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La fanciulla fu presa--da uno strano languore
E mormorò, abbracciandolo:--"Assistimi, o Signore!"
Indi trasse il soldato--sotto un andito oscuro;
Spinse una porticella--che s'apriva nel muro
E fe' cenno che entrasse.
--Ei la seguì...
La porta
Fu chiusa.
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Era una stalla.--
Piovea la luce smorta
Da una piccola lampada--che dall'alto pendea;
Una magra giovenca--gravemente giacea
Su poca paglia; agli angoli--delle rozze pareti
I ragni sciorinavano--le polverose reti;
La soffitta, composta--d'esili travicelli,
Era negra pel fumo;--vanghe, zappe, rastrelli
In un canto appoggiavano--l'aste lunghe e lucenti;
In fondo c'era un mucchio--d'erbe e di fiori olenti
Falciati nella sera.
--La fanciulla s'assise
Su quel mucchio di fiori;--alzò gli occhi e sorrise.
Poi disse a voce bassa:--"Qui ci vede nessuno!
"Mio padre dorme... E poi--sarà un minuto!"
Il bruno
Ufficiale si pose--a sederle dappresso.
Ella guardò per poco--lo smagliante riflesso
Dei bottoni dorati--del giovane soldato;
Li toccava, tremando,--col dito fusellato;
Sembrava come assorta--in un sogno; chinava
La testa sovra il petto--e quel petto anelava...
Ad un tratto, cogli occhi--socchiusi, alzò la faccia;
Cinse il collo del giovane--con entrambe le braccia
E...........--............
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Giovinette ardenti,--donne all'amor crëate,
Da una stolida legge--a soffrir condannate,
Non sognaste voi forse--il gaudio d'un istante
Ricordando il profilo--d'un maschio sembïante?
O superbe matrone,--dalle vesti scollate,
Che parlate d'onore--e di virtù parlate,
Io sorrido al severo--vostro piglio glaciale
Perchè so che i viventi--hanno un nemico eguale!
La carne!... Questa schiava--ribelle, non mai doma,
Che freme al sol contatto--d'una leggiadra chioma!
Voi pur siete di carne,--o severe matrone,
E forse in qualche giorno--di suprema oblivione
E d'ardore supremo,--da ogni sguardo lontane,
Voi pure calpestaste--le convenienze umane,
E ai baci d'un ignoto--vi abbandonaste ignude!
Chi narrerà i misteri--che un cuor di donna chiude?
Chi gli incontri fatali--che il caso ha preparato?
Fu un istante!... Nessuno--lo seppe... Il fortunato
Baciò, tacque e passò...
--La matrona severa
Ripigliò la sua maschera--nei crocchi della sera;
Ad un detto men cauto--finse sentirsi offesa;
Frequentò, come al solito,--e corsi, e balli e chiesa;
Licenziò la domestica--e il fedel servitore
Perchè nell'anticamera--parlavano d'amore;
E, suscitando intorno--mille fiamme lascive,
Visse, come ogni dama--che si rispetta, vive:
Ipocrita a trent'anni,--bacchettona a cinquanta,
Borbottona a sessanta,--e nel feretro santa!...
Giovinette di fuoco,--donne all'amor create,
Da uno stolto egoïsmo--a soffrir condannate;
Giovinette di fuoco--e superbe matrone,
Che forse in qualche giorno--di suprema oblivione
E di supremo ardore,--da ogni sguardo lontane,
Calpestaste con gioia--le convenienze umane
E ai baci d'un ignoto--v'abbandonaste ignude,
Voi capirete il senso--che il mio racconto chiude!
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Quando il bruno soldato--uscì sopra la via
Gli passava dinanzi--l'ultima compagnia.
Ei, raddoppiando il passo,--raggiunse la bandiera.
La fanciulla (che tale--da un istante non era),
Sovra il mucchio di fiori--pareva addormentata...
I suoi sogni di languide--vision la fean beäta.
Come noi sogniam spesso--negli anni adolescenti
Di leggiadre donzelle--i bei volti ridenti,
Ella sognava un nimbo--di giovinetti gai...
* * * * *
La fanciulla e il soldato--non si vider più mai,
Napoli, 29 febbraio 1876.