MASCHERE NUDE
teatro di LUIGI PIRANDELLO
VESTIRE
GLI IGNUDI
COMMEDIA IN TRE ATTI
FIRENZE
R. BEMPORAD & FIGLIO — EDITORI
Via Cavour, 20
PROPRIETÀ LETTERARIA
DEGLI EDITORI R. BEMPORAD & FIGLIO
_I diritti di riproduzione e di traduzione sono
riservati per tutti i paesi,
compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._
Copyright 1923 by R. Bemporad & F.
1923 — Prato, Tip. Giachetti, Figlio e C.
PERSONAGGI
ERSILIA DREI.
FRANCO LASPIGA, _già tenente di vascello_.
_Il Console_ GROTTI.
_Il vecchio romanziere_ LUDOVICO NOTA.
_Il giornalista_ ALFREDO CANTAVALLE.
_La signora_ ONORIA, _affittacamere_.
EMMA, _cameriera_.
A Roma — oggi.
ATTO PRIMO
La scena rappresenta lo scrittojo del romanziere Ludovico
Nota. È un'ampia stanza d'affitto, con vecchi mobili scompagni,
comperati di combinazione: alcuni, più volgari, di proprietà
della signora Onoria; altri, del romanziere. Nella parete di
fondo, un grande scaffale di libri; in quella a destra, tra due
finestre guarnite di vecchie tende ingiallite, una scrivania
alta, da scrivervi in piedi, col palchetto sottostante ingombro
di grossi dizionari. Nella parete a sinistra, un divano d'antica
foggia ricoperto di stoffa chiara a fiorami, con merletti
appuntati sulla spalliera e ai bracciuoli, forse per nascondere
il sudicio; poltrone, seggiole imbottite, un tavolinetto con
ninnoli: tutto nel riquadro d'un vecchio tappeto scolorito. In
questa parete, presso il proscenio, è la comune. Nella parete
di fondo, dopo lo scaffale, è un uscio con tenda che immette
nella camera da letto del Nota. In mezzo alla stanza, una tavola
ovale con libri, rassegne, giornali, portafiori, portasigarette,
qualche statuetta, e, davanti a questa tavola, una greppina
con molti cuscini. Appesi alla parete di sinistra e a quella
di destra parecchi quadretti di scarso valore artistico, doni
di pittori amici. La stanza, benchè fornita di due finestre, è
piuttosto cupa, quasi in penombra, per la strettezza della via e
l'altezza delle case dirimpetto che la opprimono. La via, sotto,
è molto rumorosa, e i rumori di essa si udranno nelle pause,
ai luoghi indicati: rotolìo di vetture, di carri; campanelli
di biciclette, trombe d'automobili, stantuffare strepitoso di
motociclette, schiocchi di frusta, fischi, suono confuso di
voci, grida di qualche venditore ambulante o d'un giornalajo,
baccano di qualche rissa improvvisa.
Al levarsi della tela, la scena è vuota. Le due finestre
aperte lasciano entrare, per un pezzo, i rumori della via.
S'apre la comune, a sinistra, ed entra col cappellino in capo
ERSILIA DREI, come una che non sappia dove. Indossa un abitino
celeste, decente, sciupato un po' dall'uso, da maestrina o
da istitutrice. Ha poco più di vent'anni, ed è bella, ma —
cavata or ora di mano alla morte — è molto pallida e ha gli
occhi come smarriti nel livido delle occhiaje. Guarda in giro
la stanza, restando in piedi, in attesa di qualcuno che deve
ancora entrare; accenna di sorridere mestamente a quel che vede;
ma, contrariata dai rumori della via, aggrotta penosamente le
ciglia. Entra alla fine, nell'atto di rimettersi nella tasca
in petto il portafogli, LUDOVICO NOTA: bell'uomo, ancora
prestante benchè abbia di già passato la cinquantina. Occhi
acuti, lucenti, e sulle labbra ancora fresche un sorriso quasi
giovanile. Freddo, riflessivo, privo affatto di quelle doti
naturali che conciliano facilmente la simpatia e la confidenza,
non riuscendo a simulare alcun calore d'affetto, si studia di
parere almeno affabile; ma questa affabilità, che vorrebbe
essere disinvolta e non è, anzichè rassicurare, impaccia e
qualche volta sconcerta.
LUDOVICO
Eccomi qua! Comoda, comoda.... Dio mio, queste finestre (_si precipita
a chiuderle_) sono una vera dannazione! Ma se per poco non tengo
aperto, si rifà qua dentro un tanfo così acre di rinchiuso.... Casacce
vecchie. Si levi, si levi il cappellino! (_Ersilia eseguisce_).
Entra dall'uscio in fondo, con sotto il braccio un fagotto
di biancheria da letto da mandare al bucato e nell'altra mano
una granata, la signora ONORIA sui quarant'anni: tozza, goffa,
ritinta e pettegola.
ONORIA
Con permesso.
LUDOVICO
(_che non se l'aspetta_)
Oh. Lei era di là?
ONORIA
(_masticando_)
Ho rifatto il letto, per come mi ha lasciato scritto questa mattina
nella saletta.
LUDOVICO
(_imbarazzato_)
Ah già.
ONORIA
(_subito_)
Ma guardi che se deve servire per.... (_guarda Ersilia e
s'interrompe_). Ecco, aspetti; è meglio intenderci: vado a lasciare di
là questa roba —
LUDOVICO
— che non è decente....
ONORIA
(_subito inviperita_)
E me lo dice lei, scusi, che non è decente?
LUDOVICO
(_cercando di sorridere_)
Eh, mi pare! Sente lei stessa il bisogno di sbarazzarsene....
ONORIA
Sissignore. Ma di «tutto», anche; non di questa roba soltanto!
LUDOVICO
(_alterandosi_)
Che intende dire? Sentiamo!
ONORIA
(_tenendogli testa_)
Ma di codesta signorina, per esempio, che lei mi porta in casa! Se le
par decente....
LUDOVICO
Ah, perdio! Parli con rispetto, o —
ONORIA
— o che mi vuol fare? Io le voglio parlar chiaro, infine! Vado a
lasciare questa roba, e torno. (_Via di furia per la comune_).
LUDOVICO
(_accennando di lanciarlesi dietro_)
Brutta pettegola arrabbiata!
ERSILIA
(_afflitta, sbigottita, trattenendolo_)
No, no, per carità! Me ne lasci andare....
LUDOVICO
Ma nient'affatto! Quest'è casa mia, e lei resterà qua!
ONORIA
(_rientrando subito_)
Sua? Che sua? Camera d'affitto, non è sua! E si ricordi che lei abita
in casa di una signora per bene!
LUDOVICO
Chi, lei, per bene?
ONORIA
Io, io, sissignore!
LUDOVICO
Ne sta dando una prova, difatti!
ONORIA
Sissignore! Difatti! Perchè non le permetto di condurmi donne in casa a
dormire!
LUDOVICO
Lei è una villana insolente!
ONORIA
Badi come parla!
LUDOVICO
Una villana, una villana che non discerne con chi ha da fare!
ERSILIA
Sono una povera malata che esce in questo momento dall'ospedale.
LUDOVICO
Ma non si confonda a dare spiegazioni a costei!
ONORIA
Se lei è malata.... (_Rumore d'un carro pesante che fa tremare i vetri
delle finestre_).
LUDOVICO
Basta, le dico! Lei non può proibirmi di cedere per qualche giorno il
mio alloggio.
ONORIA
Ah, no no! Lei non può! Io le camere le ho affittate a lei!
LUDOVICO
E se arriva una mia sorella? una mia parente?
ONORIA
Se ne vanno all'albergo!
LUDOVICO
Ah; non sono padrone d'alloggiarla qua per qualche notte?
ONORIA
Ma la signorina non è una sua parente! A chi vuol darla a intendere?
LUDOVICO
E che ne sa lei? Se me ne vado io a dormire all'albergo?
ONORIA
Me ne dovrebbe chiedere, a ogni modo, e con garbo, il permesso.
LUDOVICO
Anche il permesso?
ONORIA
Sissignore, e con garbo! E se sente qua tutto questo tanfo
insopportabile, scusi, perchè non se ne va? Magari mi lasciasse le
stanze libere!
LUDOVICO
Gliele lascerò difatti, e subito! Intanto la prego di levarmisi dai
piedi!
ONORIA
Mi lascia le stanze?
LUDOVICO
Fra qualche giorno, sì. Alla fine del mese.
ONORIA
Ah, allora va bene! Non dico più niente.
LUDOVICO
E dunque, se ne vada!
ONORIA
Me ne vado, me ne vado. Si figuri! Non dico più niente. (_Via per la
comune_).
LUDOVICO
Ma guarda che pettegola! — Scusi tanto, signorina. Appena entrata,
questa bella scena.
ERSILIA
Oh niente! Mi duole piuttosto che, per causa mia....
LUDOVICO
No; combatto già da un anno con questa strega: legato, che so! come da
un incubo da tutte queste cose lerce qua. Lei forse s'immaginava.... la
casa d'uno scrittore....
ERSILIA
No, io niente, per me. Ma certo è triste che lei, con tanta fama....
LUDOVICO
Avremo per la fine del mese un quartierino quieto, su al Macao: in via
Sommacampagna, tra i giardini. Andremo a visitarlo domani, insieme. E
compreremo insieme la mobilia nuova; e lei si comporrà con le sue mani
il suo nido.
ERSILIA
Dio mio, ma per me....
LUDOVICO
Dovevo, no — mi dovevo levar di qua: a qualunque costo! Sa, sono...,
sono come uno che ha sempre da cominciare. Ma sono così contento d'aver
avuto quest'estro, di scrivere a lei; e di cominciarla con lei, adesso,
una nuova vita. — Stagno: mosche: afa. Tutt'a un tratto si rifiata:
aaàh! — Che cos'è? — Niente: s'è levato un po' di vento! — La mia vita
è così.
ERSILIA
Non so proprio come ringraziarla.
LUDOVICO
Ecco.... dovresti cominciare a dire, se mai, «ringraziarti»; ma non è
il caso, perchè debbo io al contrario ringraziar te d'avere accettato
il poco che....
ERSILIA
No, è tanto! tanto! per me è tanto!
LUDOVICO
Ecco, per te. Voglio dire per quello che tu lo farai diventare, questo
poco che posso offrirti.
ERSILIA
Ma non lo dica nemmeno!
LUDOVICO
(_con un sorriso, correggendo_)
«Non lo dire».
ERSILIA
Bisogna che mi abitui. Sono, se sapesse, così mortificata!
LUDOVICO
Mortificata di che?
ERSILIA
Ma di questa fortuna....
LUDOVICO
Eh via! Perchè sono uno scrittore?
ERSILIA
Che il racconto delle mie disgrazie, letto in un giornale, il mio atto
disperato, abbiano potuto attirare la considerazione, la pietà —
LUDOVICO
L'interesse, l'interesse!
ERSILIA
— d'un uomo come lei (_correggendosi subito, con un sorriso
penoso_).... come te!
LUDOVICO
Sì, mi sentii prendere, leggendo quel giornale, proprio come quando
in un fatto che, così per caso, si viene a sapere, o ci è narrato,
avvertiamo subito, che so! per una scossa interna, per un'improvvisa
simpatia, d'aver trovato, senza cercarlo, il germe.... il germe di una
novella, d'un romanzo —
ERSILIA
— che forse lei pensò — (_c. s._) .... cioè — che tu forse pensasti di
scrivere?
LUDOVICO
No! Intendimi bene! Non credere che sia stato per una curiosità
d'artista! Ho recato un paragone, per farti capire come m'interessai
subito.
ERSILIA
Ma se la mia povera vita, tanta miseria e tristezza di casi, tante
sofferenze servissero almeno a questo —
LUDOVICO
— a farmi scrivere un romanzo?
ERSILIA
Perchè no? Ne sarei contenta, orgogliosa. — Tanto! (_E sorridendo con
una grazia che tenta d'avvivarsi, aggiunge:_) Veramente.
LUDOVICO
(_la guarda, e poi dice_)
Mi fai cader le braccia!
ERSILIA
Perchè?
LUDOVICO
Perchè, senza volerlo, mi dici vecchio.
ERSILIA
(_subito confusa_)
Io? Ma no, dico....
LUDOVICO
Un romanzo, cara, o si scrive o si vive. T'ho detto che mi sentii
prendere tutto, ma non per scriverlo: per viverlo! Ti tendo le braccia;
e tu invece di porgermi, che so!, la bocca, mi porgi la penna, perchè
scriva?
ERSILIA
Ma è troppo presto —
LUDOVICO
— la bocca — Capisco. — O troppo tardi?
ERSILIA
No....
LUDOVICO
(_notando l'impaccio cagionato dalla sua soverchia disinvoltura_)
Guarda com'è diverso quello che avviene in me e quello che avviene
in te. Io mi son sentito offeso, che il mio interesse ai tuoi casi
potesse essere inteso da te come una curiosità di scrittore; e tu
invece t'offendi.... o per lo meno, via, non sei lieta, se ti dico
che lo scrittore, se voleva far opera di scrittore — essendo, diciamo
_esperto_ per non dire vecchio — non aveva bisogno nè di farti quella
profferta nè di venire a prenderti adesso all'uscita dall'ospedale,
perchè il romanzo — io — leggendo su quel giornale i tuoi casi,
l'immaginai da me, tutto, da cima a fondo.
ERSILIA
Ah.... come? così subito?
LUDOVICO
In un momento. Con tanta ricchezza di situazioni, di particolari....
Oh, bellissimo! — l'Oriente.... quella villetta vicino al mare, con
quella terrazza.... tu là, istitutrice.... quella bambina che precipita
dalla terrazza.... il tuo licenziamento.... il viaggio.... l'arrivo
qua.... la triste scoperta.... — Tutto, tutto.... — così, senza
vederti, senza conoscerti.
ERSILIA
Immaginandomi.... E come, come? Così.... come sono? (_Ludovico,
sorridendo, fa segno di no col dito_). E come allora? Me lo dica (_c.
s._).... dimmelo.
LUDOVICO
Perchè vuoi saperlo?
ERSILIA
Perchè vorrei essere come tu mi hai immaginata.
LUDOVICO
Ma no! Perchè tu mi piaci molto; molto di più così. Dico, per me; non
per quel romanzo.
ERSILIA
Ma allora.... quello che era il mio romanzo, tu l'hai fatto di un'altra?
LUDOVICO
Eh, per forza; di quella che avevo immaginata.
ERSILIA
Molto diversa da me?
LUDOVICO
Un'altra.
ERSILIA
Oh Dio, ma allora.... non capisco, non capisco più —
LUDOVICO
Che non capisci?
ERSILIA
— il tuo interesse.... Come possa essere per me.
LUDOVICO
E per chi vuoi che sia?
ERSILIA
Ma se io non sono quella.... se i miei casi, le mie disgrazie.... tutto
ciò che, leggendo il giornale, t'ha interessato — dico — se non t'ha
interessato per me.... se l'hai visto come di un'altra che non sono
io.... (_resta come smarrita, sospesa_).
LUDOVICO
Ebbene?
ERSILIA
Io allora me ne posso andare.
LUDOVICO
(_ridendo e trattenendola quasi per ischerzo_)
Ma nient'affatto, cara! Tu, no! Se n'andrà via quella del romanzo, che
non sei tu!
ERSILIA
(_aombrata, diffidando_)
Come non sono io? Tu non credi, allora?
LUDOVICO
(_c. s._)
Ma sì, credo, credo! — Ora però io ti voglio immaginare invece in una
nuova vita: quale sarà, quale potrà essere d'ora in poi, con me. E
voglio che anche tu te la immagini, quest'altra tua nuova vita, senza
più memoria di tutte le cose tristi che ti sono accadute.
ERSILIA
(_con un sorriso di pena_)
E allora — non quella.... non questa — ancora un'altra?
LUDOVICO
Un'altra, già, per come puoi essere.
ERSILIA
(_voltandosi, meravigliata_)
Io? (_Scotendo il capo, e con un atto appena appena delle mani, che
tiene sulle ginocchia_) Non ho potuto essere mai niente.
LUDOVICO
Eh via! Come niente?
ERSILIA
Niente.... mai....
LUDOVICO
Ma se sei, scusa!
ERSILIA
Che sono?
LUDOVICO
Ma prima di tutto una bella ragazza.
ERSILIA
(_con tristezza, stringendosi nelle spalle_)
Che bella, no. E poi, se non ho saputo approfittarne....
LUDOVICO
Eh, quando non si sa: è vero. Può anche venire in mente, per
disperazione.... all'ultimo, prima di prendere un'estrema risoluzione,
là, buttarsi allo sbaraglio....
ERSILIA
(_fosca, voltandosi a guardarlo_)
Oh Dio.... che dice?
LUDOVICO
No no — dico perchè l'immaginai, l'immaginai di «quella».... nel
romanzo. Con la disperazione di non sapere più come fare.... verso
sera.... guardandosi allo specchio tetro dell'alberguccio.... una
risoluzione improvvisa: tentazione da folle.... Senza più nulla, o
con qualche lira appena là in quella borsetta.... e l'albergatore che
voleva pagato il conto....
ERSILIA
(_sbalordita, con terrore e con ansia_)
Ma tutto questo non era scritto nel giornale?
LUDOVICO
No, l'imma'... (_S'interrompe, sorpreso, e subito le domanda,
chinandosi su lei_) Perchè forse è vero?
ERSILIA
(_nascondendo il volto tra le mani e tremando dall'onta e dal ribrezzo_)
Sì....
LUDOVICO
(_quasi tra sè, in fretta, compiaciuto_)
Ah, guarda.... guarda com'ho intuito giusto! (_Poi di nuovo,
addolorato, ansioso_) Scendesti di sera nella strada?
ERSILIA
(_c. s._)
Sì.... sì...
LUDOVICO
(_c. s._)
E fu.... così, con uno della strada? con uno.... con uno qualunque che
passava?
ERSILIA
(_senza scoprir la faccia_)
E.... e dopo.... non saper come fare, dopo....
LUDOVICO
(_subito_)
Come fare a chiedere? (_E poichè Ersilia non risponde, risponde lui,
come se lo sapesse_) Nulla eh? Ah, come è vero! com'è vero! E fu lo
schifo, allora, il raccapriccio di quel vano, laido tentativo....
Perfetto! perfetto! (_Ersilia scoppia in singhiozzi_) No.... Piangi? E
perchè ormai?.... No, no.... (_Fa per abbracciarla, per confortarla_).
ERSILIA
(_alzandosi, avvilita, mortificata_)
Mi lasci.... Me ne lasci andare adesso....
LUDOVICO
Come! Che dici? Perchè?
ERSILIA
Ora che sa questo....
LUDOVICO
Ma se già lo sapevo! lo sapevo!
ERSILIA
Come lo sapeva?
LUDOVICO
Perchè me l'ero immaginato! Non hai visto? Intuito perfettamente.... È
così giusto!
ERSILIA
Ma io ho tanta vergogna....
Scoppia a questo punto un frastuono improvviso e violento giù
nella via. Come per un investimento. Fracasso di carri, baccano,
grida minacciose, grida d'imprecazione, fischi, bestemmie.
LUDOVICO
Ma no, che ver.... (_s'interrompe, per volgersi verso le finestre_) Ma
che diavolo avviene?
ERSILIA
Gridano.... Forse qualche disgrazia....
Il baccano cresce. Si grida: «_Ajuto! Ajuto!_» — Entra a
precipizio, spaventata, la signora ONORIA.
ONORIA
Hanno investito un povero vecchio, un povero vecchio; schiacciato
contro il muro! Qua sotto le finestre! (_Corre ad aprire una delle
finestre. Ludovico ed Ersilia si affacciano all'altra_).
Come le finestre sono aperte, il baccano della via invade la
scena per qualche minuto. Un'automobile e una carrozza si sono
scontrate: l'automobile, sterzando, ha schiacciato contro il
muro un vecchio, che non ha fatto in tempo a scansarlo. Il
vecchio è moribondo, o già morto: è sollevato da tanti, tra
la confusione, le grida: cacciato in una vettura, che parte
di corsa per l'ospedale. La scena esterna risulterà evidente
attraverso le grida confuse e scomposte della folla, tra le
quali, dopo un grande urlo e le prime acutissime esclamazioni:
— «_Ah! ah! Dio! Dio! Ajuto! Ajuto!_» possono emerger queste:
«_Poveretto!_» — «_Schiacciato!_» — «_Dà addietro!_» —
«_Ecco che scappa!_» — «_È scappato!_» — «_No! No! Afferralo!
Afferralo_» — «_È morto!_» — «_È un vecchio!_» — «_Correte!
Correte!_» — «_Tenetelo!_» — «_Schiacciato!_» — «_È morto!_» —
«_Ho sterzato! Ho sterzato!_» — «_No, lui: m'è venuto addosso!_»
— «_Non è vero!_» — «_È stato lui! lui!_» — «_In galera!_» —
«_Fucilarli!_» — «_Largo! largo!_» — «_No, no! Non è morto!_» —
«_Uh, poveretto!_» — «_Corri, corri!_» — «_Alla Consolazione!_»
— «_Meglio a S. Giacomo!_» — «_Il cappello, oh!, il cappello!_»
— «_Povero vecchio!_» — «_Assassini! assassini!_» — Sulla scena
l'agitazione della folla sottostante si ripercuote nelle mosse e
nelle esclamazioni dei tre affacciati.
ONORIA
È morto.... è morto.... Oh poveretto.... Uh, tenetelo, tenetelo....
Voleva scappare.... Che faccia! E si difende, oh!... L'ha schiacciato
come una ranocchia!
ERSILIA
(_allontanandosi con orrore dalla finestra_)
Dio, che spettacolo, che spettacolo!
LUDOVICO
(_richiudendo la finestra_)
Sarà qualche povero vecchio impiegato. — Signora Onoria, chiuda,
chiuda, perdio!
ONORIA
Se lo sono portato! Sarà morto!
LUDOVICO
Se non è morto, non arriverà all'ospedale.
ONORIA
Vado giù, vado giù a domandare! Che disgrazia! Che disgrazia! (_via di
fretta per la comune_).
LUDOVICO
Per un budello così lercio, che nei giorni di pioggia non si sa
più come camminarci, un traffico indiavolato di carrozze, di carri,
d'automobili. E ci fanno anche il mercato! Hanno il coraggio di farci
anche il mercato!
ERSILIA
(_dopo una pausa, con gli occhi fissi, impauriti_)
La strada.... Che orrore!
LUDOVICO
E che scuola, per chi scrive! Si libera degli impedimenti volgari,
l'immaginazione. Come se si campasse sulle nuvole! Ma la strada c'è,
con la gente che vi passa, i rumori della vita; la vita degli altri,
estranea ma presente, che frastorna, interrompe, intralcia, contraria,
deforma.... Noi vogliamo stare insieme, comporre insieme una bella
favola? Sì, e supponi che fossi stato io, per caso, giù nella strada,
investito. Che staresti a fare più qua, tu? Ma già t'avvenne d'avere
interrotta la vita così, da un caso imprevisto; la caduta di quella
bambina dalla terrazza (_Pausa_).
ERSILIA
(_assorta, tentennando lievemente il capo_)
Servire.... obbedire.... non potere esser niente.... Un abito di
servizio, sciupato, che ogni sera si appende al muro, a un chiodo.
Dio, che cosa spaventosa, non sentirsi più pensata da nessuno! — Nella
strada.... — Vidi la mia vita, non so, col senso che non esistesse più,
come sognata.... con le cose che mi stavano attorno, le rare persone
che passavano per quel giardino di mezzogiorno, gli alberi.... quei
sedili.... — e non volli, non volli esser più niente....
LUDOVICO
Ah no — questo — vedi? — questo non è vero.
ERSILIA
Come non è vero? Mi volli uccidere!
LUDOVICO
Già! Già! Ma creando tutto un romanzo —
ERSILIA
(_di nuovo aombrata_)
Come, creando? Credi che abbia inventato?
LUDOVICO
No no; dico in me, che lo creasti in me, inconsapevolmente, raccontando
i tuoi casi.
ERSILIA
Quando mi raccolsero in quel giardino —
LUDOVICO
— sì; e poi all'ospedale. Scusa, come non volesti essere più niente, se
fosti la pietà di quanti lessero codesti tuoi casi in quel giornale? Tu
non sai la commozione che si diffuse in tutta la città alla narrazione
di essi, l'interesse che suscitasti. Ne hai una prova in me!
ERSILIA
(_con ansia che nasce da quella diffidenza_)
E ce l'hai ancora?
LUDOVICO
Che cosa?
ERSILIA
Quel giornale! Vorrei leggerlo, vorrei leggerlo. Ce l'hai ancora?
LUDOVICO
Credo, sì. Devo averlo conservato.
ERSILIA
Cercalo, cercalo! Fammelo vedere!
LUDOVICO
Ma no! Perchè vuoi tornare adesso a turbarti?
ERSILIA
Fammelo vedere, per piacere! Voglio leggere, voglio leggere quello che
scrissero.
LUDOVICO
Ma quello stesso che dicesti tu, suppongo.
ERSILIA
Non ricordo più bene quello che dissi in quel momento, capirai! —
Voglio vedere. Cercalo!
LUDOVICO
Chi sa dove l'avrò messo! Col mio disordine.... Lascia. Poi lo
cercheremo insieme.
ERSILIA
Raccontava tutto, a lungo?
LUDOVICO
Uh, più di tre colonne di cronaca. D'estate, capirai, i giornalisti —
càpita un caso come il tuo — una bazza: riempiono il giornale.
ERSILIA
E di lui, di lui, che dicevano?
LUDOVICO
Mah, che ti aveva ingannata.
ERSILIA
No, dico di.... di quell'altro!
LUDOVICO
Del console?
ERSILIA
(_vivamente contrariata_)
Diceva il console?
LUDOVICO
Il nostro console a Smirne.
ERSILIA
(_c. s._)
Oh Dio mio, anche il nome della città? M'avevano promesso di non dirlo!
LUDOVICO
Oh sì! I giornalisti....
ERSILIA
Ma che bisogno ce n'era? Il fatto restava tal quale anche senza
la determinazione del luogo e della qualità delle persone. Ma che
dicevano?
LUDOVICO
Che dopo la caduta della bambina dalla terrazza —
ERSILIA
(_coprendosi il volto con le mani_)
Povera piccina mia! Povera piccina!
LUDOVICO
— s'era dimostrato d'una crudeltà feroce.
ERSILIA
Non lui! La moglie, la moglie!
LUDOVICO
Anche lui, dicevano.
ERSILIA
Ma no! La moglie.... — Dio mio!
LUDOVICO
Perchè gelosa di te. — Eh, me l'immagino! — Un gendarme —
ERSILIA
No! Che! Piccola — magra ruvida gialla — un limone!
LUDOVICO
Oh guarda! Io.... Ma sai come la vedo viva: così, alta, nera, con le
ciglia giunte: potrei dipingerla!
ERSILIA
Ma tu vedi tutto il contrario! Chi sa come allora vedevi anche me! No
no: è invece come ti dico io.
LUDOVICO
Già, ma è che a me, veramente, serviva un donnone, perchè vedo la
bambina gracile gracile.
ERSILIA
Ma che gracile! Oh Dio, la mia Mimmetta?
LUDOVICO
Io Titti difatti la chiamavo.
ERSILIA
Ma che Titti, Mimmetta! Mimmetta! Un fiore, ti dico. Traballava tutta
su quelle gambottole rosee! A ogni passino le sobbalzavano perfino le
guance e tutte quelle boccole d'oro! Voleva bene a me, a me soltanto!
LUDOVICO
E anche di questo, naturalmente, lei sarà stata gelosa.
ERSILIA
Eh, altro! Di questo soprattutto! E fu lei, sai? lei, quando venne
quell'altro, in crociera —
LUDOVICO
— il tenente di vascello?
ERSILIA
— sì; lei, lei a crearmi attorno, quella notte — apposta — l'incanto
che mi doveva perdere; là, sola, in quel giardino, come inebbriata, con
quelle palme, gli odori.... quegli odori....
LUDOVICO
È bella, è bella, perchè sa così di mare, di sole, di notte orientale,
la tua storia!
ERSILIA
Se non l'avessi sofferta —
LUDOVICO
— con quella strega: me l'immagino! — Ma è la perfidia, capisci? di chi
non ha mai goduto, e sa che il godimento apparecchiato insidiosamente
a un'altra sarà presto scontato col più amaro disinganno.... —
Bellissimo!
ERSILIA
L'avessi vista.... — Materna! — Perchè lui aveva formalmente chiesto
la mia mano a lei e al console, a cui ero affidata. — Uh, tutte le
larghezze! — E poi, quando lui partì.... Dio, come si fa a cambiare
tutt'a un tratto, da così a così? — Una vessazione che non ti dico;
niente più che le andasse bene: avvilirmi minuto per minuto. E alla
fine, incolpata della disgrazia —
LUDOVICO
— mentre era stata lei a mandarti fuori di casa per non so che servizio!
ERSILIA
(_subito voltandosi impressionata e contrariata_)
Chi l'ha detto?
LUDOVICO
Era scritto nel giornale.
ERSILIA
Anche questo?
LUDOVICO
L'avrai detto tu....
ERSILIA
Ma no.... io non ricordo.... non credo....
LUDOVICO
Possibile che l'abbia immaginato io, allora? O l'avrà forse inventato
il giornalista per colorir meglio la crudeltà di quel licenziamento su
due piedi, senza neanche volerti pagare il viaggio di ritorno. Questo è
vero!
ERSILIA
Questo sì! questo sì!
LUDOVICO
Quasi avessi dovuto tu, invece, pagar loro la figlia!
ERSILIA
E me ne minacciò, difatti; sì: me ne avrebbe accusato come d'un
delitto, se non avesse temuto che sarebbero venute fuori certe
cose —
LUDOVICO
— sul conto di lei? — Ah, dunque vedi che è vero?
ERSILIA
(_turbata_)
No.... non voglio dire.... non voglio dire.... Mi dispiace anzi, se
hanno stampato che fu lei a mandarmi fuori. — Non vorrei pensare più
a nulla, adesso, di quanto avvenne là. — Penso al viaggio, a quello
che soffersi. Sono sicura che se ne venne con me, su quel piroscafo,
la bambina morta, per non restare là coi suoi cattivi genitori. — Ho
questa impressione: che la perdetti, quando scesi dall'albergo, quella
sera.
LUDOVICO
Ma appena arrivata qua, scusa, non andasti a cercar di lui?
ERSILIA
Dove? Non sapevo l'indirizzo. Gli scrivevo fermo in posta. Andai al
Ministero della Marina. Mi dissero che non era più in servizio.
LUDOVICO
Ma dovevi rintracciarlo, perchè ti desse conto dell'inganno, del
delitto, perdio, che aveva commesso!
ERSILIA
Non mi son saputa mai far valere.
LUDOVICO
T'aveva promesso di sposarti!
ERSILIA
M'avvilii. — Come mi dissero ch'era alla vigilia del matrimonio,
l'impressione di questo tradimento, così crudo, inaspettato, fu tanta,
che — m'avvilii. Non avevo più neanche due lire nella borsetta; e....
andare come una mendicante.... (_Si porta il fazzoletto agli occhi.
Poi, fissando il vuoto_) Nel giardino, stringendo nella mano quelle
compresse di veleno, ripensai alla bambina e mi feci coraggio col
pensiero di lei, che avendola perduta la sera avanti, sarei andata a
ritrovarla.
LUDOVICO
Via, via, via! Non bisogna più pensare a codeste cose, adesso! Su,
animo!
ERSILIA
(_dopo una pausa, con un sorriso mestissimo_)
Sì, ma almeno — almeno fammi esser «quella»!
LUDOVICO
Quella, chi?
ERSILIA
Quella che tu immaginasti. Dio mio, se fui, almeno una volta, qualche
cosa, per come tu hai detto, voglio essere io, nel tuo romanzo: io
«questa», come sono! — Mi pare un tradimento, scusa, che tu ci debba
vedere un'altra.
LUDOVICO
(_ridendo_)
Oh, bella! Come un'appropriazione indebita, ti pare?
ERSILIA
Ma sì, dei miei casi, della mia vita; io che non volli più viverla; io
che ne soffrii fino alla disperazione, scusa, ho diritto, mi pare, di
vivere almeno nel racconto che tu ne farai — che sarà bello, oh bello
come quell'altro tuo romanzo che ho letto.... — aspetta.... com'è
intitolato?... ah, «L'Esclusa», ecco, «L'Esclusa».
LUDOVICO
«L'Esclusa?» Eh no, carina: sbagli. «L'Esclusa» non è un romanzo mio.
ERSILIA
(_restando_)
Non è tuo?
LUDOVICO
No.
ERSILIA
Oh guarda! Mi pareva....
LUDOVICO
È d'uno scrittore, che io anzi particolarmente non posso soffrire.
ERSILIA
(_mortificata, si copre il volto con una mano_)
Oh Dio....
LUDOVICO
Ma no, ma no! Non te ne curare. Avrai confuso.
ERSILIA
(_con la mano ancora sul volto si mette a piangere_)
LUDOVICO
Ma dici sul serio? Ne piangi? Eh via! Che vuoi che me ne importi, se
hai sbagliato, attribuendomi un brutto romanzo che non ho scritto?
ERSILIA
No.... è che.... tutto è così nella mia vita.... Non mi.... non mi
riesce mai nulla....
Si sente picchiare alla comune.
LUDOVICO
Chi è? Avanti.
Entra la signora ONORIA tutta miele, goffamente intenerita.
ONORIA
Permesso? (_Cerca con gli occhi Ersilia_) Dov'è? (_Resta, e batte le
mani pietosamente vedendola nell'atto di asciugarsi gli occhi_) Oh,
piange?
LUDOVICO
(_stupito, non comprendendo quel cambiamento improvviso_)
Che cos'è?
ONORIA
Ma me lo poteva dire, santo Dio, che la signorina era quella del
giornale! La signorina Drei, Ersilia Drei, è vero? Oh poverina,
poverina! Sono tanto contenta, sa? che lei sia guarita, e che sia qua.
LUDOVICO
Come l'ha saputo, lei? scusi?
ONORIA
Oh, bella, e non ho letto il giornale?
LUDOVICO
No, dico, che sia lei, come l'ha saputo?
ONORIA
Ah, perchè è venuto — guardi (_gli porge un biglietto da visita_) — il
giornalista che ha raccontato la storia.
LUDOVICO
Qua?
ERSILIA
(_turbata, di scatto_)
Il giornalista?
LUDOVICO
E che cosa vuole da me?
ONORIA
Dice che ha da domandare spiegazioni urgenti alla signorina.
ERSILIA
(_c. s._)
Spiegazioni?
LUDOVICO
Ma basta, ormai, perdio!
ERSILIA
(_smarrendosi sempre più nel turbamento_)
Che spiegazioni?
LUDOVICO
E chi gli ha detto poi che la signorina si trovava qua?
ONORIA
Io non lo so.
ERSILIA
(_subito, a Ludovico_)
Neanch'io! Non sapevo neppure, quando parlai con lui, che sarei venuta
qua.... da te....
LUDOVICO
(_quasi tra sè_)
Ah, ho capito! ho capito! Sarà stato quel chiacchierone.... — (_A
Ersilia_) Che vuoi fare? Vuoi che passi?
ERSILIA
Ma no.... io non so.... che spiegazioni debbo dargli?
LUDOVICO
Vado io a sentire. (_Esce per la comune_).
ONORIA
Oh povera figliuola, se sapesse che pianto, che pianto ho fatto
leggendo nel giornale, tutta la sua storia!
ERSILIA
(_con grande ambascia, senza darle ascolto, guardando verso l'uscio_)
Ma che vorranno, adesso?
ONORIA
(_confusa_)
Ma, forse.... chi sa....
ERSILIA
(_disperandosi_)
Oh Dio, io non posso più reggere a nessuna sorpresa.
ONORIA
Si sente male?
ERSILIA
Ma si, tanto! — Qua.... (_accenna la bocca dello stomaco_) Soffoco!
— Mi hanno salvata; ma.... chi sa che male mi sarà rimasto qua. Non
mi posso neanche toccare. E alle reni, poi, uno spasimo, così fitto,
fitto.... (_smania e geme_) Oh Dio mio....
Scatta d'improvviso e viene su dalla via il suono sguajato d'un
organetto.
ONORIA
Si slacci, si slacci....
ERSILIA
No, no.... (_Urtata, offesa dal suono dell'organetto_) Ah, per carità,
lo faccia andar via!
ONORIA
Sì, subito! (_Caccia in tasca la mano per prendere il portamonete_)
Subito! (_Corre alla finestra; la apre; chiama giù il sonatore
ambulante, gli fa segno che se ne vada; ma quello seguita a sonare;
e allora lei, buttandogli una manciata di soldi, gli grida_) Ci sono
malati! (_e ripete il gesto: «Andate via!» Il suono s'interrompe a un
tratto. Ella chiude la finestra e riaccorre a Ersilia_) Ecco fatto,
ecco fatto! Dia ascolto a me, si slacci....
ERSILIA
No.... E come? Bisogna che mi tenga su.... Ho tanta paura che neanche
questo duri....
ONORIA
Che cosa?
ERSILIA
Sono così disperata, se sapesse.... così disperata.... Non mi posso
reggere.... Questa fascetta — ah (_se la stira_) — non la sopporto.
(_Si sente dalla comune la voce di Ludovico che invita qualcuno a
entrare_).
LUDOVICO
No no, avanti; passi.
Entra il giornalista ALFREDO CANTAVALLE, seguito da LUDOVICO
NOTA. Il Cantavalle è un giovanottone napoletano che vorrebbe
essere elegante, tanto che porta perfino il monocolo, e Dio sa
con quanto stento. Buon figliuolo. Fronte bassa e molti capelli,
ma ancora come di ragazzaccio di scuola; viso lungo e grasso
e rubicondo; grosse gambe di forma feminea su cui i calzoni
pigliano subito il grinzo.
CANTAVALLE
Permesso? — Oh, cara signorina mia: mi riconoscete?
LUDOVICO
(_Presentandolo_)
Il giornalista Alfredo Cantavalle.
ERSILIA
Sì, ricordo.
CANTAVALLE
M'ha riconosciuto! (_Notando la signora Onoria_) E.... la signora?
Parente?
LUDOVICO
No. È la padrona di casa.
CANTAVALLE
Ah, piacere! (_S'inchina_). Perchè so che la signorina non ha nessun
parente. — Voi avete avuto qua sotto, ho saputo, un grave investimento,
eh?
LUDOVICO
Sì, d'un povero vecchio.
ONORIA
Proprio qua sotto le finestre! Che spavento!
CANTAVALLE
È morto.
ONORIA
Ah, è morto? è morto?
CANTAVALLE
Sissignora. Prima d'arrivare all'ospedale.
ONORIA
E chi era? chi era?
CANTAVALLE
Ancora non si sa. (_Rivolgendosi a Ersilia_) Signorina, mi permettete
che io mi compiaccia — non solo con voi, del vostro scampato pericolo
— ma un poco anche con me? Eh sì, della bella fortuna che ho avuto,
e che è ridondata in tanto vostro favore: dico d'aver commosso con
la mia povera prosa, raccontando la vostra storia pietosissima, un
illustre scrittore! (_A Ludovico_) Ma che pazzia, Maestro, va dicendo
quel vostro amico? Voi avete commessa la vostra più bella azione!
(_Rivolgendosi di nuovo a Ersilia_) E non vi potete immaginare,
signorina, il piacere che ne ho!
ERSILIA
Sì, è stata veramente per me una fortuna.
LUDOVICO
Lasciamo andare, lasciamo andare!
CANTAVALLE
No, Maestro! Per tante ragioni! Una fortuna, perchè possiamo avere
adesso la vostra testimonianza. Vi par poco? Ora vi dirò.... Se posso
parlare qua davanti alla signora.... (_accenna alla signora Onoria_).
ONORIA
(_contrariata_)
Mi ritiro, ma.... badi che la signorina in questo momento....
LUDOVICO
Ti senti male?
ONORIA
Si sente molto male!
LUDOVICO
Che ti senti?
ERSILIA
Non so.... non so: sudo freddo. Ho qui una smania....
ONORIA
Ma venga, dia ascolto a me; venga con me di là.... (_accenna all'uscio
in fondo_).
ERSILIA
No, no....
ONORIA
Ma sì, si metterà a letto....
LUDOVICO
Vai, vai, se ti senti così male.
ONORIA
Si slaccerà a letto....
ERSILIA
No, grazie: mi lasci stare. Posso, posso resistere per ora.
CANTAVALLE
Le conseguenze del veleno, si sa! Ma vedrà che, adesso, con le
cure —
LUDOVICO
— e la tranquillità!
ONORIA
Io sono a sua disposizione, figliuola mia: si serva di me, come
vuole.... Se ha bisogno, mi chiami.
ERSILIA
Sì, grazie, signora.
ONORIA
E allora mi ritiro....
CANTAVALLE
Riverisco, signora.
ONORIA
(_piano, andandosene, a Ludovico_)
Non la facciano parlare! Un po' di considerazione! Non vedono che
faccia ha, povera creatura! (_via per la comune Ludovico si reca a
chiudere l'uscio_).
CANTAVALLE
Sono dolente del disturbo....
LUDOVICO
(_seccato_)
Vi prego, caro Cantavalle, di far presto!
CANTAVALLE
Due minuti, due minuti, caro Maestro!
LUDOVICO
Ma insomma, si può sapere che diavolo vuole ancora codesto signor
console?
ERSILIA
(_sbalordita, atterrita_)
Il console?
LUDOVICO
Lui, lui, già. (_A Cantavalle_) Bisogna metterlo a posto!
ERSILIA
(_c. s._)
Ma che forse è qua?
CANTAVALLE
Qua, sì: è venuto jeri a far l'ira di Dio al giornale, signorina mia!
ERSILIA
(_tra sè, disperandosi_)
Oh Dio.... oh Dio....
LUDOVICO
E di che cosa vuole una smentita?
CANTAVALLE
Ma di tutto, dice.
ERSILIA
(_a Cantavalle_)
Vede, vede il male che io non volevo, e che lei m'aveva promesso di non
fare?
CANTAVALLE
Io? Male? Che male?
ERSILIA
Ma sì, di stampare il nome della città, la qualità delle persone!
LUDOVICO
Ah, dunque una smentita generale? E come sarebbe?
CANTAVALLE
Perdonatemi, Maestro, rispondo alla signorina: — Il nome, signorina mia
— nome come nome — io veramente non l'ho stampato.
LUDOVICO
Ma avete fatto benissimo a smascherare —
CANTAVALLE
— no; io ho detto: «Il nostro console a Smirne». Che volete che sappia
il pubblico che legge, chi sia questo nostro console a Smirne? Non
lo sapevo neanche io; come non lo so neanche adesso. Tutto mi potevo
figurare, tranne che mi dovesse jeri piombare come un fulmine in
redazione!
ERSILIA
(_di nuovo tra sè disperandosi_)
Dio mio.... Dio mio....
LUDOVICO
Ma è dunque venuto a Roma per questo?
CANTAVALLE
Non per questo, no! È venuto per la disgrazia della figliuola (che noi
abbiamo raccontato) — e perchè la moglie, dice, è come impazzita. Non
si può più vedere là, dove avvenne la disgrazia, dice — e si capisce!
ERSILIA
Sì, lo diceva, lo diceva....
CANTAVALLE
Per chiedere un trasferimento, insomma, mi spiego? Ha letto il
giornale: (_si bacia la punta delle dita_) un guajo, Maestro mio!
LUDOVICO
Ma perchè?
CANTAVALLE
Come, perchè? Ha una posizione ufficiale delicatissima da difendere,
voi capite: console! Minaccia una querela al giornale, per
diffamazione.
LUDOVICO
Una querela? Ma che diceva il giornale, infine, di lui?
CANTAVALLE
Un sacco di bugie, sostiene, a suo danno!
LUDOVICO
Bugie?
ERSILIA
Io non so ancora che cosa lei abbia scritto su lui, sulla moglie, su
quella disgrazia.
CANTAVALLE
Vi posso giurare, signorina mia, che ho scritto fedelmente quello che
m'avete detto voi, nè più nè meno. Col calore, sì, della commozione che
ho provato, ma senza alterare d'un punto nè i dati nè i fatti. Potete
vederlo voi stessa, del resto, leggendo il giornale.
LUDOVICO
(_che s'è recato a frugare tra le carte della scrivania_)
Devo averlo.... devo averlo....
CANTAVALLE
Non ve ne curate, Maestro, ve lo manderò io. (_A Ersilia_) Dovete
vedere, scusate, signorina, l'attenzione che ho voluto avere per voi.
Sono venuto qua per sapere come debbo regolarmi contro il reclamo e la
minaccia di questo signore.
ERSILIA
(_balzando in piedi, con uno scatto convulso d'ira e d'indignazione,
dice quasi a denti stretti_)
Ma non ha nulla da reclamare, nulla da minacciare, lui!
CANTAVALLE
E tanto meglio, allora! tanto meglio!
ERSILIA
(_subito abbattendosi sulla greppina_)
Ah Dio.... Come mi sento male.... come mi sento male! (_Presa da un
pianto fitto, improvviso, scatta rabbrividendo di tratto in tratto come
in brevi nitriti, che pajono anche risa, e infine s'abbandona priva di
sensi_).
LUDOVICO
(_correndo a lei, premuroso, col Cantavalle, a sostenerla, a
confortarla_)
Ersilia, Ersilia! No!
CANTAVALLE
(_c. s._)
Signorina! Ma no! Per carità! State tranquilla!
LUDOVICO
Che hai? No! Non piangere così!
CANTAVALLE
Non ce n'è ragione, signorina!
LUDOVICO
Oh Dio, sviene! — Chiami, chiami la signora!
CANTAVALLE
(_correndo alla comune_)
Signora! Signora!
LUDOVICO
(_gridando_)
Signora Onoria!
CANTAVALLE
Signora Onoria! Signora Onoria! (_Esce_)
LUDOVICO
No, no, Ersilia! Dio mio! Sii buona, sii buona.... Non è nulla!
Rientra CANTAVALLE con la signora ONORIA che reca in mano una
fialetta di acqua antisterica.
ONORIA
Eccomi! Eccomi! Oh, povera figliuola! Le reggano la testa. Ecco, così!
Povera figliuola! (_Le fa annusare l'acqua antisterica_) Lo dicevo loro
di non farla parlare, di non turbarla!
CANTAVALLE
Ecco, ecco che rinviene!
LUDOVICO
Bisogna portarla di là, a letto!
ONORIA
Aspetti, aspetti!
LUDOVICO
Ersilia!
ONORIA
Su, su, figliuola mia! Ecco che è passato tutto! Su!
LUDOVICO
Su, su, coraggio, Ersilia!
CANTAVALLE
Non è niente, non è niente, signorina!
ERSILIA
(_con voce quasi allegra, di stupore bambinesco_)
Oh Dio, sono caduta?
LUDOVICO
No, perchè? Ma ci hai fatto prendere uno spavento!
ERSILIA
Non sono caduta?
LUDOVICO
Ti dico di no!
ONORIA
Provi, provi se può levarsi in piedi!
LUDOVICO
Ecco, sì: piano piano!
ERSILIA
Perchè? — M'è parso di cadere.... Come se tutt'a un tratto, non so,
fossi diventata di piombo.... (_Guarda anche il Cantavalle, ma subito,
appena lo vede, ne ha come un terrore nervoso e balza in piedi_) Oh
Dio, no! no! (_Vacilla, è per cadere; subito Ludovico e la signora
Onoria la sorreggono_).
LUDOVICO
Ma no, via, Ersilia, che cos'è?
ERSILIA
(_si ripara, convulsa, dalla vista del Cantavalle e tenta di fuggire_)
Via! Via! Via!
ONORIA
(_c. s._)
Sì, via, andiamo di là.... (_la conduce con Ludovico verso l'uscio in
fondo_).
LUDOVICO
Sul letto, sì! Ecco, ti sorreggiamo noi....
ONORIA
Piano piano! E io starò con lei.... Si stenderà....
LUDOVICO
Un po' di riposo.... e tutto sarà finito....
ERSILIA
Non posso vedere.... non posso sentire più nulla....
ONORIA
(_davanti all'uscio, a Ludovico_)
Lei resti qua, resti qua! Ci bado io! (_Via con Ersilia per l'uscio in
fondo_).
LUDOVICO
Mi pare che si potrebbe finire di tormentare questa disgraziata!
CANTAVALLE
Non lo dite a me, che ne sono tanto addolorato, caro Maestro! Ma questo
è niente! C'è purtroppo un altro guajo, che la signorina ancora non sa!
LUDOVICO
Un altro guajo?
CANTAVALLE
Eh sì! È meglio che ve ne avverta. È venuto a dirlo in redazione lui
stesso, il console.
LUDOVICO
Ma mandatelo al diavolo!
CANTAVALLE
Aspettate! Non me ne dovrei vantare, ma colossale, Maestro mio, è stato
veramente colossale l'effetto del mio «pezzo». Pare che la fidanzata
del giovanotto, indignata dall'inganno fatto qua alla signorina, abbia
mandato a monte il matrimonio, capite?
LUDOVICO
Ah sì?
CANTAVALLE
Colossale, come effetto! Tanto più che, scoperto l'altarino, non solo
l'indignazione della fidanzata, ma pare abbia fatto nascere anche il
rimorso in lui, nel giovanotto, capite? Per la commozione generale del
suicidio come l'ho raccontato io! — Ha perduto la testa!
LUDOVICO
Quel tenente di vascello?
CANTAVALLE
Lui. Si chiama.... aspettate.... mi pare, Laspiga. Totalmente la testa!
— È venuto a dircelo il console.
LUDOVICO
E come lo sa, lui?
CANTAVALLE
Ma perchè pare che sia andato a trovarlo al Ministero degli Esteri il
padre della promessa sposa, che gliel'ha detto.
LUDOVICO
Ah, è un bellissimo imbroglio!
CANTAVALLE
Già! Anche per voi, Maestro, che vi ci trovate in mezzo.
LUDOVICO
Io?
CANTAVALLE
E io, come no? eh! Mi ci trovo in mezzo pure io, minacciato d'una
querela....
LUDOVICO
Ma questo padre della fidanzata?
CANTAVALLE
Fa il diavolo a quattro! Perchè la figlia, sì, sulle prime s'è
indignata; ma poi — capirete — alla vigilia delle nozze — pianti,
convulsioni, disperazione — uno scombussolamento.... — Siccome il
console conobbe questo Laspiga là a Smirne, ed ebbe là la signorina
come istitutrice —
LUDOVICO
— è andato a chiedere informazioni a lui?
CANTAVALLE
Pare!
LUDOVICO
E figuriamoci come gliel'avrà date! La incolpano anche della morte
della bambina!
A questo punto, dalla comune rimasta aperta si precipita in
iscena, esagitato, sconvolto, col pallore e il tremore di chi
non dorme da tante notti e ha quasi perduto la testa, FRANCO
LASPIGA. Ha ventisette anni, è biondo, alto, smilzo, veste con
eleganza.
FRANCO
Permesso? Scusino! — Ersilia? — Dov'è? dov'è? È qua? Dov'è?
LUDOVICO
(_sorpreso col Cantavalle dall'irruzione improvvisa_)
Ma come? Chi è lei?
FRANCO
Sono Franco Laspiga. Quello, per cui....
CANTAVALLE
Ah! Il signor Laspiga! — Eccolo qua!
LUDOVICO
Qua anche lei?
FRANCO
Sono stato all'ospedale: era uscita! Sono corso al giornale, dove ho
saputo.... (_S'interrompe per rivolgersi a Cantavalle_) Chiedo perdono:
lei è lo scrittore Ludovico Nota?
CANTAVALLE
No! Io? Eccolo!
FRANCO
Ah, è lei?
LUDOVICO
(_seccatissimo_)
Io. Ma perdio, com'è? Lo sanno tutti, allora?
CANTAVALLE
Eh, Maestro, voi vi scordate chi siete!
LUDOVICO
(_con stizza, alzando le braccia_)
Ma fatemi il piacere!
CANTAVALLE
Il vostro gesto ha fatto chiasso!
FRANCO
(_stordito, confuso_)
Che gesto? Dio mio, mi dicano! Non è dunque qua?
LUDOVICO
(_quasi inveendo contro Cantavalle_)
Non mi sono mica inteso di metterla in piazza, io, e di mettermi in
piazza con lei!
CANTAVALLE
Ma no! Che dite?
LUDOVICO
(_furioso_)
Dico che mi sono seccato di tutto questo chiasso! (_A Franco_) Lei può
credere che la signorina è qua da appena un'ora.
FRANCO
Ah, è qua? E dove? dove?
LUDOVICO
Sono andato a prenderla io all'uscita dall'ospedale. Non sapeva dove
andare e le ho offerto ricetto in casa mia; pronto questa sera ad
andarmene a dormire all'albergo.
FRANCO
Io le sono grato....
LUDOVICO
(_scoppiando, al colmo della stizza_)
Perchè m'è grato? Perchè non sono più un giovanotto? Per questo m'è
grato! Finiamola! Che cosa vuole lei qua?
FRANCO
(_subito, con foga_)
Io? Riparare, signore, riparare! gettarmi ai suoi piedi, farmi
perdonare!
CANTAVALLE
Alla buon'ora! Bravo! Questo è da galantuomo!
LUDOVICO
Avrebbe potuto pensarci prima, mi pare!
FRANCO
Ha ragione, sì, non pensavo.... avevo voluto, voluto scordarmene.... Ho
passato giorni.... Ma dov'è? Di là? Me la lascino vedere!
LUDOVICO
Ma non vorrei che in questo momento....
FRANCO
No; mi lasci parlare con lei, per carità!
CANTAVALLE
Sarebbe forse meglio prevenirla.
LUDOVICO
È a letto.
CANTAVALLE
Perchè forse, la gioja....
FRANCO
Ma sta ancora male? Sta ancora male?
LUDOVICO
È svenuta, poco fa.
CANTAVALLE
È l'emozione, capirete, potrebbe....
FRANCO
(_farneticando_)
Non pensavo, non credevo che quel sogno.... Dio mio, questa fine....
— D'un colpo, attraverso la mia vita.... Me l'ha spezzata.... Tutte
quelle grida di giornalai.... Mi sono sentito come afferrare e gettare
a terra.... Grida, grida.... La mia fidanzata, il padre di lei, la
madre.... Anche per la scala, gli inquilini.... Corsi subito subito
all'ospedale.... Non me la lasciarono vedere.... Che male, che male ho
fatto a tutti! Vedo che tutto il mondo è pieno del male che ho fatto.
Me ne sento schiacciare. Debbo riparare, debbo riparare!
CANTAVALLE
Ma sì, sì, bravo! Non ci vuol altro! È la soluzione migliore, e io ne
sono felice, Maestro! Felice!
Viene fuori a questo punto dall'uscio in fondo con le mani per
aria la signora ONORIA facendo cenno di tacere. Subito richiude
l'uscio e si fa avanti.
ONORIA
Zitti! Zitti, per carità, chè ha sentito tutto!
FRANCO
Che ci sono qua io?
ONORIA
Appunto, sì, e trema tutta, si contorce! Minaccia di buttarsi dalla
finestra, se lei entra!
FRANCO
Come! Perchè? Non mi perdona?
CANTAVALLE
(_contemporaneamente_)
Ma come! Anzi.... dovrebbe....
ONORIA
No! È un angelo! Dice che non vuole!
LUDOVICO
Che cosa non vuole?
ONORIA
(_a Franco_)
Dice che lei deve ritornare dalla sua fidanzata!
FRANCO
(_subito, forte, reciso_)
No! È finito! È finito tutto con quella!
ONORIA
Non vuole che adesso per lei sia fatto male a un'altra ragazza!
FRANCO
Ma no! A chi? Se è lei, lei, adesso, la mia fidanzata!
ONORIA
Non vuole più saperne!
FRANCO
Ma se sono venuto qua per farmi perdonare, per compensarla di tutto il
male che le ho fatto!
ONORIA
Per carità, parli piano! Non si faccia sentire!
FRANCO
(_a Ludovico_)
Vada, vada lei a dirglielo! A persuaderla!
LUDOVICO
Ma sì, è la riparazione giusta!
FRANCO
Le dica che non pensi più a nulla; che io sono qua per lei; che il
mio dovere prima di tutto è verso di lei; e che non faccia nulla, per
carità, contro questa fortuna di poter riparare a tempo! Vada, vada!
Ludovico entra nella camera in fondo.
ONORIA
(_ostinata_)
Lo fa per quell'altra!
FRANCO
(_di scatto, con irritazione_)
Ma se già è sconcluso tutto con quella! Tutto finito!
ONORIA
Non vuole! non vuole!
FRANCO
Ma come non vuole? Io ormai non posso più tornare indietro! Per me, per
me stesso non posso! Perchè tutto, ora, m'è rivenuto avanti —
CANTAVALLE
Il passato! Eh già! La rievocazione!
FRANCO
Una cosa che, Dio mio, non so come, mi pareva tanto lontana, tanto
lontana! Come sognata! Tanto che, non so, come se non fosse stata
vera quella notte lì, quella promessa.... — le promesse che si fanno,
perchè.... sì, perchè allora si devono fare —
CANTAVALLE
E poi passa tutto....
FRANCO
(_seguitando con foga_)
— credetti, credetti di non dover più farmene scrupolo; e che lo
potessi, nonostante le lettere che ricevevo da lei e che distruggevo
come cose non serie. È incredibile, incredibile come abbia potuto
mentire, mentire a me stesso; fare quello che ho fatto — mentre per lei
la mia promessa valeva, era tutto vero, vero, e non quasi un sogno,
come già per me! Tanto vero che, arrivata qua, il mio tradimento —
adesso lo capisco — è stato, è stato per lei come per me, che l'ho
toccata fra tutte quelle grida d'un colpo la durezza della realtà che
riviene d'un tratto avanti, e schianta, annienta!
Rientra Ludovico, serio, turbato, risoluto.
LUDOVICO
Niente. No. Per il momento non è possibile.
FRANCO
Come non è possibile? Ma che dice? che dice?
LUDOVICO
Mi ha promesso che la vedrà domani.
FRANCO
Oh Dio, ma io questa notte impazzisco! No!
LUDOVICO
Non è possibile, le dico! In questo momento non è possibile!
FRANCO
Non dormo da tre notti! Me le lascino dire almeno una parola, per
carità!
LUDOVICO
(_fermo, quasi con durezza_)
Inutile insistere! (_Attenuando_) Sarebbe peggio per lei, creda!
FRANCO
Ma perchè?
LUDOVICO
La lasci riflettere questa notte. Io le ho parlato; le ho detto....
FRANCO
Ma perchè non vuole? Se dice per quell'altra, è tutto finito! Ma scusi,
se ha voluto uccidersi per me, perchè non vuole?
LUDOVICO
(_perdendo la pazienza_)
Vorrà! Vorrà! Ma aspetti, santo Dio, che si calmi!
CANTAVALLE
E si calmi anche lei!
FRANCO
Non posso.... non posso....
LUDOVICO
(_rabbonendosi di nuovo_)
Dia ascolto a me! Io ho fiducia che domani si persuaderà! (_Alla
signora Onoria_) Vada, vada lei, intanto, la prego! Non la lasci sola!
ONORIA
(_accorrendo_)
Sì, sì, eccomi, eccomi.... Ma accendano, non ci si vede più! (_Via per
l'uscio in fondo. Ludovico gira la chiavetta della luce_).
LUDOVICO