Noi intanto andiamo via.

FRANCO

Ma non debbo neanche vederla?

LUDOVICO

Domattina la vedrà, le parlerà. Ci sarò anch'io. Adesso andiamo! (_Gli

fa cenno d'avviarsi per uscire_).

CANTAVALLE

Vedrà che per forza riconoscerà che è la soluzione migliore.

LUDOVICO

(_avviandosi anche lui_)

Per adesso bisogna lasciarla tranquilla: soffre, si dibatte.... Venga,

venga.

FRANCO

(_davanti alla comune_)

Ma io credevo che, anzi, con la mia venuta....

LUDOVICO

(_a Cantavalle spingendolo a uscire_)

Avanti, avanti.

CANTAVALLE

Grazie, Maestro. (_Esce_).

LUDOVICO

(_a Franco c. s._)

Passi. — La sua venuta, anzi....

Via, con Franco, richiudendo dall'esterno la comune. La scena

rimane per un momento vuota. Si sentono i rumori della via.

Poi l'uscio in fondo s'apre, ed entra agitatissima nell'atto

di riagganciarsi ancora il busto ERSILIA, seguita dalla signora

ONORIA. La scena seguente va recitata con estrema concitazione.

ERSILIA

No, no, voglio andarmene, voglio andarmene!

ONORIA

Ma dove, dove vuole andarsene?

ERSILIA

Non lo so! Andarmene!

ONORIA

È una pazzia!

ERSILIA

Sparire, sparire! Giù per la strada! Non lo so! (_Prende il cappellino

per rimetterselo_).

ONORIA

(_trattenendola_)

No, no; io non glielo lascerò fare!

ERSILIA

Mi lasci, mi lasci! Non voglio più restare qua!

ONORIA

Ma perchè?

ERSILIA

Perchè non voglio più sentire, non voglio più vedere nessuno!

ONORIA

E vuol dire che domani lei non lo vedrà!

ERSILIA

No, no, nessuno! Mi lasci andare, per carità.

ONORIA

Nessuno! nessuno! Lo dirò io al signor Nota! Non dubiti!

ERSILIA

Che colpa ho io se mi hanno salvata?

ONORIA

Lei, colpa? Ma che dice, colpa?

ERSILIA

M'accusano! m'accusano!

ONORIA

No! Chi l'accusa?

ERSILIA

Tutti, tutti! Non ha sentito?

ONORIA

Ma no! Se è venuto per farsi perdonare!

ERSILIA

Che perdonare! Ho parlato di lui, perchè credevo di dover morire! Ora

basta, ora basta!

ONORIA

E va bene! Basta! Lei lo dirà domani al signor Nota....

ERSILIA

Volevo restare qua in pace....

ONORIA

E perchè non può restare, se vuole?

ERSILIA

Perchè vedrà che lo faranno seccare, stancare!

ONORIA

Il signor Nota?

ERSILIA

L'ha detto!

ONORIA

No, non credo! Ha un po' la testa per aria; ma è buono, vedrà che è

buono in fondo, il signor Nota.

ERSILIA

Ma c'è quell'altro.... quell'altro....

ONORIA

Chi?

ERSILIA

Quell'altro, ch'io non volevo neanche nominare! Ha già minacciato una

querela al giornale!

ONORIA

Il console?

ERSILIA

Lui! Non mi lascerà più in pace; — (_Di nuovo, insorgendo, disperata_)

Oh Dio, oh Dio! Me ne lasci andare! Me ne lasci andare!

ONORIA

Ma no! Si calmi, Dio mio! Ci penserà il signor Nota a tenerlo a posto,

quest'altro! Che vuole che le faccia, infine, dopo il modo con cui l'ha

trattata? Si calmi, via; si calmi.... (_Ersilia s'abbatte, sfinita, su

una seggiola_) Vede che non si regge neanche in piedi?

ERSILIA

(_disperatamente_)

È vero, è vero.... Oh Dio, come devo fare?

ONORIA

Ritorni a letto, sia buona! Le porterò qualche ristoro. Poi riposerà

tranquilla....

ERSILIA

(_piano, timida, voltandosi a lei per una di quelle intime confidenze

sottintese che si fanno tra loro le donne_)

Ma lei capisce che.... che sono così come m'ha veduta, e....

ONORIA

E?

ERSILIA

Non ho nulla.... nulla, con me.... Avevo all'albergo, dov'ero scesa,

una valigina: non so che ne sia più. L'avranno sequestrata.

ONORIA

Penseremo domani a ritirarla. Non si dia pena. Manderò, o andrò io

stessa.

ERSILIA

(_c. s._)

Già, ma ora.... ora sono nuda.

ONORIA

(_subito, amorevole e premurosa_)

Ma penserò io, penserò io a tutto! Lei vada a letto, che ci sono qua

io! Vada, vada, che io torno subito; faccio presto.... (_Via per la

comune_).

Ersilia resta un po' seduta, si guarda intorno come smarrita,

poi reclina il capo da un lato, disperatamente stanca. Ma

respira male; si passa una mano sulla fronte ghiaccia; ha

paura di sentirsi di nuovo mancare; si alza; va ad aprire una

finestra. I rumori della via, col sopravvenire della sera, si

sono prima diradati, poi son quasi cessati del tutto. Una frotta

di giovinastri passa, schiamazzando; uno canta sguajatamente una

canzonetta sentimentale; ma il canto a un tratto si spezza tra

sghignazzate e urla. Ersilia che è tornata a sedere presso la

tavola, aspetta che la frotta di quei giovinastri s'allontani

e che i rumori sguajati giù cessino; e dice con gli occhi

sbarrati, quasi senza voce:

ERSILIA

La strada....

TELA

ATTO SECONDO

La stessa scena del primo Atto, la mattina seguente.

Entrano dalla comune, seguiti da EMMA, FRANCO LASPIGA e LUDOVICO

NOTA. Ludovico ha il cappello in capo. Franco posa il suo sulla

prima seggiola accanto alla comune. Poco dopo anche Ludovico

poserà il suo.

LUDOVICO

(_a Emma_)

La signora Onoria?

EMMA

È di là, (_indica l'uscio in fondo_) con la signorina.

LUDOVICO

Sapete com'è stata la signorina stanotte?

EMMA

Ah, male! Ha sofferto tanto! Credo che non abbia dormito mai. E neanche

la signora.

FRANCO

Se avessi potuto parlarle jeri sera!

LUDOVICO

(_a Emma_)

Entrate piano piano, e dite alla signora Onoria che ci sono qua io.

EMMA

Sissignore. (_S'avvia per l'uscio in fondo_).

LUDOVICO

È arrivata posta?

EMMA

(_voltandosi_)

Sissignore. Lì sulla scrivania. (_Apre senza far rumore l'uscio in

fondo; esce_).

LUDOVICO

(_andando a prendere la posta sulla scrivania, a Franco_)

S'accomodi, intanto, s'accomodi.

FRANCO

No, grazie. Non posso star seduto.

LUDOVICO

(_sbuffando_)

Oh Dio, apro un po'! (_Apre una delle finestre, e si mette a sfogliar

la posta, che è solo di giornali. I rumori della via si fanno più

distinti, misti a quelli del mercato della mattina. A un certo punto,

urtato, richiude e s'avvicina a Franco con un giornale e un dito per

segno su una notizia della cronaca_) Guardi qua; legga, legga qua.

(_Gli dà il giornale_).

FRANCO

(_dopo aver letto_)

Una smentita?

LUDOVICO

Già. Dice che la pubblicheranno domani.

Entra per l'uscio in fondo la signora ONORIA, seguita da EMMA

che se ne va dalla comune.

FRANCO

(_vedendola entrare, ansioso_)

Ah, ecco, ecco....

ONORIA

(_agitando in aria le mani_)

Che nottata! Che nottata!

FRANCO

E che fa? Non viene?

ONORIA

Se potrà. Sa che c'è anche lei; l'ha supposto; ma non la turbi, per

carità! S'era un po' assopita in mattinata.

LUDOVICO

E con questo fracasso della via....

ONORIA

No. È entrata la donna a dir che c'era lei con un altro signore, e s'è

svegliata. Ho temuto tanto che s'opponesse come jer sera.

FRANCO

(_come a scongiurare_)

No! No!

ONORIA

No, difatti; ha detto che le vuol parlare.

FRANCO

Ah! bene! Si sarà persuasa!

LUDOVICO

Ma sì! E se non è ancora persuasa, vedrà che la persuaderemo noi.

ONORIA

Ho i miei dubbi su questo. Jeri sera, come se ne sono andati via loro,

se ne voleva scappare.

LUDOVICO

Scappare?

FRANCO

E dove? Perchè scappare?

ONORIA

Chi lo sa? Via! — Ho dovuto tanto lottare per trattenerla! Ma io non

so, non so come l'abbiano fatta uscire dall'ospedale: non è ancora

guarita!

LUDOVICO

(_un po' seccato, con freddezza_)

Ma veramente, quando è stata con me....

ONORIA

No, che! Ha sofferto pene d'inferno a sorreggersi, a non far parere che

soffriva. Teme tanto che lei si stanchi!

LUDOVICO

Io? Ma no.... Ora piuttosto (_e accenna a Franco_).

FRANCO

Sì, sì, la guarirò io! la curerò, la curerò io!

ONORIA

Io vado di là un momento a riposarmi: non ne posso più: casco dal

sonno! Oh ma se ci fosse bisogno di me....

LUDOVICO

Sì, vada vada.

ONORIA

Mi facciano chiamare! (_S'avvia per la comune, ma torna indietro,

rivolgendosi a Ludovico_) Oh, guardi che la poverina non ha più nulla

con sè. Le hanno sequestrato la valigia; all'albergo, non so, o in

questura. Bisognerebbe incaricarsi di ritirarla!

LUDOVICO

Sì, sì, ci penseremo.

ONORIA

Ma presto, oggi stesso! È.... (_sta per dire: nuda, si trattiene;

esclama_) Dio mio, e si deve pur comparire! Ci pensa lei?

FRANCO

Ci penserò io, ci penserò io!

ONORIA

Credo che sarebbe meglio ci pensasse lei, signor Nota.

LUDOVICO

(_di nuovo seccato_)

E va bene! (_Riprendendosi, con altro tono_) Aspettiamo adesso che lei

dica.... (_allude a Ersilia_).

ONORIA

Per carità, sia buono!

LUDOVICO

(_con stizza_)

Ah, mi piace! È lei, ora, a raccomandarmela; lei che jeri....

ONORIA

Ma jeri io non sapevo! Mi pare, Dio mio, come quando per istrada si

vede tra una frotta di canacci capitare sperduta una bestiolina, che

tutti — non si sa perchè — più è mansa, e più le saltano addosso e la

addentano, la strappano. È così smarrita, avvilita, poverina!

LUDOVICO

(_c. s._)

Ma anche a me, capirà, pare adesso un'altra cosa.

ONORIA

Chi? Lei? (_allude, con pena, a Ersilia_).

LUDOVICO

Ma tutta questa storia, che m'ero immaginata finita, e così diversa!

Non si può dar di peggio. Prima, il giornalista con la sua cronaca; ora

qua il signore (_indica Franco_); e poi quel signor console, ancora tra

i piedi, che protesta.... (_A Franco_) Ha visto nel giornale?

FRANCO

Ma il console Grotti è dunque qua?

LUDOVICO

(_con vivacità per dare ragione della sua stizza_)

Qua, qua anche lui, qua tutti! E pare che il padre della sua fidanzata

sia anche andato a trovarlo.

FRANCO

(_stupito, turbandosi_)

Il padre della mia fidanzata? E perchè?

LUDOVICO

Ma, non so, per avere informazioni!

FRANCO

(_indignato_)

E che cosa pretendono ancora? Dopo avermi chiuso la porta in faccia!

Ah dunque, anche il console Grotti s'è messo contro di lei? (_indica

l'uscio in fondo, alludendo a Ersilia_).

ONORIA

Eh, tutti contro di lei!

LUDOVICO

Pare. Anzi, è certo. Capirà, io vivo qua assorto in quello che scrivo.

FRANCO

(_quasi tra sè, con rabbia_)

Vorrei sapere per qual ragione, il console Grotti....

LUDOVICO

Ma lo saprà lui! Per conto mio, le dico, m'ero interessato a un caso di

vita: cose, persone; naturalmente come me l'ero immaginate. Ora, tutto

questo strascico, tutto questo arruffìo, sì, dico.... — ecco, m'ha

guastato, m'ha guastato tutto. — Ma per fortuna, c'è qua ora lei.

FRANCO

Sì, sì! Ci sono io, ci sono io!

ONORIA

Basta. Io allora vado. (_Congiungendo le mani, per raccomandarsi_)

Vedano un po'! (_Via per la comune_).

FRANCO

(_risoluto, con foga_)

Penso di riportarmela lontano. Ho modo, ho modo, con le mie aderenze.

Ah, lontano, lontano!

LUDOVICO

Ma non si esalti troppo! Vede che cosa capita?

FRANCO

Già! Ma, e lei? (_Allude a Ersilia_).

LUDOVICO

Eh, mi pare che ne sia la prova più disgraziata. La vittima.

FRANCO

Sì, ma perchè? Perchè io, appunto per «non esaltarmi troppo», come lei

dice, l'ho tradita, tradendo prima di tutti me stesso! Ho lasciato

il mare, il mare, per affogare così, qua, nel pantano della vita

ordinaria.

LUDOVICO

Eh, purtroppo, a un certo punto....

FRANCO

(_con crescente foga_)

No! No! quando ci lasciamo persuadere che non è possibile vivere come

s'è sognato, e che è difficile, inattuabile quello che nel sogno ci

pareva facile. Facile, tanto che si toccava!

LUDOVICO

Già! Ma perchè in certi momenti, caro signore, l'anima si libera di

tutte le miserie comuni.

FRANCO

Ecco, sissignore!

LUDOVICO

Balza su dai piccoli ostacoli dell'esistenza quotidiana; non ne avverte

più i minuti bisogni e si scrolla d'addosso cure meschine e mediocri

doveri.

FRANCO

Benissimo! E così sciolta, così libera, respira, palpita in un'aria

fervida, infiammata, ove anche le cose più difficili, le dicevo,

diventano facilissime.

LUDOVICO

E tutto è fluido e agevole, come in un'ebbrezza divina. Sì. Ma sono

momenti, caro signore!

FRANCO

(_subito con forza_)

Perchè l'animo nostro cede, non sa resistere: ecco perchè!

LUDOVICO

(_sorridendo_)

No no. Perchè lei non sa che bei tiri le giuoca e che scherzi le

combina, che graziose sorprese intanto le prepara la sua anima,

respirando, palpitando nell'aereo fervore di quei momenti, sciolta

d'ogni freno, destituita d'ogni riflessione, accesa, abbagliata in

quella fiamma di sogno. Lei non se n'accorge: ma un bel giorno — un

brutto giorno — si sente tirato giù.

FRANCO

Ecco! Sì! Ma non bisogna cedere! Appunto! Non bisogna lasciarsi tirar

giù! E perciò le dico che voglio ritornarmene là, lontano; riportarmela

dove lei seguitò a vivere, aspettandomi, lieta, fidente, in quella

luminosa felicità di sogno, che a me, per un oscuramento di tutto —

dello spirito, della coscienza — è parsa come una follia, di cui fossi

rinsavito, compiacendomene, come se avessi dato a me stesso una prova

di.... di saggia disinvoltura, ecco! Ma ora sento, sento che mi si è

rifatto quell'animo: mi sono ritrovato! E lo debbo a lei!

LUDOVICO

Non si esalti! Vedrà com'è caduta.

FRANCO

La rialzerò! La rialzerò! (_S'apre l'uscio in fondo: appare Ersilia_)

Ah, eccola! (_Appena la vede, smorendo, quasi tra sè_) Dio mio....

ERSILIA entra, infatti, coi capelli cascanti, disfatta,

pallidissima, e va, disperatamente risoluta, verso LUDOVICO.

ERSILIA

Ci rinunzio, ci rinunzio, signor Nota! Non volevo neanche questo! La

sua proposta... No, no, non è possibile! Rinunzio a tutto, a tutto!

LUDOVICO

Ma che dice? Guardi chi c'è qui! (_indica Franco_).

FRANCO

Ersilia! Ersilia!

ERSILIA

Lei.... chi chiama? Vede chi sono? come sono?

FRANCO

(_avvicinandosi a lei con passione_)

Vedo che ti sei ridotta così; ma sei la mia Ersilia, la mia Ersilia!

(_Fa per abbracciarla_) Ritornerai a essere la mia Ersilia!

ERSILIA

(_arretrando con orrore_)

Non mi tocchi! Non mi tocchi! Mi lasci!

FRANCO

Ma come? Mi dài del lei? Tu che devi essere mia, mia, come già fosti

mia?

ERSILIA

Ah, questo è uno strazio veramente insopportabile! Come devo dire, Dio

mio, come devo far capire che per me doveva essere tutto finito?

FRANCO

Ma se non è finito! Vedi che non è finito, se io sono qua di nuovo con

te?

ERSILIA

Quello che lei fu per me, là — non può più essere ora!

FRANCO

Ma sì! Ma sì! Perchè sono lo stesso! Sono lo stesso!

ERSILIA

No! Anche per la ragione — glielo dico — che io, io (e Dio mio, se ne

potrebbe accorgere) io non posso più essere la stessa!

FRANCO

Ma non è vero! Ti volesti uccidere per me — lo dicesti! E allora?

ERSILIA

(_fosca, con estrema risoluzione_)

E allora — non è vero!

FRANCO

Come non è vero?

ERSILIA

Non è vero. — Non per te! Se non venni neanche a cercarti.... — Ho

mentito!

FRANCO

Hai mentito?

ERSILIA

Sì! Dissi una ragione.... l'ultima, che in quel momento era vera; e ora

non più.

FRANCO

Non più? perchè non più?

ERSILIA

Perchè io, per mia disgrazia, ora vivo, sono viva ancora!

FRANCO

Per tua disgrazia? È una fortuna!

ERSILIA

Ah no, grazie! Bella fortuna! Mi vorreste condannare a essere quella

che io volli uccidere? No, no, basta, quella! — O lasciatela stare con

la ragione che disse allora, quella! e che ora non vale più, nè per me,

nè per te! — Basta!

LUDOVICO

Ma perchè non vale più, scusi?

FRANCO

Se per quella ragione volesti morire....

ERSILIA

Ecco! Appunto! Morire! Finire! — Non sono morta: non vale più!

FRANCO

Come se io non potessi rimediare.... Posso!

ERSILIA

No! No!

FRANCO

Come no? E allora quella che era per te ragione di morire, dev'essere

al contrario, adesso, ragione di vivere, mi pare!

LUDOVICO

È così!

FRANCO

Sono qua per questo!

ERSILIA

(_con altra voce, improvvisa, recisa, sillabando, con l'indice e il

pollice delle mani congiunti per accompagnare col gesto le sillabe:_)

Stento finanche a riconoscerti.

FRANCO

(_restando_)

Tu — me?

ERSILIA

(_stravolge di scatto in aria le mani, e va a sedere, tra lo stupore

dei due, che la mirano, come si mira qualcuno che, inopinatamente, ci

si scopre del tutto diverso da quel che ci eravamo immaginato prima.

Dopo una pausa ella dice:_)

Non mi fate impazzire. (_Altra pausa. Poi col tono di prima:_) Non

stenti forse anche tu a riconoscere me?

FRANCO

(_sommesso, addolorato_)

Ma no, no.... Perchè ti pare così?

ERSILIA

Oh, tanto che, sai? se t'avessi visto prima, non avrei più proprio,

proprio potuto dirlo....

FRANCO

Che cosa?

ERSILIA

Che m'uccidevo per te. Non è vero! — Ma neanche la voce.... gli

occhi.... — Mi parlavi con codesta voce? Mi guardavi con codesti occhi?

— Io ti vedevo.... — chi sa come ti vedevo!

FRANCO

(_gelando_)

Tu m'allontani, Ersilia.... Mi.... mi fai dubitare di me.... di te....

ERSILIA

Perchè non puoi capirla, tu, questa cosa orribile, d'una vita che ti

ritorna, così.... come.... come un ricordo che invece d'esserti dentro,

ti viene.... ti viene, inatteso, da fuori.... Così cangiato, che stenti

a riconoscerlo. Non sai più trovargli posto in te, perchè anche tu sei

cangiato, e non riesci più a risentirti vivo in esso, pur vedendo che

sì, era vita tua, come tu forse eri — ma non per te! — come parlavi,

come guardavi, come ti movevi nel ricordo di quell'altro, senza essere

tu.

FRANCO

Ma sono io, Ersilia! io che torno a esser quello, che voglio di nuovo

esser quello per te!

ERSILIA

Non puoi. Dio mio, non capisci? Perchè ora, vedendoti, sono certa che

non sei stato mai quello!

FRANCO

Io?

ERSILIA

Perchè ti meravigli? Mi sono accorta che or ora anche tu, sentendomi

parlare, hai avuto la stessa impressione.

FRANCO

Sì, è vero; ma perchè ora dici cose....

ERSILIA

Che sono vere! Perchè non te ne vuoi approfittare? Tutti ne possono

approfittare. Io sola, no! — Per te non è colpa.

FRANCO

Ma che cosa, Dio mio, non è colpa?

ERSILIA

Quello che hai fatto a me.

FRANCO

Ma come non è colpa, se sono qua per questo?

ERSILIA

Nella vita, eh, nella vita, si fa! Si può fare!

FRANCO

Ma ne vengono rimorsi, come quello ch'io sento, che è un vero rimorso,

sai? non un semplice dovere ch'io riconosca verso di te!

ERSILIA

Ma se vieni a sapere che non sono quella che credevi e che t'eri

immaginata....

FRANCO

(_disperandosi nel sentirla parlare così_)

Oh, Dio mio, ma che dici?

ERSILIA

Anche lei, signor Nota — un'altra! Ma le giuro che avrei fatto di

tutto, io, per esser quella che lei s'era immaginata! — Per lei sì, per

lei sì, potevo: perchè si trattava di vivere nella finzione della sua

arte! — Ma nossignori, la vita — ecco qua — la vita che m'ero tolta,

vede? non mi vuole lasciare: m'ha preso coi denti, e non mi vuole

lasciare. Eccoli qua tutti, ancora, addosso a me! — Dove me ne debbo

andare?

LUDOVICO

(_piano a Franco_)

Gliel'ho detto. L'animo della signorina bisogna che a poco a poco si

ricomponga, e....

ERSILIA

Mi vuole tormentare anche lei, adesso?

LUDOVICO

Io no — al contrario!

ERSILIA

Ma se lei lo sa, che non è più possibile!

LUDOVICO

Perchè no, scusi?

ERSILIA

Ah, per lei che lo aveva intuito così bene, può non esser nulla;

è stato anzi un piacere! Ma pensi che quello che lei suppose d'una

immagine della sua mente, io lo soffersi nelle mie carni vive, che

subirono l'onta, il ribrezzo!

LUDOVICO

Ah, per questo?

ERSILIA

Glielo dica, glielo dica quello che ho fatto, perchè se ne vada!

LUDOVICO

Ma nient'affatto! Perchè nessuno le può far colpa di questo!

ERSILIA

E allora glielo dico io! — Sappia che mi sono offerta per la strada al

primo che passava!

LUDOVICO

(_subito, con impeto, a Franco che si copre il volto con le mani_)

Per disperazione! Alla vigilia del suicidio! Ha capito?

FRANCO

Sì, sì! Oh, Ersilia....

LUDOVICO

La mattina dopo s'avvelenava in un pubblico giardino, perchè non

aveva nella borsetta neanche tanto da pagare il conto dell'albergo! Ha

capito?

FRANCO

Ma sì! E questo fa crescere il mio rimorso, l'obbligo per me di

ricompensarti di tutto il male che t'ho fatto!

ERSILIA

(_con un grido, esasperata_)

Ma no, tu!

FRANCO

Io! Io! E chi altri?

ERSILIA

(_con estrema esasperazione_)

Mi volete proprio far dire tutto — tutto? Anche quello che nessuno

confida neanche a sè stesso? (_Si ferma un momento per contenersi; e

poi dice ferma, recisa, guardando innanzi a sè con occhi da pazza_)

Misurai freddamente lo schifo provato, per vedere se avrei potuto

resistervi! Mi passai la cipria sul viso, prima d'uscire dall'albergo,

col veleno nella borsetta, dentro un tubetto di vetro. Ne avevo tre di

quei tubetti, nella valigia. Istitutrice. Mi servivano, a un bisogno,

per disinfettare. Incipriandomi, mi guardai — proprio come lei ha

supposto — nello specchietto a bilico dell'albergo sul canterano.

Non _prima_ soltanto, ma anche _dopo_ quella prima prova, uscendo per

uccidermi. Sì! Ma sul sedile di quel giardino, fino a un momento prima,

io non lo sapevo, non volevo saperlo, che l'avrei fatto. Avrei potuto,

invece, come niente, ritentare la prova; se il caso lo avesse voluto;

se fosse passato qualcuno a cui fossi piaciuta o che mi fosse piaciuto.

Io non lo so, se mi sarei più uccisa. — La cipria me l'ero data, e

anche un po' di rosso alle labbra; e m'ero messo apposta quest'abitino

celeste. — (_Balza in piedi_) Ma se ora sono qua, del resto, scusate,

che vuol dire? Vuol dire che l'ho vinto quello schifo, dopo averlo

paragonato con la morte. Non sarei qua con uno che m'ha scritto, senza

conoscermi, offrendomi ricetto.

FRANCO

(_con improvvisa risoluzione_)

Senti! Io lo so, lo so perchè parli così, perchè provi codesta voluttà

di dilaniarti!

ERSILIA

(_subito violenta_)

Io? Voialtri!

FRANCO

Ah! Vedi? Lo sai dire! La senti come una crudeltà degli altri? E perchè

vuoi che uno almeno di questi altri, a cui s'è ridestata la coscienza,

non ripari a codesta crudeltà?

ERSILIA

Come? Infliggendomela ancora?

FRANCO

Ma no....

ERSILIA

(_martellando le frasi_)

Io ti dico che finsi, ti dico che non è vero, ti dico che ho mentito, e

te lo ripeto! Non sono stati gli altri! Non sei stato tu! — La vita, è

stata! Questa vita che mi dura — Dio che disperazione! — senza che mi

sia potuta mai, mai consistere in qualche modo! — Ma che altro debbo

dirti per allontanarti? (_Si sente picchiare forte alla comune_).

LUDOVICO

Chi è? Avanti!

L'uscio s'apre: entra EMMA;

LUDOVICO

Che cosa volete?

EMMA

C'è il signor console Grotti.

ERSILIA

(_con un grido_)

Ah, eccolo! Me l'aspettavo!

LUDOVICO

Vuol parlare con me?

FRANCO

Ci sono qua anch'io!

EMMA

No. Chiede di parlare con la signorina.

ERSILIA

Sì, sì, lasciatemi, lasciatemi parlare con lui, vi prego! (_A Emma_)

Fatelo entrare! (_Emma via_) È meglio, è meglio che gli parli. Quanto

prima, tanto meglio!

Entra il console GROTTI. Bruno, solido, un po' avanti sulla

trentina, veste di nero, e ha negli occhi, in tutto il volto,

un'espressione di fosca durezza contenuta.

ERSILIA

Venga avanti, signor Console. (_A Ludovico, facendo la presentazione_)

— Il signor console Grotti. (_Poi, al Grotti_) Il signor Ludovico

Nota —

GROTTI

(_inchinandosi_)

Conosco di fama.

ERSILIA

(_seguitando_)

— che ha avuto la bontà di volermi con sè. (_Indicando Franco_) Il

signor Laspiga, lo conosce.

FRANCO

M'ha conosciuto in ben altro tempo! — Ma ora io sono qua —

ERSILIA

(_subito interrompendolo_)

Per carità, non parli!

FRANCO

No! (_A Grotti_) Guardi! (_gli mostra Ersilia_), guardi quella che io

là, le chiesi in moglie!

ERSILIA

(_fremente_)

La prego di non aggiungere altro!

FRANCO

Non aggiungo altro! (_A Grotti_) Le basterà questo sdegno, lo stato in

cui la ritrova, per spiegarle le ragioni per cui mi trova qua!

ERSILIA

(_c. s., esasperata_)

Ma lasci il mio stato! Le ho detto che lei non ha nessuna ragione di

stare qua; e mi piace ripeterglielo ora davanti a lui, e che lui sappia

che il mio sdegno è appunto per codesta sua ostinazione a non volerlo

capire!

FRANCO

Sì, ti piace ripetermelo, perchè sai che il padre della mia fidanzata è

andato a trovarlo?

ERSILIA

(_restando_)

No! Io non lo so! (_Guardando smarrita in un violento turbamento il

Grotti e stentando a dominarsi_) Ah.... e lei.... lei gli ha parlato di

me?

GROTTI

(_freddo, composto_)

No, signorina: gli ho promesso che sarei venuto a parlare a lei.

FRANCO

(_subito, con forza_)

Ah, è inutile, sa!

ERSILIA

(_con scatto imperioso di sdegno_)

Mi lascino parlare da sola col signor Console! (_Immediatamente, con

altro tono a Ludovico_) Io la prego, signor Nota....

LUDOVICO

Eh, per me.... (_e fa per avviarsi_)

FRANCO

(_a Ludovico, risoluto, trattenendolo_)

Vestire gli ignudi: Commedia in tre atti · 第 2 / 4 段