Il soldato, baciandola,--disse: "Quanto sei bella!"

* * * * *

La fanciulla fu presa--da uno strano languore

E mormorò, abbracciandolo:--"Assistimi, o Signore!"

Indi trasse il soldato--sotto un andito oscuro;

Spinse una porticella--che s'apriva nel muro

E fe' cenno che entrasse.

--Ei la seguì...

La porta

Fu chiusa.

* * * * *

Era una stalla.--

Piovea la luce smorta

Da una piccola lampada--che dall'alto pendea;

Una magra giovenca--gravemente giacea

Su poca paglia; agli angoli--delle rozze pareti

I ragni sciorinavano--le polverose reti;

La soffitta, composta--d'esili travicelli,

Era negra pel fumo;--vanghe, zappe, rastrelli

In un canto appoggiavano--l'aste lunghe e lucenti;

In fondo c'era un mucchio--d'erbe e di fiori olenti

Falciati nella sera.

--La fanciulla s'assise

Su quel mucchio di fiori;--alzò gli occhi e sorrise.

Poi disse a voce bassa:--"Qui ci vede nessuno!

"Mio padre dorme... E poi--sarà un minuto!"

Il bruno

Ufficiale si pose--a sederle dappresso.

Ella guardò per poco--lo smagliante riflesso

Dei bottoni dorati--del giovane soldato;

Li toccava, tremando,--col dito fusellato;

Sembrava come assorta--in un sogno; chinava

La testa sovra il petto--e quel petto anelava...

Ad un tratto, cogli occhi--socchiusi, alzò la faccia;

Cinse il collo del giovane--con entrambe le braccia

E...........--............

...........--.............

* * * * *

Giovinette ardenti,--donne all'amor crëate,

Da una stolida legge--a soffrir condannate,

Non sognaste voi forse--il gaudio d'un istante

Ricordando il profilo--d'un maschio sembïante?

O superbe matrone,--dalle vesti scollate,

Che parlate d'onore--e di virtù parlate,

Io sorrido al severo--vostro piglio glaciale

Perchè so che i viventi--hanno un nemico eguale!

La carne!... Questa schiava--ribelle, non mai doma,

Che freme al sol contatto--d'una leggiadra chioma!

Voi pur siete di carne,--o severe matrone,

E forse in qualche giorno--di suprema oblivione

E d'ardore supremo,--da ogni sguardo lontane,

Voi pure calpestaste--le convenienze umane,

E ai baci d'un ignoto--vi abbandonaste ignude!

Chi narrerà i misteri--che un cuor di donna chiude?

Chi gli incontri fatali--che il caso ha preparato?

Fu un istante!... Nessuno--lo seppe... Il fortunato

Baciò, tacque e passò...

--La matrona severa

Ripigliò la sua maschera--nei crocchi della sera;

Ad un detto men cauto--finse sentirsi offesa;

Frequentò, come al solito,--e corsi, e balli e chiesa;

Licenziò la domestica--e il fedel servitore

Perchè nell'anticamera--parlavano d'amore;

E, suscitando intorno--mille fiamme lascive,

Visse, come ogni dama--che si rispetta, vive:

Ipocrita a trent'anni,--bacchettona a cinquanta,

Borbottona a sessanta,--e nel feretro santa!...

Giovinette di fuoco,--donne all'amor create,

Da uno stolto egoïsmo--a soffrir condannate;

Giovinette di fuoco--e superbe matrone,

Che forse in qualche giorno--di suprema oblivione

E di supremo ardore,--da ogni sguardo lontane,

Calpestaste con gioia--le convenienze umane

E ai baci d'un ignoto--v'abbandonaste ignude,

Voi capirete il senso--che il mio racconto chiude!

* * * * *

Quando il bruno soldato--uscì sopra la via

Gli passava dinanzi--l'ultima compagnia.

Ei, raddoppiando il passo,--raggiunse la bandiera.

La fanciulla (che tale--da un istante non era),

Sovra il mucchio di fiori--pareva addormentata...

I suoi sogni di languide--vision la fean beäta.

Come noi sogniam spesso--negli anni adolescenti

Di leggiadre donzelle--i bei volti ridenti,

Ella sognava un nimbo--di giovinetti gai...

* * * * *

La fanciulla e il soldato--non si vider più mai,

Napoli, 29 febbraio 1876.

Poesie e novelle in versi · 第 74 / 104 题