistò nome di _domus aurea_. Architetti

ne furono Celere e Severo, che già per lo stesso imperatore avevano

formato arditissimo disegno di risanare le Paludi Pontine scavando

un canale navigabile dal Lago d'Averno ad Ostia; palazzi, porticati,

giardini, viali, praterie, canali e stagni si avvicendavano in questa

immensa costruzione romana; nell'interno una delle sale girava ad

imitare il movimento del mondo; dorature, marmi e materie preziose

erano a profusione[146]. Ma tanta magnificenza non è veramente per sè

sola una prova del valore dell'arte; e Nerone, che si vantava artista,

forse lo era di cattivo gusto; più che al bello egli intendeva allo

sfarzoso, allo straordinario, all'inverosimile.

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 109 / 148 题