SOGNI.

Questo giovane avete dovuto incontrarlo in qualche parte; il suo

aspetto ha dovuto colpirvi. Avrete supposto: è amore, forse. No: non è

amore il pallore concitato di quel volto, non è amore la febbre di

quel sangue che consuma le vene, non è amore il lampo di quello

sguardo--i giovani come lui non amano. Sembra meschino compenso al

loro spirito battagliero la conquista di una donna; il loro sconfinato

ideale non può rinchiudersi nel possesso di un cuore amoroso; la loro

ardente realtà è informata da più vasto pensiero che la modesta

famigliuola; hanno desiderii, inclinazioni, aspirazioni diverse; sono

uomini di guerra, disprezzano la pace. Sibbene prostrati nella polvere

adorano una bellissima, perfida e divina amante; l'adorano ciecamente,

follemente, pronti come il fanatico indiano a lasciarsi stritolare

sotto il carro dell'idolo, sentendo con delizia lo scricchiolio delle

ossa che si rompono; l'adorano con tutte le forze riunite e sospinte:

nell'arida solitudine della loro anima, essa, la gloria, è il miraggio

celeste e fatale, l'oàsi del deserto, l'unica meta della vita e del

lavoro.

*

* *

Così egli sognava. La politica fu la prima ad appassionarlo. Nella

precoce esperienza della sua gioventù, egli sapeva quali minuti ed

ignoti congegni muovano il grandioso apparato dello Stato; conosceva

le meschine e piccole cause che determinano le grandi azioni;

conosceva che le mille facce del poliedro parlamentare mutano di forma

e di colore, come cangia la luce che le illumina; sapeva che in quel

mondo il vocabolario trasforma il significato delle parole, chiamando

ardimento la sfacciataggine, destrezza la furberia e conoscenza

pratica degli affari l'abbandono della via vecchia per la nuova. Ma

che importava tutto questo?

La poesia drammatica della vita era là; là erano rinnovate le lotte

titaniche dell'antichità: il suo sogno era quello di diventare uno di

quegli eccelsi lottatori. Ecco: la situazione politica si complica di

nuovi avvenimenti, la diplomazia estera diventa incerta, la Corona è

pensierosa, l'Europa è attenta. L'aula parlamentare è imponente: sono

ivi riuniti i forti campioni che uscirono vittoriosi da tante

sconfitte, i trionfatori di un mese e quelli di una giornata, le prime

intelligenze italiane, gli oratori eminenti, i parlatori brillanti; la

rappresentanza ufficiale è tutta nella tribuna degli ambasciatori;

quelle pubbliche riboccano di spettatori--è una grande giornata.

Ebbene, essere l'eroe della giornata, essere il solo uomo che possa

risolvere la tensione politica; esordire con l'impeto della parola

netta, precisa, fulgida, trascinare gli spiriti nel torrente

dell'eloquenza, conquidere la ragione col rigore dell'argomento,

scorgere con lo sguardo d'aquila il futuro e profetarlo, vedere scossi

e meravigliati i nemici, profondamente turbata la coscienza della

Camera: poi l'ansietà dell'attesa ed infine, in fine, la proclamazione

del voto, vale a dire la vittoria che sarà annunziata dappertutto,

unita ad un solo nome, il proprio!

*

* *

L'opera d'arte è stata creata nel silenzio della mente, si è maturata

sotto il sole caldo della fantasia che le ha donato i più ricchi

colori; dopo esser cresciuta e fatta vigorosa, le sono parse anguste

le pareti di un cranio, ha domandato la veste per uscire nel mondo, ha

voluto la bella forma ed è venuta fuori splendida come una creatura

vivente. Ora il mondo deve giudicarla, darle il soffio che la manterrà

viva per anni ed anni; per tutte le cantonate, in ogni giornale è

annunziata la sera del suo battesimo, al tale teatro. Nei circoli

letterari non si parla di altro, gli amici commettono delle graziose

indiscrezioni e fanno previsioni poco graziose, i critici si armano

della loro schiacciante freddezza, gli autori vecchi sorridono di

compassione, i novellini d'incredulità. E l'ansietà dell'artista

cresce ogni ora, ogni momento; egli è turbato, inquieto, esitante; a

volte spera senza ragione, a volte si dispera senza causa: il suo

lavoro gli appare prima buono, poi mediocre, poi diventa una enorme

sciocchezza ed infine prende l'aspetto del suo più grande nemico. Ma

retrocedere è impossibile; le prime parole cadono nel silenzio pieno

di malevolenza e di benevolenza della platea: il pubblico sta in

guardia, non vuol lasciarsi prendere la mano da un entusiasmo

prematuro, non vuol cedere ad un sentimento di diffidenza; ma è

invano, invano, l'arte vince, la natura umana dimentica i suoi

propositi, si lascia trasportare, un lungo applauso risuona. Che n'è

del cuore dell'autore in quell'istante? Il freno è rotto, il ghiaccio

si è liquefatto, uno spirito di gioventù è passato sulla fredda platea

e l'ha sollevata in un sol sentimento; fremiti di approvazione,

esclamazioni e poi da capo applausi, applausi senza fine; ma sono

amici, sono partigiani, sono nemici che acclamano l'autore? Chi sa!

Sono mani che si alzano per plaudire, sono volti convulsionati, sono

anime che scoppiano, è il pubblico, la folla, il mondo! L'autore,

ancora più pallido, si avanza e ringrazia.

*

* *

L'aula vasta, fredda, grigia, nuda di arredi; sulla parete scialba il

simbolo della giustizia e della misericordia, il Cristo; di fronte il

ritratto del re; tavoli e sedie, roba vecchia, triste, dalle linee

dure ed angolose. I giudici, cuori morti, anime fatte pietra,

impassibili, indifferenti; la figura pallida e severa del pubblico

accusatore, destinato alla eterna parte del carnefice morale; i

giurati, gente per lo più ignorante, spesso insensibile, talvolta

crudele: di sopra a tutti costoro la idea alta, pura, sublime della

legge--e contro la legge, fuori di essa, contro lo Stato, contro la

società, contro la famiglia, un uomo solo: l'imputato.

No, non solo. Vi è qualcuno per lui, qualcuno che gli è amico,

fratello, padre, che per mesi intieri si è occupato di lui, che ne ha

studiata, sviscerata la vita, che gli ha sacrificato le ore del

diletto e del riposo. Domani quando l'imputato sarà chiuso nel suo

cancello di ferro come una belva feroce, quando contro lui saranno

esaurite tutte le risorse dell'accusa, quando il pubblico ministero ne

avrà chiesta la testa o la galera sorgerà una voce che risponderà per

lui. Il difensore si rivolgerà alla mente dei giurati, narrerà loro le

più minute circostanze, porrà in luce particolari obbliati, sarà

sobrio, evidente, efficace: ed in ultimo si rivolgerà al loro cuore,

adopererà la sua eloquenza a colpirli, a farli esitare nelle loro

convinzioni, a commuoverli, a farli piangere. Domani forse un

innocente sarà ridonato alla sua famiglia o ad un colpevole mitigata

la pena: il sacro ministero della difesa ha tanto operato. Ma dite,

dite, non deve essere fiero, soddisfatto, orgoglioso quest'uomo che

compie una missione ed illustra il suo nome? Che desiderare di meglio

quando salgono voci di riconoscenza al suo cuore, applausi alla sua

intelligenza?

*

* *

Fluttuano innanzi alla immaginazione fantasmi opalini, profili aerei,

indefiniti, figurine appena abbozzate: passano nel cielo caldamente

azzurro della fantasia le bianche colombe; nella mente del poeta si

uniscono, riddano, si fondono, colori, suoni, profumi, sorrisi,

apparizioni, baci, sospiri, gridi di passione,--e sopra tutto domina

sempre una musica lontana, ora dolce e grave come suono d'organo, ora

saltellante e bizzarra come tamburello di zingara. Così si ripercuote,

echeggia nel verso che sgorga spontaneo e si innalza, come limpida

polla d'acqua: così tutto quello che è amore fremente, gentilezza di

sentimento, soavità di dolore, scettica malinconia, si trasfonde nello

slancio lirico del poeta. Nella sua anima è così grande il focolare di

amore, il suo dolore ha tanto carattere di universalità che la sua

voce non gli appartiene più, è la voce del suo tempo; quando egli dice

_io_, vuol dire _noi_, quando parla di sè stesso, parla di tutti. Egli

è amato, ammirato, odiato, ma non discusso; nessuno osa toccare la sua

corona di alloro; qualcuno può imitarlo, ma superarlo nessuno, perchè

egli è la più completa manifestazione di un periodo umano, perchè la

sua anima eccelsa è l'anima di migliaia di poeti taciturni; lo volesse

potentemente egli stesso, non potrebbe diminuire di una linea il suo

piedestallo.

*

* *

Questi erano i suoi sogni, i sogni che non gli davano riposo, che

accendevano in una fiamma tormentosa ed implacabile il suo spirito:

erano i sogni che conturbano ogni anima sensibile che si affaccia alla

vita. Chi non ha delirato come lui? Chi non ha spasimato come uomo in

croce, nell'inappagato desiderio di gloria?

Ora tutto è mutato. Nulla del passato è rimasto in lui: sono crollati

gli edifizii maestosi della sua superbia; una parte della sua vita è

morta: ora ha una donna gentile daccanto, ha un bimbo ricciuto sulla

cui testolina si appoggia la sua mano di padre felice. Ma è ignoto

come si svelse dal core la sua passione, la sua tragedia non si

conosce; il ferro infuocato con cui cicatrizzò la sua ferita, il

coltello tagliente con cui gettò via una parte di sè stesso, non si

sono ritrovati. Certo fu un coraggio spaventoso che molti non hanno;

perchè molti trascinano sempre e dappertutto i loro sogni ambiziosi;

perchè molti preferiscono tentare e cadere, anzichè cedere; perchè

molti muoiono di questo male. E quale è la vera via? Chi il felice?

Colui che combatte nel vastissimo campo del mondo, davanti agli occhi

della folla, ora sotto l'amarezza dei fischi, ora nelle grandi ed

aride consolazioni dell'applauso--o colui che si ristringe, ignorato,

ignorante, nella famiglia? Io non lo so; e nessuno, nessuno può

dirmelo.

Dal vero · 第 53 / 67 题