Roma, divenuta dominatrice del mondo, s'abbelliva di nuovi e sempre
più splendidi edifizî; tra il finire della Repubblica e il sorgere
dell'Impero, l'architettura diffondevasi anche in altre città lontane,
che, venute nel dominio romano, sorgevano a civiltà, nella Spagna,
nelle Gallie; e con certo movimento di riflusso ripassava ad abbellire
di nuove opere anche quelle città da dove l'arte era venuta in Roma,
cioè le città di Grecia e d'Asia minore. Sul finire della Repubblica,
Roma già aveva ogni genere di edificî pubblici e privati: templi,
curie, basiliche, grandi e sontuosi edifizî e porticati recingenti
piazze e fori, splendidi edifizî per gli spettacoli, magnifiche case
private, e ville, e tombe grandiose. Non è qui possibile non pur di
descrivere, ma nemmeno di noverare quanti e quanto sontuosi edifizî
sorgessero in Roma dalla presa di Corinto al finir della Repubblica, di
molti dei quali restano notizie negli scrittori ma scarseggiano, o più
veramente in tutto mancano, le rovine, avendo le costruzioni dell'età
repubblicana ceduto a quelle sopra edificatevi dell'età imperiale.
Della magnificenza e dell'arditezza romana nelle costruzioni dànno
saggio alcune notizie riferentisi ad edifizî teatrali d'un tempo,
quando ancora si edificavano non stabili, ma solo per uso temporaneo e
breve.
1. =I teatri e gli anfiteatri in Roma.= — Emilio Scauro aveva fatto
erigere nell'anno 58 av. C. un teatro capace, dicesi, di ottanta mila
spettatori. La scena era ornata di trecentosessanta colonne di marmo,
e distinguevasi in tre piani con rivestiture di marmi, di mosaici,
e di metalli; fra le colonne erano a più centinaja le statue. Tanta
magnificenza e ricchezza per un edifizio di breve destinazione pare
appena credibile. Plinio[121] narra cosa di non minore meraviglia
parlando del teatro di C. Curione, eretto nell'anno 50 av. C., cioè
quando già si aveva uno stabile teatro di pietra, edificato da Pompeo
Magno[122]. C. Curione, celebrando i funerali del padre suo, fece
costruire due grandissimi teatri di legno, l'uno accanto all'altro,
e così fatti che ciascuno era sospeso e mantenuto in bilico mediante
perni mobili. Alla mattina davansi in quei due teatri rappresentazioni
sceniche. Poi improvvisamente eran fatti girare, così che l'uno venisse
a trovarsi rimpetto all'altro, e, tolti i tramezzi e le tavole onde
componevansi le pareti delle due scene e fatte combaciare le estremità
delle file di sedili, risultava un doppio teatro, o anfiteatro, dove
davansi spettacoli gladiatorî. Di qui appunto credono venisse l'idea
dell'_amphiteatrum_, edifizio proprio dei Romani, come loro proprî
furono i combattimenti di gladiatori e di belve.
Il primo teatro stabile fu eretto da Pompeo Magno, e inaugurato nel
secondo suo consolato, (55 av. C.), non senza contrasto e biasimo
di coloro che giudicavano questa opera contraria al costume patrio;
cosicchè egli credette prudente di proteggerlo dandogli un carattere
religioso con l'edificare nella parte superiore del teatro un tempio
sacro a Venere vincitrice. Fu eretto in Campo Marzio, ed era capace di
quaranta mila spettatori. Al teatro, oltre il tempio di Venere, andava
connessa la Curia di Pompeo, dove il senato alcuna volta raccoglievasi,
e dove Cesare fu ucciso. Formavasi così un vasto complesso di edifizî
in uso della religione, della vita politica, degli spettacoli. Il
disegno di questo teatro e di parte degli edifizî con cui era connesso
vedesi nell'antica pianta di Roma dei marmi capitolini.
Da questa, ed ancora dalle descrizioni e da altri indizî, è provato
che, come il dramma romano è d'origine e di forme greche, così
il teatro romano altro non è se non la riproduzione, nelle linee
generali, del teatro greco (ved. =Atl.= cit., =tav. XL=, N. 1)[123].
Principale differenza fra l'uno e l'altro stava in ciò che nel teatro
romano erano più grandi e più robuste le costruzioni architettoniche,
invece il teatro greco solitamente veniva costrutto a piè d'un pendio
naturale del terreno con opportuna elevazione del luogo riserbato
agli spettatori; mentre nel teatro di Pompeo, e in generale nei
teatri romani, ordinariamente eretti dentro la città sopra terreno
piano, era necessario un corpo d'edifizio o di substruzione, che
sostenesse le gradinate decrescenti (ved. =tav. 48=), e il porticato
che coronava il sommo dell'edifizio, come vedesi nel teatro di Marcello
e nell'anfiteatro Flavio; perciò all'esterno il teatro presentava un
edifizio di maggiore grandiosità, riccamente ornato, dove i tre ordini
architettonici greci si sovrapponevano in piani diversi; al piano
terreno il dorico, al primo piano l'ionico, al secondo il corinzio, e,
se ve n'era un terzo, il composito (ved. =Atl.= cit., =tav. XLVII=).
[Illustrazione: =Il Teatro minore di Pompei= (veduta interna).
=Tavola 48.=
Ved. =A. Melani=, _Architettura_, Milano, Hoepli, III ediz.,
tav. XIII.]
Il teatro romano si divide in due parti principali, la _cavea_
e la _scena_. La _cavea_ (greco κοινόν) era luogo riserbato agli
spettatori, con sedili disposti in file semicircolari concentriche,
suddivise orizzontalmente in ordini (_moeniana_ e _praecinctiones_),
e verticalmente in iscompartimenti per mezzo di scale segnanti
come raggi dalla periferia al centro (_cunei_ e _scalae_). Dalle
porte esterne per iscale e corridoi si giungeva agli sbocchi nella
_cavea_ (_vomitoria_). Di fronte alle gradinate era la _scena_
(greco σκηνή). Fra la scena e le gradinate era lo spazio piano
semicircolare detto _orchestra_ (gr. ὀρχήστρα), dove nel teatro
greco sorgeva l'altare di Bacco, e intorno disponevasi il coro, che
era parte tanto importante della rappresentazione drammatica; invece
nel teatro romano l'orchestra, divisa dalla _cavea_ con un _podium_,
conteneva i sedili per i magistrati, pei senatori e pei cavalieri.
La _scena_ chiudeva rettamente, come un diametro, tutto l'insieme
della cavea e dell'orchestra, a cui essa si aggiungeva in forma
d'edifizio quadrilatero. Essa era stabile, con tre grandi entrate, che
dall'interno della scena (_postscenium_) mettevano sulla fronte, ossia
sul davanti di essa (_proscenium_). Del teatro di Pompeo non rimangono
rovine; esso sorgeva dove oggi è _Campo di Fiori_; in un vicino palazzo
si sono trovate traccie delle substruzioni del teatro, ed una colossale
statua di bronzo, raffigurante Ercole, oggi conservata nel Museo
Vaticano.
2. =I circhi e gli anfiteatri. I ludi gladiatorî.= — Ma oltre gli
spettacoli delle corse nel circo, e dei ludi scenici nel teatro, ebbero
i Romani altro modo di sollazzo a loro prediletto, e che invece repugnò
alla più umana e mite indole dei Greci; gli spettacoli gladiatorî,
in cui i Quiriti si piacevano di vedere umano sangue e di gustare gli
aneliti dei moribondi. Tale fierezza d'animo è per sè stessa una prova
dell'indole romana, aliena dai puri godimenti dell'arte, che richiedono
e producono gentilezza di costumi. Gli spettacoli gladiatorî, venuti in
Roma dall'Etruria, si celebrarono nel Foro fino agli ultimi tempi della
Repubblica, assistendovi il popolo da palchi o dalle loggie. Amavano,
oltre i ludi gladiatorî anche le caccie delle fiere in recinto chiuso
(_venationes_), le quali tenevansi nel circo (ved. =tav. 49=). Ma col
crescere del gusto e della frequenza di tali spettacoli fu necessario
uno special modo di edifizî anche per essi. E a ciò parve opportuna
quella disposizione che prima credesi esser risultata dalla riunione
dei due teatri di C. Curione, da cui sorse l'idea dell'anfiteatro. Con
questo nome si designò una costruzione temporanea di legno eretta da
Giulio Cesare; mentre il primo anfiteatro stabile fu edificato ai tempi
d'Augusto, nell'anno 29 av. C., da Statilio Tauro[124].