ANATHEMA SIT

Estebano s'era messo già a decifrar quel mistero, allorché Elisenda

dié un grido.

--Elisenda mia!--sclamò, e le fu subito accanto.

--Ho tanta sete,--sospirò la fanciulla, mentr'ei, tutto chino

sovr'essa, le toccava i polsi e la fronte.

Essa ripeteva tutta ansimante:--Leggi, leggi ciò che stringi nel

pugno. Un anatema pesa su noi in questo minuto. Leggi, ma non partirti

da me; leggi qui,... qui.

La fiamma si dibatteva convulsa; pareva quasi un'anima che si

ribellasse alla morte.

Quell'estremo avanzo d'antichissima reliquia cattolica e monarchica

pareva fatale a vedersi. Era più che un lumignolo che s'estingueva;

era un'agonia. Otto secoli accumulati su quella torcia agonizzavano

con essa. Una religione possente e una stirpe trionfale esalavano

l'anima nel crepitio di quel cero. Quel cero soffriva la rabbiosa

angoscia del reprobo; le sue convulsioni affrettavano la sua fine. Una

luce fredda, verdastra, inquieta vagava nella cappella e rendeva

penosa ad Estebano la lettura dell'_anathema_ mezzo arso, macchiato,

irto d'intralciatissime cifre.

--Estebano! Estebano!--ripigliava la fanciulla tremante

avviticchiandosi al collo del giovanetto, mentr'ei frugava cogli occhi

quelle iscrizioni oscure.--Guardami, guardami! prima che il cero si

spenga, prima che la notte infinita ci copra, guardami! Dammi un

bacio, e che il tuo bacio mi dia _l'alito di una sposa_; poi soffierò

sul cero prima che si spenga.--

Ei la guardò; un fremito febbrile li avvolgeva. Ricaddero col capo sul

cuscino della corona. L'afa dell'oratorio, l'amplesso violento in cui

erano assorti, li soffocavano.

--Resta qui,--diceva Elisenda con voce fievole.--Non posso alzarmi; la

mia fronte suda piombo bollente e il mio seno stilla rugiada di manna.

Vorrei morire adesso, vorrei che la mia vita si sciogliesse fra le tue

braccia, dolce, mesta, serena come una cadenza d'arpa, come gli ultimi

accordi d'un organo...

--Se io morissi ora,--rispondeva Estebano,--l'angelo sarebbe già

accanto a me; e le lagrime inumidivano le loro labbra, che si

parlavano unite... La fiamma del cero non guizzava più, ma diveniva

più fioca; il pavimento dell'oratorio era già immerso in una

fluttuante penombra.

--La luce muore--disse Elisenda.

--Lasciala morire,--rispose Estebano;--quando saremo nel buio, le tue

labbra mi parranno più dolci...

Un ribrezzo vago s'agitava ne' loro fianchi, sotto il pesante incubo

degli ornamenti reali...

L'oscurità era fitta...

Elisenda gridò:--Ah! questa cintura m'abbrucia!...--e divennero muti.

Il lucignolo della torcia era mezzo affogato nella cera liquida che

affluiva intorno ad esso come un lago oleoso; quando quella cera

traboccò giù pel candelabro, la fiamma si ravvivò come per incanto e

brillò luminosissima e fissa.

Estebano guardò Elisenda che non profferiva parola; poi, con un supremo

sforzo, si levò e corse alla fiamma del cero colla pergamena spiegata.

Un lampo dell'anima gli rivelò la scrittura. Lesse:--_Quand'io morrò,

morranno i troni di Spagna_.

La fiamma vacillò, Estebano rabbrividì. C'erano ancora due versi che

bisognava leggere... gli occhi del giovanetto s'offuscavano... gli

pareva vedere Elisenda stesa a piè dell'altare, immobile e bianca, e

avvolta in un fumo. Gli ultimi fili del lucignolo caddero nel lago di

cera liquefatta, ma non si spensero. Estebano si chinò sulla fanciulla

moribonda, concentrò in un impeto solo tutte le forze degli occhi e

del pensiero; il fumo del lucignolo lo attossicava, un'acre angoscia

gli salia nella gola. La fiammella scemava, scemava, e più che

scemava, più diventava serena... A un tratto apparvero chiare queste

parole sulla pergamena:

Ho sulla cima il mele

E in fondo il veleno dell'_Upas_.

La fiamma si spense.

L'orologio di legno batté tre colpi spaventosi.

Estebano cadde.

Brillava ancora sul fumido lucignolo un'ultima brage. Era l'occhio

sanguigno delle tenebre. Dopo qualche minuto secondo s'udì per terra

lo strisciare d'un corpo che si trascinava penosamente... poi due

baci... poi uno stridor di mascelle tremanti...

L'ultima brage si spense. Tutto ripiombò nella notte; tutto ripiombò

nel silenzio.

Un'ora prima dell'alba il gallo di montagna cantò come per interrogare

un mistero.

Novelle e riviste drammatiche · 第 23 / 46 题