V. — =La civiltà e l'arte nelle necropoli del Lazio.=

Documenti dell'antichità preistorica, nei due periodi archeolitico e

neolitico furono trovati, come abbiam detto, nel dintorno di Roma, dove

pure, sull'Esquilino, si rinvennero nel 1872 oggetti della primitiva

industria dell'età del bronzo, che hanno evidenti analogie con quelli

delle terramare. Tali oggetti sono punte di freccia silicee, fusaiole

d'argilla con ornati di punteggiature, pendagli da collane, pesi da

reti, aghi crinali d'osso e di bronzo, fibule di bronzo, denti di jena

e d'orso forati per farne ornamento, vasi di terracotta lavorati a

mano, ornati con impressioni o solchetti fatti nella fresca argilla,

disposti a striscie intorno al corpo.

Trascurando i ritrovamenti sporadici e più antichi, di qualità analoga

e di periodo contemporaneo alle terramare già studiate, fatti nel

territorio di Roma e sull'Esquilino l'anno 1872, passiamo a considerare

i ritrovamenti più abbondanti in istrette relazioni con quelli dei

sepolcri umbro-felsinei e di Villanova. Sonvi nel Lazio traccie di

primitive stazioni, e nel dintorno d'Albano, di Grottaferrata e di

Marino si scoprirono tombe, appartenenti forse ai prischi Latini. È

cosa notevole che le reliquie di queste tombe siano, per gran parte,

sepolte nel peperino, ossia sotto gli ultimi strati delle eruzioni

dei vulcani laziali. Sono fosse, dentro le quali sta deposto il vaso

ossuario, contenente ceneri ed ossa combuste, e coperto da una ciotola

capovolta. I fittili sono rozzi, lavorati a mano, di imperfetta

cottura, non di molto più avanzati di quelli dei terramaricoli;

presentano sul corpo ornamentazione geometrica a varie combinazioni

di linee graffite e di impressioni fatte nell'argilla fresca con

cerchielli e talora con conchiglie; nelle tombe e dentro lo stesso vaso

cinerario sono frequenti le fusaiole.

Ciò che riveste un certo qual carattere artistico è la tecnica

degli oggetti di bronzo, che pur trovansi nelle tombe laziali: aghi

crinali ed ascie, con fibule e spirali per ornamento, mancanti nelle

terramare e frequenti invece nelle tombe di Villanova. In questa

industria degli oggetti della necropoli albana possiamo distinguere

due sezioni, l'una coi caratteri arcaici, al Nord, l'altra, verso Sud,

coi caratteri di una tecnica più sviluppata. Questo sviluppo maggiore

è dovuto ad influenze straniere, e forse anche è rappresentato da

oggetti d'importazione straniera; la quale deve spiegare anche il fatto

della superiorità della metallotecnica nella parte settentrionale

della necropoli laziale, in contrasto con la bassa condizione

dell'industria ceramica. Secondo il ch. Helbig, questa necropoli,

nella sua sezione arcaica, è monumento primitivo del ramo latino della

razza indo-europea; in essa le industrie latine sono limitate ancòra

all'eredità ariana, non per anco tocche da influenze trasmarine;

insomma sono le tombe dei prischi Latini[17].

Le affinità degli oggetti in queste raccolti con quelli di stazioni

padane sarebbero quindi originarie di un medesimo ramo della stirpe

aria, cioè degli Italioti od Umbri-Latini, secondo il Conestabile[18].

Se neanche le necropoli albane presentano opere d'arte, posseggono

però degli oggetti così caratteristici per lo studio dell'etnografia e

della civiltà italica che non si possono passare sotto silenzio. — Così

dicasi di certi fittili foggiati a capanna, che, avendo servito come

ossuari, dalla loro forma e dall'uso prendono nome di _urne-capanne_

(ved. =Atl.= cit., =tav. VII=). Piacque al pensiero degli Italici

primitivi di chiudere i resti del defunto dentro vasi simulanti la casa

dei vivi. La prima di tali urne-capanne fu scoperta nel 1817; e parve

per qualche tempo esemplare singolarissimo; ma per ulteriori scoperte

altre parecchie ne vennero in luce. Si credettero pure un prodotto

ed un costume tutto proprio del Lazio primitivo; ma nell'anno 1882

parecchie altre se ne furono scoperte nelle tombe di Corneto-Tarquinia.

Tali urne-capanne stanno deposte nella fossa dentro un vaso capace,

ovvero rinchiuse dentro un piccolo recinto di lastre di sasso, ritte

e coperte da un lastrone orizzontale, mentre il suolo è formato da

ciottoli. Di tal forma, che ricorda i _dolmen_ gallici, sono due tombe,

scoperte presso Marino, in una delle quali era un esemplare assai bello

di urna-capanna (ved. =Atl.= cit., =tav. VIII=, 1), nell'altro molti

vasi fittili. Queste urne-capanne presentano senza dubbio l'aspetto

della primitiva casa italica[19]; una capanna di forma rotonda,

con tetto acuminato, con linee rilevate concorrenti nell'alto, che

ricordano un'armatura di pali sostenenti la copertura di paglia e di

canne; hanno una larga apertura per porta, con uscio e indicazioni

di spranghe e di stipiti reggenti la porta; in quella, per ultimo

ricordata, del _dolmen_ di Marino apparirebbero indicate due colonne su

ciascun lato della porta. In alcun esemplare vedesi anche segnata sulla

parte del tetto un'apertura a forma triangolare. Questi vasi spesso

hanno intorno delle linee ornamentali graffite, a meandro, a zig-zag, e

con queste frammischiata la croce gammata o cantonata.

Rotonde, fatte di pali e di vimini, con intonaco d'argilla, coperte

di stoppie, di canna, di paglia, dobbiamo pensare che fossero le

primitive abitazioni fin da un tempo anteriore alle ultime eruzioni dei

vulcani laziali, come lo provano gli oggetti sepolti nel peperino fino

agli ultimi tempi della monarchia; ricordando Livio centri eruttivi

quali _lapidibus ruit, vox ingens e luco et summo montis cacumine_, e

trovandovisi l'_aes grave_ fuso librale[20].

Così era nelle stazioni del settentrione d'Italia come nelle regioni

dell'Appennino e nelle pianure del basso Tevere, al tempo della vita

pastorale ed agricola degli Italioti. Così erano fabbricate Alba-Longa

e le città latine; così Roma nelle sue origini; in tali capanne

abitarono i progenitori italici, genti che usavano utensili di selce

e di bronzo e rozze stoviglie d'argilla. Questo ha sua riprova nelle

tradizioni e nelle reminiscenze storiche.[21]

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 42 / 148 题