Alcuni mi dicono: Voi siete triste. In quello che scrivete vi è sempre
un'ombra di malinconia; anche quando scherzate, compare ogni tanto un
pensiero mesto.
Altri esclamano: Beata voi con la vostra gioventù e l'allegria! La
gioia schizza fuori dalle parole, il buonumore vi si appalesa; quando
cominciate un'elegia, terminate sempre in un inno.
Io non rispondo e penso. Non so nulla di questo, è sicuro; non mi
ricordo se sono stata allegra o malinconica, lo stato del mio animo mi
è sfuggito. Sforzo la mia memoria; è inutile, essa ha obbliato
l'impressione di quel momento fuggevole.
Vediamo allora che ne dice il pubblico. Ma ogni particella di questo
pubblico è un'anima che sente, una mente che ragiona, una volontà che
opera; ogni particella di questo pubblico è un individuo con le sue
inclinazioni, i suoi gusti, le sue passioni; è un individuo col
proprio carattere. Pensare questo, è semplicemente spaventoso per lo
scrittore.
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* *
Che può l'artista? Può nelle sue veglie tormentose provare lo spasimo
di una idea che rimane velata, latente, incognita, lontana o vicina ma
inafferrabile: può inginocchiarsi, battere la fronte sulla nuda terra,
spargere lagrime impotenti e supplicare così l'idea di sollevare il
suo velo, di rivelargli il volto fulgido, dovesse pure rimanerne
acciecato; può, felicissimo evocatore, veder apparire nella notte la
celeste fantasima e gridarle: Salve, o divina! Tu sei visione ed io ti
farò realtà: tu tremoli come un'apparizione al limitare del mondo
esistente ed io renderò fermo il tuo passo e vera la tua vita; ti darò
la parola che è suono, che è luce, che è calore, che è sentimento; ti
darò per farti vivere la mia anima ed il mio cuore--e tu, parte di me
migliore, da me distaccata, da me creata, esisterai!
Ma, dopo questo, l'artista si ritrova deserto e solitario. Si guarda
dattorno: qualche cosa gli manca, ha la sensazione di un vuoto enorme.
Gli manca il suo grande amico, il giustiziere sconosciuto, il cervello
immenso che accoglie e fa sue tutte le novelle idee, l'anima
straordinaria che comprende, indovina, intuisce tutte le vere
passioni: l'artista ha bisogno di una eco potente, sia di biasimo, sia
di plauso: ha bisogno dello sprone che gli punga i fianchi come ad
indomito corsiero; ha bisogno della voce imperiosa che gli faccia
bollire il sangue nelle vene. Così fra l'artista ed il pubblico si
stabilisce un invincibile legame che nulla potrà spezzare.
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* *
Mi ricordo, un giorno non molto lontano, mi parve di avere in qualche
parte del mondo un amico incognito a cui dovessi scrivere tante, tante
cose; la penna correva, correva, le parole fuggivano rapidamente come
foglie trasportate dal vento autunnale; senza essere chiamati, i
pensieri tumultuavano, affannandosi, accavallandosi; si moltiplicavano
senza numero le idee vecchie e nuove, i ricordi e le speranze, le
aspirazioni e tutto questo nella forma che più conveniva alla spinta
potente che li urtava. Nulla poteva arrestarmi: noncurante della età
giovanile, della scarsa esperienza che doveva trarmi in inganno, dei
pericoli che potevano sorgere ad ogni passo, delle lotte che mi
aspettavano al varco, delle molte probabilità di caduta, io ho
continuato a lavorare, guardando sorridente il chiuso avvenire.
L'amico non mi rispondeva; solo ad intervalli, ora per una bocca, ora
per un'altra mi giungeva una parola: una parola talvolta amabile,
talvolta severa--e gli scoraggiamenti profondi o le novelle speranze
mi erano sempre salutari. Nulla poteva arrestarmi: quanto nasceva
nella fantasia, quanto era frutto di osservazione, quanto era
corrispondente ad una impressione io ho scritto al mio amico. Come era
la vita sua, come era la vita mia, volta a volta il sorriso
malinconico o la lagrima gioconda, si sono trasfusi involontariamente
nelle mie parole, e quando, dopo un anno di questa corsa, io ho preso
fiato per un momento, mi accorsi che avevo scritto un libro e che
l'amico era il pubblico.
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* *
Ora, amico lettore, il libro è terminato: grata notizia, nevvero? Per
me no. Chiedi a chiunque abbia mai veduto il suo lavoro pronto a
partire, se non gli è parso nel momento che vergava la parola _fine_,
di sentire una stretta dolorosa al cuore; se alla soddisfazione
dell'amor proprio non si è unito un senso vago di mestizia. È forse
quel tremore che invade il pellegrino quando s'incammina per contrade
ignote, è forse quella sfiducia di sè e della propria opera che assale
ogni spirito; è forse per la divisione da una cosa che vi fu
lungamente e arcilungamente cara: perchè per quanto meschine, per
quanto grette per quanto contraffatte siano queste deboli creature che
si distaccano da noi, noi non possiamo impedirci di voler loro bene; e
sapendo quanto dubbia sia la loro sorte, quanto dubbia sia la loro
fortuna, si rimane esitanti, un po' inquieti, un po' crucciati.
E mentre il libro nuovo, bello, fiero della sua apparenza fresca, se
ne va tutto ardito pel mondo, provando le sue forze e credendo di
trovare tutti visi cortesi e paroline benevoli, l'autore si agita
nella sua casa deserta e si affanna pel caro assente e si pente di
averlo lasciato andare: e pensa alla critica che lo incontrerà per la
via e non mancherà di chiedergli con qual diritto viaggia per
l'Italia; pensa a coloro che per preconcetto guardano in cagnesco ogni
lavoro novello; pensa alla oscurità del suo nome....
--Almeno--egli dice fra sè--almeno questo mio libro raccogliesse un
sol sorriso, ritrovasse un sol amico; avrei la consolazione di averlo
scritto per quell'uno! Ma tutto questo è inutile, buon lettore: tu hai
finito di leggere ed io non posso chiederti se hai sorriso.