Vasi d'altra forma, _alabastri, canopici_.
Un gran centro d'industria ceramica era Arezzo, detta la _Samo
d'Italia_. Ma i suoi prodotti sembrano di un periodo meno antico,
rispondente all'ultimo secolo della Repubblica romana ed ai primi
dell'Impero. Gli _aretina vasa_, tanto spesso ricordati, sono d'un
bel rosso corallino, con vernice, e spesso con eleganti rilievi; da
scoperte di tali vasi fatte in altre località s'arguisce che fossero
molto diffusi, o facessero anche altrove sorgere fabbriche imitanti i
prodotti aretini. Difatti noi li troviamo in gran copia nelle tombe
di varie località anche settentrionali e meridionali d'Italia, come
suppellettile funebre comune, nè tutti hanno la leggerezza e finezza
della pasta, nè la lucentezza ed eleganza dei veri vasi aretini[87].
Si raccolsero nelle tombe etrusche vasetti unguentarî e balsamarî,
che solitamente si denominano _alabastri_, dalla materia di cui molti
di essi sono fatti, e la maggior parte erano fatti antichissimamente.
Sono vasetti da contenere profumi, essenze e balsami, generalmente di
forma cilindrica, arrotondati alla base con bocche a piccolo imbuto. Ve
n'ha d'alabastro, di vetro, d'argilla dipinta. Se ne trovano in tombe
asiatiche, greche ed italiche. Alcuni già ne abbiamo ricordati, trovati
in stazioni dell'Etruria propria; terminano a forma di testa o anche
d'intero busto femminile, con foggie e attributi orientali, e sono
certamente d'importazione fenicia[88].
S'incontrano pure nei sepolcri etruschi i vasi che diconsi _canopici_,
destinati a contenere le ceneri del defunto, e terminati o sormontati
nel coperchio da testa umana, o anche da busto con mani alzate o
ripiegate sul petto, ritraente le fattezze di colui le cui ultime
reliquie stanno nel vaso raccolte, secondo il costume seguito
normalmente dagli Egizî (ved. =tav. 30=).
Nella grande copia di vasi usciti da tombe etrusche vogliono essere
ricordati alcuni assai rari e belli, inargentati, ornati di teste
in rilievo, e di composizioni d'ottimo stile greco rappresentanti la
pugna delle Amazoni, Ercole col leone Nemeo, Socrate a colloquio con
Diotima. Trovati alcuni di essi a Orvieto ed a Bolsena, sono nuovi
documenti d'importazioni greche nell'Etruria, giacchè tali li dimostra
non solo lo stile, ma anche l'analogia di altri simili casi di officine
italo-greche di Apulia, e si sono diffusi tanto in tutta Italia, da
ritrovarne perfino nel Piemonte. Un bellissimo esemplare, p. es., c'è
al R. Museo delle antichità in Torino, nella sala dei cimelî piemontesi
sotto il dominio romano[89].
=APPENDICE III.=
=Le ultime ricerche sugli Etruschi e la fondazione del Museo
topografico dell'Etruria a Firenze.=
Molte scoperte delle antichità etrusche non vi furono in questi
ultimi anni, ma piuttosto vi fu coordinamento scientifico di quelle
già esistenti. Le varie scoperte sono state pubblicate sulle _Notizie
degli scavi_, della R. Accademia dei Lincei in Roma: gli studî più
importanti furono continuati nella parte archeologica ed epigrafica
dal Gamurrini, dal Milani, dal Ceci e da pochi altri[90], nella parte
glottologica soprattutto dall'illustre prof. Elia Lattes, di cui si è
già parlato[91].
Ma uno dei fatti più importanti è quello di coordinamento delle
antichità già esistenti, raccolte con cura intelligente e paziente a
Firenze al Museo etrusco dall'illustre suo direttore professor L. A.
Milani.
Già per merito dell'immortale abate Lanzi, dello Zannoni e del
Migliarini si erano costituite le RR. Gallerie di Firenze, da un
lato le prime collezioni egizie, dall'altro le prime collezioni
etrusche, divise fin dal tempo del Lanzi per serie e per soggetti,
perchè servissero alla storia dell'arte e allo studio intrinseco delle
antichità.
Ma gli oggetti, per l'incremento dato alla collezione sotto la
direzione generale del compianto Fiorelli, erano ormai pigiati nel
locale angusto di via Faenza, e solo nell'anno 1879 per la tenace
energia del R. Commissario prof. Pigorini trovarono più degna sede nel
Palazzo della Crocetta, che è tuttora quello contenente il R. Museo
archeologico di Firenze.
La distribuzione delle antichità era stata fatta seguendo il sistema
pratico del Gamurrini, della distinzione per serie, adottando poi
l'ordinamento geografico e topografico nel classare gli oggetti entro
le singole serie.
Ma il Milani, riconoscendo l'utilità se non più pratica, però molto
più scientifica (ed ora di capitale importanza per le indagini sulle
origini e sulla propagazione della civiltà degli Etruschi), che
era stata propugnata dal Genarelli, ebbe l'idea felice di attuarne
l'ordinamento topografico, che fino allora era stato, per le ragioni
suaccennate, messo in disparte e abbandonato.
Il Milani opportunamente cita nel suo magistrale lavoro sul _Museo
topografico dell'Etruria_[92] i criterî che avevano determinato
il Genarelli a proporre di preferenza la distribuzione geografica
e topografica delle antichità etrusche, e tali criterî il Milani
ripresenta come base del suo programma scientifico.
“Fermo il principio — scrive il Milani — che negli avanzi sculti e
figurati compresi nel campo dell'archeologia, si ha una miniera di
documenti atti a svelarci la vita, le costumanze, le fasi di prosperità
o di decadimento di un paese o di un popolo, l'ordinamento più
razionale e più utile di un Museo si è quello in cui i monumenti sieno
disposti geograficamente, nè già divisi per serie generali; ma, al
contrario, lasciata da parte la classe a cui appartengono per la forma,
per la materia e per l'arte, si trovino riuniti insieme e sistemati in
complesso tutti quelli che spettano ad un dato paese, il quale potrà
solo in siffatta guisa essere, per mezzo della scienza archeologica,
più sicuramente e più logicamente studiato e messo in evidenza„ (op.
cit., pag. 14).
Conseguentemente a questi concetti, il Milani, avendo materiale
archeologico a sua disposizione molto maggiore dei precedenti, ordinò
i monumenti di provenienza etrusca nel pian terreno del Palazzo della
Crocetta, in diciasette sale, ove figurano i principali centri della
civiltà etrusca raggruppati intorno alle città rispettive.
I centri rappresentati nel Museo sono: _Vetulonia_ sul Poggio di
Colonna nelle prime tre sale: prima sala delle tombe a pozzetto,
seconda sala delle tombe a circolo, terza sala del tumulo della
Pietrera; _Populonia_ (terza sala insieme con gli oggetti precedenti);
_Volsinii_ (quarta sala), comprendente le antichità di Orvieto e di
Bolsena; _Cortona, Arretium_ (Arezzo) con la celebre chimera in bronzo
e la Minerva; _Volaterra_ (Volterra), _Chiusum_ (Chiusi) nella quinta
sala, e Chiusi continua nella sesta sala, ove sono raccolti i monumenti
iconici, specialmente i cosidetti Canopi chiusini (ved. =tav. 30= di
questo _Manuale_), e nella settima, ove vi è disposta la Collezione
Vagnonville.
L'ottava sala conteneva le antichità di _Luna_, l'antica Luni, e
la nona quelle di _Falerii_, corrispondente a S. Maria di Falleri.
_Tuscania_, corrispondente a Toscanella, ci presenta il suo bel leone
di nenfro nella sala decima. Di _Visentia_, o _Visentum_ sul luogo
dell'attuale _Bisentium_ si può seguire la storia e le tracce dalle
origini fino al secolo V a. C., per mezzo soprattutto della ceramica
nella sala undecima. La sala duodecima contiene i frantumi del tempio
e le altre antichità minori di Telamone. Seguono poi le antichità
di _Tarquinii_ nella sala decimaterza, e da questa si passa molto
più lontano nella decimaquarta, ove sono raccolti tutti i monumenti
antichi, compresi, oltrecchè nell'àmbito della città di _Volci_
(Vulci), anche nel territorio fra l'Albegna e l'Arrone, cioè la Pescia
(romana) Succosa, Marsiliana, Poggio Buco, Pitigliano, Suana.
Seguono poi tanto nel Cortile, (XV), quanto nelle sale decimasesta e
decimasettima le antichità di _Florentia_. Nel cortile vi sono esposti
i resti architettonici, nella sala decimasesta la casa repubblicana e
le terme attigue, mentre nelle ultime sale il Milani raccolse tutte
le antichità primitive di Firenze, siano esse etrusche, siano anche
romane, con le quali finisce la distribuzione topografica del Museo
etrusco di Firenze.