A TAIDE

Taide, il mondo è un'accolita

Di sciocchi e di bricconi;

A poche menti garbano

Le libere canzoni;

Gli sciocchi non camminano

Che coi piedi degli altri,

E l'armi degli scaltri

Son frasi e ipocrisia.

Il labbro, che ti predica

L'azzurro e la morale,

Beve, nell'ombra, al lurido

Nappo del baccanale;

Le donne _oneste_ mostrano

Nudo ai teatri il seno

E chiameranno osceno

Questo povero canto!

In custodia ridicola

Ognun stringe la sposa....

E volge all'altrui talamo

La mente desïosa;

Mille impotenti giovani

Sparlan dell'altrui donne....

E delle proprie nonne

Si fanno i paladini!

È l'infanzia un miscuglio

Di lubrici misteri;

La pubertà ci innebria

D'ardenti desideri;

Ma i vecchi scaraventano

Sovra noi l'anatèma,

Se ne facciamo il tema

D'un'ode in settenari.

L'arte greca è lascivia

E l'insegna il pedante;

Porta e Goldoni estasiano

E venerato è Dante;

Ma se noi, baldi giovani,

Tessiamo un inno al _Vero_,

Sorge un popolo intero

A gridarci la croce!

Quadri, melodi e statue

E commedie e volumi

Tutti d'amor ci parlano

Negli umani costumi....

È una rancida nenia!

È un nojoso frastuono!

Sempre lo stesso tôno

Su una nota tenuta!...

Taide, tu pure, ingenua,

Alla nenia credesti!

Con chi primo ti piacque

Una notte giacesti....

E trovasti, togliendoti

Al convegno geniale,

L'infamia e l'ospedale

Dove morir di stenti.

Altre, di te più caute,

Si ribellano al mondo

E, odïandoli, agli uomini

Fanno il viso giocondo;

Ed, ingannate, ingannano;

E rubano, baciando;

E ridono, sputando

In fronte ai derubati!

Innanzi a lor si inchinano

Gli sciocchi riverenti,

E i poeti le ragliano

Con patetici accenti,

E le madri del popolo,

Che soffrono la fame,

Alle fanciulle grame

Le citano a modello!

Io nacqui troppo povero

Per comperarne i baci,

E non m'impiglio al vischio

Dei lor sguardi procaci;

Delle fanciulle ingenue

La ritrosia m'annoja,

Chè dell'amor la gioja

Non disgiungo dai sensi.

Le donne oneste adescano

Senza conceder mai;

Fra gli imbecilli, o Taide,

Finor non m'imbrancai!

Odio gli altari e gli idoli

A cui la turba grulla,

Senza ottener mai nulla,

Si inginocchia pregando!

Spose od amanti, il talamo

E la tomba d'amore!

La noja o l'amicizia

Lo sùrrogan nel cuore....

Il Piacer, che n'è figlio,

Come l'Ebrëo Errante,

Con ardore incessante

Cerca novelle forme!

Taide, tu sola, vittima

Degli umani disprezzi,

Ai tristi che ti insultano

Rendi lagrime e vezzi,

Chè le fanciulle povere

Dal sangue ardente e buone,

Perdendo un'illusione

Non si mutano in serpi!

Tu sola sei possibile

Per le menti severe,

Che le catene abborrono

Adorando il piacere!

Tu, che ai ricchi ed ai poveri

Mostri un egual sembiante

E accogli in un istante

Ogni filosofia!

Tu, che non rechi i triboli

D'un amore geloso;

Che non ti atteggi a vittima

D'un dolor fastidioso;

Tu, che ti serbi vergine,

Anche da lebbra infetta

Che bocca maledetta

T'infiltrò nelle carni!

Tu, con cui scorre libera

E aperta la parola;

Tu, d'ogni umana lagrima

Educata alla scuola;

Tu, che dai per un obolo

Ciò che l'altre, per anni,

Con amarezze e inganni,

Vendono a caro prezzo!

No!... L'amor non è l'unica

Gioja al mortal concessa!

Anche l'odio ha i suoi gaudî!

E la vendetta anch'essa!

E l'han le acute indagini

Note ai sapienti, e l'ore

Consacrate all'ardore

D'un ambizioso sogno!

Vieni, povera vittima,

Vieni!... Al tuo sen mi stringi!

Al par di mille ipocrite,

Taide, il delirio infingi!

A sozze man proficua

Tu stessa non comprendi

Che la merce che vendi

È una perla preziosa!

Vieni!... Svanita l'estasi

Col sol di domattina,

Ti lascerò, per correre

Dietro un'Arte Divina....

Nè subirò la nenia

Di promesse o lamenti,

Che dei versi fluënti

Potrian rompermi il filo!...

Milano, ottobre 1875.

Poesie e novelle in versi · 第 20 / 104 题