5. — VASI ARETINI.

Vasi d'altra forma, _alabastri, canopici_.

Un gran centro d'industria ceramica era Arezzo, detta la _Samo

d'Italia_. Ma i suoi prodotti sembrano di un periodo meno antico,

rispondente all'ultimo secolo della Repubblica romana ed ai primi

dell'Impero. Gli _aretina vasa_, tanto spesso ricordati, sono d'un

bel rosso corallino, con vernice, e spesso con eleganti rilievi; da

scoperte di tali vasi fatte in altre località s'arguisce che fossero

molto diffusi, o facessero anche altrove sorgere fabbriche imitanti i

prodotti aretini. Difatti noi li troviamo in gran copia nelle tombe

di varie località anche settentrionali e meridionali d'Italia, come

suppellettile funebre comune, nè tutti hanno la leggerezza e finezza

della pasta, nè la lucentezza ed eleganza dei veri vasi aretini[87].

Si raccolsero nelle tombe etrusche vasetti unguentarî e balsamarî,

che solitamente si denominano _alabastri_, dalla materia di cui molti

di essi sono fatti, e la maggior parte erano fatti antichissimamente.

Sono vasetti da contenere profumi, essenze e balsami, generalmente di

forma cilindrica, arrotondati alla base con bocche a piccolo imbuto. Ve

n'ha d'alabastro, di vetro, d'argilla dipinta. Se ne trovano in tombe

asiatiche, greche ed italiche. Alcuni già ne abbiamo ricordati, trovati

in stazioni dell'Etruria propria; terminano a forma di testa o anche

d'intero busto femminile, con foggie e attributi orientali, e sono

certamente d'importazione fenicia[88].

S'incontrano pure nei sepolcri etruschi i vasi che diconsi _canopici_,

destinati a contenere le ceneri del defunto, e terminati o sormontati

nel coperchio da testa umana, o anche da busto con mani alzate o

ripiegate sul petto, ritraente le fattezze di colui le cui ultime

reliquie stanno nel vaso raccolte, secondo il costume seguito

normalmente dagli Egizî (ved. =tav. 30=).

Nella grande copia di vasi usciti da tombe etrusche vogliono essere

ricordati alcuni assai rari e belli, inargentati, ornati di teste

in rilievo, e di composizioni d'ottimo stile greco rappresentanti la

pugna delle Amazoni, Ercole col leone Nemeo, Socrate a colloquio con

Diotima. Trovati alcuni di essi a Orvieto ed a Bolsena, sono nuovi

documenti d'importazioni greche nell'Etruria, giacchè tali li dimostra

non solo lo stile, ma anche l'analogia di altri simili casi di officine

italo-greche di Apulia, e si sono diffusi tanto in tutta Italia, da

ritrovarne perfino nel Piemonte. Un bellissimo esemplare, p. es., c'è

al R. Museo delle antichità in Torino, nella sala dei cimelî piemontesi

sotto il dominio romano[89].

=APPENDICE III.=

=Le ultime ricerche sugli Etruschi e la fondazione del Museo

topografico dell'Etruria a Firenze.=

Molte scoperte delle antichità etrusche non vi furono in questi

ultimi anni, ma piuttosto vi fu coordinamento scientifico di quelle

già esistenti. Le varie scoperte sono state pubblicate sulle _Notizie

degli scavi_, della R. Accademia dei Lincei in Roma: gli studî più

importanti furono continuati nella parte archeologica ed epigrafica

dal Gamurrini, dal Milani, dal Ceci e da pochi altri[90], nella parte

glottologica soprattutto dall'illustre prof. Elia Lattes, di cui si è

già parlato[91].

Ma uno dei fatti più importanti è quello di coordinamento delle

antichità già esistenti, raccolte con cura intelligente e paziente a

Firenze al Museo etrusco dall'illustre suo direttore professor L. A.

Milani.

Già per merito dell'immortale abate Lanzi, dello Zannoni e del

Migliarini si erano costituite le RR. Gallerie di Firenze, da un

lato le prime collezioni egizie, dall'altro le prime collezioni

etrusche, divise fin dal tempo del Lanzi per serie e per soggetti,

perchè servissero alla storia dell'arte e allo studio intrinseco delle

antichità.

Ma gli oggetti, per l'incremento dato alla collezione sotto la

direzione generale del compianto Fiorelli, erano ormai pigiati nel

locale angusto di via Faenza, e solo nell'anno 1879 per la tenace

energia del R. Commissario prof. Pigorini trovarono più degna sede nel

Palazzo della Crocetta, che è tuttora quello contenente il R. Museo

archeologico di Firenze.

La distribuzione delle antichità era stata fatta seguendo il sistema

pratico del Gamurrini, della distinzione per serie, adottando poi

l'ordinamento geografico e topografico nel classare gli oggetti entro

le singole serie.

Ma il Milani, riconoscendo l'utilità se non più pratica, però molto

più scientifica (ed ora di capitale importanza per le indagini sulle

origini e sulla propagazione della civiltà degli Etruschi), che

era stata propugnata dal Genarelli, ebbe l'idea felice di attuarne

l'ordinamento topografico, che fino allora era stato, per le ragioni

suaccennate, messo in disparte e abbandonato.

Il Milani opportunamente cita nel suo magistrale lavoro sul _Museo

topografico dell'Etruria_[92] i criterî che avevano determinato

il Genarelli a proporre di preferenza la distribuzione geografica

e topografica delle antichità etrusche, e tali criterî il Milani

ripresenta come base del suo programma scientifico.

“Fermo il principio — scrive il Milani — che negli avanzi sculti e

figurati compresi nel campo dell'archeologia, si ha una miniera di

documenti atti a svelarci la vita, le costumanze, le fasi di prosperità

o di decadimento di un paese o di un popolo, l'ordinamento più

razionale e più utile di un Museo si è quello in cui i monumenti sieno

disposti geograficamente, nè già divisi per serie generali; ma, al

contrario, lasciata da parte la classe a cui appartengono per la forma,

per la materia e per l'arte, si trovino riuniti insieme e sistemati in

complesso tutti quelli che spettano ad un dato paese, il quale potrà

solo in siffatta guisa essere, per mezzo della scienza archeologica,

più sicuramente e più logicamente studiato e messo in evidenza„ (op.

cit., pag. 14).

Conseguentemente a questi concetti, il Milani, avendo materiale

archeologico a sua disposizione molto maggiore dei precedenti, ordinò

i monumenti di provenienza etrusca nel pian terreno del Palazzo della

Crocetta, in diciasette sale, ove figurano i principali centri della

civiltà etrusca raggruppati intorno alle città rispettive.

I centri rappresentati nel Museo sono: _Vetulonia_ sul Poggio di

Colonna nelle prime tre sale: prima sala delle tombe a pozzetto,

seconda sala delle tombe a circolo, terza sala del tumulo della

Pietrera; _Populonia_ (terza sala insieme con gli oggetti precedenti);

_Volsinii_ (quarta sala), comprendente le antichità di Orvieto e di

Bolsena; _Cortona, Arretium_ (Arezzo) con la celebre chimera in bronzo

e la Minerva; _Volaterra_ (Volterra), _Chiusum_ (Chiusi) nella quinta

sala, e Chiusi continua nella sesta sala, ove sono raccolti i monumenti

iconici, specialmente i cosidetti Canopi chiusini (ved. =tav. 30= di

questo _Manuale_), e nella settima, ove vi è disposta la Collezione

Vagnonville.

L'ottava sala conteneva le antichità di _Luna_, l'antica Luni, e

la nona quelle di _Falerii_, corrispondente a S. Maria di Falleri.

_Tuscania_, corrispondente a Toscanella, ci presenta il suo bel leone

di nenfro nella sala decima. Di _Visentia_, o _Visentum_ sul luogo

dell'attuale _Bisentium_ si può seguire la storia e le tracce dalle

origini fino al secolo V a. C., per mezzo soprattutto della ceramica

nella sala undecima. La sala duodecima contiene i frantumi del tempio

e le altre antichità minori di Telamone. Seguono poi le antichità

di _Tarquinii_ nella sala decimaterza, e da questa si passa molto

più lontano nella decimaquarta, ove sono raccolti tutti i monumenti

antichi, compresi, oltrecchè nell'àmbito della città di _Volci_

(Vulci), anche nel territorio fra l'Albegna e l'Arrone, cioè la Pescia

(romana) Succosa, Marsiliana, Poggio Buco, Pitigliano, Suana.

Seguono poi tanto nel Cortile, (XV), quanto nelle sale decimasesta e

decimasettima le antichità di _Florentia_. Nel cortile vi sono esposti

i resti architettonici, nella sala decimasesta la casa repubblicana e

le terme attigue, mentre nelle ultime sale il Milani raccolse tutte

le antichità primitive di Firenze, siano esse etrusche, siano anche

romane, con le quali finisce la distribuzione topografica del Museo

etrusco di Firenze.

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 81 / 148 题