Ved. =Strack=, _Baudenkmäler des alten Rom_, tav. 8.]

[Illustrazione: =Il Foro d'Augusto a Roma.= (Ricostruzione).

=Tavola 53.=

Ved. =Schneider=, _Das alte Rom_, VII, 11, dietro schizzi

dello =Hülsen= e del =Rauscher=.]

Il Campo Marzio, vasta estensione di terreno che dalle pendici del

Capitolino e del Quirinale si allargava fra il _collis hortorum_

(Pincio) e il Tevere[127], destinato alle assemblee del popolo ordinato

nelle centurie, agli esercizî ginnastici ed equestri della gioventù,

era rimasto in gran parte libero fino ai tempi di Pompeo, che vi fece

costruire il suo teatro, e di Giulio Cesare che vi edificò i _Septa_

per le riunioni dell'assemblea del popolo. Sul finire della Repubblica,

e principalmente ai tempi d'Augusto, sursero colà molti edifizî, che

resero assai bella, nell'età imperiale, quella parte della città sulla

quale si formò la Roma moderna. Ivi Cornelio Balbo edificò un teatro,

che portò il suo nome, e Statilio Tauro, come s'è detto, il primo

stabile anfiteatro che avesse Roma; ivi sorse quello che è il massimo

monumento della romanità, cioè il tempio che M. Vispanio Agrippa,

genero d'Augusto, eresse consacrandolo alle divinità della stirpe

Iulia, Marte, Venere e al divo Giulio, e fu detto il _Pantheon_ (ved.

=Atl.= cit., =tav. XLII= (pianta) e tav. =XLIII= (sezione)). Unito con

le terme d'Agrippa, formava con esse un gigantesco corpo d'edifizio in

Campo Marzio non lungi dalla curia e dal teatro di Pompeo.

2. =Il Pantheon=[128]. — È questo il più bello e il meglio

conservato dei monumenti romani; è la più grande e più completa

opera d'architettura che può considerarsi come propriamente romana,

appartenendo alla classe dei templi rotondi coperti di cupola, con

atrio a forma del pronao di un prostilo, che è forma speciale dell'arte

romana progredita.

_a. Struttura del tempio._ — Consta il Pantheon di due parti: la

rotonda e l'atrio. La rotonda è formata di un grande e solidissimo

muro circolare. Questo grande cilindro, o tamburo murale, è distinto

in tre zone mediante tre cornicioni, sull'ultimo dei quali s'alza

una serie di gradoni da cui spicca poi l'ardita cupola; nel mezzo di

questa s'apre il gran lucernario dal quale piove abbondante la luce.

Sul davanti dell'edifizio circolare sporge l'atrio, come una grande

aggiunta, formato di un massiccio sporto murale, da cui s'avanzano

quattro colonnati di tre colonne in profondità, che dividono l'atrio in

tre grandi navate, e presentano una fronte di otto colonne di ordine

corinzio-romano. La mediana delle tre navate è la maggiore e guida

alla porta d'ingresso; le due laterali minori finiscono a due grandi

nicchioni, dove erano poste le statue di Augusto e di Agrippa. L'atrio

è sormontato da due frontoni, uno poggiante sullo sporto murale per cui

l'atrio si connette al corpo rotondo; l'altro è posato sull'architrave,

ed è veramente il frontone di prospetto, il cui timpano era ornato di

bassirilievi. Sulla trabeazione c'è l'inscrizione _M. Agrippa L. F.

cos, tertium fecit_, a grandi lettere, mentre un'altra iscrizione sotto

questa, in lettere minori, ricorda la restorazione di quell'edifizio

fatta da Settimio Severo e da Caracalla. Nell'interno il muro circolare

non è liscio, ma, variato da otto grandi aperture, s'alterna la

forma quadrata con la rotonda, cioè con nicchie o cappelle; di queste

aperture una è l'ingresso. Ciascuna nicchia, o cappella è fiancheggiata

da pilastri di stile corinzio, e nell'apertura di esse sorgono due

colonne dello stesso ordine, eccetto nell'apertura d'ingresso e

nell'altra di fronte a questo, quella della tribuna. Nell'intervallo

da una nicchia all'altra sono applicate alle pareti delle edicole. Al

disopra delle colonne è un cornicione, sul quale elevasi un attico,

variato e ornato con incrostazioni di marmi preziosi. E infine da un

altro cornicione incoronante l'attico si dispicca la grande vôlta della

cupola, che misura 43 m. di diametro, ed è distinta in cinque zone

concentriche di ventotto cassettoni ciascuna, che vanno decrescendo

con mirabile effetto fin dove si apre il lucernario che illumina

il tempio (ved. =Atl.= cit., =tav. XLIV=). L'esterno era riccamente

rivestito di marmi e di stucchi; l'interno di preziosi marmi colorati;

il tetto dell'atrio era sostenuto da travi di bronzo; di bronzo è la

porta antica ancora conservata; di bronzo è il cerchione che fascia

l'occhio del lucernario misurante quasi nove metri di diametro; credesi

che di lastre di bronzo fosse coperta l'intera cupola. Forse a questa

grande e ricca opera di Agrippa pensava Virgilio, quando del tempio che

costruiva Didone diceva

. . . . . . nexaeque

Aere trabes, foribus cardo stridebat ahenis[129].

Secondo l'iscrizione sulla fronte, il tempio data dal consolato

d'Agrippa, nell'anno 27 av. C., secondo Dione[130] dal 25 av. C.:

si intende che nel 27 fosse finito e nel 25 solennemente dedicato.

Architetto, secondo Plinio, ne fu un Valerio Ostiense[131]. La

ricchissima ornamentazione era opera di Diogene ateniese, il quale

aveva scolpito figure di Cariatidi, che ornavano l'interno; forse

erano disposte a sostenere le edicole erette fra gli intervalli

dei nicchioni, alle quali furono poi sostituite in tempi posteriori

colonnette di porfido e di giallo. Di queste Cariatidi si crede di

riconoscere ancora alcune fra quelle conservate nel Museo del Vaticano

e nel palazzo Giustiniani; presentano una grande somiglianza con le

Cariatidi dell'Eretteo sull'Acropoli d'Atene[132]. Non pare che l'atrio

o pronao entrasse nel primo concetto di questo edifizio, ma forse fu

una modificazione del disegno. Secondo Dione, Agrippa voleva porre

nell'interno la statua d'Augusto e denominare il tempio da lui; ma

Augusto non volle, perciò nell'interno fu posta la statua di Cesare,

e quella d'Augusto con l'altra del fondatore del tempio fu posta

all'esterno nei nicchioni del pronao. Davanti al tempio stendevasi

una piazza cinta da porticato; il tempio andava connesso con le terme;

annessi a così grande complesso di fabbriche erano giardini, stagni, un

euripo.

_b. Storia delle vicende del tempio._ — Dagli antichi ammirato come

una delle più grandi costruzioni, il tempio d'Agrippa ha resistito

all'opera distruttrice del tempo e degli uomini. Soffrì danni nel

grande incendio del tempo dell'imperatore Tito; Domiziano lo restorò;

percosso dal fulmine, regnante Trajano, ne riparò i danni Adriano.

Nuove ristorazioni vi fecero Settimio Severo e Caracalla, come dice

l'inscrizione soggiunta a quella d'Agrippa. Nell'anno 399 per la

legge d'Onorio contro i templi pagani forse fu chiuso. Bonifazio

IV nell'anno 609 lo consacrò al culto cristiano, intitolandolo a S.

Maria _ad martyres_, perchè vi fu portata quantità d'ossa di martiri

o credute tali, tolte dalle catacombe. Incominciarono poi le opere

di spogliazione: Costante II, imperatore d'Oriente, nell'anno 663

saccheggiò Roma e fece togliere la copertura di bronzo dal Pantheon,

che più tardi e a più riprese fu coperto di piombo. Urbano VIII

Barberini nell'anno 1632 fece levare le travature di bronzo del

pronao; quel metallo servì a formar le colonne coclidi dell'altare di

S. Pietro, e ottanta pezzi d'artiglieria con cui fu guernito Castel

S. Angelo[133]. Altri pontefici però cercarono di riparare ai guasti.

Raffaello Sanzio ordinò nel testamento che a sue spese si ristorasse e

s'abbellisse uno degli altari, scegliendolo come sua sepoltura, dove

fu deposto il 6 di aprile dell'anno 1520. Col re dell'arte moderna

riposano ivi Annibale Caracci, Pierin del Vaga, Giovanni d'Udine,

ed altri artisti insigni. Ora il Pantheon è divenuto degna tomba

del primo Re d'Italia una, Vittorio Emanuele, sepoltovi nel gennaio

dell'anno 1878. Così la grande opera d'Agrippa traversa i secoli come

monumento che la romana grandezza trasmette con lieto auspicio alla

rinata Italia. Intorno al grande edifizio s'erano venute accalcando

case, casette e botteguccie, togliendogli lo spazio in cui bellamente

campeggiare. Si fecero più volte disegni e tentativi di allargamento;

ma non ebbero esecuzione compita se non fra gli anni 1881 e 1883 per

impulso del ministro Baccelli[134]. Fu isolato il monumento, trovate

reliquie della sua ornamentazione, rimesse in luce le rovine delle

terme d'Agrippa, e infine abbattuti gli orecchioni del Bernini.

[Illustrazione: =Il Mausoleo di Augusto a Roma.=

(Ricostruzione).

=Tavola 54.=

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 106 / 148 题