È d'Arrigo la novella
Come l'araba Fenice!
Quante volte mi venne spontanea al pensiero questa variante della
famosa strofetta metastasiana mentre attraverso biografie,
bibliografie, giornali, riviste, libri vecchi e nuovi cercavo e non
trovavo le traccie delle novelle che mi constava avesse scritto Arrigo
Boito, anzi non solo non trovavo quelle traccie, ma mi pareva che più
le ricercavo, più si facessero tenui, fino a sfumare del tutto! Tanto
erano dimenticate e ignorate quelle novelle che parecchi ai quali
credetti di potermi sicuramente rivolgere per notizie, mi guardarono
stupiti, persuasi che io confondessi Arrigo con Camillo, autore, come
si sa, di due volumi di novelle, pubblicati dai Treves, _Storielle
vane_ e _Senso, nuove storielle vane_. Che anche Arrigo avesse scritto
novelle avevo imparato dal Croce, il quale a sua volta l'aveva
imparato da una enciclopedia tedesca, ma non sì che non sospettasse
anch'egli, da principio, trattarsi di un equivoco; trovarle non gli
era stato possibile, ma che fossero state veramente scritte, mi disse
a voce, ne aveva poi avuto conferma da Camillo, dalle parole del quale
aveva anche ricevuto l'impressione che Arrigo avesse fatto di tutto
perché quelle novelle fossero dimenticate, e non amasse che gliene
parlassero. Perché, nessuno potrebbe dire.
Finalmente, grazie alla dottrina e alla cortesia di alcuni
amici,--particolarmente mi è grato ricordare i nomi di Giuseppe
Biadego, bibliotecario meritissimo della Comunale di Verona, del prof.
Enrico Filippini, il cui aiuto mi fu veramente prezioso, del prof.
Pietro Nardi, autore di un buono scritto su Arrigo Boito poeta e
studioso sagace del gruppo milanese cui il Boito appartenne,--grazie
anche al caso e all'ostinazione mia, mi venne fatto di metter le mani
su tre delle sei novelle che il Boito avrebbe scritto, e, per giunta,
su tre assai interessanti e ignoratissime sue riviste drammatiche: le
une e le altre raccolgo in questo volume, certo di far cosa grata al
pubblico o, per lo meno, a quanti sono studiosi della potente e
complessa natura artistica dell'illustre uomo, che può parer strana
solo perché non è ancora conosciuta in tutti i suoi elementi.